GLOBALISTI SI MA NON TROPPO

24

Articolo che sintetizza molto bene l’unica strada da percorrere.

24 comments on “GLOBALISTI SI MA NON TROPPO

  1. Gerardo Coco scrive:

    Caro Massimo,
    Permettimi di dissentire dall’articolo di Sartori che hai postato e che ho letto soltanto ora .
    Sartori è un giurista e crede che la crescita economica possa essere realizzata mediante leggi e decreti. Come se leggi e decreti non avessero distrutto già abbastanza l’Italia.
    Sartori invoca la legislazione protezionistica perché crede che la globalizzazione ci danneggi. Indubbiamente la concorrenza danneggia i produttori non efficienti e premia quelli efficienti. Ma la globalizzazione non è solo concorrenza come crede Sartori: è divisione internazionale del lavoro e specializzazione produttiva che fa aumentare la produttività, beneficiando, alla fine, i consumatori in termini di riduzione di prezzi cioè di potere d’acquisto. Naturalmente non bisogna confondere la concorrenza con le contraffazioni e la frode per le quali la legislazione deve intervenire.
    L’effetto finale del protezionismo è stato sempre quello di aumentare i prezzi interni e diminuire la produttività.
    Sartori vede solo una parte del problema. Crede forse che misure protezionistiche lascino i concorrenti mondiali indifferenti? Una politica protezionista provocherebbe una serie di ritorsioni commerciali a catena che aggraverebbero ancora di più la crisi. La grande depressione iniziata nel 29 fu dirompente proprio perché provocò un revival protezionistico. Le nazioni si chiusero in compartimenti stagni iniziando guerre commerciali con dazi e tariffe poi smantellate alla fine del conflitto. Se impediamo le importazioni dagli altri dobbiamo aspettarci che gli altri ostacolino le nostre esportazioni.
    Immagina cosa accadrebbe al made in italy, ciò che ha fatto la fortuna dell’Italia nel mondo. Protezionismo significa privare i cittadini della libertà di vendere e comprare dove e quando vogliono in nome di un astratto “interesse nazionale” che serve solo ad ostacolarli.
    Sartori scrive: “La parola d’ordine è investire crescere. Tante grazie ma i soldi dove sono? “ I soldi caro Prof. Sartori sono stati ingoiati dal buco nero del debito e della spesa statale. E adesso secondo lui dovrebbero essere creati dall’autarchia europea!

    Perché Sartori non se la prende piuttosto con la legislazione del costo del lavoro che lo ha reso più elevato di quello tedesco e ha impedito all’Italia di essere concorrenziale? Perché non se la prende con la legislazione fiscale che ha tolto alle imprese le risorse per investire, aumentare l’occupazione e pagare i salari?. E’ un ritornello ozioso quello di prendersela con l’evasione fiscale. Meno evasione fiscale si risolverebbe in maggior spesa e spreco. Non parteggio per gli evasori ma li capisco: mettono i soldi in salvo per evitare che finiscano nel buco nero creato dallo stato.
    Continuiamo a batterci per meno tasse e non per i protezionismo che si risolverebbe in maggiori tasse. E sai perché? Perché la “costruzione doganale” che Sartori auspica richiederebbe un ‘espansione ancora maggiore dell’apparato burocratico che dovremmo pagare di più al solo scopo di farci produrre ancora di meno.
    Gerardo Coco

    PS: complimenti per l’iniziativa Business Matching.

    • alessia scrive:

      Al contrario io condivido in buona parte l’articolo di Sartori e, l’ analisi di Gerardo Coco non la condivido per vari motivi:
      Lei scrive: “Sartori invoca la legislazione protezionistica perché crede che la globalizzazione ci danneggi.
      MI perdoni prof Coco ma i disastri che sono stati fatti per la globalizzazione selvaggia e scellerata sono sotti gli occhi di tutti: sono stati messi in concorrenza SLEALE paesi con costi del lavoro con un rapporto impari 1:10 ( e qui Le do ragione che con le leggi e decreti complicati noi in Italia siamo i “campioni del mondo” per darci la zappa sui piedi)

      Successivamente scrive: La la globalizzazione non è solo concorrenza come crede Sartori: è divisione internazionale del lavoro e specializzazione produttiva che fa aumentare la produttività, beneficiando, alla fine, i consumatori in termini di riduzione di prezzi cioè di potere d’acquisto

      MA SCUSI? QUALE RIDUZIONE DI PREZZI? Molti articoli che vengono prodotti in Asia sono sul mercato agli stessi prezzi come se fossero prodotti in Europa, poi “divisione internazionale del lavoro”: oramai in Europa c’è solo un transito di merci… il lavoro non è stato diviso: o forse Lei si riferisce che in Europa dobbiamo impegnarci verso le produzioni “ad alto valore aggiunto” che poi quando sono sviluppate vengono spedite nei paesi Emergenti.

      Credo che dobbiamo metterci in testa che dobbiamo insistere per ottenere il binomio meno tasse ma maggior protezionismo per le nostre produzioni!

      Lo fanno gli inglesi e gli americani… mi scusi ma noi italiani siamo i più fessi?

      • Gerardo Coco scrive:

        Cara Alessia,
        mi dispiace, ma la concorrenza sleale, come da lei intesa, non conta. I salari nominali più bassi non conferiscono più competitività ad un paese. E’ la produttività che crea la competitività. Altrimenti non si spiegherebbe come mai (e lo scritto diverse volte) gli USA, il Giappone e la Germania che avevano, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, i salari più alti del pianeta, erano anche i più competitivi ed avevano gli standard di vita più elevati. Non solo, ma avevano anche valute forti e non svalutavano. Questi sono fatti, non opinioni.
        Questi paesi erano forti perchè avevano combinazioni di capitale e lavoro erano più efficienti.
        Queste combinazioni sono influenzate: dall’imposizione fiscale, dall’interventismo sindacale, dalle numerose regolamentazioni burocratiche, dalle distorsioni provocate dalle politiche economiche, dall’inflazione, tutti fattori che purtroppo hanno penalizzato nel corso dei decenni un paese come il nostro. E’ quindi su questi aspetti che bisogna battersi. Dare la colpa alla Cina non serve. Anche gli USA che oggi se la passano male, incolpano questo paese, dimenticandosi che sono stati proprio loro a trasferire lì il loro sistema industriale e dargli potere.

        Qui ci sarebbe un altro aspetto da considerare, rispetto alla crisi che stiamo vivendo e che non è certo secondario: quello monetario. Sono le politiche monetarie delle banche centrali che hanno sconvolto il mondo economico. Se un giorno ci incontriamo glielo spiego.
        Saluti
        G.C.
        .

  2. ALESSANDRO scrive:

    CONDIVIDO LA SUA TEMATICA IN FATTO DI TASSE,COSTO DEL LAVORO, PRODUTTIVITA’E SCELTE DI POLITICA MONETARIA, MA MI PUO’ SPIEGARE COME UN ARTIGIANO IN ITALIA POSSA ESSERE CONCORRENTE IN SENSO ECONOMICO VERSO UN ALTRO ARTIGIANO ANCHE CONFINANTE (VEDESI CASO FIAT SERBIA) DOVE SE SI IMPIANTA UN’AZIENDA IN QUEI POSTI SI HANNO I SEGUENTI VANTAGGI:
    1) LA LOGGISTICA E LE INFRASTRUTTURE SONO A CARICO DEL PAESE CHE TI OSPITA
    2) CREAZIONE ADOC DI ZONE FRANCHE
    3) PER 5 ANNI NON SI VERSA UN SOLDO DI TASSE
    4) UN OPERAIO PRENDE €.300,00 E BASTA
    5) ORE LAVORATIVE DOPPIE TRIPLE DI QUELLE ITALIANE
    6) NESSUN DIRITTO PER L’OPERAIO ANZI SE ALZA LA TESTA E’ CACCIATO IN DUE MINUTI SENZA TFR LIQUIDAZIONE ECC.
    7) LO STATO DI OVVENZIONA PER PRENDERE MANO DOPERA DANDOTI €.5000,00 ANNUI PER OGNI OPERAIO CHE ASSUMI PER BEN 5 ANNI (SOLDI EUROPEI)
    8) LO STATO CHE TI OPITA VEDI QUELLO CINESE TI PRESTA SOLDI AFFINCHE I TUOI PRODOTTI POSSANO ESSERE NETTAMENTE PIU’ BASSI DI QUELLI OCCIDENTALI BASTA CHE IL MOSAICO SIA COMPIUTO DA CHI DIRIGGE .
    9) IL PAESE DOVE SI IMPIANTA UN AZIENDA E’ IN GENERE GOVERNATO DA DITTATORI O PARTITI DITTATORIALI CHE NON FARANNO MAI CRESCERE QUEL POPOLO ANZI DANNEGGERANNO ANCHE QUELLI VICINI RIDUCENDOLI E ASSOGGETTANDOLI. OGGI IL PREZZO DEL FAMOSO POMODORO PACHINO SI FA IN CINA PERCHE CON QUESTA POLITICA CHE ANCHE LEI SOSTIENE UN LAVORATORE DEI CAMPI NON CI VA PER 3 EURO AL GIORNO MA DALTRONDE IL PROPRIETARIO DEI CAMPI DI PIU’ NON PUO DARE PERCHE I POMODORI VENGONO DALLA CINA DOVE UN LAVORATORE PRENDE POCO MENO DI 150 EURO AL MESE SI FACCIA UN CONTO.

    PERTANTO MI SPIEGHI E SOPRATTUTTO I NOSTRI PROFESSORONI BOCCONIANI MI SPIEGHINO MA DEVONO ESSERE CONVINCENTI PERCHE ALCUNE VOLTE AGGIRANO L’OSTACOLO DICENDO CHE ALCUNE AZIENDE CHE ESPORTANO VANNO BENE CERTO FANNO ENTRARE IL PRODOTTO DALL’ETERO COME SEMILAVORATO E POI LO RIVENDONO A COSTI ESORBITANTI PER NOI POVERI MORTALI.

    IO SONO NEL RAMO TESSILE E LE POSSO ASSICURARE CHE IL MADE IN ITALY CHE CI SIAMO SUDATI CON DEDIZIONE AI PARTICOLARI ALLA CURA DEL PRODOTTO ALLA SAPIENZA TRAMANDATA DA NONNI IN PADRI E’ STATA SPAZZATA VIA DAL MADE IN CHINA (DOZZINALE,QUALITATIVAMENTE SCHIFOSA , DURATA ZERO, PERICOLOSA , DANNOSA ALLA SALUTE) ,
    NEL TESSILE AD ESEMPIO SOLO ALCUNI SANNO COSA SIA LA FORMALDEIDE ,MA QUADO METTIAMO UNA MAGLIA O UN QUALSIASI CAPO DI ABBIGLIAMENTO AI NOSTRI FIGLI LI STIAMO CONDANDANDO A UNA SICURA MALATTIA DERMATOLOGGICA CHE NON VEDIAMO A BREVE MA AD ANNI.

    PERTANTO OGGI TROVIAMO DI TTTO A DUE SOLDI MANCANDO TUTTE QUESTE ELEMENTRI BASI COME SI PUO’ NON ESSERE D’ACCORDO CON UNA TEORIA PROTEZZIONISTICA.

    ATTENDO SUA RISPOSTA .SALUTI.

    • giòTorino scrive:

      purtroppo non solo le merci che circolano a basso prezzo sono dannose, come da un servizio mandato in onda da Ballarò, anche i grandi marchi Italiani spesso producono in Cina, un noto marchio di scarpe usa solette tinte con Cromo-esavalente altamente cancerogeno, quelle scarpe le trovi nei negozi con etichetta made in italy a 300/400 euro al paio. Questi Imprenditori oggi vengono corteggiati dai vari partiti affinchè entrino in politica.
      In Cina vengono sequestrati e distrutti a migliaia container con prodotti provenienti dall’occidente, noi invece lasciamo entrare dal porto di Napoli tutta la merda (alimenti compresi) ricordate il libro ” Gomorra ” Arrivano addirittura container di surgelati ! poi ogni tanto, come ieri i NAS sequestrano riso tossico a Torino, salmone avariato….ecc, ma come ci arrivano questi prodotti nelle varie città ? Come mai anche noi non distruggiamo a priori i container provenienti da quei paesi ? Proprio perchè anche i grandi industriali Italiani attendono merci da quei paesi, e quindi si chiude un occhio e poi pure l’altro, e si fa entrare di tutto !

  3. Gerardo Coco scrive:

    Rispondo ad Alessandro e Giò Torino

    Sono contrario a qualsiasi legge e intervento dello stato in materia economica. L’interventismo crea spesa improduttiva e lobbismo. Lobbismo significa difesa di interessi specifici a danno degli interessi degli altri. Gruppi industriali corteggiano politici in cambio di voti per farsi approvare leggi ad hoc. La partitocrazia serve a questo e non ha nulla a che fare con la democrazia. Io sono un libertario e dunque favorevole al libero mercato senza interferenze.
    Il mercato è l’espressione più genuina della democrazia. Nessuna autorità superiore può arrogarsi il diritto di imporre ciò che va prodotto, come, quanto e a che prezzo. Questo lo decidono i consumatori.

    Fatta questa premessa affermo:

    La legge deve esistere per fare rispettare i contratti e per garantire la protezione del consumatore. Se un prodotto contiene componenti dannosi ne deve essere impedita la vendita e rispedito al mittente che si deve accollare pure una penale come qualsiasi truffatore. Le leggi devono difendere la sicurezza alimentare e funzionare il più rapidamente possibile.
    A parità di qualità, il consumatore sceglierà il prezzo più basso. In questo senso benedetta sia la concorrenza perché permette ai consumatori di risparmiare o allargare la spesa ad altri prodotti. I prodotti cinesi fanno schifo, però è il consumatore a comprarli. Comprerebbe merce migliore a prezzi superiori se lo Stato gli lasciasse la disponibilità di reddito da spendere invece di confiscarglielo con la tassazione. Il problema sta proprio qui e pensare ad una soluzione protezionistica serve solo a distogliere l’attenzione dal vero ostacolo che impedisce all’economia di progredire: l’oppressione fiscale.
    E’ l’oppressione fiscale a far prosperare i cinesi e tutti coloro che vendono schifezze a basso costo o prodotti taroccati.
    Chi ha un reddito di sussistenza non ha altra scelta che acquistare questi prodotti per poter campare.

    Il caso dei pomodori è conseguenza dell’abbandono dell’agricoltura da parte delle popolazioni. E’ come se l’avessimo regalata agli altri. A sua volta questo fenomeno è conseguenza della dissennata politica agricola europea.

    Alessandro, giustamente, fa presente il caso della Serbia, un paese disgraziato, fino a qualche anno fa oppresso da un regime socialista diventato, dal 2002, fintamente democratico giusto per entrare in Europa e partecipare al banchetto dei fondi le cui briciole vanno alle imprese e la sostanza alla politica.
    La Serbia fa pure la questua al FMI e dalla Banca Mondiale, altri due carrozzoni che, da quando esistono, non hanno prodotto una lira di reddito ma gestito i quattrini della collettività mondiale dei contribuenti, destinandoli a sprechi di ogni sorta e, infine, dirottarli sempre alla politica. La Serbia è un paese interventista che tira avanti sottraendo quote di mercato ad altri paesi grazie alle sovvenzioni dei summenzionati carrozzoni. E’ il prodotto dell’interventismo.

    Voi, come tanti altri imprenditori, fate fatica a vendere i vostri prodotti: 1) perché non avete accesso al credito in quanto le banche non hanno soldi da prestare alle aziende perché devono destinarli a comprare i titoli di stato per tenere basso lo spread. Osservate bene: in questo modo le banche finanziano solo il consumo dello stato e non la produzione (perché il debito dello stato viene monetizzato per spese improduttive che non producono nulla). Per questo l’apparato industriale si va sempre più contraendo.
    2 Il reddito delle vostre imprese, cioè il ritorno sul capitale che impiegate, non è sufficiente per consentire il reinvestimento e apportare le innovazioni necessarie (innovazione non significa solo creare nuovi prodotti, ma fare le stesse cose a costi minori, essere insomma più efficienti), pagare più mano d’opera efficiente, creare reti di vendita, fare promozioni adeguate ecc.ecc. tutti elementi che, insieme, creano il mix di produttività ed efficienza di un’impresa. Le risorse che generate e che potrebbero servire a questi programmi, vi vengono sottratte dallo Stato per il 70% . Moltiplicate il questo problema per 4 milioni (quante grosso modo sono le pmi imprese italiane) e si capisce immediatamente perché l’economia è crollata e perché la Cina è sempre più vicina.
    La Cina è un paese più libero dell’Italia. Mentre questo paese ha delle attenuanti perché fino a poco più di trenta anni fa contava un miliardo e mezzo di affamati, l’Italia non ha attenuanti. Bisogna farla finita con uno stato che spende soldi che non sono suoi e li destina allo spreco impedendo la crescita.
    La dittatura non è in Cina, è in Italia. A che serve la libertà politica se c’è la schiavitù economica?. La definizione di schiavo è quella di colui che non ha la piena disponibilità del reddito che guadagna. Andate a dire queste cose a Ballarò o negli altri inutili salotti televisivi senza farvi distrarre da digressioni cinesi.
    Se vorrete avrò il piacere di fornirvi ulteriori argomenti visto che in un blog è difficile esaurirli e approfondirli tutti in una volta sola.
    Saluti
    G.C

    • giòTorino scrive:

      Grazie per la chiara ed esaudiente spiegazione, anche se mi sento un po più ignorante di quanto già mi sentissi prima, ma non importa, ignorare non sempre è una colpa.
      Se schiavi dell’economia, verremo liberati o svenduti ?
      Tenuti alle catene con un tozzo di pane ?

      Io lavoro tessuti, ma non credevo di dover ripartire dalle piantagioni di cotone,
      le catene son fatte per essere spezzate, e gli schiavi per ribellarsi, meglio la morte lottando che alla catena !

      Ma allora, persone come lei dovrebbero insegnarci come fare.

      Se frequentiamo il blog è proprio nella speranza di essere rappresentati da chi meglio sa parlare e pensare, da chi ha una visione lucida e non offuscata dal problema di mettere il pasto in tavola.

      Noi siamo il braccio, Voi la mente !

      Braccia senza menti, sono molto, molto pericolose.

      saluti, Giovanna.

      • Gerardo Coco scrive:

        Cara Giovanna,
        per la finale degli europei di calcio sono scese in piazza decine di migliaia di persone, urlanti
        Non crede valga la pena fare la stessa cosa per “lottare contro le catene” ?
        O il calcio è una questione più seria?
        G.C.

  4. giòTorino scrive:

    Infatti, sarò monotona, ma da mesi propongo “La marcia su Roma”……….Tutti !

    basta decidere una data e tam tam mediatico, da tutta Italia.

    • civale giuseppe scrive:

      Cara Giò penso che per farti ascoltare qui, ancora per un po dovrai approfittare della tua monotonia. Devi solo avere la capacità e la forza di insistere perchè quella per resistere di certo non ti manca. Buona fortuna.

  5. Ugo Bernasconi scrive:

    Buongiorno Sig Coco, condivido interamente quanto da Lei scritto. Infatti noi piccoli imprenditori siamo con le spalle al muro in particolare per la difficoltà di accesso al credito.
    Cordialità.

  6. tina scrive:

    Buongiorno Giò
    io sono pronta, decidiamo quando e partiamo!
    Tina

  7. civale giuseppe scrive:

    Vedo che siamo tutti d’accordo, ma non riusciamo a coordinarci. Forse dovremmo farci aiutare da Radio Radicale, visti i buoni rapporti con ICR. Io sono con voi per iniziative di forte impatto.

  8. ALESSANDRO scrive:

    SCUSATE MA ANCORA CON STI RADICALI.MA PER FAVORE.SIAMO NOI E BASTA . QUANTO ALLE AFFERMAZIONI DEL SIG.COCO NON RIESCO PROPRIO A CAPIRLO.
    LE SPIEGO MEGLIO IO SONO UN GIOVANE IMPRENDITORE DI 43 ANNI E DA CIRCA 20 HO RILEVATO L’ATTIVITA’ CHE ERA DI MIO PADRE CHE 43 ANNI OR SONO DA SEMPLICE OPERAIO VENUTOSI A TROVARE SENZA LAVORO A CAUSA DELLA CHIUSURA DELL’AZIENDA DOVE LAVORAVA A IMPEGNATO LA SUA LIQUIDAZIONE PER INTRAPRENDERE UN ATTIVITA’ IN PROPRIO.
    ANCHE SE BUI QUEGLI ANNI E MI RIFERISCO AI PRIMI ANNI OTTANTA SONO STATI INDIMENTICABBILI DOVE O POTUTO VEDERE ANCHE SE CON OCCHI DA RAGAZZO IL VERO SAPER FARE IMPRESA ITALIANA.
    TUTTI LAVORAVANO TUTTI GUADAGNAVANO TUTTI SPENDEVANO TUTTI ERANO CONTENTI.QUESTO PERCHE’ CIO’ CHE NOI TUTTI PRODUCEVAMO ERA INSUFFICIENTE ALLA DOMANDA RICHIESTA. QUESTO FINO ALLA FINE ANNI NOVANTA POI LA PRIMA QUERRA DEL GOLFO POI 11 SETTEMBRE POI L’EURO. DA QUI IN AVANTI LA NOSTRA STORIA INDUSTRIALE SI E’ FERMATA SI E’ PARALIZZATA.MA SINO A QUEL MOMENTO LA GENTE ERA LIBERA DI ACQUISTARE CIO’ CHE RITENEVA OPPORTUNO E IN BASE A QUANTO AVEVA IN TASCA. OGGI COME LEI SOSTIENE E’ MEGLIO AVERE I PRDOTTI CINESI PERCHE ‘ QUESTI POSSONO ENTRARE IN CONCORRENZA CON UN OLIGARCHIA DI IMPRENDITORI E PERTANTO LA GENTE PUO’ SPENDERE E INDIRIZZARSI VERSO QUEI PRODOTTI DI BASSO COSTO PERCHE QUELLI FATTI IN ITALIA COSTANO TROPPO PERCHE ‘ QUESTI OLIGARCHI (IMPRENDITORI) VOGLONO STRAGUADAGNARCI .BE IO LA VEDO IN UN ALTRA MANIERA E FARE UNA DISTINZIONE E CIOE’ :
    1) QUELLI OLIGARCHI CHE PENSA LEI NON HANNO PIU’ IN ITALIA NE MENO LA CUCCIa DEL CANE PERCHE’ VERO NEGLI ANNI SI SONO FATTI UN NOME MA OGGI COME GICE GIOVANNA PRODUCONO FUORI A COSTI (O) PENZI CHE UN VESTITO COMPLETO LORO LO PAGANO $ 1,50 E LO RIVENDONO A 200 /300 EURO LEI MI PUO’ SPIEGARE COME SI PUO’ ESSERE IN CONCORRENZA.
    2) FORSE LA GENTE ACQUISTA PRODOTTI CINESI PERCHE L’UNICA ALTERNATIVA CHE HA ETTENDOSI LE MANI IN TASCA E SENZA AVER DAVANTI UN LAVORO E FUTURO.( VEDI OPERA ALFA ARESE E OMSA DI FAENZA)
    3) POI LEI MI PARLA DI ACCESSO AL CREDITO , MAI IO NON VOGLIO QACCEDERE AL CREDITO PERCHE FORSE E’ PROPRIO QUESTO L’ERRORE CHE NOI TUTTI COMMETTIAMO PENSARE CHE AVENDO IN PRESTITO DEL DENARO ABBIAMO RISOLTO I NOSTRI PROBBLEMI (VI SBAGLIATE) NE ABBIAMO AGGIUNTO UN ALTRO DI PROBBLEMA LA RESTITUZIONE SENZA LAVORO. LAVORO LAVORO E RIPETO LAVORO.
    CONCORDO INVECE CON LEI QUANDO DICE CHE C’E TROPPA SPESA PUBBLICA .
    ALL’ORA SE UN IMPIEGATO PRENDE 1400,00 E UN OPERAIO PRENDE 800,00 OCCORRE FARE AL CONTRARIO E VERA CHE QUEI POMMODORI LI TORNANO A RACCOGLIERE GLI ITALIANI ANCHE PERCHE’ OGGI FARE L’OPERAIO E’ DISCRIMINANTE RISPETTO A FARE L’IMPIEGATO DI COMUNI, REGIONI ECC.
    BASTA VEDERE LE PUBBLICITA’ DI FINANZIARIE E BANCHE ( SI CONCEDONO PRESTITI SOLO A IMPIEGATI STATALI E PENSIONATI) MA UN OPERAIO CHE DEVE FARE ?
    LEI MI PARLA DI OPPRESSIONE FISCALE MA PER CHI FORSE PER PMI E OPERAI PERCHE’ VEDE IO SONO DI ROMA E VIVO IN QUESTA CITTA’ HO TANTI AMICI CHE LAVORANO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE MA LORO SONO IN VACANZA SENZA INVIDIA GIA’ Da UN MESE CE GENTE QUI CHE OCCUPA POSTI PAGATI DA NOI CHE AL LAVORO L’HANNO VISTA 4/5 VOLTE ALL’ANNO ce gente che timBra il cartellino e non va a lavorare (dal piu’ basso livello all’alto diriggente) ce gente che con il terremoto dell’AQUILA CON LE PERIZIE SI E’ FATTO UNA FORTUNA CI SONO AVVOCATI CHE COMPRANO I CREDITI FERMI DI AZIENDE CHE HANNO SVOLTO LAVORI PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE A100 E CON ROCAMBOLESCHE INGIUNZIONI DI PAGAMENTO PRESENTATE OLTRE I TERMINI PER L’OPPOSIZIONE DA PARTE DEGLI ENTI VEDONO IL LORO CREDITO LIEVITARE A CIFRE DISUMANE TUTTO A DANNO DELLA COLLETTIVITA.
    PERO’ LO STATO GERIT DA NOI PMI VUOLE ANZI TI TOGLIE.
    MA QUESTO E’ CIO CHE SANNO TUTTI A COMINCIARE DAI NOTRI POLITICI CHE 1 CENT. CHE SIA NON HANNO RINUNCISTO E PERTANTO NON SERVE ANDARE A BALLARO O ALRE TRASMISSIONE SI SA COME VANNO CERTE TRASMISSIONI IO DICO QUESTO COSI TU DOPO MI DICI QUEST’ALTRO.
    SONO D’ACCORDO CON GLI ALTRI CHE OCCORRE MOBBILITARSI E SCENDERE IN PIAZZA PIU’ SIAMO E PIU’ RIUSCIREMO A FAR SENTIRE IL NOSTRO DISSENSO MAGARI ORGANIZZANDOCI ANCHE CON SINDACATI LAVORATORI ECC. STIAMO TUTTI NELLA STESSA BARCA E LA BARCA A SETTEMBRE SARA’ DURA FARLA FARTIRE
    SALUTI E SAREI ONORATO DI SAPERE COSA NE PENSA E SE CI SARA’ OCCASIONE DI CONOSCERCI DI AVERE ALTRI CONFRONTI AL RIGUARDO.

  9. Gerardo Coco scrive:

    Mi sembra che la sua posizione non differisca molto dalla mia, salvo quando afferma che gli imprenditori non hanno bisogno di credito e che il problema è il lavoro. Il lavoro manca anche perché non c’è credito. Il credito è capitale altrui che serve ad integrare il capitale proprio insufficiente per assumere forza lavoro, cioè per pagare prestazioni altrui che, se sono produttive, (cioè consentono alle imprese di creare prodotti e venderli con profitto) permettono di restituire il credito. Non risponderò in modo puntuale alle sue domande, ma indirettamente, con un ragionamento generale.

    La crisi che viviamo è una crisi da debito. Lo Stato non contento di finanziare la spesa con l’imposizione fiscale, la cui pressione reale media è del 55% (cioè sottrae capitale proprio alla collettività in questa misura), si indebita pure sul mercato vendendo titoli. La pressione fiscale non diminuirà mai perché il debito che lo stato contrae con terzi non è altro che tassazione differita cioè dovrà essere pagata in futuro dai contribuenti. Infatti poiché lo stato non produce, ma spende, non può, lui stesso dare un rendimento reale (interesse) a chi gli acquista i titoli. Il reddito futuro del titolo, pertanto, non potrà che provenire dai contribuenti. Questo è matematico. Si illudono coloro che acquistano buoni del tesoro sperando in un rendimento! Lo dovranno restituire con la futura tassazione che colpirà, purtroppo, anche chi non ha comprato i titoli. I buoni del tesoro sono solo una partita di giro. O meglio, sono certificati di confisca.

    Quando i mercati finanziari alzano lo spread, alzano il costo del credito da concedere allo stato, perché sanno che il rischio aumenta in un’economia che ha sempre maggiore difficoltà a creare reddito necessario per remunerare il credito concesso. I mercati finanziari sanno infatti che i cittadini non si possono spellare più di tanto con le tasse che servono, appunto, a remunerare i titoli. Solo la crescita economica potrebbe ripagare debito e interessi. Ma crescita non c’è. C’è recessione e sempre più profonda. Se l’economia non cresce, non cresce neppure il risparmio che alimenta l’entità del capitale nell’economia. Il risparmio di nuova formazione dovrebbe affluire nelle banche la cui esistenza è esclusivamente giustificata per intermediare il risparmio, cioè per erogarlo a chi non ne è ha sufficienza e che può prendere in prestito per impiegarlo e trasformarlo in capitale fisico, cioè in impianti, tecnologie, fabbriche ecc. e assumendo forza lavoro al fine di creare prodotti vendibili. Così funziona l’economia. Essa può crescere solo se aumenta il risparmio che, intermediato dal sistema bancario si trasforma in capitale.

    Ora nell’economia c’è proprio carenza di risparmio e quindi di capitale. E sa perché? Perché le banche centrali europee sono obbligate dalla BCE ad acquistare i titoli di stato per abbassare il più possibile lo spread. L’attivo del bilancio delle banche è pieno di titoli del debito pubblico, il cui valore reale, cioè di mercato, è inferiore a quello di bilancio. Per acquistare questi titoli le banche hanno usato il risparmio dei cittadini per finanziare lo stato, cioè spesa e non produzione. Siccome i titoli (nell’attivo), valgono molto meno del passivo (risparmi) le banche hanno un capitale netto negativo cioè sono in perdita, tecnicamente fallite. Le banche volevano salvare gli stati e ora gli stati cercano di salvare le banche. Ma come si fa a ricapitalizzarle se non c’è risparmio? Il sistema bancario esiste, come ho detto solo se esiste risparmio e non c’è né a sufficienza per tutto il sistema.

    Tutta la problematica europea sta qui. Ed i politici che continuano ad incontrarsi nei summit, non sanno più che pesci pigliare.
    Allora la BCE abbassa artificialmente i tassi di interesse per permettere allo Stato di continuare a indebitarsi a costi più bassi. La soluzione, quindi, per i politici è sempre la stessa: continuare a spendere, tassare e far annegare l’economia in un mare di debito.
    Infatti a tassi nominali vicino allo zero, che corrispondono, considerando l’inflazione, a tassi negativi, il risparmio evapora completamente perché non solo non viene incentivato, ma addirittura penalizzato. Chi oggi mette da parte 100, fra un anno forse si ritroverà con 90, o forse, se si scatena un inflazione, con nulla. Chi ha impianti da rinnovare o da rendere più efficienti, rinunci all’innovazione. Chi ha bisogno di finanziare il magazzino, non potendo ricorrere al credito, si venda la casa o non potendolo farlo si arrenda al cinese di turno. Ma non dia la colpa a quest’ultimo di queste disgrazie. La dia ai politici incompetenti e criminali che lo governano.

    L’eurozona come potrà capire, formalmente è già fallita. Ora la soluzione secondo, i politici europei sarebbe quella di ricorrere ai fondi salvastati o salva banche. Ma con quali soldi? Non esiste un fondo capace di salvare l’Europa intera (stati e banche). Se ci provasse direttamente la BCE sarebbe costretta a stampare euro (come se il capitale si potesse evocare dal nulla!). Un’ azione di questo genere provocherebbe un’ inflazione implacabile che distruggerebbe in un falò sia l’economia che la valuta.

    Queste considerazioni non le legge sulla stampa specialistica corrente, (24 Ore compreso) perché essendo finanziata dallo stato non può che fare i suoi interessi e tifare per gli scudi antispread, continuando ad illudere su miracolistiche soluzioni.
    Mi occupo di analisi finanziare ed economiche, analizzo ogni giorno i dati delle principali economie e le posso assicurare che le cose sono molto peggiori di come la stampa le descrive.
    Il crollo è inevitabile. Inevitabile non vuol dire imminente. Ma quando il crollo arriverà l’economia dovrà essere “risettata” e forse sarà un bene, si ricomincerà da capo.

    Ora, le domande che mi ha posto, se le riformuli alla luce di quanto ho scritto e forse troverà che la risposta giusta alla crisi è una: la serrata con lo sciopero fiscale.

  10. felice scrive:

    Vera l’analisi che espone, anzi verissima,a conferma di quello che Lei espone sig.COCO c’e’ la dichiarazione allarmante del Presidente del Consiglio Monti di pochi giorni fa:stavamo sull’orlo del baratro e ci siamo spostati un po ma il baratro si e’ulteriormente allargato quindi ci stanno mentendo su tutto.Credo che la serrata con lo sciopero fiscale sia gia’ in atto perche’ la maggior parte delle PMI ha licenziato tutti i propri collaboratori e non riesce piu’ a pagare le varie tasse ed imposte in scadenza e non e’ piu’ messa in condizione di creare reddito.Il problema e’ che manca il lavoro perche’ siamo un paese che non sviluppa piu’ e non crea piu’ innovazione e tutto quello che produce e’ sottoposto “al pizzo legalizzato” e alla corruzione che finanzia in maniera illecita i partiti.Se il sistema implode(come gia’ sta accadendo) saranno guai per tutti, difatti la classe media sta scomparendo e sta aumentando la riduzione in poverta’ di interi ceti sociali.I rimedi? dare fiducia alle imprese azzerare questo sistema che e’ marcio dentro e mandare a casa una classe politica miope e sorda bruciando in piazza i certificati elettorali,tirare fuori tutte le banche che controllano Banchitalia e ritornare a stampare una moneta sovrana.Un abbraccio a tutti gli amici di ICR.

  11. civale giuseppe scrive:

    Sinceramente a leggere continuamente queste analisi che oramai anche i bimbi sanno, mi sono un po rotto. Abbiamo un genio: Coco. Bene allora indicaci tu la strada da percorrere, noi ti seguiremo ma soltanto su un campo di battaglia e non sui banchi di scuola. Abbiamo le palle piene di tutti ormai. Io sarei pronto ma solo per una guerra, per mandare in fiamme banche, politici, boiardi di stato, istituzioni, parlamento, senato ed anche il quirinale. A loro darei fuoco e non ai certificati elettorali caro Felice. Ormai io quì non posso rimanere per incompatibilità di carattere per la felicità di ICR.

  12. Forse perchè sono un ragioniere convertito al lavoro del ferro vedo le cose in modo diverso. Da decenni lo scopo degli imprenditori non è stato più quello di fare impresa, ma di fare profitto. Per far questo l’unico modo è stato quello di andare a produrre dove costano poco lavoro e materie prime, vendendo a prezzi alti e facendo utili spropositati. Questi utili vengono investiti, speculando sui mercati finanziari, facendo ancora più utili e danni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
    Tutti i paesi, ad eccezione dell’Europa, difendono con dazi, imbarghi, dumping e tasse, le proprie imprese e le proprie produzioni. Perchè solo l’Europa non lo fa? Perchè le nostre grandi imprese e multinazionali smetterebbero di avere i grandi utili di cui parlavo prima.
    Come possiamo mantenere i livelli di vita acquisiti se ci sono sempre meno soggetti che producono ricchezza perchè il lavoro lo facciamo fare ad altri paesi?
    Semplice, fino ad ora lo abbiamo fatto a debito!
    Quando l’Europa ci ha detto che non possiamo più fare debito allora è venuto il momento di aumentare le tasse, è banale. Non ci sono altre soluzioni. Stiamo passando tutte le tappe. Non sarà più possibile aumentare le tasse perchè altrimenti si innescano i disordini sociali, di cui per altro abbiamo già visto qualche fiammata. Allora dovranno ridurre drasticamente i dipendenti pubblici e avremo comunque i disordini sociali.
    Purtroppo il mondo è cambiato, parte della ricchezza si è trasferita nelle mani di altri paesi e altra ancora se ne andrà, in Africa per esempio. Noi dobbiamo adeguarci, non potendo più fare debito l’unica soluzione è che dovremo rinunciare a una grossa parte della nostra ricchezza e del nostro benessere. Minori consumi, ma anche meno sprechi, meno sussidi, ma anche meno stato. Non se, ma quando, non come fermare il processo, ma come renderlo meno traumatico.
    In tutto questo processo un’altra cosa molto importante che dovrà cambiare è la testa degli imprenditori, quelli piccoli dovranno abituarsi a collaborare tra di loro, quelli grandi dovranno, spero, accontentarsi di guadagnare meno.

  13. tina scrive:

    Io conosco molti amici della GDF ma non sono sicura che siano liberi di verificare
    sempre i contenuti delle navi che vengono da fuori…. ma non che non sappiano dove guardare, purtroppo!
    Tina

  14. ALESSANDRO scrive:

    GRZIE SIG.COCO DELLA SUA ANALISI CHE CONCORDO PIENAMENTE MA PONIAMO CHE DOMANI MATTINA IL SUO LAVORO VENGA SVOLTO DA UN’ALTRA PERSONA O IN ITALIA O IN ALTRO PAESE A UN COSTO DEL 90% INFERIORE AL SUO E QUESTO LAVORO CON I SUOI PROFITTI MINASSE TUTTO CIO CHE LA CIRCONDA E PER LEI NON CI SIA PIU’ LAVORO NEMMENO DA IMBIANCHINO (NON PER SUA COLPA MA PER IL FATTO DI ESSERE ITALIANO) LEI COSA FAREBBE E COSA PENSEREBBE DI QUESTA SITUAZIONE.QUANDO LEI DICE CHE IL DEBITO DELLO STATO E PAGATO CON I SOLDI DEI CONTRIBUENTI CONVIENE CHE SONO SOLDI DI LAVORATORI,ARTIGIANI ECC.
    MA VENENDOSI A CREARE QUELLA SITUAZIONE CHE LE HO SOPRA ESPOSTO RITIENE ANCORA GIUSTO IL DISCORSO DI FAR ENTRARE MERCE A BASSO COSTO PERCHE COSI SI DISTRUGGEREBBE UNA CASTA.
    PERCHE’ VEDE IO SONO UN PRODUTTORE DEL RAMO TESSILE E QUANDO PRODUCO I MIEI CAPI LI PRODUCO CON DEI COSTI ITALIANI ,QUANDO POI LI VADO A VENDERE C’E’ SEMPRE IL COMMERCIANTE DI TURNO CHE OLTRE A STROZZARMI SUL PREZZO SUI PAGAMENTI MI DICE (GUARDA SE NON ME LA DAI TU COSI CI SONO I CINESI CHE ME LA DANNO AL 60/70% IN MENO DELLA TUA) .
    PERTANTO QUANDO LEI SI RIFERISCE ALLE LOBBI OCCORRE ALCUNE VOLTE FARE UNA DISTINZIONE.
    CONCORDO PIENAMENTE CIO CHE HA DETTO IL SIG.MAZZUCCHELLI E DICO AL SIG.CIVALE E AL SIG.FELICE OK COL RIBALTARE IL TUTTO MA PRIMA PROVIAMO A RESPINGERE NAVI AEREI E QUANTALTRO VENGA DA FUORI CASA NOSTRA IN MODO DA RIDARE LAVORO AI NS.OPERAI ALLE NS AZIENDE.
    OGGI SE VUOI UN PEZZO DI ARREDAMENTO DOVE VAI DA IKEA NATURALMENTE (MERCE MADE IN POLONIA TURCHIA BANGLADEH INDIA CINA ECC) NIENTE DI ITALIANO,
    OGGI SE VUOI UN UTENSILE DOVE VAI DA LEROY MARLEN TUTTO MADE IN CINA
    OGGI SE VUOI UN ELETRODOMESTICO DOVE VAI DA EURONICS.UNIEURO ECC. NIENTE DI ITALIANO
    ALLORA QUANTE MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO ABBIAMO PERSO QUANTO DEBITO PUBBLICO IMPAGATO SI E’ GENERATO.
    LA SPERANZA PER IRONIZZARE E’ CHE LA POSTO DEI VARI MINISTRI ARRIVINO I SIG.RI LIU XING IL SIG. CAO LEE ECC.
    LORO NON PRENDONO STIPENDI E BENEFIT COSI ESOSI.
    SALUTI A TUTTI E QUANDO SIETE PRONTI PER LA PROSSIMA MARCIA SU ROMA AGGIUNGETEMI.

    • Gerardo Coco scrive:

      Guardi che i suoi problemi e quelli dei suoi colleghi li capisco benissimo. La situazione è drammatica, specialmente per le pmi. Tuttavia, dal tenore delle risposte che ricevo su questo argomento sembra quasi che mi accusi di difendere la Cina. Io cerco solo analizzare e di capire i problemi e di trovare soluzioni. Ho fatto solo presente che il protezionismo non li risolverebbe. Oltre il 20% del nostro export va alla Cina e ne importiamo il 30. Se mettessimo barriere tariffarie avremmo delle ritorsioni, il commercio internazionale si bloccherebbe e si tornerebbe indietro di un secolo.
      1. una cosa è certa, la politica italiana non ha mai difeso la propria industria ed avrebbe potuto farlo tempo addietro con accordi diplomatici e commerciali con la Cina. L’Italia inoltre facendo parte dell’Europa non può attuare politiche di contenimento autonome indipendentemente dall’Europa. In Europa, poi, alcuni paesi hanno interessi opposti a quelli italiani. Ad esempio la Germania ha aumentato il proprio export in Cina nel 2011 del 44% e tra i due paesi si stanno realizzando reazioni commerciali con reciproco vantaggio che prevedono nei prossimi anni un ulteriore intensificazione. La loro diplomazia economica si è mossa con tempestività ed efficienza mentre la nostra ha dormito sugli allori.
      2. Lei afferma: io produco i miei capi a costi italiani. Ma questi costi italiani non sono competitivi soprattutto perché non è competitivo il costo del lavoro essendo è gravato da costi enormi di cui è responsabile la politica fiscale e quella sindacale degli ultimi decenni, la quale non solo non ha saputo difendere il proprio sistema industriale italiano ma neppure il lavoratore. Anch’io avuto a che fare con i sindacati negli anni passati e me ne sono scappato prima in Inghilterra e poi in Brasile. I sindacati mi hanno distrutto un’azienda che faceva componenti meccanici. Questo è avvenuto negli anni 80 quando nelle aziende c’erano dei veri e propri terroristi ed è stata perfino minacciata la mia incolumità. Sono quindi esperienze che ho vissuto direttamente sulla mia pelle. La deindustrializzazione dell’industria italiana è anche colpa del sindacalismo italiano.
      3.La Germania riesce a fare prodotti più competitivi perché non ha avuto un sindacato come il nostro, ha un costo del lavoro minore che distribuisce su una produzione più ampia a costi unitari minori. Noi siamo rimasti con un sistema industriale molecolare e non ci siamo espansi nel tempo proprio perché il costo dell’espansione sarebbe stato eccessivamente oneroso a causa sopretutto dei problemi sindacali. i costi sono lieviati in maniera abnorme aprendo alla concorrenza.
      3. Lei come tanti altri imprenditori non ha capitali sufficienti per “riposizionare” il suo prodotto, innovarlo, creare un nuovo marchio e aumentarne la produzione perché è strozzato dai fornitori (i quali a loro volta sono strozzati, come lei dalla mancanza di credito e dalla fiscalità statale. E’ un circolo vizioso da cui bisogna uscirne.

      Lei è mai stato in Cina? Ha parlato con rappresentanze cinesi in Italia? E’ riuscito ad infilarsi in qualche consorzio? Ha provato ad associarsi con dei suoi colleghi del ramo che fanno prodotti complementari? Sono cose che non so ma se non lo ha fatto dovrebbe farlo e subito per vari motivi che in questa sede non le posso dettaglierle.
      Ci sono molti modi per uscire da una situazione, ma ci vogliono metodologie e strategie appropriate che non si improvvisano.
      Non si perda d’animo.. Se sapessi quello che fa potrei darle consigli mirati perché faccio anche l’analista industriale e ho internazionalizzato delle aziende trovandole mercati di sbocco.
      Penso che ICR oltre a combattere per un’equa tassazione debba anche formare dei gruppi omogenei operativi per la ricerca, appunto di sbocchi sui mercati esteri. Magari lo fate già ma io non lo so. Dovreste sfruttare la forza che avete per migliorare il vostro potenziale competitivo.
      Perché non incominciate a faree dei seminari finalizzati a questo obiettivo?. Se me lo dite con anticipo potrei darvi una mano. Ripeto la Germania è riuscita a sviluppare delle relazioni eccellenti con la Cina. Perché non provate a farlo anche voi? Ma si ricordi che non esiste solo la Cina ma altri paesi che importano e richiedono prodotti competitivi. E la competitività non riguarda solo il prezzo.
      Per quel che riguarda la Cina, un vecchio proverbio cinese dice:. Se non puoi abbattere una forza, fattela alleata.
      I tedeschi ci sono riusciti. Non sono i cinesi i veri nemici,essi sfuttano un’occasione che lo stato italiano gli ha dato.
      E’ questo stato il nostro nemico, ma lo si può aggirare.
      Saluti
      G.C.

  15. civale giuseppe scrive:

    Caro Alessandro, lascia stare la marcia su Roma, non dobbiamo conquistare il potere, la città. A noi serve che milioni di Italiani sappiano di noi, di quello che facciamo e di quello che vorremmo per questo Paese. E comunque io sono pronto anche per questo. Sto proponendo su questo blog, sgolandomi, uno SCIOPERO NAZIONALE DELLA FAME patrocinato da ICR che non ci sente, però ci sente se deve andare a partecipare ad un incontro a Brescia dove si parla di lombardi verso nord, con tutto il rispetto per i lombardi, ma cara ICR anche tu ti metti a dividere l’Italia, dove credi di andare così facendo? Non è che è venuto il momento di lanciare il nostro Presidente in politica? Parlate chiaro una volta per tutte, almeno così sappiamo dove vogliamo andare, dateci degli indirizzi. Ritorno al mio sciopero organizzato su tutto il territorio nazionale, nello stesso giorno e davanti ad una banca o ad una sede di equitalia, dove potremmo dare spazio alle nostre problematiche comuni concordate univocamente: poche ma essenziali che decideremmo insieme. Fatemi sapere cosa ne pensate, la vostra opinione è importantissima.
    Saluti a tutti.

  16. ALESSANDRO scrive:

    CARO SIG.COCO IO COME DETTO SONO NEL RAMO TESSILE E PRODUCO CALZE DA UOMO CLASSICHE E SPORTIVE
    IL POLO DI MAGGIOR PRODUZIONE DEL SETTORE E’ O ERA BRESCIA DOVE CON QUESTA CRISI DELLA GLOBALIZZAZIONE SONO RIMASTI ALCUNI SUPERSTITI DEL SETTORE, E DOVE SI FACEVANO MACCHINE TESSILI ORA DISLOCATE IN ALTRI PAESI RIMANGONO CAPANNONI VUOTI E DESOLATI.

    COMPETITIVITA NEL MIO SETTORE COSA VUOL DIRE?
    COMPRARE MACCHINARI SEMPRE PIU’ MODERNI A COSTI ESAGGERATI E POI PRODURRE CALZE CHE POI ARRIVANO DA QUEI PAESI A COSTI (0). NON C’E’ CONFRONTO NON C’E’ COMPETIZIONE,SOPRATTUTTO QUANDO IL MERCATO SI INDIRIZZA VERSO PRODOTTI DI BASSA QUALITA’ E DI FACILE ACQUISTO.(NON PER QUESTO LE HO CITATO ES.IKEA,E I GRANDI MAGAZZINI)

    IO NON HO NESSUN PREGGIUDIZIO VERSO LA CINA E I CINESI TANTO CHE NEGLI ANNI PASSATI MI SONO DOVUTO SERVIRE DI LORO PER MANTENERE ALCUNI REPARTI DELLA PRODUZIONE E ALCUNE VOLTE PARLANDO CON LORO MI AFFERMAVANO CHE NOI ITALIANI ED EUROPEI ERAVAMO (STUPIDI) A FAR ENTRARE TUTTE QUESTE MERCI DALLA CINA E PERSONE DA VARI PAESI, TANTO CHE PRIMA O POI CI SI SAREBBE RITORTO CONTRO. ECCOCI SERVITI.

    HA PIENAMENTE RAGGIONE SUL FATTO CHE IL NS.PAESE NON HA FATTO NULLA PER SALVAGUARDARE LE PMI.E CHE LA TASSAZIONE COSI COME E’ NON PUO’ PERMETTERE ALLE PMI DI ESSERE COMPETITIVE .

    LA GERMANIA E’ COMPETITIVA MA DOMANDIAMOCI COME SONO RIUSCITI DOPO UNA SECONDA GUERRA AD ESSERE IN EUROPA LA PRIMA POTENZA ECONOMICA ,LA RISPOSTA E’ POLITICI SANI E POLITICA RIVOLTA ALLA SALVAGUARDIA DELLE PROPRIE AZIENDE.
    NOI INVECE POLITICI CORROTTI CHE DA ANNI SIEDONO SU QUELLE POLTRONE CORROTTI E MAFIOSI SINDACALISTI CHE OGGI SONO PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA O CHE ERANO PRESIDENTI DI CAMERA ECC.

    LA COLPA IN TUTTO QUESTO PENSO CHE SIA NOSTRA .POPOLO CHE UNA VOTA CHIUSA LA PROPRIA PORTA DI CASA NON PENSA ALLO SCHIFO ALLA FAME ,ALLA PENURIA CHE C’E’ IN QUESTO PAESE.

    IO PARLO DA ROMA IN QUESTA CITTA’ OLTRE AGLI IMPIEGATI STATALI ( VERI PARASSITI SOCIALI)GENTE CHE SI PERMETTE 1^ 2^ E ALCUNE VOLTE 3^ CASA CON UNO STIPENDIO(.COME FANNO?) CI SONO ANCHE SCIOPERI ORGANIZZATI DA QUEI SINDACATI CHE COME LEI ANCHE IO AMO ORGANIZZANO SISTEMATICAMENTE SCIOPERI IL VENERDI PER VENIRE A FARE UNA GITA E TORNARE POI AI PAESI DI PARTENZA SENZA AVER OTTENUTO NULLA CON CONSEGUENTE DISAGGIO PER CHI CI VIVE. SAREBBE MEGLIOCHE LO FACESSERO PER ALCUNE SETTIMANE BLOCCANDO I NOSTRI PARLAMENTARI DENTRO MONTECITORIO IN MODO DA FARGLI CAPIRE CHE LA LORO VENUTA A ROMA NON E’ UNA GITA.

    COME LEI DICE IL VERO NEMICO DELLE PMI E’ LO STATO MA LO STATO NON SIAMO NOI ?
    LEI PARLA CHE SI PUO’ AGGIRARE LO STATO FORSE DELOCALIZZANDO COME HO CAPITO ABBIA FATTO LEI ANDANDO IN INGHILTERRA E POI IN BRASILE.

    ALL’ORA ARRENDIAMOCI E NON LA PRENDA SUL PERSONALE ABBANDONIAMO L’IDEA DI RESISTERE E SCAPPIAMOCENE I QUESTI PAESI .OK.
    LASCIAMO IL NOSTRO PAESE SENZA SPERANZA LASCIAMOLO AL PROPRIO DESTINO NON METTIAMOCI PIU’ UN EURO SULLA CASELLA ITALIA.OK.

    SE QUESTO PENSO CHE SIA PENSO CHE IL PRESIDENTE DI PMI DEBBA ANDARE IN TV E DIRE ALLE ISTITUZIONI CHE LE PMI SONO PRONTE AD ANDARSENE DA QUESTO PAESE SE LECOSE NO CAMBIANO NELL’IMMEDIATO.

    PER IL SIG.CIVALE POSSO DIRE CHE CONDIVIDO PIENAMENTE CIO CHE DICE NON CI SONO DUE ITALIE MA UNA E INDIVISIBBILE E CHE COME HO GIA DETTO IL PRESIDENTE DI PMI ORGANIZZI ANZCHE PER IL CENTRO SUD QUALCHE MANIFESTAZIONE PER FAR SENTIRE LA VOCE DELLE PMI DEL SUD.

    LO SCIOPERO DELLA FAME POTREBBE ESSERE UN INIZZIATIVA MA SE LA SI FA IN DUE PENSO CHE SI FACCIA LA FINE DI TANTE ALTRE PROTESTE INASCOLTATE.

    SALUTI E FATEMI SAPERE IN QUALE PAESE ANDARE PER LAVORARE.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...