La lettera dell’ing. Rastrelli della Sert ad ICR

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Pubblichiamo  qui di seguito quanto ricevuto dall’Ing. Riccardo Rastrelli titolare della ditta SERT di Leinì (Torino) che con i suoi dipendenti ed il sindacato sta combattendo per la sopravvivenza dell’impresa messa a rischio a causa di un groviglio d’interessi in cui si mescolano politica, affari e malavita organizzata che lo ha travolto, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di trenta famiglie. Tutti i membri di ImpreseCheResistono sono invitati a dare la massima pubblicità a questa vicenda

La Sert costruisce catene di montaggio per auto, camion e veicoli industriali ed è uno dei principali fornitori del Gruppo Fiat – Iveco – Cnh a livello europeo. Con sole 28 persone riusciamo a fatturare circa 14 milioni di euro l’anno, con un fatturato medio di 500 mila euro a persona e siamo stati compresi tra le “100 aziende a più elevata tecnologia del Piemonte”
Tutti i nostri dipendenti sono assunti a tempo indeterminato, con stipendi superiori alla media del settore metalmeccanico e siamo in condizione di assumere altro personale.
Nonostante tutto questo corriamo il rischio di chiudere e mettere in liquidazione l’azienda a causa di una vicenda che è ai limiti dell’assurdo: un cimitero che il Comune di Caselle Torinese ha deciso di costruire in frazione Mappano, a pochi metri del muro di cinta dello stabilimento e della casa in cui vivo con mia moglie e i miei figli
Tutto questo ci rende impossibile proseguire l’attività, perché, a meno di traslocare, con costi insostenibili, da una sede che occupiamo da 42 anni, tutte le strutture dell’azienda sono comprese nella “fascia di rispetto” prevista per i cosiddetti “luoghi di culto”, che pone il vincolo acustico e di inedificabilità assoluta entri il limite minimo di 200 metri.
Da quel momento i nostri capannoni sono inutilizzabili, invendibili, hanno perso ogni valore di mercato e naturalmente non possono più servire come garanzia per le banche.
Inoltre il cimitero è stato costruito su un terreno a rischio idrogeologico (tre inondazioni negli ultimi quindici anni) e comunque inadatto a causa delle caratteristiche idrometriche del sottosuolo, che non lascia passare l’umidità: quindi, oltre al rischio alluvione, abbiamo la certezza dell’inquinamento.
La ragione di tutto questo è molto semplice: il cimitero è solo una scusa per costruire un forno crematorio che dovrebbe servire la parte Nord della Provincia di Torino.
Sulle prime abbiamo creduto che si trattasse della operazione di sottobosco politico – affaristico trasversale, tra interessi molto più grandi di noi.
Nonostante le ripetute e documentate istanze di accesso presentate dai nostri legali, il Comune di Caselle e la Regione Piemonte per oltre un anno non ci hanno messo a disposizione la documentazione richiesta necessaria per addurre le nostre ragioni in sede cautelare presso il Tar Piemonte e il Consiglio di Stato.

Ancorché tenuto a farlo, il Comune di Leinì, sotto il quale ricade il territorio sottoposto a vincolo su cui sorge la Sert, non si è costituito in giudizio a favore di un suo concittadino e di un’azienda che paga le tasse nel suo Comune, nonostante lo stesso Tribunale Amministrativo abbia rilevato l’esplicita quanto illecita ingerenza del Comune di Caselle Torinese sul territorio del Comune di Leini per palese difetto di giurisdizione.
Ma a giugno 2011, quando Nevio Coral, ex sindaco di Leinì per due mandati, capogruppo di maggioranza e padre dell’attuale sindaco Ivano, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Minotauro” condotta dalla Procura della Repubblica di Torino, che lo ritiene il principale referente della ‘ndrangheta nella zona di Leinì e Volpiano, la criminalità organizzata si è unita all’intreccio tra politica, affari e poteri forti.
La vicenda è stata oggetto di interrogazione parlamentare n° 4/12012, presentata alla Camera in data 19 maggio u.s, per il momento ancora priva di risposta, nonostante reiterati e periodici solleciti In contemporanea, le associazioni sindacali territoriali di categoria Fiom-Cgil, Fim-cisl e Uil- Uilm hanno un inviato appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e grazie, anche al fattivo quanto fondamentale apporto fornito dalla Prefettura di Torino, nella persone dello stesso Prefetto Dott. Alberto Di Pace e dei suoi collaboratori, siamo riusciti a rimanere sul mercato, anche per merito dei lavoratori, che hanno accettato di lavorare per mesi senza retribuzione.
Va peraltro rilevato come, una volta ottenuta la documentazione da noi richiesta, il Tribunale di Torino – Sezione Staccata di Ciriè, ha stabilito in sede civile, con sentenza di primo grado non appellata e pertanto passata in giudicato, l’illecita apposizione dei predetti vincoli ed ha riconosciuto l’esistenza dei rischi idrogeologici di varia natura da noi segnalati.
Nonostante tutto e nonostante la nostra puntuale diffida, il Comune di Caselle ha regolarmente aperto il cimitero, iniziando a tumulare e a traslare da altro sito in periodo feriale, prima ancora di inaugurazione e benedizioni ufficiali, con fretta quanto meno sorprendente.
E tutto questo sebbene nel frattempo si siano verificate puntualmente esondazioni e cedimenti, quali il muro di cinta dell’abitazione della mia famiglia, che sorge a fianco dello stabilimento.
Purtroppo il tempo è ormai agli sgoccioli: la sentenza di merito del Tar Piemonte, grazie ad un’esplicita richiesta delle OO.SS., è stata fissata in data 20 dicembre p.v.
Ma ormai anche le banche che fino ad oggi ci hanno supportato, nonostante il corposo portafoglio ordini e il concreto appoggio del Gruppo Fiat, mostrano segnali di nervosismo generati dalla situazione di incertezza in cui stiamo versando.
Viceversa, in presenza di atti che confermino la possibilità della Sert di proseguire l’attività senza ostacoli indipendenti dalle nostre possibilità e capacità, sono disposte a continuare ad assicurarci il loro appoggio.
Ing. Riccardo Rastrelli