Lettera di un amico imprenditore.

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Carlo. Appreziamo e sosteniamo il coraggio di chi si espone personalmente a raccontare l’esperienza che  molti di noi piccoli imprenditori stanno vivendo.

Sono l’amministratore di una piccola società di noleggio Camper di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove da 45anni vivo e lavoro. La mia principale occupazione, intrapresa all’età di 15 anni, è quella di operaio ed ora impiegato metalmeccanico in una media azienda di Busto A.

Dovendo accudire la mia mamma, rimasta invalida dopo un ictus, decisi di acquistare un camper per poterla portare un po’ in giro e non tenerla sempre relegata in casa.

Quattro anni fa, dati i buoni rapporti con il concessionario in cui acquistai il camper e con la persona che si occupava di mia madre durante il giorno, decisi di aprire un’attività di noleggio camper.

Acquistai il terreno e richiesti tutti i relativi permessi e costituita la società, iniziai l’attività con 2 camper, nel 2004, arrivando nel 2008 ad avere 10 mezzi.

Siamo arrivati a questo numero poiché la richiesta era notevole e non con pochi sacrifici siamo riusciti ad ottenere i leasing necessari per comprare la flotta. Abbiamo ricevuto l’aiuto di persone che hanno speso la loro parola per farci ottenere, dal nulla, i leasing per poter iniziare a pagare i camper e le spese che ogni anno dovevamo sostenere.

Il traguardo raggiunto ci ha riempito di orgoglio e nel nostro lavoro abbiamo sempre messo tutta la nostra passione.

E’ vero, abbiamo contratto dei debiti, ma con la consapevolezza che con il valore della proprietà ci sarebbe stata garanzia e fiducia da parte delle banche per portare a termine i leasing da noi stipulati.

I primi bilanci erano bassi e le banche ci hanno concesso lo stretto necessario. Successivamente la situazione è migliorata grazie all’aumento del giro d’affari.

Ora, quello che avremmo voluto ottenere è un mutuo ipotecario per sostituire il leasing con una forma di finanziamento più a lungo termine e soprattutto meno costosa, cosa che ci avrebbe dato anche un po’ di respiro e soprattutto un margine di utile più cospicuo.

Pur avendo presentato alle banche, con il mio commercialista, un piano che dimostra la nostra capacità di far fronte al mutuo in oggetto, ci scontriamo con la rigidezza di un sistema che, in questo momento, concede fiducia e quindi denaro solo a chi ha le conoscenze giuste e non tiene assolutamente conto del passato, della buona volontà e delle capacità delle persone che hanno di fronte.

Ora siamo di fronte alla difficoltà di non riuscire a pagare i leasing perché il giro d’affari si è inevitabilmente ridotto a causa della minor capacità di spesa delle persone. Trovare una soluzione diventa sempre più difficile e ci scontriamo con la freddezza della banca che non vuole nemmeno riceverci per discutere la nostra situazione.

Chiedo solamente, per rispetto ai nostri sacrifici, che leggiate queste mie righe perché sono sicuro che questa nostra situazione accomuna molti altri piccoli imprenditori che devono affrontare ogni giorno pignoramenti e decreti ingiuntivi come fossero delinquenti.

Non so se qualcuno leggerà e avrà la cortesia di rispondere o di verificare quanto da me scritto. Sono poche righe che vorrebbero dire molto di più, non per ricevere carità, ma per ricevere una speranza da chi, con la stessa esperienza, ha resistito e ne è uscito.

Carlo

8 comments on “Lettera di un amico imprenditore.

  1. francesco scrive:

    Carlo, la mia attività è ben diversa dalla tua ma le problematiche sono le stesse per tutti credimi,alle banche non importa nulla della situazione di crisi generale in cui l’Italia si trova giudica soltanto le capacità monetarie dei singoli per concedere o no i crediti.Da tempo il governo,non solo non aiuta ma monco ci pensa di mettere in atto una politica per le piccole e medie imprese come le nostre,e è per questo che ci troviamo in situazioni come la tua mia e di tanti.ICR sta carcando in tutti imodi di dare un impulso a chi deve fare e qualcuno si è accorto ma la strada è impervia ma ce la faremo.Abbiamo bisogno di molti altri come te come me che abbiono il coraggio di dire le cose come stanno e tutti insieme riusciremo a superare questa maledetta crisi.Personalmente non ho delle possibili soluzioni,ma credo che in ICR ci possa essere quacuno che ne abbia,intanto divi resistere e stai sempre co noi.Un saluto

    • Carlo scrive:

      Ciao , Francesco , porti il nome di mio papà e tanti anni fà si iniziavano le scuole al 4 di ottobre , san Francesco patrono d’Italia , povera Italia se fossero qui a vedere i loro sacrifici dopo la guerra e la fame e vedere che vergogna e adesso il paese che hanno ricostruito.
      troppi politici troppi fanulloni troppo di tutto, chi lavora sempre meno.

  2. Ugo Bernasconi scrive:

    Salve Carlo, quello che scrive è ciò che succede purtroppo a tanti. Pensi che ieri ho sentito alla radio la conferenza di Corrado Passera e in buona sostanza ha detto che in Italia le banche hanno aiutato durante la crisi le piccole aziende, peccato che questo “SCIENZIATO” si sia dimenticato di dire che si le hanno aiutate ma a CHIUDERE.

  3. alessia scrive:

    Buongiorno Carlo,
    Tutto ciò che descrive è purtroppo la “normalità” che succede nel sistema Italia.
    Soluzioni concrete non sono in grado di darle però posso dire che possiamo solo cercare di resistere e non far mancare il nostro sostegno a ICR che è un movimento apartitco e che ha EFFETTIVAMENTE a cuore l’interesse delle PMI,e che l’unica speranza che abbiamo è di continuare a insistere con la politica, rompergli le balle per far cambiare questa maledetta politica economica che può solo far rimettere in moto il paese.
    Le banche poi… , buone quelle: se hai fior fior di garanzie allora ti mettono il tappeto rosso, se invece non hai nulla di immobile ma hai la tua volontà, la capacità di far, beh ti dicono: “mi spiace ma non possiamo fare nulla”.
    Carlo non per consolarti ( scusa per il tu) ma per farti capire quanto sono “ottusi” i nostri istituti di credito ti riassumo brevemente il caso di un imprenditore di Leinì: bene questo signore ha un’attività tra Leinì e Caselle con 60 dipendenti, questa estate si accorge che nel terreno vicino ai suoi capannoni stanno costruendo, si informa e scopre che stanno facendo un cimitero per 2.200 salme. Ok nulla di male, se non scopre che ai sensi del regolamento comunale, quando c’è un cimitero ci vuole una certa distanza in quanto il cimitero ha anche il forno crematorio. Morale della favola, le banche con cui lavorava questo signore hanno saputo della costruzione del cimitero, gli hanno negato dei finanziamenti che gli servivano per completare delle commesse grosse e si ritrova nei casini.
    Si è rivolto ai comuni di Leinì e Caselle che sostengono di aver fatto la delibera ad hoc, è andato anche dalla Regione che ha fatto esaminare la delibera e non ha trovato “gabole” a favore dell’imprenditore. E’ questa l’ Italia che dobbiamo cercare di cambiare! Con tutto il rispetto per i 2200 morti, ma il “genio” che ha fatto lo studio, ma possibile che non si è accorto dei capannoni di questa ditta?

    • Carlo scrive:

      Buonasera a te Alessia , nessun problema per il tu figurati se serve il lei. Da cattolico quando si dice il padre nostro si da del tu a Dio figuriamoci tra di noi beh se ti dovessi raccontare cosa ha combinato il comune in cui vivo anni fà sul cimitero ti verrebbe il vomito , ti basta pensare che allora ci hanno mal tolto 800 milioni delle vecchie lire , per pasticci loro, ma ripartendoli sui contribuenti erano solo una 45 mila lire . beh ci hanno chiesto per favore di non fare causa al comune , ma che gente.
      comunque ogni giorno la gente e più seccata e stufa , sono tutti esasperati di chi come me pensava sempre cosa fare domani dopodomani , oggi faccio fatica a pensare come finire la giornata.
      Grazie del tuo supporto

  4. davide scrive:

    Cari colleghi,ma perchè meravigliarsi adesso di un sistema, che aveva già molteplici lacune e collusioni (Stato-criminalità organizzata a 360°) ai tempi dello IOR ? E per arrivare ai ns. giorni il caso Verdini ? Purtroppo abbiamo una classe politica vetusta,fossilizzata in quelle poltrone. In Inghilterra il nuovo Premier ha 45 anni, e all’opposizione? 40 anni.Ha ragione Bernasconi, la ex b.Intesa qui in Sardegna si è fusa con il Cis (credito industriale sardo),il cui presidente è un noto imprenditore edile,una breve storia:un amico impiantista gli fece una piscina per un albergo,in cui c’era pure la fornitura delle piastrelle,avvenuta la scelta delle stesse( ma senza aver firmato alcun campione) i lavori proseguono,a collaudo la piscina viene riempita,l’impianto funziona,però l’imprenditore non gradisce il colore delle piastrelle da lui scelte verbalmente ma non avendo firmato di suo pugno alcun campione si ritenne insoddisfatto del lavoro svolto,di conseguenza contestazioni,cause,che purtroppo il mio amico perse,in quel periodo 360 milioni di £ erano parecchi,ma anche adesso tradotti in €. Se queste sono le persone che vengono scelte…AUGURI Tanti saluti Davide (im.teksrl@tisali.it)

  5. Ugo Bernasconi scrive:

    Volevo chiedere un Vs parere:

    oggigiorno cosa si prova a sentir parlare di CADUTI PER LA PATRIA.

    Dove patria =Italia è un paese che:

    a) gestito da mascalzoni
    b)dove chi denuncia la malavita viene lasciato solo
    c)dove i cittadini ed imprenditori onesti vengono lasciati senza casa da EQUITALIA
    d) dove chi delinque avanza e chi lavora viene frenato

    Ma valla pena morire per la patria?
    Personalmente no !

    d)

    • Carlo scrive:

      Ciao , Ugo , ma credo che chi ci vada in quelle situazioni sia consapevole di cosa va a fare e cosa rischia ci sono operai e imprenditori che ogni giorno rischiano la vita e nessuno si degna di rispettare il lavoro onesto di chi fà.
      Poi diciamola tutta , di sicuro non sono razzista , ma se non riusciamo a essere delle persone per bene in Italia , figuriamoci cosa andiamo a esportare in quei paesi, zii che uccidono stuprano , mamme che uccidono i figli in italia , spazzatura in giro dappertutto , non solo a Napoli, fino a quando non ci facciamo noi tutti un esame di coscenza e iniziamo a far capire ai nostri concittadini italiani che non serve buttare la spazzatura in strada bruciarla , nel 2010 dobbiamo spiegare la differenzata , io sono preoccupato per il livello di intelligenza che si trova in giro, guardiamoci noi prima di andare a dire cosa e come fare agli altri paese.
      un Saluto

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