Dalla Fiat ai russi, ecco perché tutti vogliono andare a produrre in Serbia

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 fare da tramite c’è la Serbia, grazie a un accordo di libero scambio con la Federazione russa: deve essere stato anche questo ad aver già portato nel paese 200 imprenditori italiani. Questo piccolo, per ora, esercito dei delocalizzatori italiani vale un giro di affari di 2 miliardi di euro l’anno, destinato a crescere in maniera esponenziale una volta che l’investimento Fiat entrerà nel pieno regime produttivo. La Siepa (agenzia serba per gli investimenti) ha previsto addirittura che Fiat sarà un volano che porterà 30mila posti di lavoro tra diretti e indiretti nel settore auto, occupati in aziende di componentistica che non lavoreranno solo per Fiat.
L’attrattività della Serbia dunque non arriva solo dai salari bassi, mediamente intorno ai 350 euro, o dal piano di incentivi fiscali e finanziari che è valso al paese il primo posto nella classifica della Banca mondiale in materia di riforme economiche per attrare investimenti stranieri. Agevolazioni che vanno dai terreni forniti gratis a chi stabilisce nuovi impianti produttivi ai contributi del governo a fondo perduto per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato: dai 2mila ai 10mila euro, a seconda della portata dell’investimento – minimo un milione di euro – e del numero di impiegati – minimo tra 10 e 50 -. Fino ad arrivare all’esenzione dalle tasse per dieci anni se si investe in capitale fisso almeno 7,5 milioni di euro e si impiegano oltre 100 addetti a tempo indeterminato (si veda Il Sole 24 Ore di sabato 24 luglio).

C’è di più ed è forse questo di più che ha generato tanto slancio. C’è infatti un accordo di libero scambio tra la Federazione russa e la Serbia che assicura un trattamento favorevole per la merce oggetto dell’interscambio. Per non pagare oneri doganali ovviamente sono previste delle condizioni. E cioè: il paese d’origine della merce deve essere la Serbia, è obbligatorio l’acquisto e la fornitura diretti e infine la fornitura deve essere accompagnata dal certificato di origine.

Affinchè la Serbia si possa dichiarare paese d’origine è necessario che i manufatti siano stati interamente prodotti in Serbia, magari anche utilizzando materie prime, semilavorati e prodotti finiti originari di qualche altro paese. A patto però che tali prodotti siano stati trasformati in gran parte Serbia. La lista delle merci interamente prodotte in Serbia è lunga ma il punto che interessa gli imprenditori riguarda i manufatti prodotti in Serbia da materie prime serbe. Se i manufatti prevedono la lavorazione o trasformazione di materie prime o componenti provenienti dall’estero o di origini sconosciute, il valore di questi non deve superare il 50% del valore totale della merce esportata dalla Serbia. Altrimenti ci si ferma prima del ponte.

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One comment on “Dalla Fiat ai russi, ecco perché tutti vogliono andare a produrre in Serbia

  1. alessia scrive:

    Queste sono politiche concrete peccato che chi lo prende in quel posto là….. siamo sempre noi.!
    Ho l’impressione per non dire la certezza che i politici serbi che “vengono da regimi comunisti” hanno più concretezza dei nostri politicanti che, anzichè dire…” diamoci da fare per dare un segnale forte all’economia e incentivare l’occupazione”… sti imbecilli si “beano” delle decisioni Fiat ( è una multinazionale deve fare strategie per stare in piedi).
    Chiedo scusa per le parole “scurrili” che tra poco seguono.
    Grandissimo pirla di un politico, come fai a bearti di una situazione del genere? Fiat rappresenta la più grossa industria Italiana mi spieghi come fanno stranieri o imprenditori italiani a decidere di investire in Italia quando la più grossa impresa se ne va? Non sono pirla come te quando sanno bene che il fisco è insostenibile e ti devi pagare un commercialista che abbia “le palle quadre” per poterti assistere, devi pagare un dottore in paghe e contributi per fare le buste paga perchè un ragioniere semplice non basta e devi “pregare il buon Dio” che sia capace altrimenti tu imprenditore, evasore, schiavista ( come ci definiscono alcuni politici e giornali) sei in un mare di casini e ti ritrovi stritolato tra sindacati, inps che solo per uscirne devi avere due polmoni ben tosti e coronarie resistenti.
    Studi di settore: se sei congruo sei un bravo cittadino, mentre se non sei congruo perchè NON HAI LAVORO, perchè i tuoi clienti a loro volta non ne hanno sei un evasore, o un imbecille che non sa fare l’imprenditore quindi devi avere l’accertamento, dibattere, sperare di trovare un funzionario delle entrate non prevenuto e che ragioni, e pregare di cavartela.
    Tolto questo ti ritrovi a dover combattere con i tuoi concorrenti sul mercato in cui ti trovi: clienti che ti contestano i prezzi basandoti solo sul costo e non approfondendo se il prezzo che mi contesti è a parità di prodotto.
    Politici non è forse ora di piantarla di spremerci come dei limoni ( succo non c’è più stanno per rimanerci le ossa) e mettersi a FARE POLITICHE SERIE E CONCRETE DI SVILUPPO ( Togliere gli studi di settore, detassazione degli investimenti per almeno 5 anni), togliere le trattenute ai dipendenti e dare loro lo stipendio lordo e che provvedano loro direttamente a pagarsi i contributi, ecc.ecc.
    Se in tempi brevi non vi attivate CONCRETAMENTE NON CON LE SOLITE CHIACCHIERE il nostro Paese è destinato a farsi benedire e con esso tutte le PMI che hanno contribuito al benessere di tutti anche vostro!
    FINTIELA CON LE CHIACCHIERE PASSATE ALL’AZIONE!

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