Il Quarto Stato oggi si chiama Pmi.

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“Si gridò così al miracolo o s’inneggiò, più prosaicamente, alla nostra proverbiale arte d’arrangiarci. Ma adesso non si vede quale potrebbe essere l’ancora di salvataggio per le piccole imprese, se non una politica industriale efficace e tempestiva, che tuttora manca o è largamente insufficiente.”

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/15-ottobre-2009/quarto-stato-si-chiama-pmi.shtml

Diciamo che se ne sono accorti tutti … di noi piccoli, e delle nostre enormi difficoltà.  Arrivano mòniti e suggerimenti più o meno velati da direzioni diverse, dalla stampa, dalla BCE, dalle banche, alle quali indirizziamo spesso le accuse, sicuramente in parte lecite e giustificate. Eppure…. tutto tace, veniamo liquidati, noi con i nostri problemi e con quelli dei nostri collaboratori, con un “spiacenti, tutto quanto si poteva fare è stato fatto”, oppure “non c’è copertura per prevedere altro”. Stop, ed in queste affermazioni, le uniche che assumono concretezza, si dovrebbe delineare la nostra fine.

Possiamo asserire che la copertura finanziaria  per sostenerci oggi non esiste, ma la ragione per questo default è nel fatto che nemmeno la si cerca.

Abbiamo fatto notare più volte, che l’abolizione dell’irap è necessaria, urgente ed indispensabile. Se non esiste ad oggi la copertura, la trovino domani, aumentando la tassazione dei proventi finanziari fino almeno alla media europea, che si attesta intorno al 23% contro il nostro 12,5%.

Abbiamo fatto più volte notare ed abbiamo più volte richiamato il governo al rispetto del programma elettorale, per quanto concerne l’iva per cassa, e qui non si pone problema di copertura, al contrario si pone il problema per lo stato, che se vuole incassare l’iva , le pubbliche amministrazioni insieme ai grandi gruppi industriali dovrebbero pagare in maniera maggiormente sollecita rispetto ad oggi.

Abbiamo anche fatto notare come non sia possibile per le imprese oggi, con i cali di fatturati, la stretta creditizia, le insolvenze etc.etc. fare fronte alle imposte derivanti dal 2008, invitiamo per questo qualcuno del governo più ferrato di noi in materia a venire nelle nostre aziende, prendere i nostri conti bancari, i nostri debiti e i nostri crediti e provare, naturalmente senza menzionare la propria carica istituzionale ad alcuno, a fare fronte alle imposte, all’iva, agli stipendi, ai contributi, ai leasing, ai mutui, ai finanziamenti, alle utenze, agli interessi passivi bancari e magari riuscire anche a farci avere un piccolo compenso, cosa a cui molti di noi hanno rinunciato da tempo.

Noi, imprenditori, ci stiamo da tempo mettendo tutto quanto possiamo per resistere, e questo è il nostro lavoro, la nostra competenza. Il governo dovrebbe ascoltare i problemi dei propri cittadini, delle proprie imprese e trovare le soluzioni.  Certo, se la soluzione sta nel sacrificio sempre e comunque di una sola parte che ha dato e continua a dare tanto, forse troppo anche oggi, siamo ben lontani dal trovarle queste soluzioni. Mettiamo seriamente in gioco la spesa pubblica e gli sprechi della nostra amministrazione, mettiamo mano ai compensi dei nostri politici, dei nostri amministratori,  dei nostri presidenti di regione etc etc, compensi che nella maggior parte dei casi superano i compensi di qualsiasi altro paese. Mettiamo mano ai benefits, alle auto blu, ai portaborse, alle pensioni d’oro dei nostri politici,  alle indennità, mettiamo mano agli sprechi di danaro pubblico, e fatto questo, razionalizzato questo, potremo accettare il fatto che i soldi non ci siano.

Ad ognuno il proprio compito,  se i problemi dobbiamo risolverceli noi, ci chiediamo, a cosa ci serve un governo? Se il sistema creditizio oggi, non risponde alle nostre urgenze ed è un sistema che ci chiede solo il danaro e non ce lo presta, a cosa ci servono le banche?

Se dobbiamo chiudere signori, chiediamo almeno che ce lo comunichino in maniera diretta e non con il silenzio e l’indifferenza che ad oggi ci viene riservata, e nemmeno con scuse campate in aria, chiediamo il rispetto almeno della nostra evidentemente mal valutata intelligenze da “pecore da tosare, e non di pecore a cui tagliare la gola”… (per chi ha colto il senso di queste parole).

Se dobbiamo chiudere signori, chiudiamo, con estremo rammarico per il fallimento di generazioni di imprenditori che hanno fatto della loro capacità la ricchezza di questo paese, con estremo rammarico per i nostri collaboratori, con estremo rammarico per il paese che abbiamo amato. 

L’unica cosa che non cesseremo mai  è quella di fare impresa, la cosa a cui non rinunceremo di certo è la nostra capacità di creare lavoro ed innovazione, alla nostra inventiva, dovremo solo portarla in altri paesi, in paesi che oggi incentivano le imprese e il fare impresa, perchè oggi, in Italia, l’essere imprenditori è quasi una colpa, all’imprenditore viene tolta ogni dignità, ogni merito, fino a costringerci alle lacrime, ad andare in piazza, a fare lo sciopero della fame. La crisi attaglia il mondo, ed in altri paesi qualcosa di diverso è stato fatto, a partire dalla riduzione delle imposte sul reddito delle imprese, sul costo del lavoro, degli accorgimenti concreti a salvaguardia delle imprese si sta tentando,  ma qui tutto tace… non ci sono i soldi.

Però… lo scudo fiscale con tassazione dei capitali illecitamente esportati al 5% viene giustificato con ” porterà soldi nelle casse dello stato” e porterà soldi nelle tasche e nelle imprese degli evasori. A noi, che andando avanti con questo sistema presto saremo costretti a divenire evasori a nostra volta, cosa di cui qualcuno sicuramente sarà molto contento, vedi Equitalia ed Npl spa, ecco cosa si prospetta:

Bankitalia: dalla scudo possibili effetti negativi su future imposte.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/10/bankitalia-scudo-fiscale-audizione.shtml?uuid=d888fcc8-b976-11de-8e82-7af95a44f68d&DocRulesView=Libero

Tutto questo, sottolinea il direttore generale di Bankitalia avrà ripercussioni sulla pressione fiscale, che «passerebbe dal 42,8 al 43 per cento collocandosi ai valori più elevati degli ultimi decenni»

Ecco!  A buon intenditore…. e imprenditore….