Banche, la trasparenza è un miraggio, in un anno raddoppiati gli esposti

Da Via Nazionale una netta “bocciatura” per gli istituti: “Serve un cambiamento radicale

Ecco un’altra bocciatura dopo quella per il fisco, le banche, ma scusate bankitalia a New York non aveva anche essa bocciato le Pmi?

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A noi piacerebbe tanto che quadruplicassero gli esposti, se gli imprenditori piccoli tutti uscissero dalla paura, le banche dovrebbe inchinare il capo e fare un mea culpa senza precedenti…che potrebbe cambiare il nostro futuro.

BANCA D’ITALIA A NEW YORK: PMI, TROPPE E MAL GESTITE

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Le PMI italiane sono troppe – sono milioni, la media e’ di 3.9 dipendi per societa’ – sono troppo piccole, private, carenti di risorse finanziarie e manageriali adeguate. Troppo spesso condizionate dalla conduzione familiare, non hanno saputo modellarsi per rispondere ai cambiamenti mondiali (globalizzazione, rivoluzione tecnologica e nascita dell’euro) degli ultimi dieci anni, non prendono rischi e non investono abbastanza nella ricerca e sviluppo.

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Ecco siamo alle solite, il bue che dice cornuto all’asino.

1 date alle pmi  italiane la stessa possibilità di emettere credito 1/60 e vedrete come diventano brave a creare utili (farlocchi come quelli delle banche)

2 banca d’Italia come abbiamo visto è composta da:

Banca Intesa…. bilanci farlocchi e clamorosamente in perdita se fossero veri.

Unicredit… tecnicamente fallita da molto tempo, guardare la genialità dei manager sulle operazioni in euro sull’area est.   

MPS.. tanto geniale che quest’anno non paga le cedole, messa malissimo.

Insomma prima di provare a spostare il problema sulle pmi italiane, tacciate di “ignoranza” imprenditoriale a destra e a manca, lor signori dovrebbero guardare al proprio interno e ricordarsi che questa “crisi” l’hanno creata loro investendo in derivati senza saperli in fondo gestire, facendo mutui  sopravvalutando gli immobili e regalando fidi e finanziamenti a coloro che si presentavano nei loro uffici con occhiali da sole e 24 ore, senza scrivanie, uffici o attività produttive, per i quali hanno dovuto girare a perdita miliardi di euro, insomma sono state infinocchiate alla grande.

Signori delle banche, per piacere, tacete che siete ridicoli oltre che evidentemente grandi inetti.

Inoltre senza i nostri immeritati guadagni su cui lor signori banchieri speculano sui tassi applicati e le commissioni, (bpm ha fatto utili solo per le commissioni) sarebbe da tempo fallite come quelle americane, fallite e a rischio fallimento (circa 600) perchè devono mettere a bilancio i valori REALI del loro attivo patrimoniale, ossia il valore di mercato attuale degli immobili, cosa che banca d’italia e tutte le altre banche italiani “dimenticano” di fare. Non dimentichiamo anche che qualche “bancona” italiane mette nell’attivo patrimoniale anche il valore ( ah ah ah) presunto, direi anche fantasioso, dei loro manager, traducendo i loro compensi annuali come patrimonio aziendale.

Ripetiamo l’invito quindi…un pò di serietà e magari anche vergognarsi un pochino….

Care banche chiacchierone, ricordatevi bene di questo:

Dopo l’abrogazione del Glass Steagall Act nel 1999, e dopo oltre un decennio d’incursioni de facto, le grandi banche sono state capaci di dare nuovamente vita agli stessi conflitti strutturali d’interesse che erano endemici negli anni ’20: finanziamenti agli speculatori, impacchettare e cartolarizzare crediti per poi rivenderli all’ingrosso o al dettaglio,caricando costi a ogni successivo passaggio. E per gli analisti bancari molti di questi titoli sono ancora più difficili da interpretare dei rispettivi equivalenti degli anni ’20. In molti casi il titolo non esiste fisicamente, e l’intero processo è gestito da computer con formule automatiche”.

Il motivo della crisi attuale, è l’abrogazione del Glass-Steagall Act.

Care banche, siete state in grado di rovinare l’economia reale ancora una volta, perseverate negli errori facendoli pagare agli altri, unicamente perchè non esiste un governo capace di mettere delle regole al vostro modo assurdo e dannoso di fare danaro. Non avete davvero nulla da rimproverarci visto gli esempi ripetuti dei vostri maldestri fallimenti. Quindi un riguardoso silenzio sarebbe gradito.

Se il direttore di turno vi ha consigliato un mutuo personale su una vostra proprietà per rifinanziare la vostra azienda….

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Importatissima sentenza del Tribunale di Latina – sezione staccata di Terracina – riporta che il mutuo erogato per ripianare una preesistente esposizione chirografaria è nullo.

La sentenza n. 409/09 emessa dal Tribunale di Latina – sezione staccata di Terracina – dichiara la nullità dei contratti di mutuo fondiari erogati per ripianare delle preceenti esposizioni.

Questo naturalmente conporta la nullità delle ipoteche iscritte, e nulla è dovuto alla banca mutuante da parte del contraente, in quanto la causa concreta di garanzia è incompatibile con il tipo legale del mutuo, ex art. 1418 c.c..

Questo è stato scritto da Liberoreporter.it il 18 febbraio 2010

MUTUO DI SCOPO  Da MERCATO LIBERO-LEGAL

lunedì 14 settembre 2009


E’ molto frequente che imprenditori con affidamenti non garantiti, vengano sollecitati dalle banche a contrarre un mutuo, che permetta loro di abbattere (solo virtualmente) la debitoria maturata con lo stesso istituto. La banca, di contro, a fronte del credito erogato si ritrova “assicurata” da una garanzia ipotecaria. Analizzando gli estratti conto è facile rinvenire tra le operazioni contabili un passaggio in pari data del tipo: erogato mutuo per € ………., e contestualmente rilevare l’abbattimento della debitoria su conto corrente !!! Il mutuo, ad eccezione del chirografario, è concesso con una causale (o scopo): la più frequente è l’acquisto di macchinari, o la costruzione/ristrutturazione di immobili, ed in ogni caso per realizzare una attività programmata. La Cassazione, ha ancora una volta sancito un principio importantissimo: poichè l’imprenditore, contraendo un mutuo di scopo, non si obbliga solo a restituire la somma mutuata con i relativi interessi, ma anche a realizzare l’attività programmata, tale impegno assume rilievo causale nell’economia del contratto; pertanto sia la compensazione tra un debito preesistente nei confronti del mutuante e le somme erogate, che la mancata realizzazione dell’opera determina la nullità del contratto di mutuo, cui consegue l’obbligo per la Banca di restituire al “beneficiario” del finanziamento quanto percepito a titolo di interessi spese e sorte capitale, se portato ad estinzione.

Gli “azionisti” di Bankitalia

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Mi raccomando, se avete un problema con la vostra banca, rivolgetevi agli organi di controllo di bankitalia…sarete sicuramente appoggiati.

“Stranamente la Banca d’Italia è una società per azioni che appartiene a banche italiane e, in misura minore, a compagnie d’assicurazione”

I partecipanti al capitale della Banca d’Italia 

Lo statuto della Banca Centrale all’articolo 3 specifica le tipologie giuridiche dei soggetti che possono detenere quote del capitale sociale. Prima della revisione del 12 dicembre 2006, lo stesso articolo indicava che il pacchetto di controllo deve essere detenuto da soggetti pubblici.
La legge 28 dicembre 2005, n. 262, Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, prevedeva all’articolo 19, comma 10:

  1. Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.

La distribuzione delle quote è rimasta sostanzialmente invariata dal 1948 ad oggi, e gli unici cambiamenti sono stati dovuti alle acquisizioni e fusioni bancarie avvenute nel frattempo. Al 31 gennaio 2008 l’elenco dei principali partecipanti, indicato sul sito, è il seguente:

Partecipante Quote Voti
Intesa Sanpaolo S.p.A. 30,3% 50
UniCredito Italiano S.p.A. 22,1% 50
Assicurazioni Generali S.p.A. 6,3% 42
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. 6,2% 41
INPS 5,0% 34
Banca Carige S.p.A. 4,0% 27
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 2,8% 21
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. 2,5% 19
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. 2,1% 16
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. 2,0% 16

L’elenco dettagliato si trova sul sito web della Banca d’Italia

http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf

 Si può osservare come il numero di voti non sia proporzionale al capitale detenuto, per evitare sia eccessive frammentazioni che eccessive concentrazioni nell’esercizio del diritto di voto. In particolare, è previsto un voto ogni 100 quote fino alle 500 quote possedute, e poi un voto ogni 500 quote detenute in più delle 500. Nessun partecipante può disporre di oltre 50 voti, né può rappresentare più di 2 partecipanti.

unicredit

generali

e poi chi sarà mediobanca?

Per il resto, se volete davvero capire il perchè le banche non si toccano, i grandi gruppi non pagheranno mai entro i termini richiesti, e i giornali non dicono la verità… iniziate a scongelarvi il cervello e prendete consapevolezza della ragione vera delle cose… nessuno ve lo dirà mai…

Il Governo approvò una modifica dell’Art. 3 dello Statuto, che ora recita così: “il trasferimento delle quote avviene, sul proposta del Direttorio, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto”. Cioè la Banca decide chi può detenere le azioni, sia esso pubblico o privato, senza dover rendere conto di nulla allo Stato. Per inciso sapete a quale cifra l’Art. 3 fissa il capitale sociale di Banca Italia? Esattamente a 156.000 Euro, nemmeno il valore di un monolocale!!!

Gli accordi INTESA e Confindustria a sostegno delle PMI.

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Un grande accordo per rendere più forte il paese….Crescere insieme alle imprese. La nostra Impresa? Sostenere le piccole e medie imprese. Per le piccole e medie  imprese abbiamo 5 miliardi di risposte.

Questo il bellissimo slogan che illustra i programmi che Intesa S.Paolo e Confindustria Piccola Industria  hanno studiato insieme per sostenere le pmi Italiane.

Guardiamo il dettaglio dell’offerta.

http://www.imprese.intesasanpaolo.com/scriptImpn0/imprese20/ImpreseIntesaSanpaolo/nop/ita/crescere_insieme/crescere_insieme_outsite/ita_crescere_insieme_outsite.jsp

· Sostegno al capitale circolante

In cosa consiste l’iniziativa ?
Si tratta di una particolare linea di credito predisposta dalla Banca a favore dei propri clienti.

A chi è destinata l’iniziativa?
L’iniziativa è destinata alle piccole e medie imprese (come definite dalla normativa comunitaria, secondo i seguenti parametri dimensionali: meno di 250 dipendenti e fatturato minore di 50 milioni di euro, oppure con totale attivo di bilancio fino a 43 milioni), imprese che hanno ottenuto dalla Banca l’anticipazione di crediti vantati verso propri clienti e che intendono dotarsi di uno strumento per poter meglio affrontare l’eventuale mancato incasso di tali crediti. .
Traduzione: linea di anticipo fatture e/o sbf .
“Capitale Circolante” rappresenta quindi uno strumento aggiuntivo per supportare queste aziende, con l’obiettivo di assorbire possibili tensioni di liquidità indotte dall’insolvenza della propria clientela.

Come si accede all’iniziativa?
L’impresa deve avanzare una domanda di concessione, a seguito della quale la Banca avvia alla fase istruttoria per accertare la “bancabilità” delle richieste. Primo scoglio … valutazione in base al rating, rating con il quale si è giustificato sin oggi il fatto che molti di noi non sono “convenientemente bancabili” per molti istituti.
Tecnicamente come si concretizza l’operazione?
Si tratta di una apertura di credito in conto corrente di tipo transitorio, con durata massima di 12 mesi, che deve essere assistita da garanzia consortile in misura non inferiore al 50%.
L’apertura di credito è operativa su un conto corrente dedicato sul quale vengono addebitati gli importi in precedenza anticipati dalla Banca – a valere su una distinta linea di credito di anticipo di portafoglio – relativi a crediti vantati dall’impresa verso propri clienti e rimasti insoluti alle rispettive scadenze.
Il saldo debitore di tale conto corrente dedicato produce interessi passivi nella misura concordata.

Secondo scoglio.. Banca Intesa San Paolo è una delle banche che ha aderito alla moratoria, nel quale già è prevista la possibilità di accedere ad un allungamento del credito (in questo caso insoluto) fino a 270 giorni senza costi aggiuntivi nè garanzie aggiuntive. Questo punto invece parla di garanzie al 50% dei consorzi fidi, il tutto si traduce in riduzione del rischio per la banca del 50% ed aumento di costi per il cliente. Inoltre  si può allungare sino a 12 mesi, pagando interessi passivi trimestrali, che ci piacerebbe fossero già indicati, per trasparenza intendiamo. Questo si traduce in parole povere, il mio credito insoluto che la banca ha già anticipato in c/c con i relativi costi di anticipazione, si spostano per 12 mesi su un conto dedicato, per cui non mi vengono addebitati gli insoluti su c/c restando la disponibilità anticipata, ma tali importi spostati su altro conto generano un conto Rosso su cui andrò a pagare interessi sino allo sperabile pagamento.

Qual’é l’importo concedibile?
L’importo dell’apertura di credito non può essere superiore al 25% della linea di credito per anticipazione di portafoglio usufruita dal cliente, per un importo massimo di 250.000 euro.

Terzo, la moratoria non prevedere un limite di importi per lo spostamento delle scadenze dei crediti certi ed esigibili. Qui si prevede un massimo del 25% sul totale del fido concesso. Per molti di noi questi fidi hanno importi bassi. E poi, quanto ci costa la pratica per l’apertura della nuova linea di credito?


Come avviene l’azzeramento del conto corrente dedicato?
Alla fine dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre di ogni anno, fino alla scadenza concordata, il saldo debitore del conto corrente dedicato sul quale opera la linea di credito viene azzerato, con addebito del saldo sul conto corrente ordinario, ove il cliente avrà predisposto idonea provvista.

Qui la cosa si fa nebulosa. Alla fine di ogni trimestre, contestualmente al calcolo delle competenze, il saldo del conto viene azzerato, per cui ogni 90 giorni e non 270 come da accordo abi, il debito viene girocontato sul c/c ordinario insieme presumiamo agli interessi debitori della nuova linea di credito e del c/c ordinario stesso. A queste scadenze il cliente se non ha ricevuto il pagamento del credito, dovrà predisporre copertura, ossia portare denaro per sanare l’eventuale sconfino generato. Questo è quello che capiamo, se i termini sono diversi occorrerebbe adeguata rettifica esplicativa.  Dove sta il vantaggio per il cliente?

Rinvio rata mutui e leasing

Questo sostanzialmente è l’accordo abi a cui ha aderito la banca. Nulla di nuovo quindi, se non eventuali richieste di ulteriori garanzie da parte di soggetti terzi.

 RICAP Moltiplica

qui sta il bello.

A chi si rivolge?
La linea di finanziamenti Ricap Pmi si rivolge alle piccole e medie imprese costituite in forma di società di capitale operanti nei settori industria, commercio, agricoltura, servizi, turismo e terziario in genere. Sono escluse le imprese attive nel settore immobiliare/edilizio.

In quale misura può essere concesso il finanziamento?
L’importo del finanziamento è correlato all’ammontare dell’aumento del capitale sociale dell’impresa cliente da parte dei soci, sino ad un multiplo di 4 volte, secondo la discrezionalità della banca.
Il finanziamento può essere concesso per un massimo di 5 milioni di euro e il versamento dell’importo dell’aumento deve essere effettuato prima della stipula del contratto di mutuo. 
 Abbiamo chiesto chiarimenti alla banca che non ha ancora risposto, il nebuloso sta nel fatto che non si capisce se ,come versamento, si intenda il denaro che i soci hanno versato come finanziamento nel corso dell’anno, (noi imprenditori abbiamo questo bruttissimo vizio), oppure niente conta se non il danaro fresco fresco magari proveniente dallo scudo fiscale da versare ancora per poter inoltrare la richiesta.

Logica vorrebbe che se di sostegno reale si tratta, il finanziamento di un multiplo venga concesso già calcolando il denaro  versato nel corso almeno del 2009, ma non mettiamo troppo le mani avanti, magari ci sbagliamo. Secondo, questo tipo di strumento è già stato inserito sempre nella moratoria abi a cui Banca Intesa ha aderito ad agosto 2009, ed anche su questo bullet dell’accordo attendiamo ancora delucidazioni pari a quelle di cui sopra da parte degli istituti bancari.

Qual’è la durata massima del finanziamento?
Il finanziamento è erogabile con una durata massima di 5 o di 10 anni, compreso l’eventuale preammortamento, determinata anche in funzione delle garanzie offerte.
Il rimborso avviene mediante un piano di ammortamento a quote costanti di capitale (piano italiano) ovvero in quote di capitale crescenti (piano di tipo “francese” calcolato sul primo tasso contrattuale).

 RICAP Crescita Programmata

A chi si rivolge?
La linea di finanziamenti Ricap Pmi si rivolge alle piccole e medie imprese costituite in forma di società di capitale, operanti nei settori industria, commercio, agricoltura, servizi, turismo e terziario in genere. Sono escluse le imprese attive nel settore immobiliare/edilizio.

Quando e in quale misura può essere concesso il finanziamento?
Il finanziamento può essere concesso ed erogato in anticipo rispetto all’attuazione di un piano di rafforzamento patrimoniale dell’impresa in misura fino a due volte l’entità del rafforzamento stesso, con un importo massimo di 3 milioni di euro, secondo la discrezionalità della banca.
Gli apporti del piano di rafforzamento prestabilito devono avvenire, nel corso della durata del finanziamento, alternativamente o cumulativamente tramite aumento di capitale sociale, accantonamento utili ovvero finanziamento soci da postergare al mutuo.

Qual’è la durata massima del finanziamento?
La durata è compresa da un minimo di 3 anni e fino a un massimo di 5 anni. Il rimborso del finanziamento avviene mediante un piano di ammortamento a quote costanti di capitale (piano italiano).

Qui restiamo senza commenti.

 Ecco illustrata a parer nostro la traduzione in parole povere, come noi del resto, dell’accordo a sostegno delle pmi di cui ringraziamo gli artefici e ci scusiamo se per “partito preso” o “diffidenza” non lo riteniamo così efficace.

 Se ci siamo sbagliati nella lettura ne chiediamo scusa ed attendiamo rettifiche che utilizzeremo per meglio informare i nostri lettori.

 

Abi, in stallo il credito alle imprese ma crescono i mutui alle famiglie

A frenare l’erogazione del credito alle imprese c’è anche probabilmente l’aumento delle sofferenze: a settembre infatti le sofferenze lorde sono risultate pari a quasi 55 miliardi di euro, 3,2 miliardi in più rispetto ad agosto 2009 e 11,1 miliardi in più rispetto a settembre 2008 (+25,4% la variazione annua). In rapporto agli impieghi risultano pari al 3,11%, in aumento rispetto al 2,53% di settembre 2008.

E’ da rilevare – sottolinea il rapporto mensile dell’Abi – come negli ultimi mesi si sia registrata una sensibile crescita di tale indicatore, che è passato dal 2,27% di novembre 2008 ad oltre il 3% di settembre 2009.

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/banche-credito/banche-credito/banche-credito.html

Qui c’è ancora qualcuno che dopo più di un anno di persistente calo di fatturati  esclama, come fosse una cosa diversa dall’ovvio, che non ci sono rischieste di finanziamenti per l’investimento. 

Per cosa dobbiamo investire se non ci sono commesse all’orizzonte.

I finanziamenti sono richiesti, e rifiutati, per liquidità, che tra stretta del credito, ritardi dei pagamenti, perdite su crediti derivanti da chiusure e fallimenti, si è fatta inesistente.

La liquidità si richiede per pagare le imposte ad uno stato sordo per cui 2+2  oramai deve fare 8, con un debito pubblico da brivido raddoppiato chi sa perchè negli ultimi 10 anni.

La liquidità si richiede per pagare i nostri dipendenti, per fare in modo che gli stessi possano pagare i mutui di cui sopra, che le banche concedono alle famiglie.

Ma se alle imprese la liquidità continuerà a mancare, come faranno queste famiglie a pagarli questi mutui?  Tuttavia, oggi appare un rischio minore, concedere credito a queste ultime, almeno se proprio andrà male, la banca si prenderà gli immobili che attualmente sono maggiormente appetibili rispetto ai capannoni…

 

Moratoria dei debiti per le pmi: chiarimenti dell’Abi:

Anche le ditte individuali possono chiedere la sospensione di 12 mesi dei propri debiti con banche e intermediari. In caso di gruppo, infatti, la verifica del possesso dei requisiti per accordare la moratoria, sarà effettuata “sempre ed esclusivamente sul bilancio civilistico e non su quello consolidato”. E’ uno dei chiarimenti contenuti in una circolare dell’Abi, approvata ieri, che ha precisato molti aspetti delle novità contenute nell’Avviso comune sulla moratoria dei crediti delle aziende con non più di 250 dipendenti e 50 milioni di euro di fatturato annuo, firmato, assieme a Tesoro e imprese, il 3 agosto scorso. “Abbiamo voluto fornire – sottolineano da Palazzo Altieri – ulteriori spiegazioni a banche e aziende che, in un paio di mesi, ci hanno inviato oltre 400 pareri su come applicare al meglio la nuova normativa”.

Operazioni soggette a sospensione
In base all’accordo (già operativo), sottolinea la nota, si può chiedere (entro il 30 giugno 2010) la sospensione o l’allungamento del termine di scadenza di operazioni di mutuo, ipotecari e non, in essere alla data del 3 agosto 2009, di qualunque specie (compresi, per esempio, quelli agrari), purché non si riferiscano a finanziamenti in origine a breve termine (di durata, cioè, non superiore a 18 mesi) e sempre che il loro rimborso sia regolato sulla base di un apposito piano di ammortamento. Sono, al momento, esclusi dal beneficio i finanziamenti e le operazioni creditizie e finanziarie “con agevolazione pubblica”. “E’ un settore molto variegato”, dicono dall’Abi, che confermano, comunque, l’impegno a trovare “una modalità unitaria” per non escludere per sempre tali finanziamenti dall’ambito applicativo dell’Avviso. Precisano, però, che l’esclusione si riferisce ai finanziamenti “pubblici” sotto forma di contributo in conto interessi e/o in conto capitale e non, anche, a quelli in cui l’agevolazione è costituita da un tasso di favore rispetto al mercato o da una forma di garanzia. Rientrano, invece, nel perimetro di azione dell’Avviso, i mutui cartolarizzati. Qui, però, “l’operazione non deve comportare oneri finanziari aggiuntivi per il cliente”.

Effetti della moratoria
La circolare chiarisce, poi, che per l’intero periodo di efficacia della moratoria, le banche devono fermare il computo dei giorni di persistenza dello scaduto e/o sconfinamento. Nel caso, cioè, di sospensione di rate di mutuo, si evidenzia che il periodo di efficacia della sospensione (ai fini del computo dello scaduto) si estende fino alla prima rata composta di capitale e interessi in scadenza dopo il periodo di sospensione. Analogamente, si precisa che il recupero del credito su operazioni “in moratoria” potrà iniziare prima della scadenza della sospensione “soltanto se subentrano fatti nuovi o rilevanti, tali che, indipendentemente dalla presenza della moratoria, comporterebbero la richiesta del recupero del credito o il diniego di concessione di ulteriore credito. Non rientra in queste ipotesi, spiegano dall’Abi, il venire a conoscenza da parte della banca che l’impresa ha richiesto ad altro intermediario con cui ha in corso un ulteriore contratto di mutuo una moratoria.

Interessi e mora
Durante il periodo di sospensione, gli interessi verranno calcolati sul debito residuo in essere alla data di sospensione e senza l’abbattimento del debito residuo stesso. In pratica, è come se venisse praticato al cliente un periodo di preammortamento pari alla durata della sospensione. Si dovrà, invece, pagare la mora contrattuale nell’eventualità di mancato
pagamento alle scadenze delle rate costituite “dai soli interessi”. In ogni caso, la moratoria alle imprese va realizzata “senza richieste di garanzie aggiuntive”. In presenza, però, di garanzie prestate da terzi (tipo la fideiussione), l’Abi sottolinea l’opportunità, ai fini dell’estensione, di acquisire il consenso dell’interessato.

Altre agevolazioni
La circolare ricorda, infine 2 ulteriori forme di agevolazione per le imprese previste nell’Avviso. La prima, è la possibilità di sospendere per 6 o 12 mesi il pagamento della quota capitale implicita nei canoni di operazioni di leasing mobiliare (targato, strumentale, nautico) o “immobiliare”. Vi rientrano tutte le operazioni stipulate nell’esercizio dell’attività d’impresa e per la gestione aziendale. Ogni altra finalità, esclude l’intervento di favore. La seconda, invece, è l’allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine per sostenere esigenze di cassa. Qui, si fa riferimento esclusivamente al credito che la banca ha concesso (o concede) all’impresa. In questo senso, rientrano nell’allungamento delle scadenze, per esempio, gli anticipi su fatture Italia ed estero, e, con alcuni paletti, le operazioni di factoring
e quelle di maturity pro solvendo. Esulano, invece, dall’intervento agevolato, tra gli altri, i finanziamenti all’importazione, le operazioni di credito agrario con scadenza annuale, nonché gli scoperti di conto corrente, anche, ipotecari, le operazioni di prestito cambiario e quelle relative ai certificati di conformità auto. Tutti casi, sottolinea la circolare, in cui manca il presupposto dell’anticipazione su crediti.
2 NOVEMBRE 2009

Accordo Abi Piano Famiglie.

Necessitiamo di alcuni chiarimenti in merito a quanto sopra titolato.

L’accordo in questione tratta di:

All’interno del “Piano famiglie”, ABI ha deciso di offrire la possibilità di sospendere il rimborso delle operazioni di mutuo per un tempo di 12 mesi, nei confronti di famiglie disagiate quali:
- perdita del posto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o termine del contratto di lavoro dipendente a tempo determinato, parasubordinato o assimilato;
- cessazione dell’attività di lavoro autonomo;
- morte di uno dei componenti il nucleo familiare percettore del reddito di sostegno della
famiglia;
- interventi di sostegno al reddito per la sospensione del lavoro (Cig e Cigs.)

Ci chiediamo, qualora in qualche virgola non sia già considerato, se non sia possibile inserire nelle varie misure anti-crisi, anche qualcosa che possa essere utile ai piccoli imprenditori che magari non si pagano i compensi da qualche mese per sostenere la propria azienda e i propri dipendenti con le loro famiglie. Sempre in caso non fosse già compresa questa possibilità, oseremmo chiedere di esserci inseriti, visto che anche per noi piccoli imprenditori, pagare il mutuo per la propria casa è diventato impossibile, come tante altre cose, al pari dei nostri dipendenti o cassa integrati.

Una politica a sostegno delle nostre famiglie?

Le banche in tal senso non ci hanno saputo dare risposta, se non quella che per quello che ne sanno loro i beneficiari rientrano tutti nelle categorie di lavoro dipendente o assimilato e dei detentori di partita iva.

Qualcuno è al corrente di notizie diverse?