Il buonsenso di Lauro Venturi e Cna Milano Monza Brianza

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http://www.cnamilano.it/aziende-colpite-dal-terremoto-due-piu-due-puo-fare-cinque/05/2012

Aziende colpite dal terremoto: due più due può fare cinque
31 maggio, 2012 Un’idea che vale la pena di percorrere. Moltissime aziende artigiane e pmi dell’Emilia sono in ginocchio, ordini che non possono essere evasi e che compromettono la sopravvivenza, una volta terminata l’emergenza.

A Milano, Monza e in tutta la Lombardia ci sono aziende metalmeccaniche con tecnologie e competenze simili a quelle dei colleghi emiliani. A volte queste aziende lamentano carenza di commesse.

Insieme a Imprese che Resistono (questi sono i momenti della condivisione, non della separazione) si è pensato che le aziende lombarde potrebbero produrre per conto di quelle emiliane le commesse sospese. Il committente finale in questo modo avrà garantita la produzione.

Certo, occorre un grande rapporto fiduciario, che eviti tiri mancini o speculazioni del tipo “portarsi via i clienti”.

Gli artigiani sono persone concrete e serie, in più la vigilanza delle Associazioni è una garanzia.

Siamo a disposizione sia delle aziende lombarde che si rendono disponibili a lavorare per conto di quelle emiliane, sia delle aziende emiliane che intendono approfondire questa idea.

Avanti tutta!

Abbiamo al solito avuto qualche delatore in merito all’iniziativa, che sottolineava l’nteresse al guadagno che ci sarebbe dietro a questa idea. Forse queste persone poco sanno di impresa, pensano forse che i clienti in attesa delle merci dalle aziende compromesse dal terremoto, rimarranno ad attendere il tempo necessario al ripristino delle attività? Pensano, questi geni del pensiero profondo, che i clienti non cercheranno altri fornitori che possano saldare le commesse in tempi a loro utili?

Certo, sappiamo bene che i furbi sono ovunque, ma sappiamo anche che le leggi di mercato sono sempre le stesse, e sappiamo anche, cosa che ai “delatori” dell’ultimo minuto non è chiara, che le aziende che non lavoreranno probabilmente non saranno aiutate dal sistema bancario nel saldo delle scadenze in essere, quindi è interesse di tutti fare in modo che queste aziende possa mantenere “il mercato acquisito” invece che perderlo.

Ma noi pensiamo al fare, le chiacchiere le lasciamo al solito a chi non ha altro a cui pensare..

Ringraziamo Lauro Venturi di Cna Milano per l’onestà intellettuale e lo spirito “imprenditoriale” che ha dimostrato nell’appoggiare apertamente questa iniziativa dando il via ad una collaborazione “sopra le parti” e ” al di sopra degli interessi di parte”.

ICR LANCIA L’INIZIATIVA “ADOTTA UN’AZIENDA”

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ICR, NELL’INTENTO DI FORNIRE UN AIUTO CONCRETO AI COLLEGHI IMPRENDITORI DELLE ZONE TERREMOTATE, PROPONE ALLE AZIENDE ADERENTI DEI VARI COMPARTI PRODUTTIVI E NON DI  METTERSI  A DISPOSIZIONE   NELL’INTENTO DI   “ADOTTARE” TEMPORANEAMENTE TUTTI  (OD IN PARTE) I CLIENTI DELLE AZIENDE TERREMOTATE,  FACENDO DA SUBFORNITORE PER GARANTIRE LA CONTINUITA’ AZIENDALE, IN ATTESA DEL RIPRISTINO DEI CAPANNONI.

LA FINALITA’ E’ QUELLA DI PERMETTERE AI COLLEGHI DI POTER EVADERE GLI ORDINI CHE HANNO IN CARICO, MANTENENDO I FLUSSI FINANZIARI DELLE AZIENDE IN MODO CHE POSSANO ASSOLVERE AI PROPRI IMPEGNI.

LA DINAMICA DI COME  SI CONCRETIZZERA’ TRA LE DIVERSE AZIENDE

VERRA’  DECISA DI VOLTA IN VOLTA  TRA LE AZIENDE STESSE.

Chiediamo alle aziende che si offrono per la collaborazione di subfornitura ad inviare la propria adesione specificando le informazioni necessarie ad istituire un archivio delle competenze e settore aziendale.

Allo stesso modo, chiediamo alle aziende interessate dal sisma che hanno necessità di evadere commesse di inviare mail con specifiche di produzione o necessità di servizi da completare e/o erogare.

Faremo da tramite per mettervi in contatto e procedere all’”Adozione”.

Inviare quindi le adesioni a : laura@costato.it  oppure antonella@lamarsrl.it

A.A.A. CERCASI URGENTEMENTE

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Cerchiamo urgentemente delle Roulottes o Camper al momento inutilizzate da poter prestare temporaneamente agli aderenti di Icr residenti nelle zone dell’Emilia interessate dal terremoto degli ultimi giorni, magari con disponibilità a trasportarle in loco.

Queste persone vivono in costante stress e non ritengono sicuro dormire nelle proprie abitazioni.

Non tutti hanno la possibilità di dormire in tendopoli o in giardino.

Chiediamo a tutti gli aderenti di Icr di dare un segno di solidarietà “imprenditoriale”  importante a quanti stanno vivendo nell’ansia per se stessi e le proprie famiglie.

“mozione spalmadebiti”

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(AGENPARL) – Roma, 21 mag – “Crisi economica: presentazione della “mozione spalmadebiti” dei parlamentari Beltrandi (Radicali) e Misiani (Pd) per facilitare l’accesso al credito delle imprese indebitate ma economicamente sane. I due deputati presentano l’iniziativa domani, sala stampa della Camera dei deputati, dalle ore 13,30 alle 14,30 I deputati Marco Beltrandi (radicale) e Antonio Misiani (Pd) hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

“La crisi in atto, nata come crisi finanziaria, si è allargata al settore produttivo divenendo crisi economica. A questo pessimo risultato si è giunti anche a causa della piccola dimensione delle imprese italiane, storicamente sottocapitalizzate e bisognose di accedere al credito per corrispondere alla domanda del mercato. Così, di fronte alla stretta creditizia delle banche, tante aziende sane, con importanti ordinativi nel portafoglio, hanno dovuto chiudere i battenti per mancanza di liquidità. “Nel 2009, grazie a Radio Radicale, siamo entrati in contatto con l’associazione spontanea di imprenditori “Imprese Che Resistono” e abbiamo rappresentato i bisogni ed i problemi delle PMI con iniziative concrete poichè lo Stato pretende i propri crediti alla scadenza esatta, mentre rinvia alle calende greche il momento del pagamento dei debiti. Termini perentori per i piccoli imprenditori, “canzonatori” per la P.A. e le grandi imprese. “Nel 2010 abbiamo quindi deciso di proporre immediatamente il recepimento della normativa comunitaria sui ritardi nei pagamenti, mutuando alcuni dei più stringenti vincoli dalla legge francese. La fiducia è infatti fondamentale in ogni società, in ogni istituzione, in ogni mercato. In Italia invece la P.A. e le grandi imprese possono violare le direttive comunitarie, la legge sui pagamenti e i contratti stessi.  Quella proposta è stata sottoscritta da oltre 80 deputati (di tutti i gruppi tranne la Lega) ma non è mai stata discussa. Nel frattempo, con tenacia, abbiamo continuato a proporre iniziative in favore delle PMI, come l’introduzione dell’Iva per cassa o la certificazione dei crediti”.

“Con l’avvento del’attuale governo la musica è in parte cambiata, perché Monti ha dimostrato maggiore sensibilità, stanziando i primi miliardi per i pagamenti della P.A. e prendendo in considerazione la certificazione dei crediti, anche grazie alla nostra iniziativa”. Nel gennaio di quest’anno, il deputato Beltrandi ha condotto fra l’altro 11 giorni di sciopero della fame, sostenuto nell’azione nonviolenta da numerosi imprenditori, uno per tutti Luca Peotta. “L’interlocuzione con il governo non si è mai interrotta – proseguono i due parlamentari – La scorsa settimana, durante l’approvazione del decreto sulle commissioni bancarie, l’esecutivo ha fatto proprio un nostro ordine del giorno, in cui si chiede, per le piccole imprese economicamente sane, la ristrutturazione dei debiti contratti con le banche. Una sorta di provvedimento “spalmadebiti”, una boccata di ossigeno per tante imprese in difficoltà finanziaria”.

“Domani presenteremo una mozione dal medesimo contenuto – concludono i due deputati – per rendere più stringente l’impegno del governo con un provvedimento “spalmadebiti” per le imprese indebitate ma ancora in grado di stare sul mercato, se solo avessero un miglior accesso al credito senza costi aggiuntivi”.

 

LUTTO PER LA STRAGE IN PUGLIA

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LUCA:”Perchè tutto questo,perchè uccidere,perchè colpire giovani studenti che vanno a scuola,perchè colpire,fare male a loro e alle  famiglie. Non basta vivere e soffrire le pene quotidiane? Un giorno di una tristezza immensa.

Chiedo in segno di lutto,a nome di tutto il gruppo di ICR di non commentare,di non scrivere sul BLOG per le prossime 24 ore a partire da ora.(ore 15.00)

SILENZIO!”

Spagna in ginocchio

La sofferenza dei paesi periferici continua. Dopo le tensioni in Grecia sull’eventualità di ritornare alla dracma e il downgrade di 26 banche italiane, ora Moody’s declassa anche le banche iberiche.

L’abbandono dei risparmiatori di Bankia, le Regioni declassate e la bocciatura, da parte dell’agenzia di rating, di numerosi istituti di credito sono tre bastonate alle ginocchia che hanno piegato la Spagna e la sua credibilità finanziaria su fronte internazionale, costringendo Madrid a chiedere aiuto e clemenza all’Ue per preservare la moneta unica.

Intanto il panico si diffonde a macchia d’olio e dalla neo-nazionalizzata Bankia in una settimana sarebbero già emigrati conti correnti per un vlaore di circa un miliardo di euro. Notizia comunque smentita dal sottosegretario all’Economia, Fernando Jimenez Latorre, che ha voluto tranquillizzando i correntisti di non aver nulla da temere. Inevitabilmente i mercati hanno letto l’evolversi degli eventi in chiave drammatica, tanto che il titolo di Bankia perde il 30% alla Borsa di Madrid.

La sentenza di Moody’s si apre con un declassamento del debito delle regioni e dal Tesoro arrivano ordini di austerità per arginare il deficit di ogni singola amministrazione autonoma per ridurre quello nazionale. L’agenzia di rating è, però, troppo scettica e ritiene che le probabilità che le Regioni riescano a rispettare gli obiettivi di risanamento sarebbero davvero irrisorie. Recessione, disoccupazione e le pessime condizioni del settore immobiliare – con un’esposizione da 330 miliardi di euro – accompagnate dalla bassa stima nel governo iberico, vanno ad aggravare non solo il quadro nazionale, ma anche quello di tutta l’Eurozona.

Per quanto, invece, concerne le banche, Moody’s falcia fino a tre gradini ben 16 istituti spagnoli: Santander, Bbva, Banesto, Caixabank, La Caixa, Caja rural de Navarra, Banco cooperativo espanol, Bankiter, Ceca, Caja rural de Granada, Liberbank, Cajamar, Lico Leasing, Unicaja Banco, Banco popular espanol, Banco Sabadell (ai quali si aggiunge Santander Uk).

ticinofinanza.ch, 18 maggio 2012

Il rovescio della medaglia Monti

Nel 2011 sono fallite più di 11 600 imprese in Italia, un record negli ultimi quattro anni, che ha comportato la perdita di 50 000 posti di lavoro.

Pubblicato in: Svizzera
Traduzione di ItaliaDallEstero.info

La cura da cavallo somministrata da Mario Monti all’Italia per tirarla fuori dal marasma provoca il malcontento di alcune categorie di cittadini. A guidare la protesta i piccoli imprenditori, che lamentano una pressione fiscale insopportabile e riforme che non favoriscono la produttività.

“Mario Monti è la persona giusta al momento giusto. Approviamo tutte le misure adottate” dichiarava con entusiasmo due settimane fa Angel Gurría, segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), circa l’azione del successore di Berlusconi in carica dal novembre 2011. Lodate dai suoi omologhi europei e dalla comunità internazionale in generale, le riforme intraprese per risollevare le disastrate finanze italiane non riservano però a Monti gli stessi elogi da parte dei suoi concittadini. Anche se i sondaggi attestano ancora una certa popolarità del presidente del Consiglio, che era del 55% a fine marzo, i suoi metodi e i suoi piani di rigore provocano aspre critiche da parte di alcuni settori della popolazione. In prima fila i piccoli imprenditori, numerosi nell’ esprimere la loro rabbia sentendosi poco rappresentati dalle associazioni professionali a loro giudizio troppo passive.

Penalizzati per anni in un Paese che fa fatica a crescere, i piccoli imprenditori dicono di sentirsi presi per la gola da quando l’Italia, sottoposta ad una cura di austerità, è entrata in recessione alla fine dello scorso anno. Essi denunciano in particolare l’aumento della pressione fiscale deciso dal Governo e si lamentano dei crescenti controlli che non fanno altro che aggravare la loro situazione. “Mario Monti ci fa solo fare bella figura agli occhi del mondo, non risolve i problemi del Paese” dice Luca Peotta. Questo piccolo imprenditore che produce a Cuneo forni industriali e dà lavoro a otto persone, ha fondato nel 2009 “Imprese che resistono ” (ICR), un movimento che rivendica una riduzione dei carichi fiscali che gravano sulle forze produttive del Paese. Apolitica e forte della presenza di circa 3 500 aziende associate, ora è più attiva che mai. “Perché la situazione è gravissima” insistono i suoi membri. Nel 2011 sono fallite più di 11 600 imprese in Italia, un record negli ultimi quattro anni, che ha comportato la perdita di 50 000 posti di lavoro secondo l’Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre (CGIA) del Veneto.

In Italia “l’onere fiscale che grava sul lavoro e sulle imprese supera di 50 miliardi la media europea”, ha dichiarato il mese scorso Luigi Giampaolino, Presidente della Corte dei Conti. E nonostante le promesse del Governo di spostare l’onere fiscale dalle imprese sul patrimonio e sul consumo, i piccoli imprenditori sono preoccupati. “La situazione delle PMI non migliorerà” ha detto Massimo Mazzucchelli, alla guida di un’azienda familiare che dà lavoro a 16 persone nella provincia di Varese, e membro di ICR. L’imprenditore è preoccupato dalle misure decise nel quadro della riforma del mercato del lavoro. Questa prevede un nuovo sistema di indennità di disoccupazione, che richiede maggiori contributi agli artigiani e piccole imprese, oltre a tassare ulteriormente le diverse forme di lavoro a tempo determinato: “Questo tipo di contratto ha permesso alle piccole imprese di assumere dipendenti solo durante i periodi di forte produttività. La domanda è drasticamente calata, non c’è abbastanza lavoro per assumere personale con contratti a tempo indeterminato “.

I piccoli imprenditori non sono però i soli a subire gli effetti delle riforme del Governo: la riforma delle pensioni, la reintroduzione della tassa di proprietà sulla prima casa, l’ulteriore aumento di due punti dell’IVA previsto per il prossimo autunno (per raggiungere un’aliquota del 23%), o l’introduzione di tasse ambientali previste dalla riforma fiscale preparata dall’esecutivo, rientrano nell’elenco dei pesanti sacrifici annunciati da Mario Monti a tutti i cittadini quando ha assunto l’incarico di Governo. Risultato: la pressione fiscale in Italia “è in procinto di superare il 45% del PIL, un livello che ha pochi uguali al mondo” ha dichiarato preoccupato Luigi Giampaolino durante un colloquio con la commissione della Camera dei Deputati nel mese di marzo. La media europea si colloca a circa il 40%.

Per risanare le finanze della nazione – che vanta un debito di oltre 1,9 miliardi di euro, ossia il 120% del PIL – il Governo ha intensificato i controlli fiscali. Ancora una volta, i piccoli imprenditori alzano la voce e denunciano una caccia alle streghe condotta soprattutto contro i piccoli contribuenti. “Non è per difendere l’evasione fiscale” assicura Luca Peotta “ma notiamo che non sono i grandi evasori che sono preoccupati al momento. Loro continuano come prima a esportare i propri capitali verso i paradisi fiscali “.

Le lamentele dei piccoli imprenditori circa l’inasprimento dei controlli fiscali non hanno nulla di sorprendente. Finora sono stati supportati da un sistema impietoso nei confronti dei dipendenti, tassati alla fonte, che ha colpito davvero poco gli autonomi, i liberi professionisti e le aziende all’origine delle massicce sparizioni di capitali. Secondo il Ministero del Tesoro italiano, gli importi evasi potrebbero ammontare a più di 160 miliardi di euro all’anno. Secondo i dati fiscali 2011 (relativi all’anno 2010) raccolti dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia, il 49% dei contribuenti italiani dichiara un reddito annuo inferiore a 15 000 euro. E mentre il reddito medio dei dipendenti è di 19 810 euro, quello degli imprenditori arriva solo a 18 170 euro.

Francesco, proprietario di una piccola azienda edile in Liguria, non nasconde che si prende qualche libertà con le tasse che dovrebbe versare. Dice che questo è il prezzo da pagare affinché la sua azienda possa sopravvivere: “Il lavoro manca, se voglio portare a casa qualcosa per vivere devo risparmiare nelle misure di sicurezza nei cantieri ed evitare di dichiarare una parte del reddito”. Ma precisa che non è sempre stato così. Nel 2005 dichiarava ancora un reddito superiore ai 40 000 euro. “Gli affari andavano meglio a quel tempo, ma da allora la situazione è peggiorata. Non evado per divertimento ” e si dice deluso dall’azione di governo. “Se Mario Monti salverà l’Italia, non salverà la mia ma quella dei poveracci”.

Al di là della tendenza problematica e diffusa dei lavoratori autonomi ad evadere, il disagio espresso dagli artigiani e dai piccoli imprenditori non è fittizio. Dall’inizio dell’anno una decina di imprenditori in difficoltà economiche si è suicidata. A Bologna, due settimane fa, un artigiano si è dato fuoco di fronte all’Agenzia delle Entrate con cui aveva un contenzioso.

Questi gesti di disperazione, più frequenti dopo la crisi finanziaria del 2008, sono ulteriormente aumentati negli ultimi mesi. Esasperato dall’indifferenza delle autorità nei confronti di questo fenomeno, Massimo Mazzucchelli ha creato una rete di psicoterapeuti chiamata “Terraferma”, una specie di Telefono Azzurro per gli imprenditori. “Sono completamente soli di fronte ai problemi che si accumulano e non riescono ad accettare la prospettiva di licenziare i dipendenti che spesso sono amici o vicini di casa, né di chiudere un’azienda in cui si identificano completamente” .

Alberto Dalpiaz non ha intenzione né di suicidarsi, né di rinunciare alla sua azienda. Proprietario di una azienda agricola biologica di 4 ettari nella zona di Imperia, come tutti gli agricoltori gode di numerose agevolazioni fiscali. “Non troppo sfortunato”, si lamenta tuttavia come gli imprenditori di altri settori della riluttanza delle banche a concedere prestiti. Una tendenza che, fa notare la CGIA di Mestre, si è ancora più accentuata dal secondo semestre del 2011. “Questo è un grande freno alle aziende individuali, e può causare molti problemi quando si devono garantire pagamenti mentre la maggior parte dei clienti sono in ritardo nel saldare le proprie fatture.”

Primo fra i morosi “lo Stato, che paga i propri conti con un enorme ritardo” accusa Alberto Dalpiaz. “E’ il colmo, se si pensa che proprio lo Stato non esita a colpire con forza coloro che non pagano i propri debiti in tempo” dice l’agricoltore. Secondo uno studio di Confartigianato lo Stato evidenzia una media di 137 giorni di ritardo nei pagamenti dei suoi fornitori.

Oltre alla riduzione del carico fiscale, l’obbligo di pagare entro 60 giorni fa parte delle riforme richieste da ICR per migliorare la situazione delle piccole medie imprese, così come diverse modifiche nel sistema di riscossione dell’IVA, “che dovrebbe essere versata quando le aziende incassano i propri crediti” sostiene Luca Peotta e non mensilmente o trimestralmente come avviene oggi. “Grazie ad iniziative di questo tipo l’Italia potrà tornare a crescere” dice.

In attesa di vedere le autorità disposte ad ascoltarli con più attenzione, i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi vedranno ridotto il margine di manovra con il fisco, poiché il Governo insiste da mesi che i controlli si intensificheranno in futuro.
Per il sindacalista Domenico Proietti, specialista in materia fiscale della UIL, è il minimo che che si può fare. Poiché anche se la situazione dei piccoli imprenditori non è sempre rosea, non sono loro quelli messi peggio. “Cominciamo con la riduzione delle tasse per coloro che effettivamente pagano dal primo all’ultimo euro. In Italia non sono difficili da identificare: sono i dipendenti e pensionati “.

Italia: Fuggire o morire?

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di
Kordula Dörfler
Traduzione di ItaliaDallEstero.info

Il paese patisce enormemente le conseguenze della crisi del debito pubblico e le misure di austerità imposte del governo. Giovani laureati emigrano in massa – e molti disperati si tolgono la vita.

Il paese dei suoi sogni è bagnato dal mare. Ha una forma allungata, migliaia e migliaia di chilometri di coste e alte montagne, il clima è piacevole, c’è buon cibo e vino buono e tesori culturali di ogni epoca della storia occidentale. Daniela M. 32 anni, trattiene a fatica le lacrime quando parla della terra dei suoi sogni. Non avrebbe mai immaginato di doverla abbandonare, forse per sempre. Ma questa è la sua ferma decisione, lasciare l’Italia, perché nel paese dei suoi sogni non esiste una cosa: un futuro per i giovani.

Non vedo altre possibilità“, dice la donna snella con gli occhiali scuri, e la sua voce riprende sicurezza. E’ tutto pronto, in estate prenderà l’aereo per andare in Australia. Dopotutto, anche lì ci sono un clima mite e il mare ad attenderla – e un lavoro.

Le ha tentate tutte dopo aver finito gli studi. Non si contano le domande di impiego che ha spedito. “Dalla maggior parte non ho nemmeno ricevuto una risposta.” Nessuno ha voluto assumere la giovane architetto, almeno per non più di sei mesi. Infine ha accettato un lavoro qualsiasi, in un call center ha dato consigli a clienti impazienti, ha fatto la cameriera. Ha guadagnato veramente poco, troppo poco per vivere, troppo per morire. E così vive con i suoi genitori in un piccolo appartamento nei pressi di Roma, perché, come si può vivere con poche centinaia di euro in una città costosa come Roma?

La maggior parte non ha più alcuna speranza

A M. non piace parlare della sua storia, ma stare tra persone che la pensano come lei l’aiuta. Decine di giovani sono arrivati per un convegno chiamato “Emigrazione 2.0” che si è tenuto in una ex discoteca di Roma. Hanno un buon curriculum formativo ma sono senza lavoro fisso. La maggior parte tra l’altro non ha alcuna speranza di ottenerlo. La crisi finanziaria ha fatto salire il tasso di disoccupazione al 9,4 per cento. La cosa più grave è che colpisce i giovani. Un 35enne su tre e un 25enne su due non ha un lavoro. Sempre più giovani hanno a che fare con un lavoro temporaneo e mal pagato. Ciò consente ai datori di lavoro di risparmiare molto, mentre i lavoratori precari non hanno quasi diritti.

E non finisce qui, perché il governo vuole modificare l’art. 18. E mentre combatte con i sindacati, la disperazione dilaga, da questo punto di vista il cambiamento di governo avvenuto nel 2011 ha cambiato poco. Dopo un breve periodo di sollievo, la crisi colpisce molti con tutta la sua forza. Sempre più giovani vedono un’unica via d’uscita: lasciare l’Italia, in particolare proprio quelli di cui il paese avrebbe così tanto bisogno: personale altamente qualificato, docenti universitari, medici, architetti, ingegneri. Circa 600.000 negli ultimi dieci anni.

Particolarmente forte è l’esodo proveniente dall’arretrato Sud. Ma anche dal nord si parte per andare lontano. “Questi giovani non si accontentano di giocare in serie B, vogliono restare in serie A“, spiega il demografo Alessandro Rosina.

Del resto l’emigrazione non è un fenomeno nuovo in Italia, a partire dal 19° secolo ci sono sempre state ondate di emigranti, soprattutto verso l’America e l’Australia. Ma a differenza dell’ultima ondata, avvenuta negli anni ‘60 e ‘70, non sono più prevalentemente i lavoratori non qualificati a cercare la loro fortuna all’estero, anche al di là delle Alpi. “Questa è una forma di emigrazione finora sconosciuta in Italia“, spiega Gabriele di Mascio della UIM, che si occupa e segue gli italiani all’estero – e coloro che vogliono emigrare. E’ uno dei padri fondatori del convegno “Emigrazione 2.0” e si sorprende del grande afflusso [di partecipanti]. Dovrebbero seguirne altri, il prossimo a Londra, una delle mete preferite per i giovani italiani, e forse anche a Berlino.

Secondo le statistiche, un suicidio al giorno

Ma non tutti hanno il coraggio di emigrare. Lucia (28), un ingegnere disoccupato, non vedeva via d’uscita dalla miseria. Si è gettata da un balcone a Cosenza. “Non riusciva più a vivere in questa Italia, non ha visto altra soluzione” ha scritto la madre in una lettera aperta al giornale locale.

In questi giorni storie quotidiane come queste creano sgomento negli italiani, ogni giorno i media raccontano di persone che si tolgono la vita – a causa della crisi. Alcuni ricorrono a mezzi estremi per protesta: un operaio a Bologna si è dato fuoco morendo giorni dopo, a fine marzo anche un operaio edile marocchino si è dato fuoco davanti al municipio di Verona perché senza stipendio da quattro mesi. Una persona disabile, che aveva chiesto invano il rimborso delle spese per le terapie mediche, poco prima di una visita del Primo Ministro Mario Monti a Napoli, si è dato fuoco.

Ci sono anche pensionati a cui è stata ridotta la pensione e per questo la fanno finita, come recentemente è successo ad una signora siciliana. E ci sono anche capaci imprenditori ridotti sul lastrico, piccoli e medi imprenditori, la spina dorsale dell’economia: sono colpiti dalla mancanza di ordinazioni, aggravati da mancate riscossioni del credito e ritardati pagamenti dei fornitori e clienti.

Dal 2008 al 2011 sono fallite più di 40.000 aziende e secondo una statistica solo nel 2011 la crisi ha portato al suicidio una persona al giorno. L’associazione artigiana parla anche di oltre 1000 suicidi, un aumento del 24 per cento dal 2008, dato che nel 2012 forse verrà superato. E chi ha un lavoro, teme per il futuro. Gli stipendi a reddito fisso sono in netto calo, in compenso aumentano i prelievi fiscali e le tasse imposti dalla politica di rigore del governo. I consumi diminuiscono, i ristoranti non sono certi di poter restare ancora aperti, nei centri storici sempre più negozi chiudono, perché non possono più pagare l’affitto. Il 2012 potrebbe essere l’anno economicamente più difficile per l’Italia dal 1945.

Non posso più aspettare che le riforme di Monti diano i loro frutti“, dice Michele F. (30), tecnico informatico, ma che oggi in Italia ha difficoltà [a trovare lavoro]. Andrà a Londra. Suo fratello vive già lì, è un medico, lo ha aiutato a trovare un posto di programmatore pagato meglio. “Londra mi aspetta”, dice con tono deciso, cercando di sorridere.

Equitalia, Monti studia calo aggio, limiti a ipoteche casa

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ROMA (Reuters) – Riduzione del compenso riconosciuto a Equitalia sul gettito recuperato, aumento da 8.000 a 20.000 euro della soglia di debiti fiscali oltre la quale scatta l’iscrizione di una ipoteca sulla casa e un nuovo meccanismo di rateizzazione dei debiti fiscali per i contribuenti in difficoltà economiche.

Sono le nuove misure che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha discusso questa mattina con il direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, i vertici di Equitalia e delle sue partecipate, secondo quanto riferiscono tre dirigenti presenti alla riunione.

Monti ha espresso “sostegno incondizionato” agli ispettori del fisco a fronte dei “numerosi atti di intimidazione ed aggressione che in questi ultimi tempi si sono ripetuti con frequenza e che vanno condannati con grande fermezza”, spiega una nota di Palazzo Chigi.

“Le parole sono pietre, scriveva Carlo Levi, e purtroppo nel clima difficile che sta attraversando il nostro paese, dovuto ad una grave crisi economica, troppo facilmente siete diventati oggetto di polemiche strumentali e a volte vittime di atti violenti. Questo non è accettabile”, ha aggiunto il presidente del Consiglio riferendosi alle accuse di responsabilità che l’amministrazione fiscale avrebbe per i recenti suicidi di piccoli imprenditori.

STRUTTURE AD HOC PER RISTRUTTURAZIONE DEBITI FISCALI

L’economia sommersa, secondo le più recenti stime dell’Istat, potrebbe avere un valore compreso tra 255 e 275 miliardi, quasi il 20% del Pil.

La lotta all’evasione fiscale resta quindi “un punto cardine del programma di governo”, scrive Palazzo Chigi nella nota.

“L’obiettivo deve essere di colpire le aree dove c’è un fenomeno diffuso di evasione fiscale” tenendo “sempre ben presente il concetto di equità e di proporzionalità”.

Per questo il governo lavora a un nuovo intervento per distinguere più facilmente i contribuenti costretti dalla crisi economica a dilazionare il versamento delle imposte (i morosi)dagli evasori abituali.

In prima battuta Monti vuole ridurre il compenso (aggio) che Equitalia ottiene dalle somme riscosse. La remunerazione ammonta al 9% del totale e grava sul debitore in tutto o in parte, a seconda di quando avviene il versamento. Se il contribuente paga entro 60 giorni dalla notifica versa il 51% delle somme iscritte a ruolo, mentre il restante 49% è a carico dell’ente pubblico creditore. Oltre i 60 giorni l’aggio è integralmente a carico del contribuente.

Monti non ha detto di più ma il governo intende muoversi nel solco di quanto prevede la manovra di dicembre, che contiene una cornice normativa per trasformare l’aggio in un “rimborso dei costi fissi risultanti dal bilancio certificato”, garantendo comunque “al contribuente oneri inferiori” rispetto agli attuali.

Altra misura annunciata dal Capo del governo, spiegano le fonti, è l’innalzamento a 20.000 da 8.000 euro della soglia di debiti fiscali oltre la quale Equitalia può iscrivere d’ufficio un’ipoteca sulla casa del contribuente.

Il terzo intervento punta a “codificare i fallimenti delle persone fisiche. L’idea è di costituire strutture ad hoc per occuparsi di singoli contribuenti, favorendo la ristrutturazione dei debiti fiscali con una diversa rateazione senza arrivare ai pignoramenti”, dice una delle fonti.

IN DIRITTURA D’ARRIVO DECRETI SU CREDITI IMPRESE VERSO P.A.

Un’altra iniziativa del governo in arrivo è il varo dei decreti per risolvere in parte il nodo dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione.

Un modo con cui il governo vuole rispondere a una delle più ricorrenti accuse mosse dal mondo delle imprese. Ovvero che lo Stato paga beni e servizi con ritardi anche di tre anni ma se si trova nella condizione di creditore vuole i soldi nel più breve tempo possibile.

Il governo sta studiando un meccanismo di certificazione che dovrebbe consentire alle imprese di farsi anticipare una quota dei crediti dalle banche. In più, il processo di certificazione farà da base alla compensazione tra crediti e debiti iscritti a ruolo delle imprese, facoltà prevista dalla manovra correttiva di metà 2010 ma finora rimasta lettera morta.

“Quello che stiamo cercando di costruire insieme è un nuovo rapporto tra il cittadino e il fisco dove il fisco deve diventare sempre più efficace e sempre meno intrusivo”, ha detto Monti secondo la nota di Palazzo Chigi.

“Per farlo servono azioni mirate anche di carattere pedagogico: ad esempio con le scuole dove è importante insegnare che non si è furbi se non si pagano le imposte ma queste sono necessarie per il bene comune”.

“Se tutti pagassimo il dovuto tutti pagheremmo meno e avremmo servizi pubblici migliori”, ha aggiunto il Capo del governo.

(Giuseppe Fonte) Sul sito http://www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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UN PICCOLO PASSO AVANTI, UN PASSO VERSO IL BUON SENSO, ADESSO CHE UNA STRADA E’ IMBOCCATA FACCIAMO IN MODO CHE SIA LA STRADA GIUSTA.

Il principio di equità deve essere l’unico principio in base al quale si prospettino dei cambiamenti logici e funzionali.

Il principio di equità sta nel distinguere ciò che è evasione per fini speculativi da quella Evasione che evasione non è, chi dichiara e non paga perchè non ha possibilità di farlo,  e chi non dichiara per lo stesso motivo.

Il principio di equità sta nel conferire l’onere della prova a chi accusa e non a chi si difende, l’equità sta nell’eliminare il dover pagare qualsiasi somma a titolo di acconto per poter arrivare a contestare un debito non ancora comprovato.

L’equità sta nel eliminare un principio sanzionatorio a coloro che manifestamente non sono in grado di far fronte ad una tassazione esosa, ingiustificata, e per la quale manca il fondamento primario, ossia l’erogazione di servizi al cittadino. La tassazione è per principio costituzionale legata alla capacità reddituale di un cittadino e non all’incapacità amministrativa di uno stato. Le tasse sono una responsabilità civile del cittadino e sono una responsabilità civile dello stato,  che deve predisporre norme semplici, chiare e inaggirabili, al contrario di quanto sino ad oggi fatto. La complessità del sistema fiscale e contributivo ha il solo vantaggio di creare scappatoie ai soliti furbetti. Facciamo in modo che chi Evade per speculazione finisca in carcere, come succede in ogni altro paese, e chi non paga perchè non ne ha la possibilità venga tutelato e facilitato nell’espletamento di questo compito ingrato.

Equità sta nell’eliminazione dell’accertamento induttivo, basato su puri parametri statistici, perchè la statistica non tiene conto della fase di crisi, non tiene conto di tanti che contro la logica del dipendente=fatturato magari tiene conto della logica dipendente= famiglia, persona, essere umano, mq=fatturato e mq=capannone non cedibile o con mutuo, occorre accertare materialmente prima di desumere e accusare.

Equità sta nel non accordare nessun patteggiamento ai poteri forti, ai personaggi di spicco, ai veri ricchi, ai finanzieri, alle caste, equità sta nel far pagare tutto l’accertato a tutti coloro che hanno evaso per lucro, gli ultimi casi degli istituti bancari che hanno evaso per miliardi e chiuso per qualche centinaio di milioni non è un esempio di equità, dott. Monti e dott. Befera.

Equità è nel far pagare tutti allo stesso modo… il buon senso sta nel capire che un paese non si salva vessando i propri cittadini ma tutelandoli anche nei compiti più difficili.

Equità non è scaricare il peso della crisi sulle famiglie già in crisi, sulle imprese che stanno galleggiando, come dice la Fornero, non è nel ricorrere al bau bau dell’esercito per proteggere gli obiettivi sensibili, come dice la Cancellieri, incrementando le scorte e la protezione ai servitori dello stato, ma tutelando l’unico obiettivo sensibile che dovrebbe essere tutelato da uno stato sedicente democratico, il cittadino e la sua famiglia, unici veri eroici servitori del paese.

Equità, buon senso, logica civile, rispetto e intelligenza, insomma il criterio del buon padre di famiglia, la crisi non è la crisi di un paese in senso lato,  il paese e la coesione si salvaguardano rendendo dignitoso il lavoro del cittadino onesto, salvaguardando la dignità del vivere quotidiano, punendo l’illecito ed il furbetto ovunque si annidino, anche in parlamento, anche negli istituti finanziari, anche in senato, restituendo al popolo italiano una identità che oggi è minata da un insieme di ingiustizia, vessazione, e privazione.

Le tasse vanno pagate, vero, la piaga è l’evasione forse, ( non ho capito come mai se l’evasione anche fosse al 50%, cosa che mi è difficile credere, e il rimanente 50 % onesto paga il doppio delle tasse di ogni altro cittadino europeo il gettito fiscale, matematicamente equilibrato, non basta mai a coprire i costi di questo paese) ma in questo paese le piaghe sono molte, troppe e per guarire il malato la medicazione va applicata a tutte le piaghe insieme o non si otterrà mai la guarigione ma solo una lenta cancrena.

Equità sta nel principio di buona amministrazione del denaro del contribuente, per cui lacrime e sangue da una parte e drastica riduzione degli sprechi dall’altra. Non si può essere equi tentando di salvaguardare un bacino elettorale,  non esiste equità nel distinguere un dipendente pubblico da un dipendente privato, non esiste equità nel salvaguardare rendite di posizione. Un servitore dello stato non può guadagnare 100 volte più di un cittadino dello stesso stato.

Equità non è cercare un colpevole di un disagio manifesto, equità è farsi carico del disagio manifesto.

Equità è l’unica strada per tentare un possibile cammino verso una qualsiasi via di uscita, senza questo principio ogni “rappezzo” è vano, i punti saltano, ne metti uno ne saltano tre e non è con l’esercito che si conclude il rammendo, storia insegna.

OLIGARCHIA A MONTECITORIO

LEGGI TUTTO di Marco della Luna

Quanto sopra dovrebbe far riflettere, tra l’altro, sul controsenso di aspettarsi riforme antimonopolistiche e liberalizzatrici da un esponente del cartello monopolista bancario. Se volesse liberalizzare e combattere le rendite monopoliste, parassitarie e usuraie, dovrebbe innanzitutto rivolgersi contro chi l’ha voluto dove oggi si trova. Tale ingenua aspettativa può esistere solo perché la prevalente concezione della politica e dell’ordinamento sociale è rimasta prescientifica e radicata nella parte irrazionale, mitologica e mistificabile della psiche umana. Altra frottola è che il prestito all’1% dalla BCE alle banche italiane, garantito dalla fidejussione dello stato, quindi dalle nostre tasse, vada a vantaggio del credito agli investimenti produttivi o all’acquisto del debito pubblico italiano: in realtà, per la quasi totalità, sta andando, e ancora per mesi andrà, a consentire alle banche gli accantonamenti necessari per gli incagli dei debitori insolventi o morosi, accantonamenti per i quali non avevano denaro, quindi non li facevano. Questa agevolazione creditizia alle banche quindi, paradossalmente, produrrà riduzione del credito e messa in sofferenza di molte imprese, soprattutto piccole e medie. La verità è che il sistema bancario italiano, a causa delle sofferenze sommerse, era sull’orlo del collasso, contrariamente a quanto le solite autorità dichiaravano al popolo. Ma il popolo superfluo non ha bisogno di sapere né di capire.

 

PREAVVISO DI USCITA DALL’EURO – EURO BREAK UP WARNING

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Il FMI ha ultimamente pubblicato numeri che danno la certezza matematica che l’Italia non può essere risanata e portata nei parametri dell’Eurosistema: è vero che dal 2008 al 2017 sarà leader nell’avanzo primario, ma questo conta ben poco rispetto al fatto che il suo pil, in quel periodo, calerà dell’1,7%, mentre quello USA aumenterà del 20,3, quello francese del 10, quello tedesco dell’8,8, quello cinese del 116. Il rapporto debito/pil italiano peggiora del 13,2%.

Ciò basta a porre l’Italia fuori del circolo dei paesi del Primo Mondo (già nella precedente fase di crescita era rimasta indietro di molti punti dall’Eurozona e dall’America) e ad escludere che possa rispettare il Fiscal Compact (riduzione del 20% all’anno della quota di debito pubblico eccedente il 60% del pil). Quindi, a breve termine, l’Italia sarà o fuori dall’Euro, oppure governata direttamente dai finanzieri del Meccanismo Europeo di Stabilità, cioè di Berlino, con costi, reazioni sociali, controreazioni repressive, potenzialmente estremi. Anche in Spagna e Grecia le ricette “europee” (cioè quelle dettate dalla Germania a tutela del suo c.d. “modello economico renano”), stanno portando l’economia al disastro. E continuano a venire imposte.

Le richieste di tasse e sacrifici da parte di un governo sono legittime se il governo dimostra che sono necessarie e idonee a un programma realistico e utile al paese. Quelle del governo Monti non sono necessarie, perché il governo dovrebbe prima tagliare spese pubbliche parassitarie e gonfiate, e non lo fa; non sono idonee, perché, conti alla mano, non risolvono la crisi ma paiono aggravarla con l’avvitamento fiscale; inoltre non rientrano in un programma di interesse nazionale, anzi non si capisce nemmeno che fine stia perseguendo il governo, date le grandezze sopra riportate.

I tagli previsti alla spesa pubblica indebita per beni e servizi sono di 4,2 miliardi su un totale di 147, quindi è chiaro che non si liberano risorse per investimenti produttivi né per alleggerimenti fiscali, ma rimane intatto il sistema di produzione di consenso e profitto partitico e mafioso mediante scialo e appalti gonfiati. Item per le opere pubbliche, sistematicamente gonfiate. E per la spesa per un personale elefantiaco e poco efficiente. Tagliare la spesa pubblica parassitaria significherebbe peraltro eliminare quel sistema e i suoi titolari, e ciò è impossibile per un governo che dipenda dai partiti.

Dato quanto sopra, ciò a cui sta lavorando il governo e chi lo appoggia, con tanti tagli e tante tasse, non è, non può essere, un piano di risanamento e rilancio del paese, che essi sanno benissimo essere irrealizzabile; dunque è un piano con un fine diverso.

Probabilmente è un piano di liquidazione del paese (ossia di raccolta e distribuzione tra potentati esterni ed esterni dei valori in esso presenti: risparmio, proprietà private e pubbliche) e al contempo di sua collocazione, in posizione subalterna, entro una nuova architettura “europea” di poteri reali e formali, con un ampio haircut dei diritti e delle garanzie civili, politici, fiscali, sindacali; e con forte compressione fiscale e bancaria delle piccole imprese italiana, onde far posto nel mercato italiano ad imprese straniere.

Remunerando l’appoggio parlamentare dei partiti politici con la conservazione dei loro privilegi e feudi, si tiene insieme il paese per il tempo necessario a liquidare i suoi assets e a completare  il lavoro di ingegneria sociale. Poi, quando il paese salta, lo si fa cadere in una gabbia appositamente predisposta. Questo mi pare lo scenario più verosimile, anche se spero di sbagliarmi.

Come previsto da Paul Krugman già nel 1991, continua la meridionalizzazione (desertificazione industriale) della periferia europea, ossia continua il processo di concentrazione dei capitali e delle competenze nelle aree, perlopiù tedesche, dove il capitale e le competenze rendono di più, e dove realizzano surplus commerciali che consentono, da un lato, di aumentare il gap di efficienza sistemica, con un continuo calo del costo comparato del lavoro tra Germania e PIIGS (feedback positivo, anziché correttivo, del mercato); e dall’altro lato di fare shopping di assets nei paesi periferici – shopping  ulteriormente favorito, se questi paesi svalutano uscendo dall’euro. Monti e molti altri lavorano a questo processo di riforma del sistema-europa, processo infrastrutturale rispetto a quello sovrastrutturale della riforma giuridica che dissolve gli stati nazionali.

Per tali ragioni, è strutturalmente prevedibile che l’eurosistema si rompa a breve, e a quel punto è interesse dei PIIGS sciogliersi anche dal Mercato Unico, al fine di poter adottare misure protettive contro il take-over dei capitali tedeschi e altre forme di imperialismo e colonizzazione depredante.

In tale scenario, è ovvio che i cittadini ritengano che le tasse siano non solo eccessive, ma anche contrarie agli interessi della nazione, perché esse vanno a sostenere un’operazione di quel tipo. Se uscire dall’Eurosistema è inevitabile, tanto vale uscire al più presto, prima che il processo di demolizione dell’economia nazionale produca ulteriori danni, e con ancora qualche soldo in tasca. Se ci lasciamo portar via le ultime risorse, dopo saremo in balia del capitale dominante sostanzialmente tedesco, mentre anticipando i tempi potremmo ripartire i danni con i paesi amici. Il popolo e le imprese hanno quindi interesse ad attivarsi per sventare il disegno di liquidazione del paese, rovesciando il tavolo. E a ricordare alla Germania che il Nazismo e la II GM sono conseguenza dell’austerità imposta ad essa stessa per il pagamento dei suoi debiti.

In termini di senso comune, Monti può essere considerato un nemico dell’Italia perché fa interessi stranieri contro quelli italiani. Però a livello più profondo egli, come pure Napolitano, sta semplicemente assecondando un processo oggettivo, impersonale, probabilmente inevitabile.

Hollande potrebbe allearsi con Berlino concordando di appoggiare la politica economica che Berlino sta imponendo agli altri nel proprio interesse, in cambio di una partecipazione al “bottino” di surplus e di shopping estero che Berlino sta realizzando e realizzerà. Ossia può accordarsi per spartirsi l’Europa con la Germania, inserendo il nord-est della Francia nella grande area industriale centro-europea che assorbe i distretti industriali periferici.

In ogni caso, conviene prepararsi a un cambiamento valutario, quindi alla probabilità che i depositi bancari e gli altri crediti denominati in Euro siano convertiti in Lire o altra valuta, con una forte svalutazione rispetto all’Euro e con una perdita di potere d’acquisto. Contromisure preventive, oltre all’emigrazione, sono a)spostare i depositi in un idoneo paese estero (Svizzera, per esempio); b)convertire i depositi da Euro a valute forti, con scarso debito pubblico; c)investire in valori sganciati dalla valuta italiana.

07.05.12  Marco Della Luna