Avviso Avviso Avviso
2Domani mattina ore 9.00 canale 5….
Giorgia Frasacco sarà ospite a Mattino Cinque.
Forza Gió … Tutta Icr sarà al tuo fianco!
http://www.video.mediaset.it/video/mattino_5/full/299501/lunedi-30-aprile.html#tf-s1-c1-o1-p1
ANCHE I SINDACI, ORA, POSSONO FARE QUALCOSA
2Imprenditore licenzia due figli e si suicida
L’uomo aveva una ditta di costruzioni nel nuorese
MILANO - Un imprenditore edile di 55 anni di Mamoiada, nel nuorese, si è suicidato venerdì dopo che la sua azienda era stata costretta a chiudere i battenti a causa della crisi. Secondo quanto riporta l’Unione sarda, era stato costretto anche a licenziare i suoi due figli. L’imprenditore si è ucciso con un colpo di pistola in una vigna di sua proprietà e non ha lasciato nessun biglietto.
DISPERAZIONE – I testimoni in paese sostengono che il gesto è stato dettato proprio dalla mancanza di lavoro. L’imprenditore aveva dato occupazione a diversi giovani del paese, fino a che c’erano state commesse per la costruzione di case di villeggiatura lungo la costa. Negli ultimi mesi, però, gli ordini erano andati in calando fino alla decisione di licenziare anche i suoi due figli. «Non potevamo immaginare nemmeno lontanamente il dramma interiore che quest’uomo stava attraversando – racconta all’Unione Sarda il sindaco del comune della Barbagia, Graziano Deiana – faceva parte di una famiglia molto unita, era una persona in gamba».
Di solito lascio ad altri il compito di pubblicare questi articoli, ma oggi pubblico io per farvi notare come spesso “non si possa immaginare nemmeno lontanamente il dramma interiore” di noi piccoli imprenditori. Parla il sindaco. In passato, quando abbiamo avuto l’occasione, ci siamo confrontati con sindaci e assessori di alcuni comuni. “Cosa possiamo fare?” era la domanda che ci hanno posto. Alle nostre richieste hanno sempre risposto con il “patto di stabilità”. Ora, di fronte a questi numerosi casi io chiedo: “Diffondete l’esistenza di Terraferma e delle altre iniziative che sono nate per sostenere i piccoli imprenditori in difficoltà”. Non costa nulla! I sindaci e gli assessori agli affari sociali rischiano solo di fare bella figura. Qualche settimana fa ho chiesto l’aiuto dell’ANCI per la diffusione di queste iniziative. Molte promesse e nessuna risposta. Svegliatevi. La gente muore. “Forse a sindaci e assessori non interessano i propri cittadini?”
Le imprese in crisi «Di rigore si muore»
E ANCHE OGGI … PARLATE DI TERRAFERMA OVUNQUE!!!
1CHIEDO A TUTTI I MEZZI DI INFORMAZIONE PUBBLICA DI DIVULGARE L’INIZIATIVA “TERRAFERMA” ….
http://www.ilgiornale.it/cronache/crisi_costretto_lincenziare_propri_figlia_nuoro_imprenditore_si_toglie_vita/azienda-imprenditore-figli-lavoro-crisi_economica-suicidio/29-04-2012/articolo-id=585559-page=0-comments=1
non vorrei ma … devo.
4APPUNTAMENO SERALE DI IMPRESECHERESISTONO!
2“ IMPRESE CHE RESISTONO”
GRUPPO SPONTANEO MICRO PICCOLE MEDIE IMPRESE
10 MAGGIO 2012 – ORE 20,00
INGRESSO LIBERO
PRESSO: BRA SERVIZI S.R.L. –GRUPPO PIUMATTI- C.SO MONVISO 25, BRA(CN)
Il Commendator Giuseppe Piumatti ospiterà il Sig. Luca Peotta, fondatore e portavoce nazionale ICR per un incontro a-partitico di sola informazione pubblica, come approfondimento della grave situazione economico-imprenditoriale italiana.
Un dialogo condiviso, per affrontare i numerosi PERCHE’ di questo difficile periodo:
-Perché le imprese delocalizzano?
-Perché il Governo non risponde alle richieste della “base produttiva” del Paese?
-Perché le banche non erogano credito?
-Perché non c’è più certezza nei pagamenti?
PARTECIPARE è UNA TUA SCELTA…PARTECIPARE è UN TUO DOVERE!
Pregasi confermare le adesioni: ufficiostampa@impresecheresistono.org
L’INVITO E’ RIVOLTO SOPRATTUTTO AGLI IMPRENDITORI DEL CUNEESE/TORINESE E ZONE LIMITROFE .
Bra Servizi
C.so Monviso, 25 – 12042 Bra (CN)
Tel. 0172.412507
“SERVIZIO PUBBLICO” QUESTA SERA …. SEGUITE LA PUNTATA!
8Giorgia Frasacco,questa sera ospite della puntata…. ore 21.00 circa
http://www.serviziopubblico.it/tutte_le_puntate/2012/04/26/news/uscire_dall_euro.html?cat_id=10
La Voce dalla Notte dell’imprenditore Mario Bortoletto
1Luca Peotta: una Voce dalla Notte tra le Imprese Che Resistono
1Giorgia Frasacco, grazie
4Imprenditore suicida al Vomero Avvocato «pentito»: lascio Equitalia
63di Marisa La Penna
NAPOLI – «Non difenderò più Equitalia. E rinuncerò al mio onorario per le cause fatte finora». Parla l’avvocato Gennaro De Falco, 55 anni, napoletano, che faceva parte del nutrito pool di legali che assistono la società pubblica – 51 per cento Agenzia delle Entrate e 49% Inps – incaricata della riscossione nazionale dei tributi. E lo fa con una lettera aperta al nostro giornale. De Falco scrive, tra l’altro: «Conoscevo Peduto, l’immobiliarista napoletano che si è suicidato dopo aver ricevuto una cartella di Equitalia. L’ho incontrato per la prima volta nel ’95 quando gli diedi incarico di vendere la mia casa. Aveva figli della stessa età dei miei e la sua agenzia era nel mio quartiere vicino al mio studio. Insomma, le nostre vite scorrevano quasi parallele».
LE COSCIENZE SI RISVEGLIANO??
voci dalla notte … Arturo Tv
1http://www.arturotv.tv/articolo/luca-peotta-voci-dalla-notte-imprese-che-resistono
Grazie per quello che avete fatto a nome di tutte le imprese che resistono!
“Equitalia è come lo sceriffo di Nottingham”. E il sindaco Robin Hood la licenzia
2altra tragedia,a Napoli!
8Napoli, 24-04-2012
Un imprenditore di 52anni si e’ ucciso lanciandosi nel vuoto dal balcone del suo appartamento in via Cilea, nel quartiere Vomero. Lunedi’ scorso l’ imprenditore, che si accingeva a suicidarsi a Posillipo era stato salvato dalla polizia.
Il 52 enne aveva espresso la sua angoscia per le cartelle di Equitalia dalle quali era gravato
Islanda, quando il popolo sconfigge l’economia globale
8L’hanno definita una ‘rivoluzione silenziosa’ quella che ha portato l’Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell’intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.
Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L’Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un’eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un’esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.
Ma procediamo con ordine. L’Islanda è un’isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell’intera Italia, situato un poco a sud dell’immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell’Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di ‘neoliberismo puro’ applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.
Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall’altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull’euro – che perse in breve l’85 per cento – non fece altro che decuplicare l’entità del loro debito insoluto. Alla fine dell’anno il paese venne dichiarato in bancarotta.
Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all’Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l’unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.
Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d’Islanda era decisamente troppo.
Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos’altro invece si riaggiustò. Si ruppe l’idea che il debito fosse un’entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un’intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d’un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l’isolamento dell’Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l’Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell’intervista – ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.
A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L’Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l’Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola ‘presidente’ al posto di ‘re’).
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un’assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.
Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. “Io credo – ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente – che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet”.
Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.
Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l’Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l’unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?
http://www.disinformazione.it/islanda_popolo_contro_le_banche.htm
E’ UFFICIALE!!! RESITERE,RESISTERE,RESISTERE … UNA NOTIZIA POSITIVA
10RICEVO E PUBBLICO:
Buongiorno amici e colleghi di ICR, sono Piera Levo : vi ricordate di me? Sono la “nemica di Unicredit” che il 4 dicembre 2011 a Torino aveva annunciato tra le lacrime
che avendo come unico faro la Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza e lo Stato di Diritto speravo nel rinvio a giudizio e nel conseguente processo penale per i torti subiti da banca Unicredit.
Ebbene, mercoledì 18 aprile 2012 innanzi al Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Acqui Terme il Procuratore Capo ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio di due funzionari di Unicredit che sono stati individuati dalle indagini quali responsabili dei reati a loro ascritti. Chiaramente non intendo assolutamente infierire contro i due imputati che per il diritto penale sono “i responsabili” ma auspico al contrario un giusto e veloce processo per dimostrare che queste persone facevano parte di un ampio progetto dei vertici della banca di “…creazione di valore per gli azionisti…” chiaramente pagato dalle piccole ed indifese imprese come la Nuova B.B. srl a suon di tassi usurari, di ricatti e di vessazioni di ogni genere. Non è un caso, infatti, che la Nuova B.B. abbia ricevuto sulla soglia dall’aula processuale un cospicuo risarcimento del danno e che, nonostante questo, la Giudice abbia comunque disposto il rinvio a giudizio.
Credo che questa notizia , pubblicata oggi dal Sole24Ore a firma di Marcello Frisone, sia di una tale rilevanza che meriti di essere diffusa con ogni mezzo per ridare una speranza a chi l’ha perduta : VINCERE è possibile ma occorre RESISTERE,RESISTERE,RESISTERE
SISTRI: FORSE, FORSE…
Si segnala che, venerdì 20 aprile u.s., sul sito del Ministero dell’Ambiente è stato pubblicata un’informativa relativa al differimento al 30 novembre 2012 del termine per il pagamento dei contributi per l’anno in corso, che scadeva il 30 aprile prossimo.
Per maggiori informazioni è necessario contattare direttamente SISTRI (tel. 800 00 38 36 – contributo@sistri.it).
Fonte: Camera di Commercio di Varese
TERRAFERMA
8Ricevo e pubblico:
Buongiorno Massimo, sono XXXXX artigiano di Varese.
Nei giorni scorsi, tramite Terraferma, ho conosciuto Isabella Brusa, che dietro sua insistenza ho anche incontrato di persona.
Isabella ha fatto cambiare i piani che avevo per me, devo dire che mi ha spiazzato, ora come reazione sto rispolverando i vecchi progetti rimasti nel cassetto, sicuramente più edificanti.
Ho un progetto lavorativo piuttosto ambizioso, in un settore che conosco come le mie tasche, però ho delle difficoltà pratiche a realizzarlo.
Le chiedo se posso nelle prossime ore contattarla telefonicamente per una chiacchierata, avere un suo consiglio e magari si riesce anche a trovare la collaborazione di qualche altro artigiano.
Un cordiale saluto
XXXXX
Non so voi, ma per me cominciare così una giornata è un po’ più facile!
ANCHE IN GERMANIA I PICCOLI SOFFRONO!
8Qualcuno è in grado di tradurre come si deve questa mail?
Sehr geehrter Herr Massimo Mazzucchelli,
habe soeben von der Initiative erfahren, die Sie mit anderen Mitstreitern bei Ihnen ins Leben gerufen haben.
Es ist sehr bedauerlich, das es so vielen Kleinunternehmern so ergeht, das diese Menschen keinen anderen Ausweg mehr sehen.
Aber es ist wohl auch genauso in Deutschland für eben diese kleinunternehmer,(leider bin auch ich davon betroffen)betreibe seit vielen Jahren ein Taxi und Mietwagengeschäft mit angeschlossenen Busverkehr.
Auch ich habe unter Zahlungsausfällen in 5 – stelliger Eurosumme ,zu leiden.Hinzu kommt,das niemand einen helfen will(kann?)und mich lieber pleite gehen lässt!Selbst bin auch ich sehr verzweifelt und habe über einen solchen Schritt ( Selbstmord)schon nachgedacht.Meine Angestellten musste ich alle entlassen,aber auch das hat nicht geholfen!
Daher ist es mir ein grosse Verlangen, Ihnen auch von meinen Sorgen aus Deutschland,mitzuteilen.
Vll.können Sie mir veehrter Herr Massimo Mazzucchelli, mit Hilfsadressen in der BRD weiterhelfen?!Ansonsten bleibt mir nur der oben erwähnte Ausweg.
Bedanke mich für Ihre Aufmerksamkeit
Questa è la traduzione da Google:
Caro Massimo Mazzucchelli,
ho appena saputo dell’iniziativa che si è creato con gli altri colleghi a voi nella vita.
E ‘molto spiacevole che è stata fatta tante piccole imprese in modo che queste persone non vedono altra via d’uscita.
Ma è probabilmente altrettanto bene in Germania, per questo uomo d’affari molto piccola, (purtroppo, sono colpiti da essa) per molti anni esegue un taxi e il noleggio di vetture con il bus collegato.
Ho anche sotto pagamento in 5 – a soffrire di somma cifra €. Inoltre, nessuno vuole aiutare un (possibile?) E preferisco andare in bancarotta! Anche io sono anche molto disperata e hanno un tale passo (suicidio) anche pensato. Avevo tutti i miei dipendenti licenziati, ma questo non ha aiutato!
Pertanto, è il mio grande desiderio di informarvi delle mie preoccupazioni anche dalla Germania.
VII. potete darmi veehrter signor Massimo Mazzucchelli, aiutare con gli indirizzi a supporto del FRG? In caso contrario, ho solo il modo di cui sopra.
Vi ringrazio per l’attenzione