PROPOSTA!

14

L’Italia o l’Europa inpongano il 30% di dazio sulle merci che arrivano dalla Cina fino a quando la moneta cinese non verrà rivalutata del 30%.  Poi tutte le merci che entrano in Italia viaggino con il certificato di origine, come chiedono, per esenpio, gli Stati Uniti.

Chi voterebbe un partito che introduca questa legge?

E se ai 12 milioni di voti aggiungessimo quelli dei famigliari? Verrebbe fuori un governo un po’ più vicino alla vita reale?

Si, poi dobbiamo trovare il modo per imporlo alle merci che arrivano indirettamente, ma i sistemi ci sono!

GLI AUGURI DI ….. IMPRESECHERESISTONO!

20

Auguri di buon Natale!

AUGURI A TUTTE LE “IMPRESE CHE RESISTONO”

AUGURI A TUTTI I COLLABORATORI DI IMPRESECHERESISTONO

AUGURI ALLE FAMIGLIE DI IMPRESECHERESISTONO

AUGURI A TUTTI COLORO CHE SI PRODIGANO IN IMPRESECHERESISTONO

AUGURI ALLE IMPRESECHERESISTONO D’ITALIA

 

AUGURI AGLI IMPRENDITORI CHE TROVANOLA FORZA PER CONTINUARE AD ESSERE IMPRESECHERESISTONO

 

 

 

MI SPIEGATE PERCHE’ DOBBIAMO PAGARLE NOI?

8
Fondo Voucher per l’accompagnamento delle PMI lombarde nei paesi esteri (appartenenti all’area Extra Unione europea) “Per le imprese”

FINALITA’ E DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO
La misura prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto mediante l’assegnazione alle imprese di Voucher nominativi e non trasferibili, di importo fisso e invariabile. I Voucher sono concessi nei limiti del Regolamento comunitario n. 1998/2006 del 15/12/2006 relativo agli aiuti d’importanza minore (“de minimis”).

I Voucher sono finalizzati a finanziare l’acquisto dei servizi di seguito indicati alle imprese che intendono valutare e implementare le proprie strategie di sviluppo internazionale attraverso la realizzazione di insediamenti produttivi permanenti all’estero localizzati nei Paesi Extra Unione Europea:

  • Analisi e ricerche di mercato;
  • Assistenza nell’individuazione di potenziali partner industriali;
  • Assistenza legale, contrattuale e fiscale;
  • Redazione di studi di fattibilità e/o information memorandum di investimento.

I suddetti servizi potranno essere erogati solo da fornitori inseriti nell’elenco dei Fornitori predisposto da Regione Lombardia (cfr. parte dedicata ai fornitori).

SPESE MINIMA E IMPORTO VOUCHER
Tipologia di Servizio
Importo fisso Voucher
(lordo ritenuta di acconto)
Spesa minima per
l’acquisizione del servizio
a) analisi e ricerche di mercato
9.000,00
12.000,00
b) assistenza nell’individuazione di potenziali partner industriali
10.500,00
14.000,00
c) assistenza legale, contrattuale e fiscale
15.000,00
20.000,00
d) redazione di studi di fattibilità e/o information memorandum di investimento
18.000,00
24.000,00

PROCEDURA

Le PMI lombarde (industriali manifatturiere con cod. Ateco 2007 lett. C) possono:

Richiedere il Voucher se sono in possesso dei requisiti soggettivi indicati nel Bando;

Usufruire di un voucher per ogni singola tipologia di servizio nell’arco di 12 mesi dalla data di concessione del primo Voucher (nei limiti della normativa di riferimento che regolamenta gli aiuti de minimis);

elezionare dall’elenco, che sarà presente nella procedura on-line, un solo Fornitore per singolo servizio richiesto.

Ulteriori dettagli sono disponibili nel bando, pubblicato sul BURL n. 52, 3° Supplemento Straordinario del 30 dicembre 2010.

Clicca qui per accedere alla procedura.

Mi spiegate perchè io mi faccio da me le ricerche di mercato, individuo i possibili nuovi clienti e vado a trovarli, in tutta Europa e pago da me tutte le spese e poi devo anche pagare quelle degli altri? Tutti soldi, tra l’altro, che vanno ai consulenti decisi dalla regione Lombardia? Allora, volete capire o no che queste spese non ce le possiamo più permettere? Se un’azienda commissiona questi servizi, lo farà perchè le conviene e ne avrà un ritorno economico. Le paghi da se, queste spese. Se non ce l’ha, non le faccia! La parola d’ordine è razionalizzare.

La fuga in Polonia del Made in Italy

6

di Dario Di Vico dal Corriere della Sera.

Il crollo della domanda interna e i costi del lavoro fuori mercato. Ultima chiamata dai big del «bianco» «Meno fisco o ci spostiamo in Polonia»

I toni sono forti, quasi esasperati. «Se nei prossimi mesi non cambia tutto ce ne andiamo in Polonia». A parlare stavolta non sono gli artigiani ribelli del Varesotto o i padroncini del Nord Est ma i big dell’industria dell’elettrodomestico. I rappresentanti di gruppi multinazionali che si chiamano Electrolux e Whirlpool e di campioni tricolori come Indesit o Elica. Il bianco è stato uno dei settori simbolo del miracolo economico italiano grazie a una straordinaria concentrazione di capitani d’industria che si chiamavano Zanussi, Borghi, De’ Longhi e Merloni. Eravamo la fabbrica d’Europa delle lavatrici. Oggi gli imprenditori hanno la paura di fare quella che chiamano senza tante ipocrisie «la fine del tessile», di essere condannati a un inevitabile declino. Racconta Luigi Campello, amministratore delegato della Electrolux: «Dal 2007 ad oggi per il settore è stata una continua batosta. In Italia producevamo 6 milioni di frigoriferi l’anno e ora siamo passati a 3. Da 8,5 milioni di lavatrici siamo a quota 4,5 e anche le lavastoviglie si sono dimezzate».

La crisi della domanda interna ed europea è verticale, i consumatori scelgono il prodotto che costa meno o all’opposto il brand tedesco e per chi produce nel Belpaese il deficit di competitività è diventato insostenibile. Non è un caso che sia nato in Polonia una sorta di distretto parallelo dell’elettrodomestico italiano — come era successo in Romania a Timisoara per le scarpe—ed è sempre più difficile tener dietro ai produttori turchi. Impietoso Campello continua: «Una volta ci rifugiavamo nell’illusione che i nuovi Paesi produttori non avrebbero mai raggiunto il livello di qualità delle fabbriche italiane. Purtroppo non è più così. La qualità è grosso modo la stessa ma il costo del lavoro è imparagonabile ». Ventiquattro euro in Italia contro sei in Polonia.

«La verità è che l’industria degli apparecchi domestici e professionali in Italia è precipitata in una crisi strutturale » aggiunge Andrea Sasso, presidente della Confindustria Ceced, l’associazione di categoria. I dati negativi riguardano un po’ tutti i prodotti: i grandi elettrodomestici nei primi 10 mesi del 2011 hanno visto tutti una ulteriore contrazione delmercato italiano rispetto all’anno precedente: -7% per le lavatrici, -11% per le lavastoviglie, -10% per i frigoriferi e -9,6% per i piani cottura. Ma anche i piccoli elettrodomestici sono andati sotto (-2%), le cappe ancor di più (-15%) e persino i climatizzatori, che sembravano il grande business nell’epoca del global warming, hanno fatto registrare -13,1%. Che fare? La parola d’ordine che gira in Confindustria è «delocalizzare».

«E’ una questione di sopravvivenza» argomenta Sasso e polemizza persino con il segretario del Pdl, Angelino Alfano, che mercoledì a sera a Porta a porta ha sostenuto che gli industriali italiani vanno a produrre all’estero per guadagnare di più. «Guadagnare? Mi dispiace che l’ex ministro non sappia come ormai la nostra redditività sia arrivata ai minimi e la Polonia ci appaia come il vero Paese competitivo rispetto all’Italia ». La tesi di Sasso è che se la Confindustria non intercettasse questo profondo malessere gli industriali del bianco se ne andrebbero comunque dall’Italia, «anzi alcuni stanno già scappando ». E per quella che resta comunque la seconda manifattura nazionale dopo l’auto è una sconfitta senza proporzioni. Tra fabbriche e indotto gli elettrodomestici danno lavoro a 130 mila persone in Italia e davanti a questi numeri è facile capire che una delocalizzazione spinta avrebbe effetti tragici. Sasso e Campello ci tengono però a spiegare come in questi anni l’industria del bianco non si sia rassegnata anzitempo. «Abbiamo combattuto e solo oggi siamo stremati. Abbiamo rinnovato in pochi anni il 30% del catalogo prodotti, abbiamo puntato su nuovi business come l’asciugatura e, soprattutto, abbiamo speso in ricerca e innovazione il 18% del fatturato, una percentuale altissima rispetto al passato e ad altri settori».

Adesso però gli industriali ammettono di non riuscire più a farcela da soli. Da mezze frasi si capisce che hanno avviato primi contatti con il nuovo ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ma non sarà facile trovare una quadra. Un consolidamento delle aziende italiane con aggregazioni, emagari la creazione di un polo Electrolux-Indesit, viene giudicata dagli esperti senza senso, non risolverebbe i problemi di competitività e forse creerebbe maggiori eccedenze di personale. Le richieste che Sasso sta elaborando vanno in tre direzioni. La prima riguarda il costo del lavoro: è vero — dicono — che in Italia ci sono ottime competenze, ma senza intervenire sul cuneo fiscale non c’è possibilità alcuna di tener dietro a polacchi, turchi e coreani. «Il governo lo sappia». La seconda chiama in causa le spese per la ricerca. «Se si vogliono mantenere in Italia almeno i centri di innovazione servono incentivi pubblici». Per ultimo intensificare i controlli sui prodotti che vengono importati (dalla Cina, ad esempio) e che spesso aggiungono alla concorrenza trasparente anche quella sleale. Ma come farà il governo tecnico a dotarsi, di questi tempi, di una politica industriale onerosa? E se gli imprenditori dell’elettrodomestico riuscissero, dietro la minaccia di delocalizzare, ad ottenere una legge ad hoc non si aprirebbe subito dopo una rincorsa da parte degli altri settori in crisi? Vedremo e non dovremo nemmeno aspettare tanto.

SIGNORI DEL GOVERNO E DEL PARLAMENTO SVEGLIA! IN SPAGNA RIDUCONO LE TASSE, IN AMERICA VOGLIONO METTERE I DAZI SULLE IMPORTAZIONI DALLA CINA (PRATICAMENTE) E IN ITALIA? AUMENTATE LE TASSE E I COSTI E FATE FUGGIRE LE IMPRESE! INCAPACI. CI MANDATE ANCORA PIU’ A FONDO!

VIDEO DEL 4 DICEMBRE SU YOUTUBE!!!

7

 

LI POTETE TROVARE ANCHE SU YOUTUBE DIGITANDO:  ICR DAY  4/12/2011

NON SARA’ MESSO TUTTO INSIEME MA A SCADENZA DI 4/5 GIORNI L’UNO  DALL’ALTRO,UNA VERA E PROPRIA CAMPAGNA SULLA RETE  DI ICR.

UN RINGRAZIAMENTO PARTICOLARE AL GRANDE ALESSANDRO CATALANO DI  TOSPRING.TV CHE HA  REALIZZATO VIDEO E MONTAGGI. UN LAVORO ECCELLENTE!!!

Cina, allarme crisi: “Ma le nostre industrie rimarranno le più competitive sui mercati mondiali”

http://cina.quotidiano.net/2011/12/13/cina-allarme-crisi-ma-le-nostre-industrierimarranno-le-piu-competitive-sui-mercati-mondiali/

Di solito quando dicono di voler fare una cosa, la fanno. Quindi la Cina, a breve, potrebbe smettere di essere un’opportunità anche per le poche aziende italiane che hanno potuto esportare. Come faranno? Beh, ultimamente i cinesi hanno comprato Volvo, per esempio e C. B. Ferrai, leader nella produzione di macchine utensili. Ecco come faranno. Si sono comprati idustrie tecnologicamente avanzate e le replicheranno in Cina.

E gli americani cosa stanno facendo? Dazi sulle merci cinesi? Speriamo che passi in fretta così magari gli imbecilli che abbiamo al governo capiranno qualcosa.

LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

35

ECCO LA VERSIONE DEFINITIVA …. SE LA CONDIVIDETE!!!

Illustrissimo Sig. Presidente,

la gravissima crisi economica che sta colpendo il nostro paese,vede nelle micro,piccole,medie imprese uno degli obiettivi più sensibili e meno difesi del sistema produttivo italiano. Tra le tante analisi,prese di posizione,iniziative che ruotano intorno al mondo delle PMI,con la presente ci permettiamo di richiamare la Sua cortese attenzione sul gruppo,spontaneo,denominato”impresecheresistono”(ICR)nato in Piemonte e attualmente presente in tutto il territorio nazionale.
Il primo incontro pubblico è avvenuto il 22 maggio del 2009,in quel di Moretta(CN) che vide riuniti una quarantina di “piccoli”imprenditori,prevalentemente del settore metalmeccanico,desiderosi di scambiarsi esperienze e impressioni rispetto alla crisi e di conseguenza,con lo spirito tipico degli imprenditori,di ricercare soluzioni utili a superare il disastroso momento che stanno attraversando i comparti metalmeccanico,manifatturiero,siderurgico e comunque della piccola industria nel suo complesso.

La capacità comunicativa del blog di ICR e un partecipato quanto efficace passaparola,hanno permesso l’organizzazione di un secondo incontro ,svoltosi nel nel lontano 12 giugno 2009,presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino,al quale hanno partecipato 200 imprenditori piemontesi e lombardi,i rappresentanti di alcune rappresentanze territoriali delle associazioni di categoria insieme a giornalisti della carta stampata e della televisione.

La filosofia del gruppo è riassunta nella spontaneità dell’organizzazione e della comunicazione,nell’assunzione diretta e a maggioranza dei presenti agli incontri pubblici delle decisioni più importanti,nell’assoluta volontà di non subire condizioni di carattere partitico. Dall’incontro sopra descritto scaturì la stesura di un documento di proposta in nove punti oltre alla nascita di una delegazione al fine di dare una maggiore formalizzazione alle scelte organizzative e infine la decisione di scendere in piazza nel capoluogo piemontese.

Una scelta quest’ultima di fortissimo impatto che porto oltre mille imprenditori,in rappresentanza di una forza lavoro di circa 20.000 addetti,a manifestare sfilando in corteo silenzioso per le strade di Torino il successivo 29 giugno. Un evento che non esitiamo a definire storico e che qualcuno,pur con le debite differenze di contesto economico-sociale,di periodo storico e di rivendicazioni ha paragonato alla marcia dei 40.000 del 1980.

Fu poi la volta di Roma nel mese di luglio 2009.

Sull’onda del successo mediatico e di partecipazione,il lavoro di raccolta di adesioni alle attività ed alle istanze di ICR diventa frenetico. In pochi giorni vengono raccolti dati sensibili di PMI ubicate su tutto il territorio nazionale,appartenenti a diversi settori produttivi,rappresentanti una media di forza lavoro pari a 15 collaboratori,accomunate purtroppo da un calo medio di fatturato del 50%,con punte isolate di oltre il 70%. Da li a poco la CNEL prevedeva una perdita di oltre 500.000 posti di lavoro.

Intanto il tempo passa,trascorre tutto il 2010. C’è chi resiste, chi invece non trova alternativa se non nella chiusura della propria attività. ICR chiede che costi avrà sui conti dello Stato questo sfacelo. ICR chiede che conseguenze porterà questa “mattanza sociale”sulla vita e sul futuro dell’intero Paese.

Dunque,siamo alla fine del 2011 e un nuovo dato inquietante viene reso noto in questo ultimo periodo: 800.000  cittadini italiani che nella prossima primavera non avranno più lavoro … se questo dato provenisse da un ipotesi di chiusura di micro e piccole imprese con una forza lavoro di 10 collaboratori,significherebbe la chiusura definitiva di 80.000 aziende!

Se nella prossima primavera ancora molte PMI chiuderanno o ricorreranno a massicci licenziamenti,i costi sociali ed economici si scaricherebbero sul bilancio dello Stato,sulla collettività intera,con effetti difficilmente misurabili sia in termini economici,sia in termini di durata.

E’ forse saggio e lungimirante che l’alibi della mancanza di risorse spinga l’intera classe politica a non prendere neanche in considerazione proposte che avrebbero un impatto economico praticamente nullo sul bilancio dello Stato(come ,ad esempio,la proposta per la riduzione dei termini di pagamento … ),oppure che costerebbero veramente poco(come ad esempio,l’Iva per cassa per tutti i pagamenti,senza limite attuale di 200.000 Euro di fatturato)?

E se è vero che lo Stato non ha fondi da destinare a questa causa,ICR chiede come mai i soldi per altre iniziative si trovino con relativa facilità. L’impressione è che,nonostante i pressanti appelli rivolti sia a livello regionale sia che nazionale,le istituzioni siano state finora piuttosto indifferenti e assenti,al di là della solita retorica sul ruolo fondamentale delle PMI,quanto poco efficaci dal punto di vista delle azioni concrete compiendo in tal modo un clamoroso quanto gravissimo errore di valutazione in quanto i margini per arginare,prima che sia troppo tardi,ci sarebbero ancora.

Per questa ragione,Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,abbiamo deciso di rivolgerci a lei,chiedendo di essere ricevuti ed ascoltati con la massima tempestività al fine di definire urgentemente gli interventi necessari per trasformare in provvedimenti concreti le proposte qui riportate:

- Iva per cassa, impedendo al cliente che non paga, di scaricare il costo delle fatture non saldate.

- Regolamentare i tempi di pagamento sulla media europea cartolarizzando ad “Equitalia” gli scaduti da recuperare

- Una vera riforma fiscale che permetta a tutti i cittadini di scaricare i costi sostenuti dalle persone fisiche dalle dichiarazioni dei redditi, come avviene negli altri paesi, facendo emergere   quella risorsa sommersa che oggi ha un valore di oltre 200 miliardi di Euro.

-Politiche industriali incisive degne di un attuale 2°posto nella classifica del  manifatturiero in Europa e 7° posto nella classifica mondiale. Il continuo esodo da parte delle aziende italiane verso altri paesi dove il costo del lavoro e la pressione fiscale è nettamente inferiore è un’emorragia che va assolutamente fermata; inevitabile,altrimenti,lo sfacelo della nostra economia.

-Riavvio dell’economia interna: agire immediatamente sulla detassazione delle buste paga del lavoro dipendente soprattutto per coloro che hanno la possibilità di effettuare ore di lavoro straordinario.

Condividiamo la Sua accorata preoccupazione, che viene in particolar modo sostenuta soprattutto da chi ha fatto del lavoro una ragione di vita, da condividere con i propri collaboratori che risultano essere una seconda famiglia,per tanti datori di lavoro. Per lo stesso motivo che turba i suoi nobili sentimenti, ICR Le chiede di rivolgere la stessa particolare attenzione a tutte quelle persone, che preoccupate di lasciare in mezzo ad una strada i propri dipendenti, non hanno avuto la forza di superare questo momento difficile e per dignità o debolezza si sono suicidate!

Vogliamo esprimerle,a nome delle centinaia di imprenditori che aderiscono al gruppo,lo spirito di questa lettera che parla di fiducia nel futuro e non di catastrofismo,di voglia di resistere e non di inutile piagnisteo,di azione immediata ed eccezionale e non di inutile dibattito accademico sul futuro delle PMI.

Nella speranza che il nostro appello venga recepito e che nell’immediato futuro diventi occasione di dialogo e confronto,  per il bene degli italiani e per il bene dell’Italia.

Buon Natale e felice anno nuovo.

 

La lettera è stata spedita il 20/12/2011 alle 19:37 presso il

Quirinale!

 

 

Ma va? ….. Sale la preoccupazione? …..Nessun problema,ci pensa Monti!

6

IL MESSAGGIO E’ STATO CHIARO SIN DALL’INIZIO! DI MONTI NE AVEVAMO 3,ORA DI MONTI NE ABBIAMO SOLO 1 …  E PROVARE CON UN UOMO DI MARE?

 

imprese edili allo stremo …. nel 2012 ci saranno molte chiusure!

http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/mondo-immobiliare/2011-12-13/imprese-edili-stremo-2012-152322.php?uuid=AakxcvTE

 

NON CREATE ALLARMISMI INUTILI !  DUE ANNI FA,PER CHI SI RICORDA,I MAESTRI DEL FANCAZZISMO,DICEVANO CHE LA RIPRESA CI SAREBBE STATA NEL 2012 ….

….DICEVANO:BISOGNERA ATTENDERE IL 2012 PER LA RIPRESA,2012 ANNO DELLA RIPRESA,LA CRISI DURERA FINO ALLA FINE DEL 2011 …POI LA RIPRESA,NEL 2012 SI RIPARTE!

GIORNALI E TV,ANDATE AD INTERVISTARE I PERSONAGGI CHE  CONFERMAVANO CON DETERMINAZIONE LA RIPRESA NEL 2012 …

CON CONVINZIONE SPOSTAVANO DI DUE ANNI IL PROBLEMA … OGGI DICONO:MA LA CRISI E’ MONDIALE  E RIPETONO A GRAN VOCE: NON ABBIAMO LA BACCHETTA MAGICA!

ANCORA CON STA BACCHETTA MAGICA …. E’ SICURO CHE VIVONO NEL MONDO DELLE FIABE!

 

 

equitalia una truffa da 50 milioni di euro stanziati

2

Notizie che girano in rete e non solo…

Ministro Monti… prima di parlare di giustizia in onore di TagliaEquità, faccia un giretto in rete e si faccia una sua opinione tramite persone che vivono la terribile realtà di essere un “sorvegliato speciale” da parte del Grande Fratello Attilio Befera.

E’ un consiglio per non farle fare brutte figure..forse la sua è solo una svista!

24 Gennaio 2009

http://blog.libero.it/politicismo/6371042.html

 Il sistema funziona così. In caso di mancato pagamento di tasse, tributi e contributi, l’ente impositore provvede all’iscrizione nei ruoli del contribuente infedele (nome dell’interessato, valore del tributo, tassa o contributo evaso, sanzioni e interessi di mora), affinché si proceda a suo carico alla riscossione coattiva.
Chi finisce nei ruoli? “L’espresso” è entrato in possesso di una lista di debitori eccellenti, società e persone fisiche oggetto dell’attenzione degli esattori del Lazio.

Si va dall’ex sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi all’ex campione di tennis Adriano Panatta, dal ginecologo Severino Antinori all’attore Christian De Sica, dal regista a luci rosse Riccardo Schicchi al neosenatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico. Ma a fare impressione sono soprattutto gli importi contestati.
In testa alla lista c’è l’Agenzia territoriale per l’edilizia residenziale di Roma (Ater) con ben 241 milioni di euro (Ici non pagata). Seguono l’Enel distribuzione (185 milioni); Metropolitana di Roma (30); l’Inpdap (24); Rete Ferroviaria italiana (10). E non è finita. Risultano avere pendenze con il fisco anche Raisat (2,5 milioni) e Rai spa (297 mila euro); Vigili del fuoco (oltre due milioni); Ambasciata libica (800 mila euro). Partiti come FI (1 milione), Ds (268 mila euro) e An (4 milioni); i ministeri dell’Interno (700 mila) e del Lavoro (400 mila) e persino l’Agenzia delle Entrate (1 milione 600 mila) e il gabinetto del ministro delle Finanze (altri 2 milioni di euro). Insomma, un autentico tesoretto per il quale si dovrebbe solo passare all’incasso. Invece proprio qui cominciano i problemi, legati proprio alla scarsa attendibilità dei ruoli, la prima causa del grande buco della riscossione.
BLUFF DELLE CARTELLE
Le cifre trasmesse dagli enti impositori si rivelano infatti spesso infondate, come “L’espresso” ha potuto verificare. Qualche caso: i 2 milioni e mezzo chiesti a Raisat? La cartella, assicurano a viale Mazzini, era sbagliata ed è stata annullata. I 24 milioni contestati all’Inpdap? «Abbiamo dimostrato che avevamo già pagato», giura il direttore generale Giuseppina Santiapichi. Ancora più intricata la partita Enel. Stando agli elenchi, le società del gruppo elettrico (tra le altre Enel distribuzione, Enel produzione e Enel spa) devono complessivamente oltre 261 milioni.
I vertici della società spiegano invece che la cifra esigibile ammonta a soli 7 milioni. Una riduzione che fa il paio con quella di Metropolitana di Roma che, iscritta a ruolo per 31 milioni, alla fine ha pagato solo 507 euro. Morale? I ruoli sono gonfiati da partite non riscuotibili almeno per il 60 per cento, stima il presidente di Equitalia Attilio Befera (e anche direttore dell’Agenzia delle Entrate), che nel conto mette i fallimenti, i crediti inesigibili e gli sgravi riconosciuti dagli enti impositori. Insomma, una débâcle. E non è che la prima.
BANCHE PIGLIATUTTO
La seconda causa del buco nero della riscossione è legata al comportamento dei concessionari del servizio. Da due anni il business è nelle mani di Equitalia, ma per decenni è stato affidato a società di riscossione create dalle principali banche italiane. Nella partita sono entrati quasi tutti: da Intesa-San Paolo a Unicredit; da Monte dei Paschi ad Antonveneta, senza trascurare una lunga serie di casse di risparmio e banche popolari.
Come hanno svolto il ruolo di esattori? In maniera disastrosa. «Anzitutto perché le banche azioniste delle società di riscossione, in evidente conflitto di interessi, non hanno mai avuto interesse a inseguire cittadini che nella maggior parte dei casi erano anche loro clienti agli sportelli», spiega Befera.« E poi perché i meccanismi dei compensi previsti per i concessionari hanno sempre garantito lauti guadagni». Si andasse o meno a bussare alla porta dei contribuenti infedeli.
Prima del 1999, con il sistema del “non riscosso come riscosso”, i concessionari anticipavano al fisco o all’Inps la cifra da incassare, che recuperavano poi riscuotendo o chiedendo rimborsi agli stessi enti in caso di inesigibilità dei ruoli. Successivamente, con un nuovo sistema: il contributo annuo (circa 500 milioni di euro) garantito dallo Stato ai concessionari al posto dell’aggio sulle cifre effettivamente riscosse. È in questo contesto che gli esattori bancari hanno via via perso interesse a snidare gli evasori, e hanno preferito inventarsi false riscossioni per potere poi chiedere i rimborsi all’erario. Una vera industria del malaffare.
TRUFFA CONTINUA
Se ne è accorta per tempo la Corte dei conti, che per anni ha denunciato lo scandaloso andazzo. L’ultima volta, con il procuratore generale Furio Pasqualucci che all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha puntato il dito: «Le procedure di riscossione irregolari in numero così alto fanno ritenere che le violazioni di legge erano elevate a sistema». Le inchieste della Guardia di Finanza hanno infatti scoperto centinaia di migliaia di vicende caratterizzate da «false rappresentazioni di attività documentate in verbali dove venivano attestati accessi (irreperibilità) ed atti esecutivi (pignoramenti negativi) mai eseguiti». Cioè gli esattori fingevano di fare il loro dovere.
Clamoroso il caso di Unicredit, sanzionata dai giudici contabili con una condanna a 9 milioni di euro. Unicredit è stata chiamata a rispondere delle malefatte della Cassa di Risparmio di Trieste da lei incorporata e per molti anni concessionaria della stessa provincia. Dal processo è emerso che gli esattori incaricati dalla Crt di riscuotere le tasse avevano verbalizzato in migliaia di casi di essere andati presso altrettanti contribuenti senza trovare niente da pignorare o da incassare. Peccato che nei periodi indicati nei verbali gli stessi esattori risultassero essere in malattia o addirittura in vacanza in lontane isole tropicali.
Stesso spartito per un altro caso trattato dalla Corte dei conti e conclusosi con una condanna (21 milioni) a carico della Serit. La Serit, concessionario per la provincia di Teramo e al tempo della truffa posseduta dalla Banca popolare abruzzese e marchigiana (l’attuale Banca dell’Adriatico del gruppo Intesa-San Paolo), aveva creato «una vera e propria catena di montaggio» per la redazione di verbali falsi. E come trascurare la Gestline, succeduta alla Gerico come concessionaria per la riscossione a Trieste, anch’essa sanzionata dalla Corte dei conti? Anche in questo caso falsi verbali di irreperibilità di contribuenti erano stati redatti a migliaia dagli impiegati della Gerico.
ARRIVA LA SANATORIA
Ma tutto questo è servito a mettere sotto accusa le società concessionarie e le banche loro azioniste? Niente affatto. Lo Stato ha fatto finta di niente e ha riservato a coloro che lo avevano truffato un trattamento di favore. Anzitutto, con una miracolosa sanatoria messa in campo dal governo Berlusconi nel 2004 e dal procuratore Pasqualucci definita «un altro esempio di imponente perdita di sostanze pubbliche». La sanatoria ha infatti introdotto la possibilità di passare un colpo di spugna su tutte le illegalità connesse alla riscossione (le partite irregolari già accertate sarebbero oltre 200 mila) attraverso il pagamento di 3 euro per ciascun abitante residente nel territorio affidato.
Poi, con la “pubblicizzazione” del sistema, varata nel 2006, e con la quale Equitalia ha acquistato tutte le società di riscossione dalle banche. Un’operazione che in due anni si è tradotta in oltre 20 fusioni societarie e che a fine 2008 ridurrà il numero dei concessionari ad appena 21, uno per regione (una decina di anni fa erano oltre un centinaio). Cosa ci hanno guadagnato le banche venditrici? Anzitutto hanno avuto 140 milioni di euro in titoli emessi da Equitalia e che la stessa trasformerà in denaro sonante nel 2010.
Ma soprattutto si sono liberate dei circa 9 mila dipendenti delle società di riscossione, prontamente reclutati da Equitalia. Compresi quelli che in passato si erano resi protagonisti delle vicende truffaldine. Tra i tanti, i dipendenti della Serit di Teramo, transitati prima in una società del Monte dei Paschi e poi approdati in Equitalia Pragma, il nuovo agente della riscossione per le province di Chieti, Pescara, Teramo. E con questo esercito di fedelissimi lo Stato vorrebbe dare il colpo di grazia agli evasori fiscali.

Arrestato funzionario di Equitalia Polis  11.02.2010

Equitalia sotto processo: espropriazione per 63 euro

Rubava gli oggetti pignorati arrestato esattore di Equitalia

Aste pubbliche ed affari privati.

manager Equitalia – La sua società compra case ipotecate

Cancellarono gli interessi dei loro debiti: indagati4 funzionari di Equitalia

Napoli, Finanza e sequestri in Equitalia 23 indagati: ci sono funzionari e avvocati

BUFERA SU EQUITALIA, INDAGATI DUE DIRIGENTI

Ipoteche facili, Equitalia nella bufera

Ci sono bastati 5 mn per leggere in rete quanto sopra, se qualche “giustizialista” al governo con la bocca piena di belle parole come Etica, Giustizia, Legalità e Bene del Paese avesse magari un’oretta di tempo che noi non abbiamo perchè dobbiamo lavorare sul serio per guadagnarci la giornata, e stampare queste notiziole gioiose da far leggere al neo super ministro, ci farebbe davvero cosa utile! Equitalia va fermata, è un abominio indegno di ogni paese anche semi civile…

Politici scatenati contro il taglio delle indennità

4

Non c’è limite alla vergogna e al disprezzo degli altri. Mentre si chiedono immensi sacrifici agli italiani, i politici super pagati (i più pagati del mondo) si scatenano contro il taglio delle loro indennità previsto a partire da gennaio.

E’ un vero e proprio braccio di ferro tra i super pagati “onorevoli” e il Governo Monti che, con un decreto, ha stabilito a partire da gennaio un taglio delle indennità per parlamentari e senatori pari a quasi il 50%. E’ una rivolta che vede in prima fila un gruppo di politici, magari poco avvezzi a partecipare alle sedute parlamentari ma molto impegnati  nella difesa dei loro privilegi.

Il decreto parla chiaro: lo stipendio dei politici italiani deve essere agganciato a quello degli europarlamentari (che non è poco), il che vuol dire tagliare di quasi la metà l’attuale indennità. Alla notizia c’è stata una vera e propria rivolta. Per prima si è opposta la commissione Affari Costituzionali della Camera che ha espresso parere negativo alla norma e in particolare al settimo comma dell’articolo 23 della manovra salva-Italia che prevede che dal primo gennaio gli stipendi di amministratori, consiglieri, sindaci e parlamentari subiscano un taglio che li porti ad essere equiparati a quelli dei loro colleghi europei.  La norma è stata bocciata dalla commissione in quanto, secondo loro, “spetta ai deputati decidere su questo punto” e quindi quella norma inserita nel decreto è anticostituzionale.

Giusto per rinfrescare la memoria di chi ci legge, ricordiamo che mentre un parlamentare italiano percepisce una indennità base pari a 11.704 euro (undicimilasettecentoquattro) mentre un parlamentare europeo percepisce 5.339 euro.

Ma cosa hanno fatto quei furboni dei politici italiani? Hanno scoperto che nel Parlamento Europeo a fronte di una indennità molto inferiore vi sono dei benefit particolari (collaboratori, rimborsi spese, voli ecc. ecc. a carico del Parlamento Europeo) che alla fine costerebbero più di quanto costa l’attuale stipendio dei parlamentari italiani. Peccato che si siano dimenticati di dire che anche loro godono di quegli stessi benefit anche se sotto forme diverse.

Fantastiche alcune dichiarazioni di politici italiani riprese oggi da diversi giornali. La Mussolini ha affermato che «già togliere il vitalizio è istigazione al suicidio, figurarsi il resto» mentre Dini ha avuto il coraggio di dire che «le retribuzioni dei politici italiani sono sotto la media europea» dimostrando un certo talento nell’andare contro ogni evidenza.

Insomma, i politici italiani non vogliono rinunciare ai loro immensi privilegi e fanno di tutto per evitare che ciò accada. Quando si tratta di votare leggi per il bene del Paese amano disertare l’aula, ma quando si tratta di difendere i loro interessi non esitano a fare persino gli straordinari.

Bianca B.

fonte

ed ora pubblichiamo quanto sotto recapitatoci da G.Pagliarini.

Buongiorno. Le segnalo il bell’articolo di Rizzo e Stella pubblicato il 6 Dicembre sul Corriere della Sera. Titolo: “Dai partiti alle Regioni i tagli ancora da fare”

Allegato 1 I tagli che mancano

Tra le tante cose giuste, vedo con piacere che Rizzo e Stella raccomandano al Presidente del Consiglio  Monti di intervenire anche sui “rimborsi” elettorali.

Circa un anno fa (il 12 Novembre 2010) l’avevo disturbata inviandole una mail intitolata “ I cosiddetti rimborsi elettorali dei  partiti politici” 

Ma quale rimborso … (1)

Nell’aprile del 1993 si era svolto un referendum promosso dai radicali con otto quesiti, uno dei quali proponeva l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti politici. Ad esso aveva partecipato il 77% degli aventi diritto e il 90,3% aveva detto chiaramente di voler abrogare il finanziamento pubblico. Ma i signori di Roma non si erano persi d’animo e avevano detto: “Non volete più darci dei quattrini per finanziare le nostre attività? Va bene, come volete, però almeno continuate a rimborsarci le spese che dobbiamo sostenere quando ci sono le elezioni”. E così è stata approvata, subito dopo il referendum, una legge che concedeva ai partiti politici un “contributo per le spese elettorali”.

 Un rimborso è un rimborso: se io viaggio  per conto di una ditta e spendo 100 il rimborso, se non ho fatto spese folli,  al massimo sarà di 100. Ma vediamo cosa è successo.

Elezioni del 2006. Le spese di Rifondazione Comunista , certificate dalla Corte dei Conti,  erano state 1 milione e 636 mila euro e i voti ottenuti gli avevano dato il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione un “rimborso”  di 6 milioni e 987 mila euro all’anno per cinque anni. In totale 34 milioni 932 mila euro (fonte: Corte dei Conti, relazione sulle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, pagina 269) . Dunque al partito Rifondazione Comunista per ogni 100 Euro spesi ne sono stati “rimborsati”  2.135, che in parte ha incassato  anche dopo le elezione del 2008, quando non era più rappresentato in Parlamento

 Elezioni del 2008.  Le spese certificate dalla Corte dei Conti della Lega Nord  sono state 2 milioni e 940 mila euro e i voti ottenuti gli hanno dato il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione un “rimborso”  di 8 milioni e 277 mila euro all’anno per cinque anni. In totale 41 milioni 385 mila euro (fonte: Corte dei Conti) . Dunque al Carroccio per ogni 100 Euro spesi ne sono stati “rimborsati” complessivamente 1.408. Questo per le elezioni del 2008, che  si sommano ai “rimborsi” relativi alle elezioni del 2006

 Per quanto riguarda PDL e  PD, la Corte dei Conti ha certificato che per le elezioni del 2008 il primo ha speso 54 milioni e ne incasserà 206 (il “rimborso” è stato uguale al 381% della spesa) mentre il secondo, dopo averne speso 18, ne incasserà 180 (il “rimborso” rappresenta il 1.000% della spesa).

 La Corte dei Conti ha scritto che “  quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento”. Con buona pace dei 31,2 milioni di italiani che col referendum del 1993 avevano dichiarato di volere l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

 Un anno fa l’avevo disturbata e le avevo chiesto , se ne aveva tempo e voglia, “di fare un tam tam, un passaparola. E’ necessario che ogni cittadino chieda sempre, a tutti e in tutte le occasioni, una legge che dica chiaro e tondo 1) che l’attività dei partiti politici non è finanziata dalle casse pubbliche, come hanno scritto i 31,2 milioni di italiani che hanno votato SI al referendum radicale del 1993, 2)  che dalle prossime elezioni saranno  rimborsate solo le spese elettorali accertate dalla Corte dei Conti e supportate  da documenti fiscalmente validi…”.

Lo so, sono  uno sfacciato rompiscatole, ma ho appena letto l’articolo di Stella e Rizzo e … glielo chiedo ancora.

Con la più viva cordialità

Giancarlo Pagliarini

lasciamo ad ogni cittadino italiano che lotta ogni giorno per portare il pane in tavola il diritto di replica…. a questi “politici” che ci chiedono altri sacrifici per il bene del paese……………

Stipendi parlamentari, difesa di casta. “La diaria a Roma non basta”

camera dei deputati

ROMA – “Quei 3600 euro al mese di diaria sono troppo pochi per campare a Roma”: Maurizio Paniz (Pdl) almeno ci mette la faccia e sui tagli alla “casta” dice al Messaggero ciò che gli arrabbiati colleghi pensano tutti. Si ribellano al “clima da ghigliottina”, titola il Corriere della Sera. Cioè all’indignazione che domenica traboccava dai siti web infiammati: i politici non vogliono tagliarsi lo stipendio, non vogliono adeguarlo alla media europea, non vogliono rinunciare a un grammo dei loro privilegi mentre il paese tira la cinghia. Pietra dello scandalo era stato un emendamento del Parlamento che di fatto rinviava all’infinito la sforbiciata programmata dal Governo.

I presidenti delle Camere, Fini e Schifani, assicurano che il taglio ci sarà, e sarà proprio il Parlamento a farsene carico.  Così è salva l’autodichìa, termine difficile per indicare l’autocontrollo e regolamentazione del Parlamento, il solo che può decidere su prerogative e appannaggi dei deputati. Secondo Rosy Bindi “sono le Camere che controllano i conti dell’esecutivo, non il contrario”: giusto, ma autodichìa , finora, per l’uomo della strada ha significato solo impunità e lievitazione dei costi della politica. E piangere miseria come non solo Paniz si azzarda a fare, aumenta l’esasperazione. E nemmeno prendersela, come fa sempre Paniz e sempre non da solo, con qualcun altro. “L’informazione che disinforma, i media che fanno demagogia”, questi sono i responsabili del crollo di fiducia nella classe politica. La Bindi distingue: “C’è delegittimazione non della politica ma del Parlamento e la sforbiciata del Governo è stato uno scivolone”.

Crosetto del Pdl, che pure vuole che l’Istat tiri fuori i dati subito oppure si proceda con rapidità ai tagli, accusa la stampa di aver montato una polemica sul nulla con l’obiettivo di “far uccidere fisicamente e moralmente altri cittadini come loro che nulla hanno fatto di male se no essere eletti”. Per il giovane ex ministro Giorgia Meloni sarebbe il caso che il governo guardasse altrove: la politica sì e le banche no? Benaltrismo allo stato puro. Stiffoni della Lega ne fa un problema estetico: “Se vogliono una classe politica di sciattoni facciano pure, ma in Parlamento serve decoro”. Comunque, se alla fine decideranno, i parlamentari, quel benedetto taglio, occorrerà guardare le scadenze. Indennità più bassa dal primo gennaio 2012 sarebbe l’optimum, il primo febbraio insomma ma ci si può stare, oltre vorrebbe dire che autodichìa significa calende greche. E questo lo capirebbero tutti.

fonte: http://www.blitzquotidiano.it

Tagli ai privilegi dei parlamentari: le dichiarazioni shock dei politici

Onorevole responsabile Massimo Calearo:

A me della pensione non frega niente, ma l’operazione deve iniziare dal 1945, perché chi propone i tagli è in Parlamento da decenni.

 

Onorevole responsabile Maurizio Grassano:

I diritti acquisiti non bisognerebbe mai toccarli, perché se sono acquisiti vuol dire che per acquisirli ha pagato qualcosa. Se si toccano questi diritti bisogna almeno ridare indietro i soldi versati, altrimenti è una truffa … rispetto a Fabio Fazio, che prende 2 milioni di euro l’anno, noi prendiamo 4.500 euro netti al mese. Hai voglia di farne di mesi prima di arrivare a 2 milioni.

 

Onorevole Pdl Alessandra Mussolini:

Prima facciano chiarezza sui loro conflitti di interessi, poi ci chiedano i sacrifici.

 

Ex Ministro ed Onorevole Pid Saverio Romano:

 

Questa dei vitalizi avremmo potuta farla anche noi.

 

Onorevole Pdl Antonio Mazzocchi:

Se un deputato entrato alla Camera con un diverso regime decidesse di fare causa allo Stato credo che vincerebbe.

 

Onorevole Pd Rolando Nannicini:

Dai miei calcoli saranno 1500 e non più 2500 euro, ma vanno bene anche 900, voglio essere uguale ad un metalmeccanico, ma la Camera ci deve versare i contributi figurativi, capito?

 

Onorevole responsabile Michele Pisacane:

Facciamo una vita da cani … io e mia moglie prendiamo 30mila euro al mese? Le ho già spiegato che se uno investe nella politica quei soldi sono pochi.

 

Onorevole leghista Gianluca Pini:

Una proposta demagogica per indorare la pillola agli italiani che dovranno subire i tagli delle pensioni.

 

Onorevole repubblicano, ex responsabile, Mario Pepe:

Ridurre deputati e senatori alla fame vuol dire rendere il Parlamento schiavo dei poteri forti.

Ecco come i nostri politici la pensano…

Credono di rappresentare il popolo italiano, anzi non lo credono ma vogliono farcelo credere. Il parlamento è zeppo di ignoranti che nemmeno sanno esprimere un concetto in lingua italiana, che necessitano di consulenti pagati oro per redigere un qualsiasi documento, per scrivere un qualsiasi discorso con un minimo di comprensibilità. Vogliono farci bere di essere stati eletti democraticamente dai cittadini, quando tutti sappiamo che con la nostra bella leggina elettorale sconfessata da tutti le parti in causa ma mai toccata da nessuno perchè fa il comodo di questa gente, mentre in realtà sono stati piazzati su poltrone d’oro senza merito alcuno… almeno per la stragrande maggioranza di questi abusivi della democrazia.

Crolla palco per il concerto di Jovanotti, muore studente-operaio. I colleghi: “Morto per 5 euro all’ora”

L’incidente all’interno del PalaTrieste. Morto un operaio triestino di venti anni. Due dei feriti sono in gravi condizioni. Gli organizzatori: “La paga è 13,5. Non speculate”

TRIESTE. Tragedia al PalaTrieste. Un giovane triestino è morto e altre otto persone sono rimaste ferite nel crollo del palco che stavano allestendo per il concerto di stasera (lunedì) di Jovanotti.

CINQUE EURO ALL’ORA. La vittima si chiamava Francesco Pinna, aveva vent’anni, era uno studente universitario che “arrotondava” dedicandosi a vari lavori: secondo le prime testimonianze, il ragazzo per montare il palco avrebbe percepito un compenso decisamente basso (“Ci davano cinque euro all’ora”, hanno raccontato alcuni colleghi di Pinna scampati al disastro).

LA REPLICA DEGLI ORGANIZZATORI. Assomusica precisa  che la notizia che il costo del lavoro di facchinaggio è di 5 euro non è esatta e aggiunge: “Nel  caso specifico di Trieste il costo di un operatore è pari alla cifra di 13, 50 euro l’ora. Qualsiasi speculazione sull’accaduto è fuori luogo”.

LA DINAMICA. La tragedia si è consumata alle 14, quando l’enorme struttura di metallo era quasi ultimata. All’improvviso i piloni portanti si sono piegati e tutto è venuto giù. Sotto sono rimasti in nove: Francesco Pinna è morto schiacciato, altri due giovani hanno riportato lesioni gravissime (uno è in rianimazione all’ospedale triestino di Cattinara, l’altro è invece considerato fuori pericolo e giace in un letto di Ortpoedia), i rimanenti sette se la sono cavata con escoriazioni, contusioni e un terribile stato di choc.

JOVANOTTI. Il concerto di Jovanotti è stato annullato. Stessa sorte per le altre date del tour “Ora” di Lorenzo Cherubini. La decisione è stata presa dal cantante e dal suo manager Maurizio Salvatori, che ha anche spiegato, a grandi linee, la dinamica del crollo: “A cedere è stato il «ground support», un’impalcatura che alloggia altoparlanti e riflettori”.

PARLA L’ARTISTA «Questa tragedia mi toglie il fiato e mi colpisce profondamente». Così Lorenzo Jovanotti su Twitter dopo il gravissimo incidente: «Il mio dolore è rivolto a Francesco Pinna, studente lavoratore, la cui vita si è fermata oggi», scrive Lorenzo Cherubini. E aggiunge: «Un tour è una famiglia e si lavora per portare in scena la vita e la gioia». «I ragazzi rimasti feriti – aggiunge a stretto giro Cherubini in un altro tweet – sono lavoratori specializzati che amano quello che fanno restando nell’ombra. Sono con voi, vi voglio bene». Il sito di Jovanotti, Soleluna.com, è oscurato: il lutto è espresso attraverso una schermata completamente nera, senza link e sottopagine

I PARENTI Scene di disperazione si sono verificate quando un gruppo di persone, che erano in attesa davanti al Palasport di Trieste, ha appreso la notizia che la vittima dell’incidente era un loro parente. A quel punto una ragazza del gruppo ha più volte urlato «Francesco», «Francesco ti amo, ti prego torna».

IL SINDACO Dopo alcuni minuti il gruppo di parenti è stato fatto entrare nella struttura. Sul posto sono giunti il medico legale Fulvio Costantinides, seguito a ruota dal sindaco di Trieste, Roberto Cosolini e dai vertici della società organizzatrice del concerto, l’Azalea Promotion. Il sindaco ha chiesto “un’indagine rigorosa che stabilisca le responsabilità di quanto accaduto”.

INCHIESTA L’indagine è stata affidata al sostituto procuratore Matteo Tripani che ha posto il PalaTrieste sotto sequestro e sta per aprire un fascicolo per omicidio colposo e lesioni. Dovrà essere fatta luce sulle norme di sicurezza sul lavoro eventualmente disattese e sul tipo di inquadramento a cui era sottoposta la vittima e i suoi colleghi, molti dei quali non facevano parte dello staff che segue normalmente il tour, ma erano stati reclutati “in loco” per eseguire il montaggio del palco.

I SINDACATI Convocazione urgente del tavolo sulla sicurezza alla Prefettura di Trieste. Lo chiedono Cgil, Cisl e Uil di Trieste sottolineando che «la giornata odierna sarà ricordata a Trieste per il numero di gravi incidenti sul lavoro», riferendosi a quanto accaduto al Palasport e ai tre operai feriti al Molo Bersaglieri dopo essere caduti da un’impalcatura. «Questi gravi fatti evidenziano la necessità che le iniziative di prevenzione e controllo continuino e vengano ulteriormente aumentate». I sindacati, «nell’esprimere solidarietà e vicinanza ai familiari della persona deceduta manifestano la necessità che vengano chiarite le circostanze e le eventuali responsabilità dei fatti».

fonte: http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2011/12/12/news/trieste-crolla-il-palco-del-concerto-di-jovanotti-quattro-operai-travolti-1.2850252

 

L’ombra di un’altra stangata sull’Italia

L’Istat non diffonde le stime preliminari sul Pil. E il rischio è serio

Niente numeri, per carità di patria. Secondo Franco Bechis su Libero l’Istituto di Statistica italiano non ha diffuso le stime preliminari sul prodotto interno lordo perché sarebbero “non buone”. Una posizione piuttosto originale e poco credibile, ma il vicedirettore del giornale di Belpietro ne è certo:

Gli ultimi dati ufficiali diffusi dall’Istat risalgono al 9 settembre scorso, e sono quelli definitivi del secondo trimestre 2011. Il Pil su base annua risultava in crescita dello 0,7% e quello del secondo trimestre era aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2010. Poco più di un mese prima, 115 agosto 2011, l’Istat come fa periodicamente a 70 giorni dalla conclusione di ogni trimestre, aveva fornito le stesse variazioni congiunturali e tendenziali nella tradizionale “stima preliminare del Pil”. Le note congiunturali di stima preliminare sono state fornite dall’Istat 116 agosto 2010, il 12 novembre 2010, i110 ottobre 2010, il 15 febbraio 2011, il 13 maggio 2011 e appunto il 5 agosto di quest’anno. Poi all’improvviso, silenzio. Il comunicato sulla stima preliminare del Pil nel terzo trimestre doveva essere fornito durante il mese di novembre, ma non è avvenuto. A domanda ufficiale l’Istat conferma l’inedito buco, sostenendo di avere avvisato per tempo «un sacco di gente», e spiegando il buco nero statistico con un problema tecnico: «Ci sono state le operazioni straordinarie di revisione dei conti nazionali, e queste hanno impedito la diffusione della stima flash. Adesso abbiamo le serie con base 2005. Comunque il 21 dicembre usciranno i conti trimestrali completi, e siamo tutti in attesa delle stime dei contabili».

continua a leggere.

fonte Giornalettismo.com

 

La lettera dell’ing. Rastrelli della Sert ad ICR

14

Pubblichiamo  qui di seguito quanto ricevuto dall’Ing. Riccardo Rastrelli titolare della ditta SERT di Leinì (Torino) che con i suoi dipendenti ed il sindacato sta combattendo per la sopravvivenza dell’impresa messa a rischio a causa di un groviglio d’interessi in cui si mescolano politica, affari e malavita organizzata che lo ha travolto, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di trenta famiglie. Tutti i membri di ImpreseCheResistono sono invitati a dare la massima pubblicità a questa vicenda

La Sert costruisce catene di montaggio per auto, camion e veicoli industriali ed è uno dei principali fornitori del Gruppo Fiat – Iveco – Cnh a livello europeo. Con sole 28 persone riusciamo a fatturare circa 14 milioni di euro l’anno, con un fatturato medio di 500 mila euro a persona e siamo stati compresi tra le “100 aziende a più elevata tecnologia del Piemonte”
Tutti i nostri dipendenti sono assunti a tempo indeterminato, con stipendi superiori alla media del settore metalmeccanico e siamo in condizione di assumere altro personale.
Nonostante tutto questo corriamo il rischio di chiudere e mettere in liquidazione l’azienda a causa di una vicenda che è ai limiti dell’assurdo: un cimitero che il Comune di Caselle Torinese ha deciso di costruire in frazione Mappano, a pochi metri del muro di cinta dello stabilimento e della casa in cui vivo con mia moglie e i miei figli
Tutto questo ci rende impossibile proseguire l’attività, perché, a meno di traslocare, con costi insostenibili, da una sede che occupiamo da 42 anni, tutte le strutture dell’azienda sono comprese nella “fascia di rispetto” prevista per i cosiddetti “luoghi di culto”, che pone il vincolo acustico e di inedificabilità assoluta entri il limite minimo di 200 metri.
Da quel momento i nostri capannoni sono inutilizzabili, invendibili, hanno perso ogni valore di mercato e naturalmente non possono più servire come garanzia per le banche.
Inoltre il cimitero è stato costruito su un terreno a rischio idrogeologico (tre inondazioni negli ultimi quindici anni) e comunque inadatto a causa delle caratteristiche idrometriche del sottosuolo, che non lascia passare l’umidità: quindi, oltre al rischio alluvione, abbiamo la certezza dell’inquinamento.
La ragione di tutto questo è molto semplice: il cimitero è solo una scusa per costruire un forno crematorio che dovrebbe servire la parte Nord della Provincia di Torino.
Sulle prime abbiamo creduto che si trattasse della operazione di sottobosco politico – affaristico trasversale, tra interessi molto più grandi di noi.
Nonostante le ripetute e documentate istanze di accesso presentate dai nostri legali, il Comune di Caselle e la Regione Piemonte per oltre un anno non ci hanno messo a disposizione la documentazione richiesta necessaria per addurre le nostre ragioni in sede cautelare presso il Tar Piemonte e il Consiglio di Stato.

Ancorché tenuto a farlo, il Comune di Leinì, sotto il quale ricade il territorio sottoposto a vincolo su cui sorge la Sert, non si è costituito in giudizio a favore di un suo concittadino e di un’azienda che paga le tasse nel suo Comune, nonostante lo stesso Tribunale Amministrativo abbia rilevato l’esplicita quanto illecita ingerenza del Comune di Caselle Torinese sul territorio del Comune di Leini per palese difetto di giurisdizione.
Ma a giugno 2011, quando Nevio Coral, ex sindaco di Leinì per due mandati, capogruppo di maggioranza e padre dell’attuale sindaco Ivano, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Minotauro” condotta dalla Procura della Repubblica di Torino, che lo ritiene il principale referente della ‘ndrangheta nella zona di Leinì e Volpiano, la criminalità organizzata si è unita all’intreccio tra politica, affari e poteri forti.
La vicenda è stata oggetto di interrogazione parlamentare n° 4/12012, presentata alla Camera in data 19 maggio u.s, per il momento ancora priva di risposta, nonostante reiterati e periodici solleciti In contemporanea, le associazioni sindacali territoriali di categoria Fiom-Cgil, Fim-cisl e Uil- Uilm hanno un inviato appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e grazie, anche al fattivo quanto fondamentale apporto fornito dalla Prefettura di Torino, nella persone dello stesso Prefetto Dott. Alberto Di Pace e dei suoi collaboratori, siamo riusciti a rimanere sul mercato, anche per merito dei lavoratori, che hanno accettato di lavorare per mesi senza retribuzione.
Va peraltro rilevato come, una volta ottenuta la documentazione da noi richiesta, il Tribunale di Torino – Sezione Staccata di Ciriè, ha stabilito in sede civile, con sentenza di primo grado non appellata e pertanto passata in giudicato, l’illecita apposizione dei predetti vincoli ed ha riconosciuto l’esistenza dei rischi idrogeologici di varia natura da noi segnalati.
Nonostante tutto e nonostante la nostra puntuale diffida, il Comune di Caselle ha regolarmente aperto il cimitero, iniziando a tumulare e a traslare da altro sito in periodo feriale, prima ancora di inaugurazione e benedizioni ufficiali, con fretta quanto meno sorprendente.
E tutto questo sebbene nel frattempo si siano verificate puntualmente esondazioni e cedimenti, quali il muro di cinta dell’abitazione della mia famiglia, che sorge a fianco dello stabilimento.
Purtroppo il tempo è ormai agli sgoccioli: la sentenza di merito del Tar Piemonte, grazie ad un’esplicita richiesta delle OO.SS., è stata fissata in data 20 dicembre p.v.
Ma ormai anche le banche che fino ad oggi ci hanno supportato, nonostante il corposo portafoglio ordini e il concreto appoggio del Gruppo Fiat, mostrano segnali di nervosismo generati dalla situazione di incertezza in cui stiamo versando.
Viceversa, in presenza di atti che confermino la possibilità della Sert di proseguire l’attività senza ostacoli indipendenti dalle nostre possibilità e capacità, sono disposte a continuare ad assicurarci il loro appoggio.
Ing. Riccardo Rastrelli

Pacco bomba Equitalia.

22

L’ipotesi degli inquirenti della procura di Roma che l’attentato sia di matrice anarchica, è confermata dal ritrovamentoL’ipotesi degli inquirenti della procura di Roma che l’attentato sia di matrice anarchica, è confermata dal ritrovamento, all’interno del pacco bomba, di un volantino con la siglia Fai (Fedrazione anarchica informale), molto simile a quella contenuta nel plico esplosivo inviato ieri al presidente della Deutsche Bank, Josef Ackermann. Il pacco bomba si trovava in una busta imbottita ed era indirizzato al direttore della sede di via Millevoi 10, Marco Cuccagna, che ha perso la falange di un dito a causa dello scoppio del plico. Gran parte dell’edificio è stata evacuata per permettere gli accertamenti della Digos e i rilievi della polizia scientifica. “Equitalia ha sempre svolto e continua a svolgere esclusivamente il proprio dovere, nel pieno rispetto delle leggi. Una funzione essenziale per il funzionamento dello Stato, senza la quale non sarebbe possibile erogare servizi ai cittadini ed alle loro famiglie”. Lo scrive il premier Mario Monti esprimendo solidarietà per l’attentato che ha colpito una filiale romana dell’agenzia pubblica per la riscossione dei tributi.

Ecco che ciò che andavamo ripetendo da mesi è puntualmente accaduto.
Basta scorrere le pagine di questo blog e di molti altri, come su i diversi social network per capire che Equitalia opera in maniera del tutto lontana da ogni fine di equità, di legalità e di “interesse del paese”. Equitalia ha svolto funzione di esattore per lo stato, non dando alcun ascolto alle ragioni della gente. Troppo facile continuare ad asserire che l’operato di Equitalia e del fisco in genere in questo bel paese svolge o abbia mai svolto un servizio a garanzia dell’erogazione di servizi al cittadino.
Pensionati, lavoratori, imprenditori, tutti i cittadini sono alle prese con Equitalia, che anche quanto esige il dovuto, non sa distinguere l’evasore da chi ha commesso un errore formale o da chi non ha potuto pagare, e come un giudice supremo, mai come oggi nella situazione di crisi nella quale le famiglie e le imprese versano, applica sanzioni fuori misura, interessi fuori controllo e ipoteca tutto il possibile per debiti anche irrisori, cosa che in nessun altro paese accade. Abbiamo già chiarito che se una persone evade merita il carcere e non le sanzioni ridotte, ma occorre non utilizzare oltre la scusa del paladino della legge e del diritto come della fantomatica lotta all’evasione.
Gli evasori, quelli veri, quelli che hanno grandi capitali nascosti in paradisi fiscali, sono tutti ricchi, stanno bene e se la ridono dello scudo al 5 % o dell’una tantum proposta per loro proprio da quel Monti da cui tutti si attendevano qualche cosa di nuovo e non parole di circostanza banali e populiste. Equitalia oggi è vista come l’usuraio di stato, Equitalia oggi è l’usuraio di stato.
Il sig. Befera con il suo stipendio da centinaia di migliaia di euro dovrebbe sciacquarsi la bocca prima di invocare qualsiasi accenno alla giustizia di cui sarebbe dispensatore.
Sappiamo solo che Equitalia sta decimando le aziende e lasciando senza lavoro migliaia di persone ed espropriando dei propri beni famiglie intere, in nome di un bisogno di incassare per il quale occorre schiacciare sin anche la dignità degli italiani. SONO ANNI CHE INVOCHIAMO UNA MORATORIA FISCALE PER CHI HA DICHIARATO E NON HA POTUTO PAGARE ED ANCHE PER COLORO CHE IN QUESTI ANNI DI CRISI HANNO OMESSO DI DICHIARARE IMPOSTE PER LE QUALI AVREBBERO CHIUSO. NON VOGLIAMO CONDONI, NON VOGLIAMO SCUDI, VOGLIAMO PAGARE QUESTE IMPOSTE ESOSE ED ENORMI, MAGGIORI AD OGNI ALTRO PAESE AL MONDO, SENZA SANZIONI, SENZA INTERESSI CON TASSI DI USURA, COMPATIBILMENTE CON IL PERIODO DI CRISI.
SE MONTI, IL GOVERNO TECNICO COME QUELL’ALTRO DI PRIMA E DI PRIMA E PRIMA ANCORA, (NON CI SIAMO ACCORTI PROPRIO DEL CAMBIAMENTO), NON PROVVEDERA’ A SISTEMARE LA BRUTTA FACCENDA CHE OGGI EQUITALIA RAPPRESENTA CON LE SUE VESSAZIONI, CREDIAMO CHE L’EPISODIO DI CUI SOPRA, DA CONDANNARE CERTO MA PER IL QUALE VA RICERCATA UNA RAGIONE MENO DEMAGOGICA, SI RIPETERA’ ALTRE VOLTE, PERCHE’ LA GENTE E’ STANCA DELLE VESSAZIONI, DELLE RICHIESTE DI UNO STATO SPENDACCIONE E INEFFICIENTE CHE NULLA RENDE IN TERMINI DI SERVIZI ALLA GENTE, DI POLITICI E DI TECNICI CHE NON SANNO DI CHE PARLANO E CHE SONO KM LUCE LONTANI DALLA REALTA’ IN CUI TUTTI NOI VIVIAMO.
EQUITALIA VA FERMATA, VA IMBRIGLIATA, VA GUIDATA IN MANIERA SENSATA E CIVILE, OPPURE TRA NON MOLTO SAREMO ANCORA QUI A SCRIVERE DI UN ENNESIMO ATTENTATO AI SUOI UFFICI.

AVETE MAI VISTO UN EVASORE CHE METTE UNA BOMBA DA QUALCHE PARTE? GLI EVASORI VANNO A BRACCETTO CON LE LEGGI ITALIANE E SONO ANNI CHE LE COSE FUNZIONANO COSI’…. SIG. MONTI, SIG. BEFERA, CERCHIAMO DI ESSERE SERI, NE ABBIAMO TUTTI BISOGNO.

E SE LA FINE DELL’EURO NON FOSSE L’OPZIONE PEGGIORE? Di Gerardo Coco

6

GERARDO COCO CHE ABBIAMO AVUTO IL PIACERE DI CONOSCERE ED OSPITARE IN OCCASIONE DELL’INCONTRO DEL 4 DICEMBRE A TORINO, PUBBLICA QUANTO SOTTO SU CHICAGOBLOG DI OSCAR GIANNINO.

 

Non sappiamo quando, ma succederà: la dissoluzione dell’eurozona. Anche al profano non è sfuggito che il progetto di integrazione monetaria più ambizioso della storia, è andato in crisi dopo appena dieci anni di operatività. Un record di velocità fallimentare. Nel corso dei secoli non c’è unione monetaria che sia sopravvissuta senza che i suoi confini combaciassero con quelli delle aree politiche, salvo appunto quella degli Stati Uniti d’America che pure ha impiegato ben due secoli prima di funzionare.Mentre la ragione prima della crisi va ricercata nel fatto che l’unità monetaria non è stata la conseguenza naturale di un unione politica, creata da un elettorato comune, ma il mezzo artificioso per realizzarla, il suo peggioramento e la sua irreversibilità va ricercata nel fatto, senza precedenti nella storia, che i deficit dei governi hanno creato una economia dove i prodotti più comprati e venduti sono ormai rappresentati dai titoli del debito pubblico. Si pensi che il rapporto debito/pil mondiale necessario per finanziare la seconda guerra mondiale è praticamente pari a quello odierno. Il debito “fluttuante” europeo, privo di qualsiasi copertura se non quella garantita dalla sempre più scarsa capacità contributiva collettiva, ha preso il controllo delle economie trasformandole in un referendum continuo sul rendimento del debito. Ma questo referendum lungi dall’essere uno strumento di democrazia economica, riflette solo la propensione di governi autoreferenziali e assolutisti di conformare le regole dell’economia alle proprie necessità. Il mercato del debito, portando alla insolvenza generale e creando un clima di incertezza, precarietà e volatilità, rende la crescita impossibile. Sarà appunto la paralisi dell’azione economica a determinare l’autodistruzione dell’euro.

Missione impossibile
Fin dal 1999, l’economista britannico ed alto funzionario dell’UE, Bernard Connolly, nel suo libro, l’“Anima corrotta dell’Europa” (The Rotten Heart of Europe) aveva previsto la crisi politica europea ed il ruolo egemone che avrebbe svolto la Germania. Poco prima dell’eruzione della Grande Crisi, nel 2007 sempre Connolly scrisse che l’EU aveva deliberatamente creato la “bolla” più pericolosa di tutte, l’UEM, l’Unione economica e monetaria.

Le vittime sacrificali sarebbero state in primo luogo le famiglie, le imprese e  poi le banche, e all’interno del cordone sanitario europeo il controllo sarebbe stato preso dal paese più forte che ne avrebbe approfittato per instaurare un impero Eurogermanico. Ma questo vaticino non si realizzerà perché l’eurozona si è trasformata, contro le previsioni, in una prigione per tutti e dalla quale anche il popolo tedesco, se potesse, uscirebbe volentieri. Ma oggi nessuno può farlo e tutti cercano di prendere tempo in attesa di un meccanismo salvastati che funzioni. L’’interconnessione dei debiti e crediti fra i paesi membri e fra questi ed il resto del mondo vincola tutti, per ora, saldamente all’eurozona. Se ad es. la Germania abbandonasse l’euro ripristinando il marco, la moneta comune colerebbe immediatamente a picco rispetto al marco e a tutte le altre valute. La Germania è infatti il fulcro dell’unione monetaria. Ma sarebbe una catastrofe anche per la Germania stessa perché essendo il maggiore creditore dell’eurozona vedrebbe i propri crediti svalutarsi nel momento della conversione da euro in marchi. Tutto il capitale tedesco in euro sarebbe svalutato nella stessa misura dell’euro. E pur vero che anch’essa avrebbe il sollievo della svalutazione del proprio debito in euro, ma il deprezzamento colpirebbe i suoi creditori nel resto del mondo che non tollererebbero di essere danneggiati dal paese che ha implicitamente garantito tutto il debito accumulatosi nell’eurozona. L’uscita dall’euro in questo momento non è negoziabile per nessuno tanto meno per i paesi deboli che non potrebbero rifinanziare il debito se non a tassi esorbitanti.

L’unica opzione possibile è quindi più centralizzazione, più integrazione, cioè più Europa al fine di ristrutturare il debito. Nelle parole recenti di Angela Merkel, “una lunga strada”. La lunga strada significa che, nessun paese potrà più piazzare il proprio debito fino a quando non verrà stipulato fra tutti i membri un patto fiscale che ristabilisca, attraverso riforme strutturali la loro capacità di indebitarsi, al momento, esaurita. Ammesso che funzioni ci sarà tempo per costruirla? E se ci sarà tempo quanto costerà in termini di prolungata stagnazione?

Le conseguenze dell’assolutismo finanziario
Per intendere il significato di questo patto di integrazione fiscale non bisogna dimenticare il postulato fondamentale: il fulcro del sistema economico resta il debito sovrano e questo è il riferimento da adottare per valutare la gamma delle opzioni possibili a disposizione degli stati la cui necessità resta quella di perpetuare i deficit. Come riuscirci?

Poiché la potenza del mercato obbligazionario del debito pubblico sta nel sanzionare i governi facendo aumentare il costo del loro indebitamento, tutte le norme, riforme, regolazioni e piani di risanamento di cui le popolazioni europee saranno vittime, serviranno all’obiettivo principale: favorire a tutti i costi il mercato dei titoli di stato. Il che significa aumentarne il valore ed abbassarne il rendimento con strumenti selettivi e complementari dosati e utilizzati in combinazione per cercare di creare nuovo debito senza provocare collassi.

Le future ricapitalizzazioni bancarie e obiettivi di liquidità richiederanno una quantità maggiore di titoli di stato e le banche centrali assicureranno ai propri governi la possibilità di assumere prestiti a tassi reali possibilmente negativi e quindi i guadagni dei governi diventeranno le perdite per qualsiasi investitore: diventerà così difficile ottenere un rendimento positivo al netto dell’inflazione. L’asset allocation nei portafogli degli investitori istituzionali e dei gruppi bancari favorirà i titoli di stato a favore della riduzione del costo dei debiti e a spese della crescita degli apparati produttivi. Per raggiungere questo fine le riforme strutturali contempleranno un cocktail micidiale di misure imperniate sia sulla tassazione esplicita che su quella occulta. La prima la conosciamo già e serve ad aggredire direttamente patrimoni e redditi delle classi medie.

La seconda, occulta è l’inflazione. Più alta è, più velocemente si riduce il debito. Al momento è ancora strisciante ma è possibile che nuovi stimoli monetari in presenza di stagnazione possano farla impennare e diventare incontrollabile da richiedere “misure non convenzionali” come controllo dei prezzi e dei capitali. Si verificherebbe anche una enorme redistribuzione della ricchezza a favore di tutti i debitori. Il costo della monetizzazione sia diretta (remota da parte della BCE) che indiretta (da parte del fondo salvastati, European Stability Mechanism ESM) ricadrebbe sui percettori di reddito fisso nella forma di riduzione di potere d’acquisto.

La terza è la manipolazione dei tassi di interesse, la misura più sottile di tassazione occulta, ma anche la più letale per l’economia.
Il tasso di interesse è il prezzo più importante dell’economia perché è quel prezzo che, in un mondo normale, dovrebbe segnalare la scarsità delle risorse e guidarne l’allocazione verso gli investimenti più produttivi ed urgenti per la collettività, mettendo in relazione i rischi con i rendimenti. Ma ormai non viviamo più in un mondo normale. Siamo nel mondo dei debiti e il tasso è fissato dalle banche centrali in funzione del debito. A causa dell’inflazione i tassi reali sono negativi e questo dovrebbe segnalare, economicamente, un’abbondanza illimitata di capitale. Invece l’economia ne è priva. A quale aberrazione ci ha portati il paradigma dell’assolutismo finanziario statale! In un mondo normale non appena un governo inflazionasse, il mercato richiederebbe immediatamente interessi più alti per compensare il tasso di inflazione dissuadendo i governi dallo spendere. Ma questo è impedito perché i governi per continuare a produrre deficit devono investire a tassi di interesse negativi cioè prendere a prestito per rimborsare alla scadenza meno di quello che hanno ricevuto.
Il paradigma finanziario repressivo, cercando di prevenire un nuovo collasso, creerà una tale confusione che l’eurozona invece di diventare un luogo di integrazione diventerà un area di conflitti e immiserimento.

Il mercato dei capitali, completamente falsato da tassi di interesse artificiali, reso incapace di trovare allocazioni razionali non funzionerà più, gli investimenti non daranno reddito, non ci sarà più incentivo al risparmio, i percettori di reddito fisso vedranno crollare il proprio potere d’acquisto, i fondi pensioni che detengono quote crescenti di ricchezza non saranno più in grado di ottenere rendimenti in grado di remunerarla e non riusciranno a pagare le pensioni di una popolazione sempre più longeva. La gente di tutti i ranghi e di tutte le condizioni non avrà più prospettive di redditività e le energie imprenditoriali saranno soffocate.

Alla fine l’economia controllata dai governi paralizzerà tutto e tutti e la crisi precipiterà. Non sappiamo se assumerà la forma di una deflazione o inflazione, ma ciò poco importa perché, nella sostanza, entrambi i fenomeni riusciranno nello stesso intento: eliminare definitivamente la bolla del debito. La prima, attraverso i default, la seconda attraverso la distruzione dell’unità monetaria. In entrambi i casi l’eurozona si dissolverà.
Ma non si creda che sia un evento catastrofico come si continua a ripetere per spaventare la gente. Sarà solo la fine di una calamità. La fine del peggior arbitrio perpetrato nella storia monetaria moderna. Quando nel 1944, i paesi uscirono distrutti dalla seconda guerra mondiale, il conflitto più devastante della storia, già negli anni 50 avevano ricostruito le proprie economie. E senza repressioni finanziarie.

La disintegrazione dell’euro lascerà le case in piedi, le fabbriche pronte per l’uso e soprattutto non ci saranno milioni di morti. Ci saranno solo milioni di vivi pronti e ansiosi di riprendere in mano il proprio destino.