IMPRESECHERESISTONO

Per chi vuole continuare a fare impresa

Da “Il Corriere della Sera” di venerdì 25 novembre 2011

Pubblicato da ICR su novembre 25, 2011

EFFETTO SPREAD, CREDITO DIFFICILE

Prestiti alle imprese col contagocce. I tassi schizzano fino x112% di DARIO DI VICO Alcune piccole imprese hanno addirittura preso l`abitudine di telefonare direttamente a Giuseppe Tripoli, il Mister Pmi nominato dal governo su richiesta della Ue. E le storie sia che provengano dalle Marche, dalla Lombardia o dal Piemonte ricalcano lo stesso copione. In una fase precedente le banche, a fronte delle garanzie offerte dal sistema dei Confidi, hanno accordato il finanziamento all`impresa, poi al momento topico si sono rifiutate di erogarlo lasciando in braghe di tela l`artigiano o l`imprenditore. In qualche caso gli istituti di credito, invitati da Mister Pmi al ministero, hanno rivisto il loro atteggiamento e proceduto a concedere il prestito, in altri casi il no è stato confermato. In provincia di Vicenza l`associazione industriali ha raccolto le preoccupazioni della base e proprio in questi giorni il vicepresidente Luciano Vescovi ha deciso un monitoraggio sul credito che coinvolgerà un campione di 300 aziende di varie dimensioni. La sensazione è che la fotografia che si ricaverà a fine sondaggio sarà quantomeno a tinte scure. Anche nel Varesotto siamo a livello di pre allarme e il presidente della locale Confartigianato, Giorgio Merletti, parla di «richieste assurde» da parte delle banche stressate per la mancanza di liquidità.

 A Torino il 4 dicembre, poi, è prevista una nuova manifestazione del movimento di «Imprese che resistono» (Icr) che tornano sulla breccia dopo essere state-protagoniste nella stagione 2008-2009 e che non ha mai lesinato critiche al sistema delle banche.

Da allora l`organizzazione che era presente solo a Nord Ovest si è ramificata e così al teatro Gioiello tra due domeniche saranno presenti delegazioni di una decina di regioni. In preparazione della scadenza del 4 dicembre l`animatore del movimento, Luca Peotta, ha invitato gli imprenditori a raccontare le loro storie sul blog di Icr.

A Roma come nei territori stavolta la sensazione è la stessa. Si sa che sta arrivando l`onda, l`effetto spread si trasferirà sull`economia reale e questa evenienza sta terrorizzando i Piccoli. Se le banche pagano la raccolta sull`interbancario al 7%, al prezzo che lo Stato paga per collocare i suoi Btp, è evidente che il tasso reale che praticano successivamente alle imprese finisce per variare dal 1o al 12%rò, con tanti saluti all`Euribor. E ciò avviene paradossalmente nel migliore dei casi ovvero quando il prestito viene elargito, ma come gli episodi raccolti da Mister Pmi dimostrano nella stragrande maggioranza dei casi i rubinetti si chiudono e basta. Rete Imprese Italia giudica la situazione assai peggiore rispetto al primo credit crunch del 2008 quando dopo una fase di conflitto con le banche si arrivò, auspice Giulio Tremonti, a stipulare la moratoria sui debiti. Allora si verificò un blocco improvviso di un`economia che camminava, oggi gli investimenti sono ridotti al lumicino e i pochi che sono stati deliberati restano sulla carta perché non arrivano i finanziamenti a medio/lungo termine dalla banca. Quando la stretta produrrà anche la richiesta di rientro dai debiti, le aziende non avranno più il denaro circolante necessario per pagare stipendi e fornitori. Il risultato è chiaro sin da adesso: molte piccole imprese saranno costrette a chiudere. Non c`è alternativa. Quanto tempo cì vuole perché gli effetti maligni dello spread si propaghino fino al cuore dell`economia reale italiana? Mesi, dicono i responsabili delle associazioni e rifiutano ,di aggiungere un numero preciso ma valicare un altro trimestre con questo costo del denaro sembra impossibile. Nella precedente stretta le banche di credito cooperativo avevano fatto da cuscinetto, avevano occupato spazi di mercato non coperti e svolto in definitiva un ruolo sistemico. Oggi non è più come allora e si fatica a replicare. Come non bastasse è scaduta l`eccezione italiana su Basilea 2 in virtù della quale per dichiarare insolvente un`azienda dovevano passare non go giorni come nel resto della Ue ma il doppio, 18o. Adesso ci siamo dovuti uniformare così banche e imprese si sono riunite per definire un protocollo che servisse ad attutire i contraccolpi della normalizzazione. Se la realtà giornaliera è fatta di banche che disdettano gli accordi con i Confidi o rinegoziano i prestiti concessi caso per caso, che cosa si può fare per evitare il peggio o limitare i danni? Ai vertici i rapporti tra Confindustria e Rete Imprese Italia da una parte e l`Abi dall`altra sono ottimi. Insieme hanno steso il «Manifesto delle imprese» con le richieste indirizzate prima al governo Berlusconi e ora a quello Monti. Insieme dunque pensano e sperano di gestire anche il credit crunch. E ieri il direttore generale dell`Abi, Giovanni Sabatini, intervenendo all`assemblea della Cna non ha nascosto la verità. Ha confermato che i tempi a venire saranno duri. Ma oltre la diplomazia di vertice che cosa si può fare in concreto? Siccome tutto dipende a monte dall`andamento dello spread il rischio è di rimanere prede di una sindrome di impotenza e sperare che i tecnici al governo migliorino l`immagine dei Btp. Qualcosa comunque a valle si sta cercando di fare per evitare un inizio del 2012 sotto il segno della deindustrializzazione. Si cerca così di rafforzare i sistemi di garanzia, di aggregare le risorse intorno ai Confidi e combattere la dispersione campanilistica.

 Si cerca di educare i Piccoli a produrre bilanci più rispondenti al vero e nello stesso tempo le associazioni di rappresentanza tentano di stringere accordi con le banche sul territorio per costruire una sorta di rete di protezione. Nonostante tutto ciò il presidente portavoce di Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi, ieri ha parlato di «percezione di una gravità eccezionale». Tenere aperti i canali del credito diventa così la parola d`ordine della varie associazioni dell`industria, dell`artigianato e del commercio. E la loro attività prevalente in periferia. Siamo abituati ormai a sopportare 11 mila fallimenti l`anno e un saldo negativo di imprese manifatturiere superiore al 5% ma se questi numeri dovessero mettersi a correre non sappiamo ancora bene come reagire. Di sicuro dovremo imparare in fretta perché come martedì scorso ha dichiarato il presidente dell`Istat Enrico Giovannini, «i dati non ci raccontano ancora in pieno la gravità della crisi». Chi ha orecchie per intendere lo faccia perché significa che le proiezioni di cui è in possesso la statistica ufficiale correggeranno pesantemente il quadro dei dati che già conosciamo.

Lasciateci commentare….

Vorremmo dire ai signori di Confindustria e Rete Imprese Italia e giù giù a scendere, che il credito, nel caso non se ne siano ancora accorti,  è un enorme problema da molti anni nel nostro paese.

 Ci chiediamo perchè ai grandi tavoli delle associazioni non si parla di normalizzare i tempi di pagamento alla media europea?? Perchè si parla di confidi, di liquidità quando proprio i grandi gruppi seduti ai quei tavoli, che problemi di questo tipo non ne hanno, non pressano il nuovo governo affinchè si normalizzino i termini di pagamento a max 60 giorni come in Europa e come la legge Bertrandi Misiani prevedeva …. legge boicottata e stranamente passata sotto il silenzio della totalità delle associazioni di categoria??  Perchè non richiedere al governo,  il pagamento dell’Iva per cassa, cosa che tutte le piccole e medie imprese vorrebbero per migliorare, insieme ai pagamenti accorciati, la propria liquidità e finanziarsi quindi tramite il proprio lavoro e non attraverso un credito bancario che, anche qualora fosse disponibile, costa troppo?

Lo sappiamo bene il perchè, i grandi gruppi gongolano in questo sistema di cose, costringendo i piccoli a fare loro da banca, perchè senza iva per cassa i signoroni che fanno i finti paladini dell’economia italiana, possono scaricare l’iva dalle fatture che pagheranno quando ne avranno voglia, subito, mentre con questo provvedimento non potrebbero scaricare importi non pagati.

Perchè proprio loro seduti ai tavoli del potere, incassano sulla media europea e lucrano sulla differenza tra incassi e pagamenti guadagnando il doppio e soffocando i piccoli.

Perchè i signori dei tavoli del potere non si battono affinchè il credito venga garantito,  affinchè il ritardo dei pagamenti venga sanzionato pesantemente e le procedure di esecutività non vengano velocizzate??

Non occorre essere professori per sapere che se questo ciclo perverso si normalizzasse, molte micro e piccole aziende potrebbero ridurre di molto le richieste di finanziamento a breve, potrebbero ridurre di molto gli interessi passivi ed i costi bancari in genere, migliorare il rating ed il cash flow aziendale e forse, nonostante la crisi, rivolgersi alle banche per finanziare progetti e non imposte e fornitori.

Si lamentavano i signori delle associazioni perchè della chiacchiera politica non se ne poteva più, e poi sono proprio loro che fanno della chiacchiera sciocca e inconcludente lo stendardo di una economia che è fallita.

Ma per favore, andatele a raccontare a qualcun altro, ma siate coscienti che quando poi verrete da noi per il pagamento dei contributi associativi…. avrete la spiegazione del perchè le vostre tessere sono finite nel cestino.

13 Risposte to “Da “Il Corriere della Sera” di venerdì 25 novembre 2011”

  1. ivan detto

    Una di due assocciazioni io l’ho già defenestrata , quella che diceva che durante la crisi i piccoli non erano soli … già dov’erano loro quando un leasing stava per portarmi via il centro di lavoro che proprio loro avevano garantito ?

  2. luca peotta detto

    Vorrei dare un taglio positivo … le Associazioni di categoria…quasi tutte sono molto attente a ICR e posso dire con certezza che il nostro essere pungolo e terza voce stà funzionando! Continuare per credere! Le nostre proposte sono sensate come sono sensati i nostri dialoghi su questo blog! Un percorso lungo e tortuoso ma siamo impresecheresistono o no? …

    • Lunedì scorso sono stata a Piazza Farnese a Roma alla manifestazione organizzata dalla CNA (finalmente se ne sono accorti anche loro) c’era una giornalista di Rai 3 sul palco che raccoglieva le esperienze di alcuni imprenditori, e ha detto una cosa molto interessante: quello che sto sentendo oggi da voi e dalla CNA, già un pò di tempo fa le ho sentite da un gruppo di imprenditori del nord est che si chiamano Impresecheresistono, bè lasciatemelo dire io in quel momento ho provato un briciolo di orgoglio di farne parte. Saluti a tutti.

      • luca peotta detto

        Nord Ovest…la giornalista si è sbagliata!…anche se non nego che mi piacerebbe ci fossero un pò di aziende del nord-est(veneto,friuli,…e giu di lì)! IMPRESECHERESISTONO è sulla bocca di tuttti … stiamo facendo un lavoro importante e soprattutto coerente! Continuiamo,siamo un movimento importante che dice cose vere … la cosa fondamentale è che siamo veramente una voce fuori dal solito coro!Grazie Sandrina!!! vedi cosa vuol dire crederci? Anche se molta gente mi incotra per la strada e mi dice:”… fino ad oggi non avete ottenuto nulla!” ed io rispondo:”vero,hai ottenuto più tu standotene a casa tua aspettando che qualche cosa piova dal cielo,mentre c’è gente che corre anche per te!”

      • luca peotta detto

        preciso solo una cosa Nord ovest 2 anni fa… oggi ICR è nazionale,isole comprese!

  3. Ugo Bernasconi detto

    Ciao Luca e saluti agli aderenti di Icr, nell’ultimo trimestre noto una forte tendenza di alcune banche a far rientrare i clienti e nel non rinnovare fidi. Proprio ieri un amico che ha il conto in una cassa rurale dal 1973 mi diceva amareggiato che ormai manda in banca la moglie o l’impiegata perché é disgustato nel vedere cosa si inventano per non concedere affidamenti !
    Ormai fare l’imprenditore é diventata una impresa difficile ed inrapporti bancari stridono come i freni di un treno alla stazione.
    La maggioranza dei funzionari é impreparata, limitata nell’agire e il piú delle volte disinteressata nell’analisi delle situazioni.
    Sinceramente senza credito alle imprese il sistema va in stallo automaticamente…….peccato che lo capiscono in pochi……e tra breve vedremo 5/6000 bancari disoccupati.
    Parola di uno che NE HA LE SCATOLE PIENE DEL SISTEMA CREDITIZIO ITALIANO.

  4. laura detto

    effettivamente la situazione è poco allegra tutto quanto non funziona, di
    conseguenza non sò come ne usciremo,quì si parla di sacrifici ma per poterli ancora fare ci vogliono le possibilita’ e non so’ come cio’ possa avvenire se la liquidita’ è a livello minimo di sussistenza generale.
    Vedo nero!……………saluti LAURA

  5. Ugo Bernasconi detto

    CARI AMICI DI ICR SCUSATE SE INSISTO….AVETE VISTO CHE ANCHE IL BLOG DI MERCATO LIBERO PER FARSI SENTIRE HA COMPRATO MEZZA PAGINA SU LIBERO……..SENTIRETE IL RUMORE DI QUESTA INIZIATIVA…….
    PERCHÉ IL 4/12 NON DECIDIAMO DI FARLO ANCHE NOI ?????????

    DIREI CHE UNA PAGINA DI GIORNALE PER FAR CONOSCERE ICR E LE SUE INIZIATIVE INTERESSANTI DOVREMMO PROPRIO FARLA

    GRAZIE PER L’attenzione…..

  6. luca peotta detto

    solo per la cronaca: ieri una delegazione di ICR ha partecipato a Monza alla conferenza nazionale per il lavoro autonomo e la micro e piccola impresa organizzato dal partito democratico. Intervento di Massimo Mazzucchelli. Erano presenti oltre a Massimo: Laura Costato,Teodoro Meregalli,Luca Peotta,Tiziano Barduccco. Ringrazio pubblicamente Stefano Fassina e Paola De Micheli per l’invito!

  7. Fausto Grosso detto

    La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull’orlo della bancarotta. La rivoluzione pacifica che sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo all’ora in carica decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani. E quando, per rifondere il debito contratto in questo modo dallo stato che se ne era fatto carico, intervenne il Fondo Monetario Internazionale, chiedendo come al solito tassi d’interesse altissimi e scaricando tutto il peso del debito sulla popolazione, che avrebbe dovuto pagare in 15 anni 3.500 milioni di euro al 5,5% d’interesse, lo stesso popolo islandese si espresse sulla questione con un referendum per cui si verificò una schiacciante vittoria (il 93%) di coloro che ritenevano di non dover pagare il debito. Come anche in Grecia oggi si dice, anche gli islandesi sostenevano che quel debito fosse “detestabile”, e dunquenon esigibile. Per chiarire, un debito detestabile è un debito contratto dallo stato con le banche o altri istituti, che pero` non porta benefici alla popolazione, ma anzi la danneggia. Un debito simile non si può pretendere che venga pagato dallo stesso popolo che ne ha gia` subito le conseguenze in termini d’interessi sul debito pubblico. Dopo il referendum e` stata istituita nel 2010 una Commissione incaricata di stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica, che ha portato già all’arresto di parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate. Intanto l’Islanda sta anche scrivendo una nuova costituzione, imparando dalle lezioni della storia recente, nella quale sarà inserito un regime di protezione inattaccabile per la libertà d’informazione e di espressione. Una costituzione, quella islandese, discussa dalla popolazione attraverso i forum in internet e i social network. Finalmente sembra che la gente possa decidere liberamente del proprio futuro, e che i banchieri e gli squali finanziari, per una volta, debbano restare alla finestra a guardare, se non sono già

  8. luca peotta detto

    RICEVO E PUBBLICO DA FEDERCONTRIBUENTI:
    Zamparini, intrappolato tra mafia ed Equitalia.
    Vittima del racket, costretto ad ”accontentare” la Cupola, feroce sostenitore della battaglia, nazional – popolare, contro Equitalia e fondatore di un ”Movimento per la gente”. Perchè così diretto e spietato contro Equitalia e tanto omertoso verso la mafia? Dall’inchiesta è emerso che i boss comandavano la gestione del centro commerciale che Zamparini sta realizzando allo Zen stabilendo chi sarebbe stato assunto e a chi sarebbero andati gli spazi commerciali. Non poteva ignorare queste cose, non si ignora la gestione di un progetto quando ci metti i soldi.
    Il boss Giulio Caporrimo, già condannato per mafia, voleva gestire il business dei biglietti dello stadio. Si lamentava che i biglietti della partita, ( regalati da chi? ) ,erano vicino agli “sbirri” e sempre lui decideva a chi ”donare ” i tagliandi omaggio.
    Giovanni Li Causi, anche lui arrestato, sceglieva le ditte che avrebbero realizzato il nuovo stadio di Palermo. E poi perchè la stampa parla di nuova cupola, perchè tanta attenzione nel ribadire il concetto di ”presunto reato ” è ingiusto nei confronti di quegli onesti commercianti che hanno avuto il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine, tra cui il titolare della pasticceria Costa di Palermo che si trova a pochi metri dal luogo in cui venne assassinato dalla mafia l’imprenditore Libero Grassi. E quanta evasione fiscale si nasconde in questa notizia?
    Matteo Inzerillo, nipote del boss Michelangelo La Barbera, indicato come uomo d’onore della famiglia di Passo di Rigano, lasciava il suo posto di lavoro all’Amat, l’azienda comunale del trasporto locale di Palermo, per incontrare i capimafia nel suo orario di servizio. Bisogna dire che l’amministrazione comunale ignorava l’appartenenza mafiosa?
    Se non cambiamo le regole del gioco, resteremo intrappolati nella ”presunzione ” senza incidere in questa lotta che non è mai cambiata, solo accantonata, indebolita, per mano di chi, come emerge dalle inchieste, ne risulta imputato.
    Non possiamo ridurci a dare notizie, dobbiamo tornare a commentarle, ad imprimere alle stesse una connotazione umana e morale, solo così la condanna verso tutto ciò che è illecito sarà pubblica e decisiva.
    Anche per tutto questo riteniamo sia opportuno per Zamparini e i suoi simpatizzanti rivedere il concetto di dovere civile e lotta sociale. Equitalia è un discorso serio, un malcostume molto più radicato, pieno di anfratti mai approfonditi e non deve diventare strumento di propaganda o semplice populismo. Non si tratta di essere contro Equitalia, si tratta di ridare dignità ai contribuenti, di garantirgli tutela, uguaglianza nei trattamenti, la possibilità di vivere del proprio lavoro senza dover cedere allo Stato più di quanto il reddito concederebbe. Si tratta di contrastare il fenomeno dell’usura che avviene, in barba ad ogni norma, attraverso l’aggio sulle cartelle esattoriali.
    Di salvare milioni di piccoli imprenditori e con essi l’economia nazionale. Equitalia è il boia, solo l’esecutore di una politica privata, per questo noi di Federcontribuenti oltre a contrastare Equitalia, a denunciarne i vizi e gli abusi, portiamo avanti la nostra idea di riforma fiscale e tributaria. Ma forse, alla mafia, o ad altri, fa comodo avere un Zamparini in trincea.

    Carmelo Finocchiaro

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