IMPRESECHERESISTONO

Per chi vuole continuare a fare impresa

Archivio per novembre 2011

URGENTISSIMO LEGGERE CON ATTENZIONE

Pubblicato da ICR su novembre 30, 2011

la c.d. “Manovra di Ferragosto” (D.L. 138/2011, art.2 commi da 36-terdecies a 36- duodevicies) ha introdotto specifiche disposizioni finalizzate a contrastare l’intestazione fittizia di beni ad un’impresa, nel caso in cui i beni siano invece utilizzati da soci o da familiari dell’imprenditore. 

In particolare, con decorrenza dal 2012, è stata introdotta una nuova disciplina che prevede da una parte la tassazione di una certo reddito figurativo in capo al socio o al familiare utilizzatore, e dall’altra l’indeducibilità dei relativi costi per l’impresa (società/ditta individuale).

 In base alla suddetta disciplina, se una società/ditta individuale concede in godimento l’utilizzo di un bene d’impresa (mobile o immobile) ad un socio / familiare (a titolo personale), in capo:

-          all’utilizzatore persona fisica (socio o familiare), si configura un reddito diverso ai sensi della nuova lett. h-ter) del comma 1 dell’art. 67, TUIR, pari alla differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo pattuito per la concessione in godimento del bene;

-          al concedente (società o ditta individuale), è prevista l’indeducibilità dei relativi costi  (se il corrispettivo annuo risulta inferiore al valore di mercato del diritto di godimento di detti beni). 

Al fine di consentire l’attività di controllo da parte dell’Ufficio, la stessa norma ha disposto che, per i beni in esame, il concedente  ovvero l’utilizzatore dovrà inviare – entro il 31 marzo 2012 – all’Agenzia delle Entrate una specifica comunicazione contenente i dati relativi ai beni concessi in godimento

Vi suggeriamo pertanto di valutare con urgenza l’opportunità di estromettere entro il 31/12/2011 dalle società/imprese i beni concessi in uso a soci o familiari (autovetture, moto, immobili etc…) vendendoli a terzi o  agli utilizzatori stessi, ad un corrispettivo pari al valore dell’usato. 

Si potrebbe ipotizzare di lasciare intestate alle società / imprese le sole autovetture in uso agli amministratori / titolari, per fini esclusivamente aziendali, e – in caso di utilizzo promiscuo – tassando il connesso fringe benefit in cedolino, ove possibile. 

Diversamente, le società/ditte individuali saranno soggette annualmente all’apposita comunicazione dati sopra descritta, che esporrà l’impresa a controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, in merito alla corretta applicazione della tassazione anzidetta. 

Le modalità ed i termini di presentazione della suddetta comunicazione sono stati recentemente individuati dall’Agenzia delle Entrate con il Provvedimento 16.11.2011. 

Con tale Provvedimento l’Agenzia delle Entrate ha inoltre esteso l’ambito applicativo della comunicazione anche ai finanziamenti / capitalizzazioni effettuati / ricevuti dai soci delle società concedenti.

 

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Islanda, dove i banchieri della crisi vengono arrestati

Pubblicato da ICR su novembre 29, 2011

notizia interessante segnalata dal buon Faustìn…

Ciao Fausto e grazie

“noi invece ce li troviamo al governo”…   :-)

da http://triskel182.wordpress.com/

REYKJAVIK – La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull’orlo della bancarotta. La rivoluzione pacifica che sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo allora in carica decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani.

E quando, per rifondere il debito contratto in questo modo dallo stato che se ne era fatto carico, intervenne il Fondo Monetario Internazionale, chiedendo come al solito tassi d’interesse altissimi e scaricando tutto il peso del debito sulla popolazione, che avrebbe dovuto pagare in 15 anni 3.500 milioni di euro al 5,5% d’interesse, lo stesso popolo islandese si espresse sulla questione con un referendum per cui si verificò una schiacciante vittoria (il 93%) di coloro che ritenevano di non dover pagare il debito. Come anche in Grecia oggi si dice, anche gli islandesi sostenevano che quel debito fosse “detestabile”, e dunque non esigibile. Per chiarire, un debito detestabile è un debito contratto dallo stato con le banche o altri istituti, che pero` non porta benefici alla popolazione, ma anzi la danneggia. Un debito simile non si può pretendere che venga pagato dallo stesso popolo che ne ha gia` subito le conseguenze in termini d’interessi sul debito pubblico. Dopo il referendum e` stata istituita nel 2010 una Commissione incaricata di stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica, che ha portato già all’arresto di parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate. Intanto l’Islanda sta anche scrivendo una nuova costituzione, imparando dalle lezioni della storia recente, nella quale sarà inserito un regime di protezione inattaccabile per la libertà d’informazione e di espressione. Una costituzione, quella islandese, discussa dalla popolazione attraverso i forum in internet e i social network. Finalmente sembra che la gente possa decidere liberamente del proprio futuro, e che i banchieri e gli squali finanziari, per una volta, debbano restare alla finestra a guardare, se non sono già scappati.

Da NET1NEWS.ORG del 29/11/2011.

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“All’estero ci lodano, in Italia ci chiamano furbetti”

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su novembre 28, 2011

Massimo Mazzucchelli, imprenditore di Besnate, ha portato la voce delle piccole “imprese che resistono” a Granditalia, la conferenza nazionale organizzata a Monza dal Pd

http://www3.varesenews.it/economia/articolo.php?id=219799

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IMPRESECHERESISTONO ALLA CONFERENZA NAZIONALE PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE ORGANIZZATA DAL PARTITO DEMOCRATICO

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su novembre 28, 2011

http://www.youdem.tv/doc/227004/massimo-mazzucchelli-imprenditore-meccanico-di-besnate—granditalia.htm

 

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Da “Il Corriere della Sera” di venerdì 25 novembre 2011

Pubblicato da ICR su novembre 25, 2011

EFFETTO SPREAD, CREDITO DIFFICILE

Prestiti alle imprese col contagocce. I tassi schizzano fino x112% di DARIO DI VICO Alcune piccole imprese hanno addirittura preso l`abitudine di telefonare direttamente a Giuseppe Tripoli, il Mister Pmi nominato dal governo su richiesta della Ue. E le storie sia che provengano dalle Marche, dalla Lombardia o dal Piemonte ricalcano lo stesso copione. In una fase precedente le banche, a fronte delle garanzie offerte dal sistema dei Confidi, hanno accordato il finanziamento all`impresa, poi al momento topico si sono rifiutate di erogarlo lasciando in braghe di tela l`artigiano o l`imprenditore. In qualche caso gli istituti di credito, invitati da Mister Pmi al ministero, hanno rivisto il loro atteggiamento e proceduto a concedere il prestito, in altri casi il no è stato confermato. In provincia di Vicenza l`associazione industriali ha raccolto le preoccupazioni della base e proprio in questi giorni il vicepresidente Luciano Vescovi ha deciso un monitoraggio sul credito che coinvolgerà un campione di 300 aziende di varie dimensioni. La sensazione è che la fotografia che si ricaverà a fine sondaggio sarà quantomeno a tinte scure. Anche nel Varesotto siamo a livello di pre allarme e il presidente della locale Confartigianato, Giorgio Merletti, parla di «richieste assurde» da parte delle banche stressate per la mancanza di liquidità.

 A Torino il 4 dicembre, poi, è prevista una nuova manifestazione del movimento di «Imprese che resistono» (Icr) che tornano sulla breccia dopo essere state-protagoniste nella stagione 2008-2009 e che non ha mai lesinato critiche al sistema delle banche.

Da allora l`organizzazione che era presente solo a Nord Ovest si è ramificata e così al teatro Gioiello tra due domeniche saranno presenti delegazioni di una decina di regioni. In preparazione della scadenza del 4 dicembre l`animatore del movimento, Luca Peotta, ha invitato gli imprenditori a raccontare le loro storie sul blog di Icr.

A Roma come nei territori stavolta la sensazione è la stessa. Si sa che sta arrivando l`onda, l`effetto spread si trasferirà sull`economia reale e questa evenienza sta terrorizzando i Piccoli. Se le banche pagano la raccolta sull`interbancario al 7%, al prezzo che lo Stato paga per collocare i suoi Btp, è evidente che il tasso reale che praticano successivamente alle imprese finisce per variare dal 1o al 12%rò, con tanti saluti all`Euribor. E ciò avviene paradossalmente nel migliore dei casi ovvero quando il prestito viene elargito, ma come gli episodi raccolti da Mister Pmi dimostrano nella stragrande maggioranza dei casi i rubinetti si chiudono e basta. Rete Imprese Italia giudica la situazione assai peggiore rispetto al primo credit crunch del 2008 quando dopo una fase di conflitto con le banche si arrivò, auspice Giulio Tremonti, a stipulare la moratoria sui debiti. Allora si verificò un blocco improvviso di un`economia che camminava, oggi gli investimenti sono ridotti al lumicino e i pochi che sono stati deliberati restano sulla carta perché non arrivano i finanziamenti a medio/lungo termine dalla banca. Quando la stretta produrrà anche la richiesta di rientro dai debiti, le aziende non avranno più il denaro circolante necessario per pagare stipendi e fornitori. Il risultato è chiaro sin da adesso: molte piccole imprese saranno costrette a chiudere. Non c`è alternativa. Quanto tempo cì vuole perché gli effetti maligni dello spread si propaghino fino al cuore dell`economia reale italiana? Mesi, dicono i responsabili delle associazioni e rifiutano ,di aggiungere un numero preciso ma valicare un altro trimestre con questo costo del denaro sembra impossibile. Nella precedente stretta le banche di credito cooperativo avevano fatto da cuscinetto, avevano occupato spazi di mercato non coperti e svolto in definitiva un ruolo sistemico. Oggi non è più come allora e si fatica a replicare. Come non bastasse è scaduta l`eccezione italiana su Basilea 2 in virtù della quale per dichiarare insolvente un`azienda dovevano passare non go giorni come nel resto della Ue ma il doppio, 18o. Adesso ci siamo dovuti uniformare così banche e imprese si sono riunite per definire un protocollo che servisse ad attutire i contraccolpi della normalizzazione. Se la realtà giornaliera è fatta di banche che disdettano gli accordi con i Confidi o rinegoziano i prestiti concessi caso per caso, che cosa si può fare per evitare il peggio o limitare i danni? Ai vertici i rapporti tra Confindustria e Rete Imprese Italia da una parte e l`Abi dall`altra sono ottimi. Insieme hanno steso il «Manifesto delle imprese» con le richieste indirizzate prima al governo Berlusconi e ora a quello Monti. Insieme dunque pensano e sperano di gestire anche il credit crunch. E ieri il direttore generale dell`Abi, Giovanni Sabatini, intervenendo all`assemblea della Cna non ha nascosto la verità. Ha confermato che i tempi a venire saranno duri. Ma oltre la diplomazia di vertice che cosa si può fare in concreto? Siccome tutto dipende a monte dall`andamento dello spread il rischio è di rimanere prede di una sindrome di impotenza e sperare che i tecnici al governo migliorino l`immagine dei Btp. Qualcosa comunque a valle si sta cercando di fare per evitare un inizio del 2012 sotto il segno della deindustrializzazione. Si cerca così di rafforzare i sistemi di garanzia, di aggregare le risorse intorno ai Confidi e combattere la dispersione campanilistica.

 Si cerca di educare i Piccoli a produrre bilanci più rispondenti al vero e nello stesso tempo le associazioni di rappresentanza tentano di stringere accordi con le banche sul territorio per costruire una sorta di rete di protezione. Nonostante tutto ciò il presidente portavoce di Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi, ieri ha parlato di «percezione di una gravità eccezionale». Tenere aperti i canali del credito diventa così la parola d`ordine della varie associazioni dell`industria, dell`artigianato e del commercio. E la loro attività prevalente in periferia. Siamo abituati ormai a sopportare 11 mila fallimenti l`anno e un saldo negativo di imprese manifatturiere superiore al 5% ma se questi numeri dovessero mettersi a correre non sappiamo ancora bene come reagire. Di sicuro dovremo imparare in fretta perché come martedì scorso ha dichiarato il presidente dell`Istat Enrico Giovannini, «i dati non ci raccontano ancora in pieno la gravità della crisi». Chi ha orecchie per intendere lo faccia perché significa che le proiezioni di cui è in possesso la statistica ufficiale correggeranno pesantemente il quadro dei dati che già conosciamo.

Lasciateci commentare….

Vorremmo dire ai signori di Confindustria e Rete Imprese Italia e giù giù a scendere, che il credito, nel caso non se ne siano ancora accorti,  è un enorme problema da molti anni nel nostro paese.

 Ci chiediamo perchè ai grandi tavoli delle associazioni non si parla di normalizzare i tempi di pagamento alla media europea?? Perchè si parla di confidi, di liquidità quando proprio i grandi gruppi seduti ai quei tavoli, che problemi di questo tipo non ne hanno, non pressano il nuovo governo affinchè si normalizzino i termini di pagamento a max 60 giorni come in Europa e come la legge Bertrandi Misiani prevedeva …. legge boicottata e stranamente passata sotto il silenzio della totalità delle associazioni di categoria??  Perchè non richiedere al governo,  il pagamento dell’Iva per cassa, cosa che tutte le piccole e medie imprese vorrebbero per migliorare, insieme ai pagamenti accorciati, la propria liquidità e finanziarsi quindi tramite il proprio lavoro e non attraverso un credito bancario che, anche qualora fosse disponibile, costa troppo?

Lo sappiamo bene il perchè, i grandi gruppi gongolano in questo sistema di cose, costringendo i piccoli a fare loro da banca, perchè senza iva per cassa i signoroni che fanno i finti paladini dell’economia italiana, possono scaricare l’iva dalle fatture che pagheranno quando ne avranno voglia, subito, mentre con questo provvedimento non potrebbero scaricare importi non pagati.

Perchè proprio loro seduti ai tavoli del potere, incassano sulla media europea e lucrano sulla differenza tra incassi e pagamenti guadagnando il doppio e soffocando i piccoli.

Perchè i signori dei tavoli del potere non si battono affinchè il credito venga garantito,  affinchè il ritardo dei pagamenti venga sanzionato pesantemente e le procedure di esecutività non vengano velocizzate??

Non occorre essere professori per sapere che se questo ciclo perverso si normalizzasse, molte micro e piccole aziende potrebbero ridurre di molto le richieste di finanziamento a breve, potrebbero ridurre di molto gli interessi passivi ed i costi bancari in genere, migliorare il rating ed il cash flow aziendale e forse, nonostante la crisi, rivolgersi alle banche per finanziare progetti e non imposte e fornitori.

Si lamentavano i signori delle associazioni perchè della chiacchiera politica non se ne poteva più, e poi sono proprio loro che fanno della chiacchiera sciocca e inconcludente lo stendardo di una economia che è fallita.

Ma per favore, andatele a raccontare a qualcun altro, ma siate coscienti che quando poi verrete da noi per il pagamento dei contributi associativi…. avrete la spiegazione del perchè le vostre tessere sono finite nel cestino.

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PARLIAMONE SIG.BEFERA

Pubblicato da ICR su novembre 23, 2011

FACCIAMO GIRARE L’ENNESIMA VERGOGNA ITALIANA… Attilio Befera, Amministratore Delegato di “Agenzia delle Entrate Equitalia” – 456.733 Euro di stipendio annuo (fonte Agenzia delle Entrate) – QUANTO SPENDE LO STATO PER PAGARE I DIRIGENTI DELL’AGENZIA CHE ROVINA FAMIGLIE E AZIENDE??? QUANTE NE DEVONO ROVINARE PER PAGARE STIPENDI COME QUESTO AI DIRIGENTI???

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L’impresa a strozzo…

Pubblicato da ICR su novembre 22, 2011

20 miliardi di euro pagati dai commercianti ogni anno. La tentazione della comunità d’affari di ’fare i soldi con i soldi’
 
 
 

E’ di pochi giorni fa la notizia la notizia dell’ultimo caso di un imprenditore morto suicida. Nel padovano, il titolare cinquantaduenne di un’azienda edile si è tolto la vita, come spiega in poche righe ritrovate dai familiari dell’uomo, per liberarsi anche del tormento dei problemi economici che gravavano sulla sua impresa. Storie di ordinaria disperazione ai tempi della peggiore crisi economica di cui l’Italia abbia memoria dal dopoguerra. Ed è anche un segno evidente di come l’ instabilità economico-finanziaria si stia diffondendo a macchia d’olio anche nelle regioni ritenute, fino a poco tempo fa, la culla della media e piccola impresa.

Secondo un’elaborazione di Confesercenti, dal 2009 ad oggi sono state oltre 567 mila le attività di commercio al dettaglio, pubblici esercizi ed artigianato che hanno visto il proprio nome sparire dal registro imprese. Cosi come aumenta incessantemente il numero di imprese che si rivolgono al giudice fallimentare (+ 46% nel primo trimestre 2010). Disoccupazione, degrado delle condizioni di vita, caduta del potere di acquisto delle famiglie, maggiore pressione sul welfare sono solo alcune delle possibili ricadute di un quadro del genere. Che rappresenta, e questo è tanto taciuto quanto grave, anche un terreno incredibilmente fertile per far prosperare, come puntualmente sta accadendo in questi ultimi anni, il fenomeno strisciante ed odioso dell’usura.

Di questo ed altro si è parlato ieri a Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, in occasione della seconda edizione del No Usura Day. Una giornata promossa da Sos Imprese, Confesercenti e Rete per la legalità, con la collaborazione di numerose altre associazioni e protagonisti di questa lotta contro un nemico silenzioso e letale. Dalla dettagliata relazione dall’eloquente titolo ’Il volto pulito dell’usura’, a cura di Lino Busà – presidente di Sos Imprese – e Bianca La Rocca, emergono dati inquietanti che, per certi versi, sicuramente sorprendenti, almeno per i non addetti ai lavori.

Sorprendente constatare che un fenomeno di cui si sente parlare veramente molto poco abbia proporzioni enormi. Almeno 200.000, si stima, i commercianti coinvolti in rapporti usurari; 40.000 gli usurai in attività nel 2010, contro i circa 25.000 di dieci anni prima; non meno di 20 miliardi di euro, la somma pagata ogni anno dai commercianti. Pochi dati che ci danno l’idea delle dimensioni di questo vortice oscuro. Un giro criminale che negli ultimi anni non è solo cresciuto in quantità, nutrendosi delle incertezze della crisi, ma è anche evoluto sotto il profilo qualitativo. Sta progressivamente scomparendo la figura, ancora presente in tanta ’letteratura’ criminale, del ’cravattaio’, lo strozzino di quartiere che agisce in solitario, per lasciare il posto ad associazioni criminali di grandi dimensioni, radicate tanto sul territorio quanto in ambienti professionali di alto livello.

Quella di oggi è l’usura degli insospettabili: spesso sono gli stessi attori della ’comunità degli affari’ a vivere nel territorio grigio, nel labile confine tra legalità e illegalità, che disponendo di grandi quantitativi di denaro non resistono al farlo fruttare in una delle maniere più proficue. Non resistono al “fare i soldi, con i soldi, soprattutto quando il denaro è degli altri, come recita il rapporto. Aumenta la richiesta di prestiti, si alza il livello di quanti operano in questo settore criminale: rapporti intrecciati in una rete fitta ed impenetrabile, dalla quale è molto difficile uscire ma anche – ed è questo l’aspetto più inquietante – essere scoperti.

Perfino la legislazione arranca dietro la rapidità con cui il fenomeno usura si adatta al contesto in cui si muove. A partire dalle disposizioni in materia di usura contenute nella legge 108 del 1996. Ne abbiamo parlato con Bianca La Rocca, responsabile comunicazione e ufficio stampa di Sos Imprese - e con Lino Busà, del rapporto annuale ’Le mani della criminalità sulle imprese’ – che ci spiega come “la legge, nata con grande aspettative, e che in un primo momento ha dato anche dei risultati concreti, con il tempo ha perso molto delle proprie potenzialità. Ha fallito nel risarcimento danni alle vittime che, ormai, è ridotto ad un farraginoso iter burocratico, mentre le vittime, spesso ridotte sul lastrico, devono attendere anni per riuscire ad ottenere il riconoscimento del danno e, spesso, le domande vengono rigettate per un semplice cavillo burocratico. Questo atteggiamento deprime le vittime che, in alcuni casi, si pentono di avere denunciato l’usuraio. Il secondo fallimento riguarda il capitolo della prevenzione ed informazione. Di fatto, il fenomeno è molto lontano dall’essere percepito in tutta la sua gravità dall’opinione pubblica e dalle Istituzioni e questo ha provocato un calo sistematico delle denunce, poche centinaia l’anno, a fronte di circa 600.000 vittime su tutto il territorio nazionale.

Come abbiamo già detto, negli ultimi anni il fenomeno dell’usura si è diffuso più o meno capillarmente lungo tutto lo Stivale, e capitale di questo giro, a dispetto dei luoghi comuni che associano questo tipo di criminalità esclusivamente alle regioni del Sud, è proprio Roma: “Purtroppo - continua Bianca La Rocca - sull’usura non esistono zone franche o isole felici. Il mercato del credito illegale è così variegato che va dall’usuraio di quartiere, in gergo cravattaro, all’usura gestita dalle organizzazioni criminali, come la camorra, storicamente sempre presente il questo tipo di reato, e negli ultimi anni anche mafia e ‘ndrangheta, per giungere fino agli usurai dalla faccia pulita. Cioè irreprensibili professionisti, come avvocati, notati, commercialisti o funzionari bancari, che praticano l’usura come un lucroso fondo di investimento. Roma da sempre ha avuto presenti queste diverse tipologie e il fenomeno è radicato anche culturalmente, tanto da rappresentare quasi una normalità. Purtroppo la crisi economica ha aggravato le situazioni di sovra indebitamento che potremmo definire border line.

Un’ultima battuta su un aspetto particolarmente interessante, ovvero il rapporto tra usura e i severi meccanismi di riscossione creditizia: “Se in linea di principio usare il pugno di ferro contro gli evasori è una cosa ottima, bisogna anche comprendere che certi meccanismi invece di aiutare in questo senso, aggravano le situazioni. Faccio un rapido esempio, per farmi comprendere meglio. Ogni anno gli istituti bancari segnalano migliaia di operazione sospette, la Guardia di Finanza ammette che non più del 10% di tali operazioni vengono monitorate, il che significa che il 90% degli illeciti la fanno sostanzialmente franca. Contemporaneamente, se un commerciante o un imprenditore ha pochi giorni di ritardo su un pagamento, entra automaticamente nella lista dei ’cattivi pagatori’ e si vede chiuse tutte le porte per ottenere un fido o partecipare ad un appalto. Per questo molti preferiscono farsi prestare denaro in nero pur di non vedere fallire la propria attività, senza contare che il denaro frutto di usura e comunque e sempre frutto di un’attività illegale che sfugge a qualsiasi controllo. Forse occorrerebbero minori rigidità, ma una maggiore efficienza in termini di controllo.”

’Silenzio’ e ’vittime’ sono le due parole chiave di questa giornata. Il silenzio che non si rompe solo con la denuncia degli estorsori, ma anche e soprattutto con il ruolo che il mondo dell’informazione e del giornalismo ha il dovere di giocare in questa partita. Non è un caso che il No Usura Day abbia ospitato la prima edizione del concorso ’Giovani reporter contro l’usura’, rivolto a ragazzi dai 13 ai 26 anni. Carlo Antonicelli e Lorenzo Garoffi, vincitori della sezione giovani autori con il cortometraggio ’L’ombra del denaro’ ci raccontano un po’ del loro lavoro: “’L’ombra del denaro’ -spiega Carlo – narra la storia di due persone che sono finite nel giro dell’usura, e racconta la spirale di drammaticità entro cui molte persone in Italia finiscono, e di cui non si sente traccia, perché purtroppo sono storie cosi diffuse e cosi “dentro” la società, storie di persone normali che magari hanno un assegno scoperto, hanno bisogno di liquidità, che per un motivo o per l’altro finiscono nel giro di un usuraio, che spesso è un notaio, un avvocato, una persona influente. Abbiamo raccontato la “microfisica” dell’usura, cercando ci capire tutti gli aspetti psicologici e umani del problema, avendo alla base molti dati che ci ha fornito Sos Impresa, che ci ha aiutato a trovare anche le due testimonianze di Antonio Anile e Fausto Bernardini”.

Il tutto convogliato nei veicolo delle immagini perché, come racconta Lorenzo, “raccontare per immagini può essere a volte sensazionalistico, ma a volte efficace. Le immagini sono state fondamentali per guardare le persone, le vittime; ad ampliare il raggio oltre i dati, perché non si vede mai in faccia chi è vittima di usura, perché si nasconde, e quindi raccontare per immagini da la possibilità di guardare veramente chi ha subito ed è riuscito ad uscirne e non ha paura di cercare una soluzione.” Gli chiediamo infine quanta attenzione sperano possa avere un lavoro come il loro da parte dei mass media, e Carlo risponde sorridendo: “Io penso che non ne avranno nessuna, essendo onesto. Il problema usura andrebbe raccontato perché riguarda la struttura fondamentali dell’economia italiana, ovvero la piccola e media impresa, tuta quella parte del tessuto economico che quando arriva la crisi è in sofferenza. Raccontare questo pezzo di realtà italiana sarebbe molto importante, perché rappresenterebbe lo specchio ideale di qualsiasi politica economica e di contrasto alle mafie. Sarebbe necessario che ci fosse uno spazio sui media per questi temi”.

Se pensare ai numeri emersi in questa giornata fa impressione, immaginare come dietro ogni cifra si nasconda una storia, persone, famiglie e aziende, ci aiuta a capire come, in un modo o nell’altro, chiunque tace si rende automaticamente complice di questo traffico criminale. Eventi come il No Usura Day servono a ricordare che non bisogna mai abbassare il tiro. Ed anzi sarebbe auspicabile che qualcuno accolga l’appello di Vincenzo Vita, che ha proposto di consacrare il 21 novembre come giornata nazionale per la lotta contro l’usura.

fonte http://lindro.it/L-impresa-a-strozzo,4577

E non facciamo finta che Equitalia non c’entri nulla, quando i giornali e le reti pubbliche si decideranno a porre un forte accento su quanto il Fisco sordo e Criminale oggi stia mettendo sul lastrico centinaia di famiglie?

Tutti dimentichi dei 140 miliardi di euro che sono nelle banche svizzere? A quegli evasori per colpa dei quali oggi ci viene chiesto ancora di fare sacrifici lacrime e sangue cosa diciamo?  Andate in pace con un bel 5% di premio?

Dove sta la coerenza, la legalità, il principio, dove sta la giustizia? A molti che non hanno denaro per far fronte alle imposte si riservano espropri e vessazioni in nome di una “giustizia” ipotetica, dietro alla quale si fanno scudo i signori di Equitalia. Fioccano cartelle a destra e a manca per presunti illeciti che bisogna pagare prima di poter contestare, ciechi di fronte al fatto che i soldi non ci sono, e quei signori dei 90, dei 140 miliardi sono scudati e tranquilli, vincenti nella propria disonestà.

Quando vedremo un pò di democrazia vera, di rispetto e di coerenza in questo paese? Prima di parlare di sacrifici per la salvezza della nazione occorre dare una bella “pulita” al nostro paese, o nessuno crederà di poter anche solo sperare in un cambiamento che resta solo un’altra parola…

Dott. Monti, Lei con i suoi tecnici, vuole spingere il paese fuori dal baratro? Allora cominci con il tirar fuori dal baratro gli onesti in difficoltà, perchè se invece li spingerà giù, chi pensa sarà disposto a tirare la carretta per un altro mucchio di belle parole??

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Un’altra vittima della crisi

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su novembre 19, 2011

http://www.t-vision.it/dettaglio-a3-news.73/items/imprenditore-suicida-33-7350.html

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Abbiamo venduto ai cinesi, ma produrremo ancora qui

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su novembre 19, 2011

La C.B Ferrari, azienda metalmeccanica di 180 dipendenti, è stata acquistata dalla Jingcheng Holding Europe. Renato Bianchi e Augusto Caravati hanno sancito il passaggio con una giornata di saluto e festa con i lavoratori.
E contemporaneamente:

La crisi suona il campanello dopo le 21

Famiglie al limite e persone senza più nulla. La storia di un’associazione che è in prima linea a raccogliere gli sos

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UNIONE EUROPEA?

Pubblicato da ICR su novembre 18, 2011

 

PREMI CC PER ATTIVARE IL SOTTOTITOLATO ITALIANO

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VARARE LE RIFORME

Pubblicato da ICR su novembre 18, 2011

 

Non si può sperare che un grosso problema scompaia nel breve volgere di un fine settimana.
Soprattutto perché, sebbene di quel problema ce ne si sia accorti solo da poco, in realtà sono anni che si accumula e che cresce sottotraccia.
Purtroppo l’atteggiamento comune rimane quello di chiedere: “Monti è l’uomo giusto?”; domanda figlia di un atteggiamento pericoloso: spaventati dalla complessità dei problemi si cerca un “Salvatore della patria” che levi le castagne dal fuoco; qualcuno a cui dare carta bianca purché si adoperi con i suoi incantesimi per difendere il castello dal drago.
Purtroppo a problemi complicati non esistono risposte semplici. Il nuovo governo, di cui sappiamo solo il nome del Primo Ministro, dovrà confrontarsi con il Parlamento per ogni provvedimento che intenderà portare avanti.
Mario Monti è una personalità rispettata e non appartenente all’inettocrazia di cui siamo vittime (e genitori). Ma Mario Monti mettendoci solo il primo nome e la propria faccia nulla può. Mentre gli Italiani (che fino a l’altroieri teorizzavano di Casta e si nutrivano di antipolitica) si domandano se non sia meglio andare alle elezioni piuttosto che avere un governo tecnico, le bizze che serpeggiano già nel Parlamento sono terribili segnali di immaturità di cui il mercato sembra tenere ampiamente conto. Se ogni forza politica, approfittando dell’esigenza del Governo tecnico di avere il supporto più ampio possibile, tenta di porre condizioni-capestro, allora ci ritroveremo con un governo poco o per nulla “tecnico” ma succube dei soliti giochini di Palazzo.
la Responsabilità invocata da molti sembra sconosciuta ai più, che appena vedono lo spread tornare a 450 sentono più lontana l’emergenza e quindi non più necessaria la sudditanza ai “tecnici”.

Ma é emergenza anche con lo spread a 250!

Solo a Giugno scorso lo spread stava a 180 e ci si diceva “speriamo non superi i 200-220 se no sono guai”
Forse non vale la pena di farsi illusioni sul comportamento di una classe dirigente che -così pare- lo spread BTP-Bund non sa nemmeno cosa sia. Parlamentari che pensano si tratti solo di un esercizio giornalistico e non hanno compreso che poi quello spread si riflette nei costi che le imprese sostengono per finanziarsi presso il sistema italiano, finendo per essere non competitive e per appassire, morire d’inedia, trascinandosi dietro il Paese in uno stillicidio che ogni giorno (#TICTACTICTAC) assume sempre più le connotazioni dell’irreversibilità.
Non si avvia un governo tecnico, con la consapevolezza condivisa che c’è un’esigenza di forti manovre impopolari, e lasciargli fin da subito il fiato corto appena lo spread migliora di qualche punto.
Nel buio di queste difficili giornate, quanlche traccia di luce: la curva dei rendimenti si è quantomeno normalizzata, pur con lo spread sul decennale in risalita a 495 questa è una buona indicazione. Il mercato chiede rendimenti più alti ma non sconta più alcun haircut.
La nave delle riforme non deve essere solo infiocchettata per la cerimonia, deve anche salpare e solcare i mari.

 

 

fonte BIMBO ALIENO

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Ecco il governo Monti: solo tecnici Il banchiere Passera sarà “superministro”

Pubblicato da ICR su novembre 16, 2011

Il presidente del Consiglio incaricato al Colle dopo due ore di colloquio annuncia la lista dei ministri. Nessuno politico all’esecutivo. Monti si tiene il ministero dell’Economia. Ornaghi ai Beni culturali. Ci sono tre donne nominate. Monti: “La non presenza di politici agevolerà il governo, perché toglierà un motivo di imbarazzo”. Il giuramento del nuovo governo oggi alle 17

 

di – 16 novembre 2011, 13:45

 
E’ il suo giorno. Mario Montilo sa bene. E lo affronta con serenità, sicuro, come ha detto ieri alla fine delle consultazioni, della “volontà di dare risposte per la crescita sociale” e appoggiato anche dalle parti sociali, oltre che da quelle politiche, disponibili a sacrifici per raggiungere un risultato positivo per il Paese. 

Mario Monti

Mario Monti
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Il presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, ha lasciato l’hotel Forum dove alloggia da sabato sera intorno alle 10 e 45 e si è recato al Quirinale dove era atteso dal capo dello Stato per sciogliere la riserva sulla formazione del governo e sottoporgli la lista dei ministri. Dopo due ore di colloquio, finalmente la lista dei ministri è stata comunicata. Confermate alcune indiscrezioni.

Corrado Passera sarà ministro delle Infrastrutture, dei Trasporti e dello Sviluppo economico. Antonio Catricalà, ex presidente dell’Antitrust, è stato nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giulio Terzi agli Esteri, Francesco Profumo all’Istruzione, UNiversità e Ricerca. Lorenzo Ornaghi ai Beni culturali. Enzo Moavero ministro agli Affari europei, Andrea Riccardi va al ministero dell’Integrazione e cooperazione, Piero Giarda ministro dei Rapporti con il Parlamento, Renato Balduzzi alla Sanità. Fabrizio Barca ministro per la Coesione territoriale. Piero Gnudi ministro del Turismo e Sport.

Tre le donne ministro del nuovo governo: Anna Maria
Cancellieri all’Interno, Paola Severino alla Giustizia, Elsa Fornero al Lavoro e Pari Opportunità. Il nuovo premier ha spiegato così la sua decisione di non inserire alcun politico nella compagine di governo: “La non presenza di personalità politiche nel governo agevolerà anziché ostacolare il governo radicamente, perché toglierà un motivo di imbarazzo”.

Monti ha poi spiegato che “la blindatura di un governo dipende dalla sua capacità di agire incisivamente e di spiegare ai cittadini e al Parlamento la portata della sua azione. Questa è la blindatura che cercherò con i miei ministri”. D’altronde, ha poi aggiunto, “le forze politiche hanno manifestato una chiara preferenza, che spero stiano uscendo da una fase di dialettica molto, molto vivace, per sostenere questo governo senza farne parte. D’altra parte la stessa nascita di un governo innovativo riflette la grande convinzione delle forze politiche che si tratti di momento straordinario”.

chi sono? Ecco le notizie sui nuovi ministri del governo Monti.

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A.A.A imprenditore incazzato con le banche ….. cercasi

Pubblicato da ICR su novembre 7, 2011

Una importante trasmissione televisiva ci ha contattato per richiedere la partecipazione alla stessa di un imprenditore o ex imprenditore che ha vissuto l’esperienza dell’assalto bancario.

Intendiamo per assalto, comportamenti scorretti e vessatori, oppure richiesta di rientro immediato dei fidi, chiusura conti, ritiro di carte di credito aziendali, insomma chi è stato messo in difficoltà dal sistema bancario e POSSA portarne testimonianza diretta, mettendoci la faccia come uso di ICR.

Ovviamente, sconsigliamo la partecipazione a coloro che hanno in corso procedure con le banche, come a coloro che tuttora vivono disagi come quelli sopra elencati. Siamo consci che una denuncia televisiva potrebbe complicare molto le cose a coloro che tuttora hanno rapporti critici. Consigliamo invece la partecipazione di coloro che hanno chiuso i rapporti con le banche di cui vogliono denunciare le aggressioni subite.

C’è qualcuno che se la sente di parlare  e può farlo liberamente?

Se sì, fatecelo sapere al più presto, la trasmissione è per questa settimana, e sono pronti a venire presso di voi a raccogliere la vostra esperienza.

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Luca e Impresecheresistono alla conferenza: “Quale futuro in Europa?” ad Ascoli Piceno

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su novembre 7, 2011

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blog economy day 2011

Pubblicato da ICR su novembre 7, 2011

sabato 12  e domenica 13 Novembre a Castrocaro Terme …..

 

http://blogeconomyday.altervista.org/

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CRISI DEL TESSILE TRA MANTOVA E BRESCIA

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su novembre 2, 2011

Non possiamo stare con le mani in mano!

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Intervento di Laura Costato al X Congresso dei Radicali Italiani

Pubblicato da ICR su novembre 2, 2011

Ringraziamo i Radicali Italiani, con il dott. Stefano Imbruglia,  per lo spazio che ormai da 3 anni riservano alla voce di noi “pancia del paese”.

http://www.radioradicale.it/scheda/338715/prepotente-urgenza-si-signor-presidente-ma-di-diritto-diritti-e-democrazia-x-congresso-di-radicali-italian

Cerca tra gli interventi.

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LOCANDINA APPUNTAMENTO 4 DICEMBRE 2011 A TORINO

Pubblicato da ICR su novembre 1, 2011

                

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