Le associazioni? Hanno dimenticato le imprese.

21

PASSIONE! Questo sentimento ci muove nel nostro lavoro e quando cerchiamo di difendere i nostri interessi di piccoli imprenditori. E se questi nostri interessi coincidono con gli interessi di centinaia di migliaia di piccole imprese italiane è semplicemente naturale. Non ci interessano i sensazionalismi, ci interessano i risultati.

E sul Sistri i risultati li possono vedere tutti. Colombo lasci parlare i vostri associati e sentiamo cosa pensano dei risultati che avete ottenuto. Siamo al 28 di luglio e, anche se fosse vostro il merito di una proroga a giugno dell’anno prossimo per i piccoli produttori di rifuti, chi smaltisce, anche con meno di 10 dipendenti, parte a settembre e il Sistri è lo stesso dell’ultimo click day.

E continuando così sarà lo stesso anche fra un anno. Confrontiamoci, invitate i vostri associati e noi ci saremo. Giovedì 28 luglio, perchè il tempo stringe. Ma le ricordo che noi dovremmo essere dalla stessa parte.

Questo rimproveriamo alle associazioni di categoria di aver dimenticato di stare dalla parte delle imprese, di aver dimenticato che sono nate per fare l’interesse delle imprese e non dei politici e di essere diventate, per lo più, fornitori di servizi e autoreferenziali.

Il Sistri è un classico esempio di burocrazia imposta dall’alto, che appesantisce i costi delle imprese, che non risolve il problema dello smaltimento illegale dei rifiuti e che in più, “probabilmente”, è stato utilizzato per far guadagnare imprenditori e politici corrotti.

Abbiamo pagato milioni di euro per un sistema che ancora non funziona e stiamo ancora a parlare di un click day? Ci vuole un mese di test con risultati medi e non la prova inefficace di un solo giorno!

E le associazioni di categoria? Fin dall’inizio con corsi, sportelli e seminari hanno fatto di tutto per farcelo digerire. Questi sono i risultati che non ci vanno bene. Questi sono i risultati contro i quali protestiamo e cerchiamo di farlo nel modo più rumoroso possibile, altrimenti nessuno ci ascolta.

Il Sistri, così com’è è un peso che fermerà il lavoro di molte imprese e come tale va eliminato e sostituito con un sistema di tracciabilità più funzionale e meno oneroso per le imprese. Con Rete Impresa Italia dite di rappresentare più di 3 milioni di piccole imprese. Bene, fate sentire la vostra forza.

Basta parole, passiamo ai fatti.

http://generazionepropro.corriere.it/2011/07/28/la-lettera-le-associazioni-hanno-dimenticato-le-imprese/

Un esamino di coscienza?

3

Cominciamo con il precisare che Impresecheresistono non è un movimento Varesino, di questo il dott. Di Vico ne è sicuramente al corrente, il movimento è Piemontese, apartitico e gratuito.
Tornando a quanto sopra, siamo tutti contenti che Confartigianato preferisca il dialogo ed il confronto e non il sensazionalismo o gli slogan, e siamo contenti che tale confronto e dialogo con le istituzioni, ci abbia portato ai brillanti risultati attuali. Le associazioni di categoria hanno avuto un enorme successo nel perorare le cause dei propri iscritti, lo riscontriamo nella situazione attuale dove migliaia di piccole aziende hanno chiuso, stanno chiudendo, o sono alle prese con Equitalia, non perchè abbiano evaso, ma unicamente perchè non hanno di che far fronte alle richieste del fisco, e via dicendo.
Inultile parlare ai sordi, a coloro che stanno bene al calduccio a dialogare, chiedo solo che le associazioni si facciano un esame di coscienza e si chiedano come mai, se sono così efficaci nel portare avanti le richieste dei propri iscritti, Impresecheresistono (movimento e non associazione) abbia raccolto in due anni quasi 2.000 iscritti. Comodo dire che facciamo tanto rumore per nulla, ci dicano invece perchè le micro e piccole aziende non si riconoscano in associazioni come quella di cui sopra, come mai siano stufe anche del sistema associazionistico, reputato inefficiente al pari di quello politico, fatto di statistiche e chiacchiere con le quali non si porta il pane in tavola e non si mantiene in piedi l’azienda. Noi faremo tanto rumore per nulla, può essere, ma perchè attaccare il nostro movimento se nulla abbiamo ottenuto a parte forse dare fastidio a qualcuno? Ci spieghino cosa da loro fastidio nel fatto che degli imprenditori si riuniscano e dialoghino direttamente tra loro? Pensino a fare il lavoro per cui sono pagati, i signori di cui sopra, a portare a casa risultati e non dialoghi inconcludenti, per poi ergersi in cattedra a giudicare chi non fa dell’associazionismo una professione. Dovrebbero  sostenere movimenti come il nostro, di cui fanno parte parecchi loro iscritti , essere di aiuto concreto a chi sta male, e non dilettarsi a fare polemica su chi sia il più bravo, perchè è evidende che nessuno lo è stato abbastanza da evitare le tragedie che vediamo tutti i giorni. Pensino lor signori a fare il loro lavoro e smettano di ricercare riconoscimenti, non è il tempo questo dell’applauso, forse non l’hanno capito ancora. Abbiamo speso due anni di tempo a dialogare con la politica, forse però, a contrario loro, abbiamo capito che alla politica non interessa nulla al di fuori delle poltrone, dei privilegi e del fare politica “del sondaggio” a destra come a sinistra passando per il centro. Tutta l’Italia l’ha capito, anzi “quasi” tutta evidentemente, come ha capito che il dialogo non serve quando all’altro capo del filo c’è un Sordo. Che ci lascino quindi far rumore per nulla e vadano avanti con i dialoghi ed i confronti sensati, ma sappiano che oltre ad Impresecheresistono, si sono formati altri movimenti di protesta sui social network, come Anti Equitalia, Stop al Sistri, Movimento anti usura, Partito delle Aziende, Sindacato degli imprenditori e via discorrendo, tutti evidentemente molto soddisfatti di quanto fatto ed ottenuto dalle cosidette associazioni di categoria. E’ dunque lampante che se esiste la necessità di dar vita a questo tipo di movimenti, un BUCO di rappresentanza si è creato in maniera molto pesante, cosa di cui certo ICR non è responsabile, ma forse, intenti a dialogare e a confrontarsi come sono, tali ASSOCIAZIONI non se ne sono accorte.

Settembre 2009

Applausi e approvazione se la guadagnano invece gli altri rappresentanti degli imprenditori: Giorgio Merletti quando rivela che «Stando alle nostre indagini, saranno 2000 le aziende che non ce la faranno in provincia, per un totale di circa 5000 addetti» riceve dei plateali “ha ragione”. Franco Colombo, quando dice: «capisco che voi diciate che l’Italia va meglio degli altri, ed è anche vero. Ma è come se  un moribondo guardasse un morto e dicesse che sta meglio» si guadagna applausi e risate. E applausi li riceve anche Daniele Parolo, quando chiude il suo discorso dicendo: «Il problema, qui, è che il lavoro per le aziende deve essere riportato a casa. Qui la gente merita più rispetto».

Sono passati due anni… ne abbiamo portato a casa di lavoro per le aziende!

AVVISO

38

Ottobre 2011 data e luogo da definirsi(anche se per alcuni è gia noto),importante manifestazione Nazionale di ICR. Proposte di buon senso, ci avevano riferito! Nessuno prende posizioni in merito,tutto finito nel dimenticatoio. La politica si occupa di tutto tranne dei veri problemi del Paese. E’ arrivato il momento di farci sentire. Il futuro dell’Italia dipende solo da noi. Aspetto commenti. Quanti di voi parteciperanno? Durata della manifestazione: GIORNI

VOGLIO VEDERE UN COMMENTO DA PARTE DI TUTTI,RIBADISCO DI TUTTI.

 

SISTRI: 26 LUGLIO TIR LUMACA SUL RACCORDO ANULARE

UNATRAS ha proclamato una manifestazione per il 26 luglio p.v. sul grande raccordo anulare di Roma

http://www.trasporti-italia.com/autotrasporto/sistri-unatras-organizza-un-giorno-di-protesta-391.html

Inchiesta P4: tracciabilità rifiuti, truffe e fondi neri dietro il Sistri

http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/07/18/inchiesta-p4-tracciabilita-rifiuti-truffe-e-fondi-neri-dietro-il-sistri/

 

La democrazia ed il diritto violati… Il fondo è ancora tanto lontano?

Da Chicago Blog

La nuova tassa sul processo tributario: un inaccettabile balzello – di Manuel Seri
luglio 18th, 2011 by Guest
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Manuel Seri, Presidente del Movimento in difesa dei lavoratori autonomi.

La manovra finanziaria estiva 2011 (D.L. 98/2011) ha introdotto il Contributo Unificato per le Spese di Giustizia anche nel processo tributario (art. 36 c. 7 lett. t): il Contribuente che vorrà impugnare davanti alla Commissione Tributaria Provinciale una pretesa tributaria ritenuta ingiusta oppure che vorrà appellare davanti alla Commissione Tributaria Regionale una Sentenza sfavorevole dovrà pagare una vera e propria tassa d’ingresso iniqua, determinata per fasce di valore della controversia, in sostituzione delle previgenti più gestibili marche da bollo.Innanzitutto è assurdo lo scopo perseguito dal Governo e cioè scoraggiare il Contribuente dall’intraprendere il contenzioso tributario. La “Giustizia” infatti è un diritto inviolabile del Cittadino e lo Stato deve garantirla a qualunque costo, senza “prezzolarne” l’esercizio e senza scoraggiarne l’accesso, specialmente quando si tratta di resistere ad una pretesa ingiusta che proviene da una Pubblica Amministrazione e ancor più quando proviene da quella fiscale; in questi casi infatti non si può scegliere (come nel caso dell’azione civile) se andare in Giudizio o meno perché, per evitare che la pretesa diventi irrimediabilmente definitiva ed inoppugnabile, “si deve” proporre ricorso al Giudice. Di conseguenza, quando il Contribuente si vede costretto a difendersi davanti alla Commissione Tributaria contro l’Amministrazione finanziaria, oltre a sostenere il costo del Professionista che lo assiste e a versare immediatamente un terzo dei maggiori tributi (art. 15 del D.P.R. 602/1973 siccome appena modificato dall’art. 7 c. 2-quinquies del D.L. 70/2011) con gli accertamenti immediatamente esecutivi (art. 29 c. 1 del D.L. 78/2010), dovrà anche (prima di cominciare) pagare una tassa di accesso al processo, tanto più elevata quanto più alto è il valore della controversia.

Altro che scoraggiare la litigiosità fiscale dei Contribuenti! In questo modo il contenzioso tributario diventa un “lusso”, una prerogativa riservata ai soli Contribuenti più ricchi e negata, di fatto, agli Altri!!! Il ché è a dir poco sconcertante. A parità di condizioni infatti, il nuovo balzello anticipato finirà per gravare in maniera maggiormente incisiva e pesante sui Contribuenti economicamente più deboli; l’esercizio del diritto di difesa necessario per resistere alle pretese del Fisco sarà così assai più difficoltoso per alcuni Contribuenti rispetto ad altri e si genereranno perciò inevitabili e pericolose situazioni discriminatorie. Il processo tributario era molto più sostenibile con l’Imposta di Bollo (€ 14,62 per ogni quattro facciate scritte o comunque per ogni cento righe scritte – artt. 5 e 9 del D.P.R. 642/1993, nonché art. 20 c, 1-bis della Tariffa Parte I ivi allegata) che mediamente si manteneva entro un limite massimo di una decina di marche con un costo non superiore ad € 146,20; con la novella normativa invece, solo le controversie di valore fino a € 25.000,00 scontano un contributo unificato inferiore a quella soglia, per ché a partire da quelle di valore superiore ad € 25.000,00 la misura sale ad € 250,00 fino ad arrivare addirittura ad € 1.500,00 per quelle di valore oltre € 200.000,00).

Nulla quaestio se la litigiosità giudiziale dipendesse da una iniziativa unilaterale del Contribuente; in materia tributaria si tratta però di una scelta obbligata per resistere giudizialmente ad una pretesa immediatamente esecutiva proveniente dall’Amministrazione finanziaria che è il vero “attore” processuale in senso sostanziale e che è libera di determinarne il quantum! Il che è ancor più grave ed aberrante se si considera che i Suoi Uffici periferici, titolari del potere di accertamento nei confronti del Contribuenti, hanno un budget annuale da rispettare, debbono raggiungere un determinato quantitativo di recuperi impositivi e spartiscono al Loro interno specifici incentivi calcolati sulle somme riscosse. Tradotto in soldoni, significa che gli Uffici finanziari, i quali avevano già tutto l’interesse a far lievitare quanto più possibile le pretese verso i Contribuenti abusando spessissimo delle più varie ed assurde presunzioni legali, adesso hanno un motivo in più per aumentare le loro pretese: esporre i Contribuenti che vogliono resistere in Giudizio a pagare il Contributo Unificato per le spese di Giustizia che andrà ad incrementare a titolo definitivo ed anticipato le casse dello Stato! Tanto per voler esemplificare attingendo all’esperienza di un precedente già verificatosi, l’introduzione del contributo aggiuntivo di € 168,00 per l’iscrizione a ruolo dei ricorsi davanti alla Corte d Cassazione (art. 67 c. 3 lett. a) della L. 69/2009), considerata la mole degli atti che annualmente Le pervengono, ha comportato per lo Stato un incasso approssimativo di € 5.000.000,00 l’anno!!!

Come è facile immaginare dunque, la materia tributaria sarà un terreno fertile per far germinare tante belle tasse di ingesso al processo tributario che potranno confidare sulla elevata propensione degli Uffici finanziari a far lievitare le loro pretese affidandosi alle numerose presunzioni legali o alle varie opportunità pseudo-induttive offerte dalla normativa fiscale e predisposte ad hoc da un Legislatore eufemisticamente scellerato.

Anche il mercato boccia Tremonti

4

Italia: nuovo record per i CDS a 325 punti base

Finanzaonline.com – 18.7.11/11:23

I Credit Default Swap (CDS) a cinque anni sull´Italia hanno toccato questa mattina il nuovo record storico a 325 punti base, 17 punti in più rispetto alla chiusura di venerdì scorso. E´ quanto riportano i dati della piattaforma Markit. In rialzo anche i CDS sul debito spagnolo, che hanno raggiunto i 365 punti base (+15 rispetto a venerdì). da Finanzaonline.com – 18.7.11/11:23

Non solo tutti i singoli “sani di mente” quindi, mettono in risalto quanto questa ulteriore “genialata” del tamponare con un cerotto una emorragia fulminante, sia priva di senso, vessatoria, ed inutile.

Tutti i mercati nazionali e non, bocciano ciò che da decenni tutta la politica italiana mette in campo nei momenti di crisi.

Alziamo le tasse, per un beneficio (loro) temporaneo, senza voler andare alla radice del problema, ossia il Sistema paese Italia, vecchio, stantio, corrotto, inefficiente, ignorante. Un paese orami definito “terzomondista”, una repubblica che per tutti è “repubblica delle banane”, governata da un branco di scimmioni abbarbicati sul loro albero a difendere strenuamente il proprio regno fatto di privilegi, di danaro facile, di amicizie altolocate, di demeritocrazia.

Come stupirsi della reazione dei mercati?  Alla vista di un ulteriore innalzamento della pressione fiscale ( in un paese dove la pressione fiscale è la più ALTA AL MONDO ) senza le tanto acclamate e pubblicizzate “riforme strutturali”, ha confermato a tutti, amici e nemici, quanto non esista più alcun freno al crollo verticale del nostro paese, e da questa oramai evidentissima incapacità a farsi carico dei reali problemi da parte della nostra CASTA POLITICA, parte la reazione dei mercati finanziari, che volenti o meno, sono e saranno i giudici carnefici del nostro destino.

Non occorre essere dei professori o presunti tali per capire che un paese dove i costi di GESTIONE superano di molto e da moltissimo tempo, la capacità interna di produrre ricchezza, i numeri non tornano e non torneranno mai, quindi la non capacità di saldo del proprio debito diventa una certezza.

Quale banca presterebbe dei soldi ad una azienda che di anno in anno aumenta i propri debiti e  costi di struttura e riduce i fatturati? Unicamente una banca che ha in pancia gran parte del debito di questa azienda, e per questo continuerà a rischiare nella speranza di evitare un fallimento che significherebbe la perdita di tutto quanto prestato.

Non occorre essere MINISTRO DELLE FINANZE per capire che se gli investimenti fatti in una azienda non sono in grado di migliorarne la capacità produttiva e per di più appesantisticono di molto i costi, questa azienda fallirà.

L’unico paese dove la crescita interna registra un saldo negativo da più di dieci anni, che fa?  Alza i costi e abbassa il reddito, un equazione di sicuro successo.

Quindi signori, giovedì si riuniranno i vertici del carrozzone Europa per definire una strategia di Uscita dal Caos generale in cui L’Italia avrà, grazie alla CASTA, i riflettori degli speculatori addosso.

L’unica via di salvezza del Carrozzone e della Repubblica delle Banane, sarà l’accollamento dei debiti sovrani dei paesi più a rischio, tra i quali Sorridiamo anche noi,  da parte dei paesi più Sani, o meno malati che dir si voglia, con la grande felicità dei nostri concittadini europei che dovranno lavorare e pagare tasse anche per noi. Insomma, siamo alla resa dei conti, indignati e chiagnoni, tutti sul Titanic insieme. E intanto, chi scommette sul fallimento degli stati, con l’Italia sta facendo miliardi, certo che dovremmo accertarci, visto come funzionano le cose in Italia, che tra essi non ci siano proprio coloro che ci governano!

Ed ecco il sunto di questa “sudata ed innovativa” manovra CORRETTIVA.

tratto da Paperblog.

Non sarà facile per il ministro del tesoro Giulio Tremonti presentarsi in pubblico da qui in avanti, dopo che ha presentato una manovra finanziaria che è riuscita a scontentare tutti (tranne gli appartenenti alla cosiddetta casta dei politici, uscita indenne dai tagli), come ha oggi sperimentato all’incontro con la Coldiretti.
Qualcuno potrebbe facilmente dire che una manovra che scontenta tutti potrebbe essere in fondo una buona manovra, che colpisce in egual misura tutte le categorie, ma non è così: la manovra di Tremonti è solo talmente mal fatta che ha suscitato l’ira dei tanti che avevano creduto che questo governo avrebbe finalmente posto in essere le riforme per riformare uno Stato ormai sclerotico, inefficiente e costoso.

Per conoscere com’è l’atmosfera basta leggere i commenti dei agli articoli sulla manovra pubblicati su Il Giornale.
Il cosiddetto giornale di famiglia non mette il bavaglio ai sui giornalisti e non esita a diffondere articoli pesantemente critici sull’operato di Tremonti, insieme ad altri più comprensivi, che raccolgono il consenso di numerosi elettori del centrodestra (o forse ex elettori) che esprimono tutta la loro delusione e la loro rabbia per l’inaspettata mazzata fiscale.

In particolare la rivolta è diretta contro l’aumento del bollo sui depositi titoli, che sono stati quadruplicati e applicati a tutti i depositi, di qualsiasi importo con degli effetti perversi.
Basti pensare che i 150 euro previsti per i depositi fino a 50mila euro, renderanno inutile investire in bot somme intorno ai 10mila euro, perché l’interesse guadagnato non sarebbe sufficiente a ripagare l’insieme delle spese, mentre i 380 euro previsti per i depositi superiori ai 50mila euro sarà invece facilmente assorbita da quanti hanno sul deposito titoli per milioni di euro.
In pratica Tremonti ha realizzato una vera e propria tassa patrimoniale, da sempre auspicata dalle sinistre, ma solo sui patrimoni medio bassi.

L’unica previsione che a questo punto si possa fare è che inizierà una vera e propria fuga dei piccoli risparmiatori dai bot, dalle obbligazioni e, soprattutto, dal mercato azionario, provocando il definitivo affossamento del mercato finanziario italiano, già periferico e poco importante, a vantaggio di quelli stranieri (da tempo è possibile investire all’estero e servirsi di Sim con sede all’estero).

Oggi abbiamo avuto la prima dimostrazione di come andranno le cose, se non si prenderanno dei correttivi adeguati.
In una giornata che era nata sotto buoni auspici, iniziata con la promozione dell’agenzia di rating Moody’s delle banche italiane, tutte promosse agli stress test realizzati dall’agenzia americana, e dalle dichiarazioni del commissario Ue Barroso, che criticava le stesse agenzie di rating per i loro giudizi imprecisi e inopportuni, e quella del governatore della Bce Trichet sul debito pubblico italiano, considerato solido, la borsa italiana prendeva invece da subito la via della discesa, trascinata proprio dalle vendite sulle banche appena promosse e neanche la buona intonazione degli indici americani, che di solito influenzano nel bene e ne male la nostra piccola borsa, hanno avuto l’effetto di arginare le perdite.

Facile a questo punto capire che le banche italiane non sono state affossate perché mancano di requisti patrimoniali, come tutte le verifiche hanno dimostrato, ma perché su di loro grava il cosiddetto “rischio paese” e questo perché gli operatori internazionali hanno giudicato la manovra finanziaria di Tremonti inefficace, inidonea ad evitare un possibile default dell’Italia, come l’aumento dello spread, la differenza del rendimento, tra i bund tedeschi e i btp italiani ha subito dimostrato (i titoli di stato italiani devono pagare un interesse maggiore per trovare acquirenti).

Del resto non è difficile arguire che una manovra che va a colpire il risparmio e i redditi privati, con l’inevitabile ristagno dei consumi conseguente, e lascia inalterata la spesa pubblica in tutti i suoi sprechi, inefficienze e ridondanze, non può risanare un bel niente, come uno dei ministri dello stesso governo, Giancarlo Galan, non ha difficoltà ad ammettere.

Un Giulio Tremonti che esce dunque bocciato dall’esame sulla manovra finanziaria correttiva, che non corregge un bel niente, da tutti: dall’opinione pubblica, da molti esponenti del suo stesso partito e dai mercati finanziari.
Ci sarebbe di che dimettersi all’istante, ma come si sa quello delle dimissioni non è un istituto particolarmente praticato nel nostro paese, oppure attendersi per il ministro del tesoro un destino alla Giuliano Amanto, che dopo il famoso prelievo forzoso notturno dai conti correnti degli italiani nel 1992 ha visto declinare la sua carriera politica e doversi arrabbattare tra poltrone di terza fila, mantenendo tutti i suoi vitalizi e tutti i suoi benefit, ca va sans dire.
E dire che in fondo Amato su 50mila euro tolse agli italiani solo 300 euro una tantum, mentre Tremonti gliene toglierà 380 tutti gli anni.

Anche il mercato boccia Tremonti.

UNA BELLA FOTO DEL LAVORO DELLA POLITICA ITALIANA

7

Certo che avere una azienda con dei risultati simili e degli amministratori strapagati a livello dei nostri…. BRAVI!

E poi dicono che NOI non siamo capaci di amministrare le nostre aziende.

Guardate i loro risultati in ambito di debito pubblico e di rapporto debito e pil in un paese dove da sempre le tasse sono salite. Con questi risultati come dobbiamo credere ad una manovra che aumenta il prelievo già esoso dalle nostre tasche, senza insieme provvedere a delle “riformeeeeeeeeeeeeeeeee” che possano mettere fine alla NON CRESCITA INTERNA?

QUESTI O SONO      S O M A R I  O CI PRENDONO PER I FONDELLI.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Anche la Casta fa la raccolta firme …

16

I taxi no … i notai no… gli avvocati no… le farmacie no.. si riparte..

Manovra, la Casta si ribella
Raccolta di firme tra i parlamentari contro la manovra: no all’abolizione dell’Ordine per notai e avvocati
I berlusconiani non vogliono neanche l’incompatibilità tra sindaco e parlamentare

Manovra, la Casta (del Pdl) si ribella

Raccolta di firme tra i parlamentari contro la manovra: no all’abolizione dell’Ordine per notai e avvocati

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (Eidon)
MILANO – Mentre il Paese è sull’orlo del baratro a causa della crisi finanziaria che ha investito la Borsa e i titoli di Stato, la Casta si ribella all’amara medicina della manovra del govero.

RACCOLTA DI FIRME – È in corso infatti all’interno del Pdl una raccolta delle firme per protestare contro la manovra da domani al voto del Senato (al momento sarebbero circa un’ottantina). «Fino a quando non verrà tolta la norma che abolisce gli ordini professionali, noi il testo – assicura un avvocato del Pdl – non lo voteremo mai dovesse anche cadere Tremonti». Un’altra norma contro la quale si stanno alzando le barricate tra i berlusconiani è quella che renderebbe incompatibile l’incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di provincia. Solo alla Camera gli interessati sarebbero 9 presidenti di provincia e 6 sindaci. «E state pur certi – si assicura ancora nel Pdl – che anche quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra».

LA NOTA – «Esprimiamo una forte preoccupazione per il contenuto della manovra finanziaria che tratta della liberalizzazione delle professioni, in quanto l’eventuale attuazione comporterebbe automaticamente la distruzione del sistema di cassa degli ordini» affermano in una nota congiunta gli onorevoli Mancuso, Marsiglio, Rampelli, Ghiglia e Barani del Pdl. «Al di là del disagio che questo comporterebbe – aggiungono -, si avrebbero effetti negativi immediati perché verrebbe a saltare il meccanismo fondamentale di alimentazione delle casse degli ordini e ci troveremmo ad avere 1,6 milioni di professionisti costretti a bussare alle casse dello Stato».

LA RUSSA – A dar manforte alla Casta pensa anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa: «Da avvocato ritengo che sia una norma che merita un approfondimento ulteriore. Non mi sembra materia da inserire in un decreto». L’avvocato-ministro commenta infatti così la decisione di molti avvocati del Pdl di raccogliere le firme per protestare contro la norma che abolisce gli ordini professionali inserita nella manovra. «Ritengo che la protesta degli avvocati – conclude La Russa – non sia affatto irragionevole».

PREOCCUPATI ANCHE PER IL TAGLIO DEGLI STIPENDI – A preoccupare molti parlamentari del Pdl è poi anche un emendamento firmato dai capigruppo dell’opposizione al Senato che tra l’altro prevede l’equiparazione degli stipendi di deputati e senatori a quelli di pari grado in Europa e cambiamenti nel sistema dei vitalizi. Per quanto riguarda quest’ultimo tema l’emendamento specifica: «Gli uffici di presidenza delle due Camere adottano sistemi previdenziali basati sul metodo di calcolo contributivo, prevedendo requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti corrispondenti a quelli applicati ai lavoratori dipendenti, ai sensi della disciplina pensionistica vigente». L’emendamento è firmato da Pd, Idv e Udc.

GASPARRI – Il tema dell’abolizione degli ordini professionali che sta agitando la maggioranza in Senato «non sussiste» afferma invece il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri. «La formulazione del tema è già superata. Molti reagiscono a un testo che non c’è. Comunque ne stiamo parlando».

Per restare in argomento.

16

Antonio Martino diventi il leader dell’attività riformatrice della maggioranza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gionata Pacor

chicago blog.

Ho avuto solo una volta l’occasione d’incontrare il Prof. Antonio Martino, ad un evento organizzato da Daniele Capezzone il 29 settembre 2007 a Milano, nel quale si parlava, guarda caso, di flat tax al 20%. Dopo 4 anni il tema è tornato attuale e sia Martino che Capezzone parlano di flat tax sulla stampa.Sarebbe importante che ora il Prof. Martino, oltre che da professore e intellettuale, agisca con la stessa decisione anche da parlamentare. Il precipitare della situazione italiana sui mercati ha reso un inasprimento della manovra ineludibile. Come ha detto Martino stesso in una intervista al Giornale, il taglio della spesa pubblica deve essere contemporaneo al taglio delle tasse, e sembra che il momento sia davvero propizio per una manovra di questo genere: nelle scorse settimane i media più vicini al centrodestra hanno lanciato e rilanciato il tema della riforma del fisco, del taglio delle tasse e della spesa pubblica. Abbiamo avuto delle manifestazioni contro il fisco ed Equitalia, che mette le ganasce alle auto e ipoteca le case non solo degli evasori fiscali, ma anche di quelli che le tasse le dichiarano ma sono in difficoltà economiche e non riescono a pagare. Abbiamo la nascita ed il fiorire di associazioni contro le tasse, come ConfContribuenti, Tea Party Italia. Abbiamo gli imprenditori che si organizzano per resistere, con la nascita di associazioni come Impresa è Rivoluzione e Imprese Che Resistono. Abbiamo avuto persino degli attacchi della Lega Nord a Tremonti per la mancanza di coraggio in tema di tasse e, incredibile a dirsi, abbiamo avuto la CISL e la UIL che hanno organizzato delle manifestazioni contro le tasse! Se non ora, quando?

Ecco quindi la mia proposta: si convochi un tavolo politico per il taglio della spesa pubblica ed il con-tem-po-ra-neo taglio delle tasse. Per gli scompensi temporanei di entrate, finché il prodotto e quindi il gettito fiscale non abbiano ripreso vigore, si preveda un piano di dismissione di parte del patrimonio pubblico. Antonio Martino diventi il leader dell’attività riformatrice della maggioranza. Si inviti a quel tavolo tutti i parlamentari che potrebbero accettare di votare in Parlamento per l’equazione

meno spesa pubblica + meno tasse = più crescita e sviluppo.

A quel tavolo si potrà discutere e presentare delle proposte concrete al Consiglio dei Ministri o in Parlamento, con decisione, mettendo in chiaro che non si accetterà un voto di fiducia su dei provvedimenti che non tengano conto delle richieste presentate. Meglio far cadere il Governo cercando di fare le riforme che lasciarlo in agonia tentando di galleggiare, presto cadrebbe comunque per su qualche manovra di palazzo. Almeno si potrà dire di aver cercato di riformare l’Italia.

Ai parlamentari che potrebbero partecipare a quel tavolo mi sento di dire una cosa: con la Grecia che sta fallendo, l’Irlanda ed il Portogallo che la stanno seguendo, i tassi d’interesse che in 10 giorni sono saliti di un ammontare sufficiente a bruciare la metà della manovra che state per approvare, con il debito pubblico che galoppa verso i 2mila miliardi, con la tassazione ufficialmente oltre il 42%, ma in realtà, come sappiamo tutti, molto più alta, con tutti questi problemi che dobbiamo affrontare non è questo il momento di pensare ad una rielezione nella prossima legislatura. Qui si tratta di lasciare ai nostri figli un paese normale e non uno Stato di polizia tributaria, un paese in cui si può investire, guadagnare, creare lavoro e benessere, senza rischiare di vedersi pignorato tutto quello che si ha alla prima difficoltà. Ai parlamentari italiani che hanno a cuore il futuro del nostro paese dico quindi: incontratevi con il Prof. Martino ed impegnatevi per dare una nuova linfa vitale al paese. Quando si tratterà di tornare al voto non ci dimenticheremo di voi.

Gionata Pacor
Presidente di ConfContrbuenti

AMEN!

Le mezze verità…

1

Interviene Berlusconi sul caos-mercati, dobbiamo restare uniti

Interviene Berlusconi sul caos-mercati, dobbiamo restare uniti
 

Dopo il silenzio di ieri, nel pieno della bufera dei mercati che ha portato Piazza Affari a chiudere in calo del 3,96%, il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, interviene sulla situazione difficile dei mercati. “La crisi di fiducia che si è abbattuta in questi giorni sui mercati finanziari colpisce anche l’Italia, ma la minaccia riguarda tutti, compresa la moneta comune, il segno più concreto dell’unità dell’Europa”. Con queste parole inizia la nota diffusa da Palazzo Chigi sulla situazione economica.

Berlusconi riconosce che per l’Italia non è un momento facile”, perchè il Paese è impegnato in un “forte processo di correzione dei conti pubblici”. Fatta questa ammissione, il premier tenta però di tranquillizzare i mercati, sottolineando che “abbiamo l’Europa al nostro fianco” e che “il governo è stabile e forte, la maggioranza è coesa e determinata”. Un passaggio della nota del Presidente del Consiglio è dedicato anche alla situazione delle banche italiane, definite “solide e al riparo dai colpi che grandi istituti bancari esteri hanno dovuto subire”, grazie anche al fatto che “sono state pronte a rispondere agli inviti ad accrescere ulteriormente la loro capitalizzazione”. In generale, secondo il premier “la nostra economia è vitale”.

La nota di Berlusconi si conclude con una sorta di appello alla nazione: “Dobbiamo essere uniti, coesi nell’interesse comune, consapevoli che agli sforzi e ai sacrifici di breve periodo corrisponderanno guadagni permanenti e sicuri. Questa deve essere oggi la nostra risorsa fondamentale”. Il mercato, intanto, dà segnali di tenuta dopo l’avvio difficile. Il Ftse Mib conferma il passaggio in terreno positivo segnando un rialzo del 0,81%. Respirano anche Unicredit (+4,16%) e Intesa Sanpaolo (+2,69%), dopo il tracollo di ieri.

 Quello che il nostro Premier non dice è che secondo gli analisti europei, nonostante gli sforzi ed il programma di austerity fiscale, il problema degli scandali del governo italiano e la non voglia di affrontare le riforme strutturali ha portato il paese sotto la costante attenzione delle agenzie di rating, che stanno attendendo il momento buono per downgradare il paese.

Quello che non ci dicono è che anche le nostre banche possono fallire, si parla anche di questo, certo non too big to fail, ma i rumors non sono buoni nemmeno per loro.

Quello che non dice il nostro premier è che siamo l’unico paese che da dieci anni a questa parte non cresce anzi, siamo all’ultimo posto come crescita dopo anche Grecia e Portogallo.

Quello che non dice il nostro premier è che proprio la nostra non crescita interna che ci espone al pericolo di default, e che il piano di austerity non basterà ad evitare il default del paese, se ad esso non seguiranno riforme scomode per tutti, in primis per gli amici degli amici e via scendendo fino ai contratti di categoria. Non siamo flessibili, non siamo stabili, non siamo credibili e soprattutto l’Europa non è dalla nostra parte, soprattutto la Germania e la Francia.

Le notizie che arrivano sono ben lontane dal quadretto di “sostenibilità” che ci vogliono offrire, molto lontane, e come al solito ricordiamo al nostro governo che di aria fritta e di chiacchiere siamo stufi. Troppo comodo richiamarci all’unità in un momento di “recessione” nascosta ai più, facciano seriamente il loro lavoro, ok al sacrificio, ma in primis il sacrificio deve essere obbligatoriamente il loro. Occorre un riequilibrio dei conti a monte, occorre alleggerire il paese da uno stato troppo pesante, costoso inefficiente. Questo gioverà non tanto in termini economici quanto in termini di credibilità. Non si può chiedere un sacrificio a chi non crede più che si possa cambiare, occorre prima CAMBIARE e poi chiedere coesione.

eccelodovevadiremontezemolo???

10

MONTEZEMOLO: IN QUESTA POLITICA NON C’E’ LIMITE AL PEGGIO

 

12:06 08 LUG 2011

(AGI) – Roma, 8 lug. – In Italia “non c’e’ mai limite al peggio” e la politica “nel suo complesso, sta offrendo uno spettacolo indecoroso”. Lo ha sottolineato il presidente di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, a margine della presentazione di un libro.

“Torno da un viaggio di lavoro in estremo Oriente – ha spiegato Montezemolo – un continente affamato di cultura, stile di vita e prodotti italiani dove tanti imprenditori piccoli e grandi con impegno e coraggio si stanno dando da fare per cercare nuovi mercati e nuove opportunita’. Tornato in Italia – ha aggiunto – vedo che al peggio non c’e’ mai limite con la politica nel suo complesso che sta offrendo uno spettacolo indecoroso che gli italiani e le tante eccellenze del nostro Paese non meritano e che per questo non riescono piu’ a tollerare”.

“Evito altri commenti – ha aggiunto Montezemolo – in un momento tanto delicato e pericoloso per la tenuta del Paese nel contesto internazionale, per non farci del male”.

chi l’ha vista ???

è da troppo tempo che l’Avvocato Elena Palladino non si fa sentire da alcuni clienti. Devo forse rivolgermi all’Ordine degli Avvocati oppure c’è qualcuno di voi che conosce come stanno le cose????

Taglia,taglia per risparmiare cosa???

5

«In Canada il Made in Italy sfiora i $5 miliardi all’anno»

Di SIMONA GIACOBBI

In piazza per dire “no” alla chiusura dell’Istituto per il commercio estero. La decisione prevista dalla manovra del ministro Tremonti, secondo molti, andrebbe a creare un vuoto che penalizzerebbe in modo notevole l’esportazione italiana nel mondo. E quindi anche in Canada, dove il giro d’affari dell’export del Made in Italy ammonta a circa 5 miliardi di dollari all’anno. Manca ancora la firma del capo dello Stato Giorgio Napolitano ma nel caso in cui la manovra venisse approvata le funzioni dell’Ice sarebbero trasferite al ministero dello Sviluppo economico.
Mentre gli enti all’estero saranno accorpati al ministero degli Affari esteri. L’obiettivo è quello di formare presso ogni ambasciata “casa Italia” e dei 14 uffici in Italia ne resterebbero due, uno a Roma e l’altro a Milano. E il personale composto da 1.200 dipendenti (metà in Italia e metà all’estero) sarebbe drasticamente ridotto a poche centinaia di unità.
Tra i compiti dell’Ice, l’amministrazione dei soldi pubblici per i programmi promozionali e l’assistenza all’impresa. Già qualche anno fa, come ricorda Antonio Lucarelli, direttore dell’Ice degli uffici di Toronto e Montréal, era stata firmata un’intesa tra il Mae (ministero degli Affari esteri), il Map (ministero delle Attività produttive) e l’Ice, una convenzione nella quale gli uffici Ice all’estero venivano accreditati dalle autorità canadesi e integrati alle ambasciate. Le proposte promozionali presentate dall’Ice venivano formulate insieme ai consolati e, a seguito dell’accordo, presentate a Roma a firma dell’ambasciatore. Inoltre, sempre alcuni anni fa era già nata, ricorda Lucarelli, l’esigenza di riformare e razionalizzare tutto ciò che riguardava l’internazionalizzazione. Si parlava anche di uno sportello unico con coloro che operavano sul territorio estero. E probabilmente, spiega il direttore dell’Ice, una delle motivazioni dell’urgenza di una decisione simile potrebbe essere legata proprio al tentativo di razionalizzare l’internazionalizzazione. Inoltre, gli strumenti statali sono molto rigidi, hanno una flessibilità molto bassa e non prevedono al presente partecipazioni finanziarie delle imprese e dei servizi specializzati alle imprese. Insomma, nel caso di un eventuale smantellamento degli istituti per il commercio estero, tutto questo verrebbe a meno. Il discorso imprenditoriale e di export del Made in Italy, in altre parole, sarebbe il colpo più importante. E le più penalizzate sarebbero le piccole e medie imprese che – come sottolineano i dirigenti dell’Ice – non avrebbero più una struttura di supporto per lo sviluppo all’estero.

SISTRI: LA RISPOSTA DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE

18

APPRODA SUL BLOG DI DI VICO, GENERAZIONE PRO PRO, LA NOSTRA INIZIATIVA PER MIGLIORARE IL SISTRI: http://generazionepropro.corriere.it/2011/07/13/la-lettera-il-sistri-un-esempio-di-malaburocrazia/

Pubblichiamo la risposta che ci ha inviato il Ministero dell’ambiente dopo aver riscevuto la nostra petizione per fermare il SISTRI.