
Via libera definitivo della Camera dei Rappresentanti Usa alla proposta di legge con una serie di misure in favore delle piccole imprese. Il sì è arrivato ieri con 237 voti a favore e 187 contro. Ora la proposta, approvata nei giorni scorsi dal Senato, passa alla firma del presidente degli Stati Uniti. Barack Obama aveva più volte lanciato un appello ai Repubblicani per porre fine all’ostruzionismo che bloccava il progetto di legge in Senato da mesi. La firma del presidente è attesa lunedì prossimo.
Le misure consentiranno un accesso al credito facilitato per le Pmi, grazie a un fondo da 30 miliardi di dollari per gli istituti di credito che aderiranno al programma; a questi si aggiungono una serie di sgravi fiscali sempre per i piccoli imprenditori che valgono 15 miliardi di dollari.
Regione Lombardia provvederà alla revoca dei contributi per le imprese che delocalizzano provocando forti penalizzazioni del tessuto industriale lombardo e perdita dei posti di lavoro.
La novità è contenuta in un emendamento al Piano Regionale di Sviluppo a firma dei consiglieri del Carroccio Massimiliano Romeo, Ugo Parolo e Renzo Bossi approvato all’unanimità oggi dalla Commissione Bilancio presieduta da Fabrizio Cecchetti (Lega Nord).
Il documento prevede forme di “disincentivazioni fino alla revoca dei contributi regionali” “alle imprese che delocalizzano “anche attraverso cessione di ramo d’azienda o per attività produttive appaltate ad aziende terze”.
“Oggi abbiamo votato – ha detto il Presidente Cecchetti – un provvedimento importante che rafforza e protegge il sistema produttivo lombardo e i suoi lavoratori. Per chi porta all’estero impianti e produzione, lasciando i nostri lavoratori per strada, non ci sarà nessuna deroga e la Regione provvederà alla revoca dei contributi versati. Rispetto agli emendamenti – ha poi aggiunto Cecchetti – la Commissione ha fatto un eccellente lavoro di sintesi, tanto è vero che parecchi sono stati approvati anche con il sostegno della minoranza.”
A prima vista il provvedimento sembrerebbe giusto e sensato, se non fosse che normalmente si dovrebbero incentivare le aziende a rimanere sul territorio a produrre ricchezza per se e per il paese e non penalizzare, nel caso in cui la delocalizzazione della produzione in Italia non possa reggere la concorrenza estera a causa dei ben conosciuti costi inferiori, quelle aziende per cui delocalizzare parte della produzione è l’unica alternativa al fallimento.
Facile riempirsi la bocca con paroloni circa un provvedimento che rimarrà di certo “un pour parlèr” senza alcuna valenza pratica, al solito chiacchiera politica, quando la realtà è che per molti di noi i costi della burocrazia, del credito, del lavoro e del fisco rendono la nostra azienda totalmente fuori mercato.
Facile fare demagogia di bassa lega, paventando punizioni all’imprenditore che abbandona per non soccombere, quando per due anni lo stesso imprenditore ha portato l’attenzione sulle enormi difficoltà del fare azienda in territorio italiano, senza che da nessuna parte di quella stessa politica che oggi propone “la punizione” si intravvedesse la minima intenzione di tentare di porvi rimedio.
Facile tentare di far credere di avere a cuore i posti di lavoro delle persone, dopo che in questi anni sono cessate, fallite, espatriate, 5.800.000 aziende.
Ma prima questi signorotti, alquanto sprovveduti o alquanto intellettualmente disonesti, dove erano in questi 2 anni, dove da ogni parte del territorio lombardo e non solo, con le piccole aziende, quelle che mantengono il paese, si discuteva di politica economica, di accesso al credito, di alleggerimento del carico delle imposte, di regolamentare i pagamenti su standard europei, e a cosa stavano pensando di più importante di questo?
Al pettegolezzo politico da comare annoiata con cui si sono riempite intere pagine di quotidiani ed intere serate televisive?
Erano alla ricerca dell’acqua calda?
E pensano ora di averla scoperta e di potersi tenere con questa “grande soluzione” il posto al calduccio?
Pensano davvero lor signori , di spaventare qualcuno con l’idea di punire chi abbandona?
Bene, per loro informazione voglio ricordare che dovrebbero prima preoccuparsi di farsi rendere i contributi statali spesi per Fiat, e per gli incentivi a pioggia, milioni di euro, buttati nelle tasche dei soliti noti, vedi caso elettrodomestici, mobili, auto e ciclomotori, prodotti al di fuori del paese.
Secondo, molte delle piccole aziende lombarde e non solo, mai hanno avuto nulla in prestito o in regalo da stato o regione, ed anche quando hanno ricevuto qualche cosa, l’idea di renderla davvero non spaventa nessuno.
Terzo, è impossibile credere, a meno di reale cecità visiva e mentale, che questa sorta di ricattino buttato lì, serva a far restare in Italia un qualsiasi piccolo imprenditore che abbia deciso, a malincuore sicuramente, di lasciare il paese, anzi, si rafforza solo l’idea di aver fatto, in fondo, la scelta migliore.
Un consiglio, se volete salvare posti di lavoro e tessuto economico, cominciate ad alleggerire la burocrazia, il fisco e a proporre soluzioni realmente utili per l’accesso al credito.
Cominciate a far si che i nostri collaboratori ricevano il loro stipendio quasi intero e non ridotto alla metà, senza rigirarne ancora il costo sulle spalle di aziende stremate, con la conseguenza di rendere le produzioni italiane ancor meno competitive.
Fate in modo che ci sia maggiore flessibilità, in modo che non significhi meno diritti , ma forse diritti uguali per tutti.
Cominciate a parlare di aiuti reali e concreti, pagamenti certi, tutela del diritto al credito, pagamento iva ad incasso avvenuto, pagamento sulle medie europee dalle P.A., parlate di small business act… e tante altre cosine di cui da tempo parliamo, come creare posti di lavoro per i nostri giovani invece di far chiudere le aziende e desertificare la manifattura italiana.
Cominciate a parlare di Grande Evasione, e sappiamo tutti dove sta… anche ultimamente i servizi di Rai Tre l’hanno ben evidenziato…
Cominciate a DISINCENTIVARE gli istuti bancari dal far fallire le aziende per asfissia del credito, o dall’espropriare i macchinari ed i capannoni, DISINCENTIVATE IL FISCO italiano dal predendere i pagamenti di quanto regolarmente dichiarato, quindi non eluso e non evaso, a fronte della reale mancanza di liquidità che vivono i micro e piccoli imprenditori italiani.
DISINCENTIVATE l’esproprio dei beni a chi non materialmente la possibilità di far fronte ai debiti, distinguendo bene tra evasione e difficoltà oggettiva, magari proponendo una moratoria dei debiti fiscali a costo zero e permettendo di pagare in maniera rateizzata i propri debiti con l’erario.
Incentivate il rispetto per quelle aziende che vantano crediti immensi e vengono fatte fallire per pochi debiti.
Ci sono tante cose semplicissime, ed economicamente non troppo penalizzanti per il bilancio dello stato, da poter proporre ad una azienda per convincerla a continuare a resistere nel nostro paese, perchè in fondo nessuno di noi vorrebbe andarsene da casa propria e comincerei da quelle, da cose serie intendo, come cosa poter fare per far sì che questo paesi torni ad essere conveniente e competitivo agli occhi degli investitori stranieri e locali, ad esempio, ora che tutte le multinazionali sono scappate, come rendere ancora conveniente il produrre in Italia, il prodotto italiano vero intendo… come migliorare la qualità di vita di imprenditori, collaboratori e famiglie. COSE SERIE… REALI.
E’ molto più facile ottenere risultati con la logica e con il buon senso nell’amministrare la cosa pubblica e governare per il bene del paese intero che con le minacce…
A buon intenditor…
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