IMPRESECHERESISTONO

Per chi vuole continuare a fare impresa

“Imprese che resistono”, da protesta a proposta

Pubblicato da ICR su aprile 14, 2010

Articolo di J.T. , collaboratore del Blog “Generazione pro pro” di Dario Di Vico.

Erano protesta, oggi diventano proposta. Avevano iniziato spinti dallo sconforto e dal senso di abbandono istituzionale, le “Imprese che resistono”. Oggi le ricette per provare a ripartire le stanno cercando e costruendo da sé. Erano soli e arrabbiati, adesso si fanno ufficialmente “rete”. Usando, naturalmente, la Rete.

E’ attivo da ieri, infatti, un software progettato gratuitamente da Esox, una delle 1200 aziende aderenti. “Grazie al quale” spiega il coordinatore nazionale Luca Peotta, “tutti i nostri aderenti potranno segnalare richieste di prestazioni e offerte di commesse agli altri”. Tutti gli iscritti riceveranno un codice segreto che permetterà l’accesso a un database suddiviso anche per categorie e materie.

Insomma, un salto di qualità che scende “nei dettagli” del business e dei rapporti di affari, quello realizzato da Imprese che Resistono, che conta ormai su sei coordinamenti regionali (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia e Campania) e su partnership con realtà in crescita come la società Overquaranta, che lavora perché il patrimonio di conoscenze di manager e dirigenti in uscita non vada perduto, ed anzi sia messo “a capitale” proprio a vantaggio delle Pmi.

LEGGI L’ARTICOLO

Non perdiamo occasione per ringraziare tramite J.T. il Dott. Di Vico per l’interesse con cui segue il nostro movimento, e gli stimoli che ci offre da sempre per migliorarci e dare così maggior risalto alle necessità dei PICCOLI del Paese.

Grazie Ancora, ImpreseCheResistono

9 Risposte to ““Imprese che resistono”, da protesta a proposta”

  1. Ugo Bernasconi detto

    Buonasera a tutti. Spero vivamente che la proposta sia di mutuo interesse per tutti, ma questo è il momento di non ridurre il tono della protesta si perchè l’emorragia delle aziende che chiudono è sempre importante e questo GRAZIE AL MONDO FINANZIARIO.
    Molti ingenui hanno scritto che le banche alla fine sono aziende come noi e che non interessa più di tanto il credito perchè non c’è domanda, ma in realtà non vi è domanda perchè gli imprenditori non hanno risorse finanziarie (RUBINETTI CHIUSI).
    In questi giorni dalle mie parti (BRIANZA) ho visitato varie aziende che hanno il cappio al collo perchè le casse rurali gli hanno ridotto gli affidamenti e chiesto il rientro e c’è gente molto disperata.
    Qui bisogna alzare il tono della protesta, ieri i giornali scrivevano ” 3 miliardi di euro di aiuti alle PMI” peccato che il fatturato minimo richiesto era di 10 milioni di euro.
    Le piccole aziende non le aiuta nessuno e noi questo dobbiamo farlo pesare altrimenti piano piano chiudiamo tutti.

    • La cosa che poco si sottolinea o quanto meno viene a conoscenza dell’opinione pubblica e di gente che vive tranquillamente come niente stesse accadendo, è che già negli anni passati, numerose piccole imprese, e tantissimi artigiani o piccoli commercianti, avevano già chiuso, nel silenzio, le loro attività e nessuno, politici, confederazioni e sindacati si era mosso per evitare che accadesse. Queste persone, che hanno magari lavorato una vita vedendosi ridurre il fatturato, sino a fallire, pur costretti a pagare sino all’ultimo cent, tasse e pregresse contribuzione, dovrebbero avere tutta la ns solidarietà. La distruzione di un certo modo di vivere e fare impresa era già iniziata da tempo. Oggi noi non ci stiamo e la risposta o la proposta è coinvolgersi in prima persona con un movimento spontaneo, nato dal basso, direi dal popolo delle piccole medie imprese, che ha per nome: Impresecheresistono.
      Grazie a tutti

  2. Ugo Bernasconi detto

    12.04.2010GMF 2010 – La politica restrittiva dei prestiti da parte delle banche e il taglio delle misure di promozione delle esportazioni da parte degli stati e delle regioni rendono ancor più difficile per le piccole e medie imprese di tutta Europa partecipare alle fiere. Questa è la denuncia unanime espressa dai 18 principali centri espositivi europei membri EMECA (European Major Exhibition Centres Association), in occasione della conferenza autunnale a Francoforte. “Per le pmi, in particolare – spiega il presidente EMECA e CEO di MCH Messe Schweiz, René Kamm – le fiere sono la parte più importante delle attività di marketing e di vendita. E se questa pratica continua, per molte imprese europee non ci sarà alcune ripresa”.

    • Ugo Bernasconi detto

      Una direttiva Ue per ridurre a 30 giorni i pagamenti delle Pa alle imprese
      di Flavia Lando
      L’Ance accusa: dai Comuni ritardi cronici nei pagamenti
      Al Sud fatture ferme da due anni
      Paradosso per le aziende: punite per i ritardi della Pa
      Servizi, la Pa deve alle imprese tra i 60 e i 70 miliardi di euro
      Sul rimborso dei crediti priorità alle piccole aziende

      Il ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione ha i giorni contati. “E’ in dirittura di arrivo una direttiva europea che fisserà a 30 giorni il termine massimo dei pagamenti della Pubblica amministrazione, pena la sanzione del 5% per ogni giorno di sforamento”.

      • Sarebbe anche ora … che la Normativa Comunitaria venissa applicata, una volta tanto, anche in Italia.
        Se “essere in Europa” deve comportare tutti questi “costi” … che almeno ne traiamo un equo vantaggio.

  3. maansel detto

    Riporto il post pubblicato ieri su Corriere.it.
    Saluti,
    Maurizio Anselmi

    Postato da Lettore_1091129 | 14/04/2010
    Non posso che condividere le riflessioni di Graziano Camanzi di Overquaranta.
    ICR è un vero spaccato del fare, del non arrendersi e del non voler mollare… MAI!

    Insieme agli altri Imprenditori di ICR, abbiamo iniziato questo percorso, dove principalmente l’impegno è stato quello di fungere da “pungolo” alle varie Associazioni di Categoria, agli Istituti di Credito, alla Politica ed alle Istituzioni Locali e Nazionali per ottenere risultati concreti.

    C’è assolutamente bisogno di “CONSAPEVOLEZZA” e di verità. La verità vera! Siamo di fronte ad un vero e proprio cambiamento epocale; una deindustrializzazione che non guarda in faccia a nessuno, che sta travolgendo tutti e che continua ad essere negata.

    Un silenzio “assordante” ed inesorabile che lacera gli animi di NOI “Gente Comune del Fare”.

    Non so voi… ma IO, francamente, altri 10 anni di attesa per vedere qualche riforma o risultato non ce li ho!

    Tutti gli “Attori” sopra citati la smettano una volta per tutte di “menar il can per l’aia” e comincino a pensare responsabilmente ad una Politica Industriale SERIA.

    Noi “Piccoli”, oltre ad essere “la pancia del Paese”, ne siamo da sempre la spina dorsale nonché il “Presidio Occupazionale” sul Territorio, (come più volte precisato da Dario Di Vico).

    Invito dunque tutti i lettori insieme agli Imprenditori, Collaboratori, Professionisti e Popolo delle Partite IVA a visitare il nostro sito http://www.impresecheresistono.org per conoscerci meglio e se interessati aderire al Movimento ICR con la possibilità gratuita di entrare in Rete anche con noi attraverso A.I.R.

    (Maansel, Blog Ufficiale di ImpreseCheResistono)

  4. Carissimi amici di ICR,
    anch’io ho, ieri, inserito un post a commento dell’articolo di Di Vico.
    Mi riprometto di intervenire con maggiore frequenza e puntualità (fino a che non mi caccerete…) ma, per ora, copio e incollo il mio post trasmesso al Corriere.
    Eccolo.
    Sono Graziano Camanzi e sono il presidente di Overquaranta.
    Non la faccio lunga.
    Imprese Che Resistono è un grande esempio su che cosa, nella realtà vera e non nel grande avatar della politica, significa il concetto di “fare”.
    E, come Overquaranta, chiediamo, con gli amici di ICR, alla politica, in modo assolutamente bipartisan, di cambiare radicalmente passo: basta perpetuare i propri privilegi e studiare provvedimenti con il solo obiettivo di conquistare consensi e che pensino, invece, ad aiutare il paese a creare ricchezza.
    Solo se la ricchezza aumenterà potremo pensare a distribuirla.
    Quella che stiamo vivendo non è una crisi congiunturale bensì strutturale.
    E le risposte devono essere conseguenziali.
    Il sostegno “strategico” all’occupazione e alle aziende deve diventare il punto principale sul quale lavorare; senza lavoro non c’è né reddito, né vita, né futuro.
    Per fare ciò occorre ragionare sulla struttura economico industriale del nostro paese per i prossimi 20/30 anni.
    Altro che talk show, convegni e tavole rotonde.

    • ICR detto

      Grazie Graziano, che velocità di risposta!
      Speriamo di vederti davvero spesso su questo blog, e nel frattempo un grande Benvenuto in Impresecheresistono.

  5. OTTIMA L’IDEA DI FARE MASSA PER DIFENDERE LE NOSTRE AZIENDE ED IL LORO FUTURO…MA NON ABBIAMO PIU’ TEMPO.
    IL VERO PROBLEMA ITALIANO E’ QUELLO DELLO STATO CHE CI COSTA UNA ENORMITA’ PER VIA DI SPRECHI E RUBERIE ENORMI ( BASTA ASCOLTARE IL TELEGIORNALE UNA SERA QUALUNQUE O SEGUIRE STRISCIA LA NOTIZIA ).
    CALCOLI ANCHE RECENTI STIMANO IN 50 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO LE SPESE INUTILI DELLO STATO !!!
    ALTRO CHE MANOVRE FINANZIARIE SPELACCHIATE DI UN TREMONTI CON LE TASCHE VUOTE !!!

    QUI NON SI COMBINA NIENTE SENZA ACQUISTARE INFLUENZA POLITICA, PERCHE’ I MILIONI DI PERSONE CHE VIVONO SENZA LAVORARE ALLE NOSTRE SPALLE ( COMPRESI I PROFESSIONISTI DELLA POLITICA ) DI SICURO NON PRENDONO LA INIZIATIVA.
    CHI E’ D’ACCORDO PER COMINCIARE SI FACCIA AVANTI…UNA INIZIATIVA AL DI FUORI DEI PARTITI…TROVIAMOCI PER CONCORDARE COME PARTIRE.
    LA BCE HA DETTO OGGI CHE GLI STATI DEVONO RIDURRE IL LORO DEFICIT…QUI NON SI SCAPPA, O MENO SPESE STATALI O PIU’ TASSE …COSA CREDETE CHE FARANNO LORSIGNORI SE NON CI MUOVIAMO ?

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