Per fare un piccolo punto sulla situazione in relazione allo Small Business Act, discusso in ambito governativo in un tavolo a cui hanno partecipato tutte le maggiori associazioni di rappresentanza imprenditoriali, sottolineamo i seguenti punti:
Definizione PMI
La Commissione europea ha adottato una definizione di piccole, medie e micro imprese nella Raccomandazione del 6 maggio 2003 (GUCE L 124 del 20/05/2003).
Si considera impresa ogni entità, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, che eserciti un’attività economica. In particolare sono considerate tali le entità che esercitano un’attività artigianale o altre attività a titolo individuale o familiare, le società di persone o le associazioni che esercitino un’attività economica.
Nella categoria delle PMI si definisce piccola impresa un’impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori i 10 milioni di euro.
La categoria delle medie imprese è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di EUR oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro.
Si definisce microimpresa un’impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.
Avendo precisato questo, spostiamo l’attenzione su questo altro punto:
Interventi a favore delle piccole imprese
Creare le migliori condizioni per garantire la competitività ed il rilancio delle piccole e micro imprese, il cui ruolo è fondamentale per lo sviluppo dell’occupazione e per la crescita economica: questo l’impegno assunto dal Ministero dello Sviluppo economico, che ha intrapreso una serie di misure a sostegno di questo settore, dando così seguito al progetto di uno “Small Business Act” per l’Europa della Commissione europea.
Nell’ambito delle misure previste, il 18 marzo il ministro Scajola ha presieduto il Tavolo d’iniziativa per le piccole e medie imprese, che ha permesso un confronto tra i Presidenti di tutte le categorie delle Pmi ed i rappresentanti della Presidenza del Consiglio, dei Ministeri dell’Economia, Funzione pubblica, Ambiente, Semplificazione, Regioni e Politiche comunitarie, della Conferenza delle Regioni, di Province, Comuni, Camere di commercio e del sistema bancario.
Tra le azioni decise, il Fondo di Garanzia per le imprese che sale da 1,3 a 1,5 miliardi, tramite un emendamento che verrà presentato dal Governo al decreto sull’auto. Aumenta anche il plafond di garanzia, per ogni singola impresa, da 500 mila a 1,5 milioni di euro.
A precedere il Tavolo, la firma di un Protocollo d’Intesa tra credito cooperativo e associazioni artigiane, per l’accesso al credito ed il sostegno al settore delle imprese artigiane.
“In Italia – ha detto Scajola – ci sono 5 milioni di piccole e medie imprese ed abbiamo necessità di trovare insieme forme di crescita per questo settore fondamentale”.
Con lo Small Business Act la Commissione tende a realizzare una corsia preferenziale per le Pmi, ponendo al primo posto della politica comunitaria gli interventi necessari alla loro valorizzazione: infatti, le PMI sono al centro dei principali programmi di aiuto dell’UE per il periodo 2007-2013 e la Commissione è fortemente impegnata ad eliminare le lungaggini burocratiche che le intralciano.
Il nome simbolico di “Act” dato all’iniziativa sottolinea la volontà di riconoscere il ruolo centrale delle PMI nell’economia europea e di attivare un quadro politico articolato, a livello UE e di singolo Stato membro, grazie ad una serie di nuove proposte legislative ispirate al principio “Pensare anzitutto in piccolo”.
La Commissione europea organizza dal 6 al 14 maggio 2009 una “Settimana europea delle PMI”, un’occasione per molti eventi promozionali in tutta Europa: il ministero dello Sviluppo economico ha già indicato i due coordinatori responsabili per l’Italia (uno per l’Amministrazione responsabile ed uno per le organizzazioni imprenditoriali) a cui dovranno rivolgersi gli operatori interessati per le procedure operative.
Principi e proposte indicati dallo SBA
Principi e proposte indicati dallo SBA
Questi, in sintesi, alcuni dei principi elaborati dalla Commissione europea:
- dar vita a un contesto in cui imprenditori e imprese familiari possano prosperare e che sia gratificante per lo spirito imprenditoriale
- far sì che imprenditori onesti, che abbiano sperimentato l’insolvenza, ottengano rapidamente una seconda possibilità
- adeguare l’intervento politico pubblico alle esigenze delle PMI: facilitare la loro partecipazione agli appalti pubblici e usare meglio le possibilità degli aiuti di Stato per le PMI
- agevolare l’accesso delle PMI al credito e sviluppare un contesto giuridico ed economico che favorisca la puntualità dei pagamenti nelle transazioni commerciali.
- aiutare le PMI a beneficiare delle opportunità offerte dal mercato unico.
Le proposte riguardano essenzialmente:
– il regolamento che definisce lo statuto della Società privata europea (SPE)
Tale regolamento definisce lo statuto di una SPE che, una volta fondata, può operare in base a principi uniformi in tutti gli Stati membri. La Commissione presenterà anche eventuali proposte di modifica per far sì che questa nuova forma di società possa beneficiare delle vigenti direttive relative all’imposta sulle società.
– la direttiva sulle aliquote di IVA ridotte
Tale direttiva, che verrà proposta tra breve, offrirà agli Stati membri la possibilità di applicare aliquote di IVA ridotte, soprattutto per servizi locali, forniti principalmente da PMI.
Saranno inoltre preparate le seguenti proposte, in quanto articolazioni dello SBA :
– una proposta legislativa volta ad aggiornare e semplificare le norme vigenti sulla fatturazione IVA, e alleviare gli oneri sulle imprese
– una modifica alla direttiva 2000/35/CE sui ritardi di pagamento per far sì che le PMI siano pagate puntualmente in tutte le transazioni commerciali.
A queste bellissime cose con cosa di concreto è stata realizzata la base di aiuti alle PMI?
Trovato l’accordo tra Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e i principali istituti di credito italiani per rifinanziare il Fondo italiano di investimento per le Pmi: un miliardo di euro in favore delle piccole e medie imprese, frutto dell’intesa con Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, insieme a partner strategici quali ABI e Confindustria.
Il Fondo si rivolge a circa 15mila imprese italiane con fatturato tra 10 e 100 milioni di euro. Primo investimento previsto, nella seconda metà del 2010.
Se abbiamo letto attentamente quanto sopra, la definizione di piccola impresa non rientra nei 10 e 100 milioni di fatturato, e nemmeno la definizione di media, che rientra nel limite dei 50 milioni.
Allora questo fondo è stato male intestato? Oppure non facciamo parte di quell’europa che definisce in altro modo le PMI?
Se fosse vero che la definizione di Pmi è da ritenersi valida come sopra riportato, allora di queste 15.000 aziende fortunate, quante davvero avrebbero i requisiti di definizione giusti per poter accedere a questo fondo?
Le cose sono 2, o cambiano i destinatari del fondo e lo indirizzano alle piccole aziende e medie aziende reali…e cioè a quelle che fatturano FINO A 10 MILIONI, e FINO A 50 MILIONI, oppure che cambino slogan pubblicitario, il fondo per le GRANDI AZIENDE ITALIANE, ed ammettano che per noi nulla è stato fatto. Quasi quasi porrei il quesito al parlamento europeo…che ne pensate?
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