IMPRESECHERESISTONO

Per chi vuole continuare a fare impresa

Archivio per 23 febbraio 2010

ED ORA UNA PROVOCAZIONE.

Pubblicato da ICR su febbraio 23, 2010

Riferendoci a quanto in precedenza espresso, ci sembra un buon momento per infilarci una provocazione, definita tale perchè qualsiasi proposta tesa al raggiungimento di una effettiva giustizia economica in questo paese risulta una provocazione.

CESSIONE DEI CREDITI CERTI INSOLUTI.

Visto il punto per cui non è percorribile con rapidità la strada della riforma della giustizia in campo civile, in un mese si fa quella penale, ma questa è altra storia, perchè non fare in modo che EQUITALIA SPA, organo di riscossione a capitale pubblico, 51% dell’agenzia dell’entrate e 49% Inps, per cui capitale pubblico, nostro, di tutti i cittadini, non venga utilizzato come strumento realmente finalizzato a quanto espresso dal Dott. Befera nelle sue magnificanti esternazioni? E cioè:

“Il passaggio da Riscossione ad Equitalia – ha sottolineato l’amministratore delegato Attilio Befera – avverrà progressivamente nei prossimi mesi e verranno modificate le denominazioni sociali di tutte le 38 società. Esso non rappresenta un semplice cambio di nome ma il modo di adeguarci al nostro modello di comportamento per un diverso rapporto con i cittadini, per un Paese più giusto”.
Vogliamo contribuire a traghettare – ha aggiunto Befera – i comportamenti dei cittadini da semplici “pagatori” di imposte a cittadini modello, cui viene riconosciuto il merito della correttezza quale fondamento della democrazia moderna. D’altro canto, vogliamo anche modificare l’i mmagine diffusa dell’evasore quale “protagonista furbo” per riportarla a quella di persona che deliberatamente sottrae risorse al Paese e quindi sottrae futuro agli altri”.

Il fine di Equitalia è quello di dare impulso all’efficacia della riscossione riducendo i costi affrontati dalla Stato per questo scopo. Essa ha inoltre il compito di ottimizzare il rapporto con il contribuente e contribuire all’equità fiscale. L’attività che era in precedenza affidata in concessione a circa quaranta enti privati, è tornata in mano pubblica, come accade negli altri Paesi europei.

Equitalia lavora per un cambiamento culturale: recuperare un dialogo corretto all’interno della società civile significa nutrire una responsabilità condivisa, cosciente, propria di una democrazia moderna. L’approccio di Equitalia esprime la positività di un nuovo modo di intendere la riscossione dei tributi, perché l’obiettivo prioritario è quello di contribuire a costruire un futuro migliore, un Paese più giusto.

Ecco, allora in nome di un paese più giusto ed un futuro migliore, e visto che Equitalia di fatto appartiene a tutti i cittadini italiani, facciamo in modo che la stessa tempistica per cui, per il bene comune, si obbliga il “furbetto” ad onorare i propri debiti nei confronti dello stato, Equitalia di impegni a fare lo stesso , con la stessa tempistica e le medesime sanzioni inflitte al cittadino moroso, dal pagamento degli interessi di mora, al fermo amministrativo, al pignoramento fino all’ipoteca,entro e non oltre i 60 gg. dall’accertamento del debito, per i nostri crediti.

Come fare?

Scaduti i termini di pagamento concordati a 60 gg, per tutti, il creditore si reca con tutta la documentazione attestante la posizione, ossia: contratto di fornitura o ordine d’acquisto, conferma d’ordine, ddt o ft.immediata, eventuale titolo di credito emesso, presso gli uffici dell’agenzia delle entrate di riferimento. Depositi i titoli attestanti i crediti, si faccia dare regolare ricevuta di deposito e titolo di pagamento del credito emesso dall’agenzia, che si fa in questo caso carico del credito che viene di fatto ceduto e si occupi di seguito, come fa abitualmente,  della pratica di riscossione. Lo stato ne trarrebbe beneficio dall’incasso del credito aumentato degli interessi di mora, oppure dell’accensione dell’ipoteca o del pignoramento… insomma, lo stato garantisce il cittadino imprenditore, stimolandolo maggiormente al rispetto delle regole ed al pagamento delle imposte motivate anche dall’erogazione di un servizio di primaria importanza, e e avalla l’intenzione manifestata di voler “educare” il comportamento del cittadino al rispetto delle regole, rispetto di cui tutti devono poter beneficiare.

Insomma, una funzione al servizio di tutti i cittadini italiani ai quali di fatto Equitalia Spa Appartiene.

Otterremmo così, in maniera facile, economica e certa, il pagamento dei nostri crediti, maggiore flusso di cassa, maggiore equità fiscale, maggiore democrazia… il tutto senza alcuno sforzo, ma facendo in realtà quello che uno stato deve fare, garantire il rispetto dei diritti del proprio cittadino.

Allora forse Equitalia spa, comincerebbe anche ad essere amata, come reale strumento di ottenimento di giustizia civile.

CHE NE DICONO I NOSTRI POLITICI DI QUESTA “RIFORMA”?

Noi imprenditori dobbiamo fungere da Sostituto di Imposta per il fisco italiano, lo stato deve fungere da Sostituto di Credito per noi, di Factoring a costo zero, di Anticipatore del credito escludendo le banche e i loro guadagni, facendo in modo che un credito torni ad essere un diritto e smetta di essere un ulteriore costo,  questa è equità, ma sicuramente…come sempre… ci saranno mille cavilli per cui questa proposta risulterà anticostituzionale, in quanto lesiva di un qualsiasi inventaticcio diritto, perchè oggi la Costituzione è strumento di contrattazione a seconda dei vantaggi che può portare ai soliti noti…

Pubblicato in: Icr | 5 Commenti »

Il punto della situazione.

Pubblicato da ICR su febbraio 23, 2010

Riflettendo sulla fase drammatica in cui la nostra economia versa, come altre economie in diverse parti del mondo, credo che sia arrivato il momento di fare un punto che possa essere riconosciuto come incontrovertibile da tutti noi e dal quale si deve partire per capire cosa poter fare per poter avere una possibilità di continuare a fare impresa.

E’ certo che la certezza dei pagamenti è un sogno irraggiungibile per questo paese a causa dei forti interessi politico-economici che bloccano tale provvedimento e che sono di seguito individuati come:

- occorrerebbe una riforma urgente del processo civile, che renda possibile per il creditore, ottenere in tempi “europei” una sentenza che obblighi di fatto il debitore al saldo del dovuto. Se i tempi per l’ottenimento di una sentenza superano, come accade, i 1.200 giorni di media, tempo nel quale il creditore o il debitore falliscono, il fissare il pagamento a max 60 gg diventa del tutto inutile.

Il diritto italiano tutela unicamente se stesso, quando nei casi di accertato credito del fisco, il pagamento viene imposto entro e non oltre i 60gg, e non ci sono santi che tengano. Traslare questa tempistica anche alla tutela del diritto di qualunque creditore, perchè di norma davanti alla legge abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri, in Italia non funziona e non deve funzionare per il fatto che i soliti “deleteri” poteri forti ne verrebbero penalizzati.

Abbiamo ribadito più volte che la certezza del credito farebbe in modo che le imprese possano avvalersi di un migliore flusso di cassa, cosa per cui dovrebbero ricorrere al sistema creditizio unicamente in caso di richiesta di finanziamenti per investimenti, e quindi per progetti di crescita, e che avrebbero come conseguenza un minore bisogno di fidi bancari, cosa che ridurrebbe enormemente l’indebitamento aziendale e personale degli imprenditori. Semplice matematica che non ottiene soddisfacimento perchè, come sopra, questo migliore flusso di cassa toglierebbe alle banche una enorme fonte di guadagno, anzi di speculazione, per cui, a braccetto sempre con i poteri forti di cui sopra, si decide che questa riforma non è percorribile. Non si fa mai in Italia una riforma utile ai molti, questo è palese da molto tempo, tutto quanto si progetta e si realizza è a vantaggio dei soliti noti.

Conseguenza di quanto sopra, non potremo ottenere il pagamento dell’iva per cassa, il governo sa benissimo che senza certezza della riscossione del credito, il gettito derivante dall’iva sarebbe ai minimi storici, per via del fatto che pagheremmo l’imposta nei tempi biblici di incasso e solo per i crediti incassati e non anche su crediti fatturati ma che non verranno mai riscossi.

Idem con patate, a bilancio ci portiamo crediti aperti che generano reddito su cui paghiamo le imposte, e per girarle a perdita, che so, al momento in cui sappiamo che il debitore si è defilato, occorre una lettera di avvocato o una sentenza del tribunale, con i tempi biblici di cui sopra , e nel frattempo noi paghiamo ..

Banche, attendersi che la stretta creditizia allenti la sua presa è come attendersi che il mondo della politica che dovrebbe regolamentare il sistema bancario, esca dal proprio microcosmo romano ed agisca concretamente nel far ritornare il paese un paese di diritto dove ci siano regole e che le stesse vengano fatte rispettare a tutti. Abbiamo visto che si fanno le regole ad uso e consumo del proprio microcosmo, e che la realtà in cui noi cittadini viviamo non è di pubblico dominio lassù, e che le regole vengono ideate per poi essere disconosciute un secondo dopo.

Risulta evidente che il governo tira le orecchie alle banche, sculacciandole perchè concedano credito alle aziende, e strizza l’occhio alle stesse esonerandole di fatto dalle strette fiscali  sulla deducibilità degli interessi, cosa che si tramuta per noi in aumento di imposte, e per loro già tassate al 12.50% in guadagni extra. Le banche governano di fatto il paese con il beneplacido della politica, insieme ai grandi gruppi industriali che fanno reddito fuori dall’italia e ci rigirano le perdite, e il fatto di continuare a dire che sono cattive e stanno mandando le aziende e le famiglie allo sfascio risponde certo a verità, ma non smuove le cose, a loro non interessa, al governo nemmeno e lo ha ampiamente dimostrato.

Altro punto: questa non è una crisi, è un cambiamento del mercato e dei consumi che porterà il fabbisogno interno del nostro paese ed europeo ad una drastica diminuzione.

Smettiamola dunque di sperare in una soluzione a breve e formulata da uno stato incapace di far fronte ai propri debiti, figuriamo ai nostri.

Il punto è questo, non ci sono ricette al momento e non se ne vogliono trovare, per trarre d’impaccio l’unica risorsa economica del paese, questo è ormai certo e incontrovertibile.

Cosa fare allora?

Aggregarsi in filiera o in reti aziendali, per coloro i quali non hanno un mercato di produzione, ma unicamente di “lavorazione”.

Questa è una strada che abbiamo già proposto ma che sembra essere stata del tutto ignorata dai nostri aderenti. Vi stiamo dicendo che siamo disponibili a cercare insieme a gruppi di manager senza lavoro di individuare una forma di riclico di quelle competenze che al momento non hanno mercato. Dovete voi ragionare su quale siano le concrete possibilità di evoluzione della vostra azienda, se sia possibile aggregarsi ad altre aziende per mettere in comune professionalità e progettazione, macchinari e conoscenza per fare in modo di trovare un nuovo mercato potenziale.

Due, per coloro che pensano di poter avere un mercato italiano ancora valido in termini di commesse e di aver bisogno di trovare sbocchi su altri mercati, delocalizzare in paesi con una tassazione inferiore e che offrono incentivi per questo passaggio, per fare in modo di poter migliorare in termini di competitività data dall’abbattimento dei costi di imposte e di gestione.

Tutto quanto sopra per stimolarvi ad agire, a reagire, e cercare di farvi capire che oggi lo stato è conscio che l’ordine sociale è a rischio, che si sta seduti su una pentola a pressione in fase di scoppio, che la protesta fa bene ma  che a 15 mesi dall’inizio del crollo è divenuta sterile e inascoltata. Occorre reagire ed intraprendere delle strade nuove, in questo paese come al di fuori, siamo noi che dobbiamo trovare una alternativa, questo paese non è in grado e non vuole offrircele.

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Venti dipendenti da sei mesi senza stipendio. L’uomo, 45 anni, domenica ha deciso di dire basta: ha lasciato quattro lettere a socio, compagna e ai due figli e si è impiccato nel suo appartamento a Vo’

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Pubblicato in: Icr | 15 Commenti »

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DISCORSO AGLI ELETTORI….

Pubblicato da ICR su febbraio 23, 2010

Il bello che Lui lo fa da comico…. i nostri lo fanno sul serio.

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