IMPRESECHERESISTONO

Per chi vuole continuare a fare impresa

Archivio per febbraio 2010

Il settore moda con l’acqua alla gola: “Stiamo morendo nell’indifferenza generale”

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su febbraio 27, 2010

Pesaro (PU)- “Stiamo morendo nell’indifferenza generale”. E’ lo sfogo di Michele Ferrato, imprenditore urbinate e presidente del settore tessile-abbigliamento della CNA che denuncia l’”assordante” silenzio che circonda la chiusura di decine e decine di aziende del settore moda in provincia di Pesaro, in particolare nel Montefeltro e nella ex Jeans valley.

L’articolo su Fanoinforma

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BENZINA A 1,35…da Mercato Libero.

Pubblicato da ICR su febbraio 26, 2010

Si avvicina a prezzi similari a quando il petrolio stava a quasi il doppio di oggi!

Chi si ricorda il costo per un litro di benzina quando il greggio arrivò a 140 dollari?

Sono passati solo 20 mesi da allora e con il greggio a 78 dollari siamo a 1,35. NE VEDREMO DELLE BELLE.

Intanto 30.000 persone sono entrate in cassa integrazione in Italia.

 MA IN BRASILE GLI OPERI FIAT LAVORANO, LO STESSO DICASI PER LE ALTRE JOINT VENTURE DI FIAT IN GIRO PER IL MONDO.

 E QUESTA SAREBBE L’ITALIA DELLA RIPRESA ECONOMICA PROMESSA DA POLITICI E BANCHIERI?

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State tranquilli, ce l’abbiamo fatta!

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su febbraio 26, 2010

Da ilSole24Ore Lombradia di Mercoledì 24 Febbraio – N°7
“C’è lavoro, torniamo in fabbrica” di Matteo Prioschi.

il-sole-24ore-prioschi-24-02-2010.pdf

Alle Pmi 2,5 miliardi!

Un Miliardo alla Campania!

Affitti … il 60%  delle famiglie non ce la fa. 

Strano, ce l’abbiamo fatta!

Autorizzazione concessa.

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Overquaranta e Impresecheresistono.

Pubblicato da ICR su febbraio 26, 2010

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Overquaranta, con cui abbiamo previsto una collaborazione.

Abbiamo riconosciuto la necessità di stimolare le piccole medie aziende a prendere in considerazione l’opportunità di avvalersi di una collaborazione “manageriale di alto livello” a costi decisamente contenuti, che potrebbero essere spalmati su di una collaborazione di gruppo a seconda del tipo di necessità aziendale.

Cosa possono fare?

Vi faremo sapere il prima possibile le modalità e le offerte che Overquaranta riserverà ai nostri aderenti.

Le piccole e medie aziende italiane sono la struttura portante dell’economia italiana.
Quante volte avete sentito, soprattutto dai politici, questa frase?
Praticamente quotidianamente…
E quante azioni concrete avete, poi, visto svilupparsi nel nostro paese?
Praticamente nessuna…
La conclusione logica è che le aziende italiane, purtroppo, non si debbono aspettare granchè dalla politica del nostro paese; e, in questo caso, la non gestione della problematica è assolutamente bipartisan!
Il futuro delle piccole e medie aziende italiane è totalmente nelle loro mani.
Ma, per crescere e consolidarsi hanno bisogno di management; flessibile finchè si vuole, ma comunque management.”

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MARINI: “Quei suicidi e la solitudine dell’imprenditore”

Pubblicato da ICR su febbraio 26, 2010

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OGGI IN LIBRERIA – “Piccoli – La pancia del paese” di Dario Di Vico

Pubblicato da ICR su febbraio 25, 2010

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Padova, imprenditore denuncia: «Banche mi chiedevano il 40% di interessi»

Pubblicato da ICR su febbraio 25, 2010

La sua azienda trevigiana è fallita e oggi sarà fatta la stima
della casa in cui abita col padre invalido: «Ma non mi arrendo»

«Sono stato strozzato dalle banche, mi hanno applicato tassi che superano la soglia dell’usura e hanno improvvisamente chiuso i finanziamenti, costringendomi a rientrare in pochi giorni. Questa è una “estorsione contrattuale” che mi ha fatto fallire. Ma voglio giustizia».

LEGGI

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INFORMAZIONE AGLI ADERENTI.

Pubblicato da ICR su febbraio 24, 2010

Con il 10 marzo come data ultima, sarà attivo sul sito www.impresecheresistono.org, il database di imprenditori in rete, database finalizzato al reperimento di nuovi fornitori tra le imprese di ICR.

Le istruzioni di accesso verranno fornite tramite comunicazione via mail, tuttavia vi informiamo sin da ora che i rapporti commerciali tra aderenti, dovranno essere amministrate sottoscrivendo un codice etico che vi verrà inoltrato insieme alla procedura per ottenere le password di accesso, e che dovrà essere sottoscritto da chiunque, tra i membri del movimento, voglia essere inserito in tale progetto.

A transazione commerciale conclusa,  le parti dovranno rilasciare un feedback, ossia un “voto” rappresentativo della qualità del servizio e del rispetto delle condizioni concordate.

Ecco che a giorni, sarà attivo il primo dei progetti che Icr sta cercando di mettere in campo.

A presto.

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Le pmi varesine tornano a respirare

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su febbraio 24, 2010

VARESE – A nove mesi di distanza dal primo incontro “autoconvocato” tra piccoli imprenditori, la situazione sembra migliorata. Vanzini: “Il lavoro è ripartito“.

Quì l’articolo

Non sono molto d’accordo. Voi che dite?

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ED ORA UNA PROVOCAZIONE.

Pubblicato da ICR su febbraio 23, 2010

Riferendoci a quanto in precedenza espresso, ci sembra un buon momento per infilarci una provocazione, definita tale perchè qualsiasi proposta tesa al raggiungimento di una effettiva giustizia economica in questo paese risulta una provocazione.

CESSIONE DEI CREDITI CERTI INSOLUTI.

Visto il punto per cui non è percorribile con rapidità la strada della riforma della giustizia in campo civile, in un mese si fa quella penale, ma questa è altra storia, perchè non fare in modo che EQUITALIA SPA, organo di riscossione a capitale pubblico, 51% dell’agenzia dell’entrate e 49% Inps, per cui capitale pubblico, nostro, di tutti i cittadini, non venga utilizzato come strumento realmente finalizzato a quanto espresso dal Dott. Befera nelle sue magnificanti esternazioni? E cioè:

“Il passaggio da Riscossione ad Equitalia – ha sottolineato l’amministratore delegato Attilio Befera – avverrà progressivamente nei prossimi mesi e verranno modificate le denominazioni sociali di tutte le 38 società. Esso non rappresenta un semplice cambio di nome ma il modo di adeguarci al nostro modello di comportamento per un diverso rapporto con i cittadini, per un Paese più giusto”.
Vogliamo contribuire a traghettare – ha aggiunto Befera – i comportamenti dei cittadini da semplici “pagatori” di imposte a cittadini modello, cui viene riconosciuto il merito della correttezza quale fondamento della democrazia moderna. D’altro canto, vogliamo anche modificare l’i mmagine diffusa dell’evasore quale “protagonista furbo” per riportarla a quella di persona che deliberatamente sottrae risorse al Paese e quindi sottrae futuro agli altri”.

Il fine di Equitalia è quello di dare impulso all’efficacia della riscossione riducendo i costi affrontati dalla Stato per questo scopo. Essa ha inoltre il compito di ottimizzare il rapporto con il contribuente e contribuire all’equità fiscale. L’attività che era in precedenza affidata in concessione a circa quaranta enti privati, è tornata in mano pubblica, come accade negli altri Paesi europei.

Equitalia lavora per un cambiamento culturale: recuperare un dialogo corretto all’interno della società civile significa nutrire una responsabilità condivisa, cosciente, propria di una democrazia moderna. L’approccio di Equitalia esprime la positività di un nuovo modo di intendere la riscossione dei tributi, perché l’obiettivo prioritario è quello di contribuire a costruire un futuro migliore, un Paese più giusto.

Ecco, allora in nome di un paese più giusto ed un futuro migliore, e visto che Equitalia di fatto appartiene a tutti i cittadini italiani, facciamo in modo che la stessa tempistica per cui, per il bene comune, si obbliga il “furbetto” ad onorare i propri debiti nei confronti dello stato, Equitalia di impegni a fare lo stesso , con la stessa tempistica e le medesime sanzioni inflitte al cittadino moroso, dal pagamento degli interessi di mora, al fermo amministrativo, al pignoramento fino all’ipoteca,entro e non oltre i 60 gg. dall’accertamento del debito, per i nostri crediti.

Come fare?

Scaduti i termini di pagamento concordati a 60 gg, per tutti, il creditore si reca con tutta la documentazione attestante la posizione, ossia: contratto di fornitura o ordine d’acquisto, conferma d’ordine, ddt o ft.immediata, eventuale titolo di credito emesso, presso gli uffici dell’agenzia delle entrate di riferimento. Depositi i titoli attestanti i crediti, si faccia dare regolare ricevuta di deposito e titolo di pagamento del credito emesso dall’agenzia, che si fa in questo caso carico del credito che viene di fatto ceduto e si occupi di seguito, come fa abitualmente,  della pratica di riscossione. Lo stato ne trarrebbe beneficio dall’incasso del credito aumentato degli interessi di mora, oppure dell’accensione dell’ipoteca o del pignoramento… insomma, lo stato garantisce il cittadino imprenditore, stimolandolo maggiormente al rispetto delle regole ed al pagamento delle imposte motivate anche dall’erogazione di un servizio di primaria importanza, e e avalla l’intenzione manifestata di voler “educare” il comportamento del cittadino al rispetto delle regole, rispetto di cui tutti devono poter beneficiare.

Insomma, una funzione al servizio di tutti i cittadini italiani ai quali di fatto Equitalia Spa Appartiene.

Otterremmo così, in maniera facile, economica e certa, il pagamento dei nostri crediti, maggiore flusso di cassa, maggiore equità fiscale, maggiore democrazia… il tutto senza alcuno sforzo, ma facendo in realtà quello che uno stato deve fare, garantire il rispetto dei diritti del proprio cittadino.

Allora forse Equitalia spa, comincerebbe anche ad essere amata, come reale strumento di ottenimento di giustizia civile.

CHE NE DICONO I NOSTRI POLITICI DI QUESTA “RIFORMA”?

Noi imprenditori dobbiamo fungere da Sostituto di Imposta per il fisco italiano, lo stato deve fungere da Sostituto di Credito per noi, di Factoring a costo zero, di Anticipatore del credito escludendo le banche e i loro guadagni, facendo in modo che un credito torni ad essere un diritto e smetta di essere un ulteriore costo,  questa è equità, ma sicuramente…come sempre… ci saranno mille cavilli per cui questa proposta risulterà anticostituzionale, in quanto lesiva di un qualsiasi inventaticcio diritto, perchè oggi la Costituzione è strumento di contrattazione a seconda dei vantaggi che può portare ai soliti noti…

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Il punto della situazione.

Pubblicato da ICR su febbraio 23, 2010

Riflettendo sulla fase drammatica in cui la nostra economia versa, come altre economie in diverse parti del mondo, credo che sia arrivato il momento di fare un punto che possa essere riconosciuto come incontrovertibile da tutti noi e dal quale si deve partire per capire cosa poter fare per poter avere una possibilità di continuare a fare impresa.

E’ certo che la certezza dei pagamenti è un sogno irraggiungibile per questo paese a causa dei forti interessi politico-economici che bloccano tale provvedimento e che sono di seguito individuati come:

- occorrerebbe una riforma urgente del processo civile, che renda possibile per il creditore, ottenere in tempi “europei” una sentenza che obblighi di fatto il debitore al saldo del dovuto. Se i tempi per l’ottenimento di una sentenza superano, come accade, i 1.200 giorni di media, tempo nel quale il creditore o il debitore falliscono, il fissare il pagamento a max 60 gg diventa del tutto inutile.

Il diritto italiano tutela unicamente se stesso, quando nei casi di accertato credito del fisco, il pagamento viene imposto entro e non oltre i 60gg, e non ci sono santi che tengano. Traslare questa tempistica anche alla tutela del diritto di qualunque creditore, perchè di norma davanti alla legge abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri, in Italia non funziona e non deve funzionare per il fatto che i soliti “deleteri” poteri forti ne verrebbero penalizzati.

Abbiamo ribadito più volte che la certezza del credito farebbe in modo che le imprese possano avvalersi di un migliore flusso di cassa, cosa per cui dovrebbero ricorrere al sistema creditizio unicamente in caso di richiesta di finanziamenti per investimenti, e quindi per progetti di crescita, e che avrebbero come conseguenza un minore bisogno di fidi bancari, cosa che ridurrebbe enormemente l’indebitamento aziendale e personale degli imprenditori. Semplice matematica che non ottiene soddisfacimento perchè, come sopra, questo migliore flusso di cassa toglierebbe alle banche una enorme fonte di guadagno, anzi di speculazione, per cui, a braccetto sempre con i poteri forti di cui sopra, si decide che questa riforma non è percorribile. Non si fa mai in Italia una riforma utile ai molti, questo è palese da molto tempo, tutto quanto si progetta e si realizza è a vantaggio dei soliti noti.

Conseguenza di quanto sopra, non potremo ottenere il pagamento dell’iva per cassa, il governo sa benissimo che senza certezza della riscossione del credito, il gettito derivante dall’iva sarebbe ai minimi storici, per via del fatto che pagheremmo l’imposta nei tempi biblici di incasso e solo per i crediti incassati e non anche su crediti fatturati ma che non verranno mai riscossi.

Idem con patate, a bilancio ci portiamo crediti aperti che generano reddito su cui paghiamo le imposte, e per girarle a perdita, che so, al momento in cui sappiamo che il debitore si è defilato, occorre una lettera di avvocato o una sentenza del tribunale, con i tempi biblici di cui sopra , e nel frattempo noi paghiamo ..

Banche, attendersi che la stretta creditizia allenti la sua presa è come attendersi che il mondo della politica che dovrebbe regolamentare il sistema bancario, esca dal proprio microcosmo romano ed agisca concretamente nel far ritornare il paese un paese di diritto dove ci siano regole e che le stesse vengano fatte rispettare a tutti. Abbiamo visto che si fanno le regole ad uso e consumo del proprio microcosmo, e che la realtà in cui noi cittadini viviamo non è di pubblico dominio lassù, e che le regole vengono ideate per poi essere disconosciute un secondo dopo.

Risulta evidente che il governo tira le orecchie alle banche, sculacciandole perchè concedano credito alle aziende, e strizza l’occhio alle stesse esonerandole di fatto dalle strette fiscali  sulla deducibilità degli interessi, cosa che si tramuta per noi in aumento di imposte, e per loro già tassate al 12.50% in guadagni extra. Le banche governano di fatto il paese con il beneplacido della politica, insieme ai grandi gruppi industriali che fanno reddito fuori dall’italia e ci rigirano le perdite, e il fatto di continuare a dire che sono cattive e stanno mandando le aziende e le famiglie allo sfascio risponde certo a verità, ma non smuove le cose, a loro non interessa, al governo nemmeno e lo ha ampiamente dimostrato.

Altro punto: questa non è una crisi, è un cambiamento del mercato e dei consumi che porterà il fabbisogno interno del nostro paese ed europeo ad una drastica diminuzione.

Smettiamola dunque di sperare in una soluzione a breve e formulata da uno stato incapace di far fronte ai propri debiti, figuriamo ai nostri.

Il punto è questo, non ci sono ricette al momento e non se ne vogliono trovare, per trarre d’impaccio l’unica risorsa economica del paese, questo è ormai certo e incontrovertibile.

Cosa fare allora?

Aggregarsi in filiera o in reti aziendali, per coloro i quali non hanno un mercato di produzione, ma unicamente di “lavorazione”.

Questa è una strada che abbiamo già proposto ma che sembra essere stata del tutto ignorata dai nostri aderenti. Vi stiamo dicendo che siamo disponibili a cercare insieme a gruppi di manager senza lavoro di individuare una forma di riclico di quelle competenze che al momento non hanno mercato. Dovete voi ragionare su quale siano le concrete possibilità di evoluzione della vostra azienda, se sia possibile aggregarsi ad altre aziende per mettere in comune professionalità e progettazione, macchinari e conoscenza per fare in modo di trovare un nuovo mercato potenziale.

Due, per coloro che pensano di poter avere un mercato italiano ancora valido in termini di commesse e di aver bisogno di trovare sbocchi su altri mercati, delocalizzare in paesi con una tassazione inferiore e che offrono incentivi per questo passaggio, per fare in modo di poter migliorare in termini di competitività data dall’abbattimento dei costi di imposte e di gestione.

Tutto quanto sopra per stimolarvi ad agire, a reagire, e cercare di farvi capire che oggi lo stato è conscio che l’ordine sociale è a rischio, che si sta seduti su una pentola a pressione in fase di scoppio, che la protesta fa bene ma  che a 15 mesi dall’inizio del crollo è divenuta sterile e inascoltata. Occorre reagire ed intraprendere delle strade nuove, in questo paese come al di fuori, siamo noi che dobbiamo trovare una alternativa, questo paese non è in grado e non vuole offrircele.

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Padova, imprenditore non riesce a pagare gli operai e si uccide

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su febbraio 23, 2010

Venti dipendenti da sei mesi senza stipendio. L’uomo, 45 anni, domenica ha deciso di dire basta: ha lasciato quattro lettere a socio, compagna e ai due figli e si è impiccato nel suo appartamento a Vo’

Leggi l’articolo

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Processo agli studi di settore di Dario Di Vico

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su febbraio 23, 2010

“… la discussione è apertissima e i primi a sollevarla sono stati gli artigiani del Varesotto, i comitati di Imprese che resistono, la Cgia di Mestre, la Life veneta…”

L’articolo sul blog di Di Vico

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DISCORSO AGLI ELETTORI….

Pubblicato da ICR su febbraio 23, 2010

Il bello che Lui lo fa da comico…. i nostri lo fanno sul serio.

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Opportunità da non perdere!

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su febbraio 22, 2010

Una delle opportunità che abbiamo per superare questa situazione di allarme è quella di imparare a “vendere bene il nostro prodotto, la  nostra azienda”. Cristina, con la quale intendiamo collaborare, puo darci una mano e si presenta così:

Sono Cristina Mariani, ex-imprenditrice, consulente aziendale, autrice del libro “Marketing Low Cost: Idee e spunti pratici per piccole medie imprese e liberi professionisti” (F.Angeli, 2009).
Oilproject.org è un portale attraverso il quale si può partecipare gratuitamente a lezioni su argomenti vari, tenuti da esperti del settore.
Il 10 marzo 2010, alle ore 21, terrò su Oilproject.org una lezione online su “Marketing Low Cost”; nel caso in cui il risultato sia positivo, seguirà poi un vero e proprio ciclo di lezioni.
Questa iniziativa mi sembra molto utile per le piccole medie imprese e i liberi professionisti, che in questo momento difficile  non possono permettersi di spendere per la formazione ma, proprio per poter affrontare la situazione critica, ne hanno un grande bisogno.
Questa lezione farà da progetto-pilota per testare Internet come strumento di erogazione della formazione, per poi proporre un programma più articolato, sempre low cost per gli imprenditori
Invito tutti partecipare: è gratis e i contenuti (innovativi, pratici e low cost), sono tratti dal mio libro e dalla mia esperienza sul campo.
Ecco il link: basta registrarsi per poter poi assistere gratuitamente alle lezioni

http://www.oilproject.org/EVENT255

Per maggiori informazioni, ecco il mio blog:

www.cristinamariani.it

Per ogni informazione scrivetemi: cm@cristinamariani.it

Vi aspetto su Oilproject.org!

Cristina Mariani

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FIAT NO: SOLO F.A.

Pubblicato da ICR su febbraio 22, 2010

DA MERCATO LIBERO.

La Fiat non è una fabbrica Italiana. La Fiat non è piu’ a Torino!

 E’ SOLO UNA FABBRICA AUTOMOBILI.
la Fiat è una multinazionale a cui non conviene piu’ produrre in italia, a cui non conviene pagare le tasse in Italia,

ma E’ UNA SOCIETA’ CHE CHIEDE SEMPRE GLI INCENTIVI ALLE VENDITE (E NON ALLA PRODUZIONE) DI AUTO ALL’ ITALIA.

LEGGI.

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PERCHE’ IL SISTEMA PAESE HA FALLITO LA GRANDE SFIDA DELLA COMPETITIVITA’.

Pubblicato da ICR su febbraio 22, 2010

“L’illusione di Berlusconi che le piccole aziende facciano il miracolo…”

da sole, aggiungiamo noi.

LEGGI

Pubblicato in: Icr | 2 Commenti »

SI FA PRESTO A DIRE RETI D’IMPRESA.

Pubblicato da ICR su febbraio 22, 2010

leggi

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Scudo, governo contro Bankitalia e ora l’Ocse apre un’indagine

Pubblicato da Massimo Mazzucchelli su febbraio 22, 2010

Ridimensionati a 35 miliardi i rimpatri veri e propri di capitali in Italia grazie allo scudo fiscale.

Qui l’articolo su la Republica

Pubblicato in: Vergognose realtà | Lascia un commento »

SEGNALAZIONE CENTRALE RISCHI BANCA D’ITALIA

Pubblicato da ICR su febbraio 20, 2010

mercoledì 23 settembre 2009

DA MERCATO LIBERO LEGAL.

Negli ultimi tempi, con la crisi di liquidità delle aziende e la “crisi” di tutti i settori produttivi, molti imprenditori si ritrovano in un “collo di bottiglia” dal quale difficilmente riescono ad uscire: l’aver ritardato qualche pagamento ha comportato la segnalazione a sofferenza alla centrale rischi presso la Banca d’Italia. La conseguenza è disastrosa: la completa chiusura dell’accesso al credito bancario, ed il doversi barcamenare per la “sopravvivenza”. Attenzione però: l’arma della segnalazione spesso è usata in modo illegittimo dalle banche, ed anche al fine di esercitare una pressione soffocante sull’imprenditore.
Infatti l’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte della banca della complessa situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo nel pagamento del debito. Per la segnalazione, la normativa di riferimento prevede che l’imprenditore debba versare in stato di insolvenza o situazione ad essa equiparabile. Pertanto certamente non rileva il semplice inadempimento, perchè si può non pagare ritenendo, a torto o a ragione,non dovuto il pagamento richiesto o anche solo perchè pur avendone la possibilità, non si vuole adempiere; nè può individuarsi nella mera temporanea difficoltà ad adempiere, poichè se dalla semplice liquidazione di un qualche bene del suo patrimonio, il debitore riesce ad adempiere, non vi è alcun rischio derivante dal suo accesso al mercato del credito; potrebbe ad esempio, non aver potuto adempiere tempestivamente perchè contava di pagare con l’esazione di un credito rimasto insoluto. Appare preferibile la tesi che trattasi di un inadempimento protratto nel tempo ed ingiustificato che rende inverosimile il recupero coattivo, pur senza escludersi in astratto la possibilità di rientro o di ristrutturazione del debito. Non vi è dubbio, pertanto, che l’impresa bancaria deve valutare se la complessa esposizione del cliente supera o non la sua capacità reddituale e patrimoniale tale che possa sorgere il suo dovere di segnalazione.
Per completezza di informazione, è da evidenziare che il credito contestato (magari anche giudizialmente) non potrà mai essere appostato a sofferenza.
Il rimedio per rimuovere questo “macigno” è la proposizione di un ricorso giudiziario ex art.700 c.p.c. ( c.d. provvedimento d’urgenza) laddove, dimostrando la verosimiglianza al diritto della situazione denunciata, ed il pericolo cui è esposto l’imprenditore che si vede compromesso il diritto alla libera iniziativa economica avendo maggiori difficoltà a reperire credito sul mercato, venga ordinato alla banca di revocare la segnalzione a sofferenza presso l’archivio informatico tenuto presso la Banca d’Italia.

Pubblicato in: Icr | 1 Commento »

 
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