Caro Ugo,
prendiamo atto di non aver ancora fatto tutti i passi necessari per promuovere Icr lombardia, ma facendo il punto attuale constatiamo che nonostante le oltre 100 visite giornaliere al blog, chi scrive, chi propone, sono sempre gli stessi.
Crediamo che gli imprenditori, in questo caso lombardi, abbiamo paura di mettersi in gioco, al contrario di quello che accade sul blog del Piemonte, dove da ieri chi scrive lo fa direttamente, con Nome Cognome e anche Nome dell’azienda, proprio per evidenziare come non abbiano paura di dire la loro, condividendo la rabbia e la frustrazione.
Qui, nella ricca e produttiva lombardia, molti degli imprenditori da noi interpellati ci chiedono: “cosa comporta l’adesione”? Nulla, se non fornire dati che non verranno pubblicati, ma che ci danno la forza per parlare e portare avanti le idee di molti.
Le proposte di Icr, facendo riferimento ai famosi condivisi e contestati 9 punti, ed ora la proposta di legge condivisa con Arca, sono quanto sino ad ora è scaturito dagli incontri con gli imprenditori. Sono certo facilmente criticabili, tutto lo è, ma chi critica oggi quello che si è intrapreso, dove era ieri quando tanti di noi si sono riuniti per definire cosa proporre?
Oppure, dopo avere ascoltato quelle che sono le nostre proposte se ne escono con il solito qualunquismo del : “figuratevi se potremo, da soli, cambiare qualcosa”.
Ed è qui che sta il motivo per cui sarà difficile cambiare il sistema, perchè per scuotere un sistema occorre scuoterne le radici e per fare questo dobbiamo fare lo sforzo di cambiare la mentalità del piccolo imprenditore, per convincerlo che deve smettere di stare attaccato alla sua oramai traballante sediolina, pensando che qualcuno lo salverà, per aiutarlo a comprendere che se continuerà ad occuparsi unicamente del proprio orticello, di fronte all’uragano che ci ha travolti tutti, nessun piccolo orticello avrà la possibilità di salvarsi.
Abbiamo superato altre crisi in passato, è vero, ma nessuna altra vista è stata come questa.
Questa crisi impone misure straordinarie per ottenere le quali, le forze si devono obbligatoriamente confrontare.
Noi, imprenditori disperati, che lottano ogni giorno portando sulle spalle un fardello pesantissimo, fatto di calo dei fatturati, di imposte smisurate, dalla sempre maggiore stretta del credito e da problemi nostri e dei nostri dipendenti, stiamo ancora seduti, ingobbiti ed umiliati, con la paura di parlare, di chiedere ad alta voce che sia fatto urgentemente qualcosa di concreto per aiutarci a superare una crisi che ha poco a che fare con la nostra realtà.
Invece di alzarci da quella maledetta sedia, come piccoli moscerini tremanti, cerchiamo di dare un colpo alla botte ed uno al cerchio, per tenere su la baracca e brancoliamo ciechi nel buio di una crisi che non capiamo, aspettando che qualcuno, dall’alto ci stringa la mano e ci tragga in salvo.
Dimentichi totalmente dell’unica realtà che ci sosterrebbe, e cioè quella di non essere moscerini, non ci rendiamo conto che uniti e coordinati sul serio, abbiamo il potere e la forza di un mostro spaventoso.
Il mostro che tiene in piedi questo stato, un mostro che rappresenta “come ci ripetono fino alla nausea” circa il 90% del tessuto produttivo del paese, proprio quel 90% che fino ad oggi NON HA AVUTO NIENTE.
Il mostro a cui questo stato e le banche DEVONO e DOVRANNO rendere conto.
Le nostre voci, quelle dei nostri dipendenti, formerebbero un coro che nessuno potrebbe zittire, a cui le istituzioni tutte non potrebbero EVITARE di dare ascolto.
Tuttavia la paura della nostra stessa ombra ci sta togliendo la sola possibilità di salvezza.
“L’arte del Mugugno”, come alla riunione di Orbassano qualcuno che si è alzato dalla propria sedia ha fatto notare, prende il sopravvento e fa in modo che si pianga sulla spalla del fornitore che non riusciamo a pagare perchè non abbiamo liquidità, come si esprime nella spalla che forniamo al nostro cliente quando piange con noi per lo stesso motivo, fingendo un “mal comune mezzo gaudio”, dimentichi del fatto è che proprio con loro che dovremmo unirci per agire. Il male è solo nostro, il gaudio è di coloro i quali hanno speculato ieri causando lo “Tzunami” finanziario che ci è crollato addosso e che rischia di distruggere il lavoro di qualche generazione di imprenditori, e che speculano tutt’oggi, allo stesso modo, autorizzati e rinfrancati dal nostro silenzio e totale incapacità di reagire. Larga parte di questi Piccoli Imprenditori, vorrebbe che qualcuno, chiunque altro eccetto loro, intraprendesse azioni ecclatanti, scioperi fiscali, chiusure di massa, licenziamenti a pioggia, senza capire che l’unica azione veramente redditizia ed ecclatante sarebbe quella di unirsi senza cercare di nascondersi dietro agli altri.
Azioni ecclatanti, azioni di forza, che contraddizione chiacchierarne ai quattro venti quando anche la sola idea di mettere il proprio nome su una adesione spaventa, come spaventa il rischio del ridicolo che corre qualcuno che esce dal coro, qualcuno che prova a credere a qualcosa di nuovo e diverso. Che contraddizione aver più timore di cadere nel ridicolo, che di dover chiudere la propria azienda senza essersi preso la responsabilità di provare a cambiare le cose. Sono o non sono i singoli che creano il gruppo, la massa? Vi chiediamo se ritenete ancora lecito il continuare a pensare “Vai avanti tu…che poi arrivo anche io?”…
Possiamo comprendere che ci siano imprenditori che non credono a quanto stiamo cercando di fare sottraendo tempo al nostro lavoro, ma qualcuno di coloro che viene a visitare il blog, può offrirci una alternativa migliore?
E’ veramente possibile che il valore del nostro lavoro, della nostra capacità, del nostro ingegno e sacrificio si trasformi in una così grande mediocrità?
Ci rendiamo conto noi “Piccoli Imprenditori”, che se qualcuno delle associazioni di categoria o di qualche partito politico, qualcuno di coloro a cui abbiamo già dato le nostre preferenze, avesse voluto, potuto o essere interessato nel fare qualche cosa di concreto, ad un anno dall’inizio della crisi, lo avrebbe già fatto?
Dalle altre crisi Economiche ci siamo usciti, da soli e con le nostre forze…. ma questa non è una crisi economica come le precedenti, lo continuiamo a ribadire, è la crisi di un sistema finanziario malato che ha tolto il denaro dalla circolazione, causando l’annichilimento globale.
Da soli, questa volta, non ce la si fa, dobbiamo fare in modo che chi ancora se lo aspetta lo abbia ben chiaro, perchè chi ancora oggi ha avuto la fortuna o il merito di riuscire a stare in piedi, tra tre, sei mesi, avrà gli stessi identici problemi di chi ha dovuto soccombere.
Il nostro numero, come imprenditori e dipendenti, ci da la forza per cambiare le cose, l’unico freno alla nostra possibilità di salvezza è rappresentato dalla nostra “piccola personale realtà” .
Comunque Ugo,nell’attesa che altri come noi si risveglino dal loro letargo, andremo avanti , mettendo in campo quanto possiamo, unendo le idee e l’impegno, e faremo in modo che tutti conoscano Imprese che Resistano e che insieme pochi o tanti che dir si voglia, si possa Resistere.
Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro, che a discapito delle critiche sterili e banali, hanno voluto mettere faccia e nome in questo movimento, tutti i “piccoli Davide” imprenditori che hanno alzato la testa avendo il coraggio di guardare “Goliah” dritto negli occhi.
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