UniCredit incontra imprenditore Pizzino in sciopero della fame

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http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/bondsNews/idITLU36490320090930

E  Risanamento?

Ricordiamo:  il piano sottoscritto da Banca Intesa, Banco Popolare, Unicredit e BPM. Per Risanamento, si parla di un’esposizione debitoria intorno ad almeno 3 miliardi e mezzo di euro . All’attivo, immobili per un valore stimato in 4,1, ma che non hanno trovato compratori neanche per poco più di 2. A fronte di ciò, i 760 milioni di euro dichiarati dal piano bancario vedono solo 150 mio di apporto di capitale immediato, in una manovra per altro estesa sino al 2014.

Tremonti: da UniCredit e Intesa uno sgarbo alle imprese

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Non si è fatta attendere la risposta del ministro Tremonti ai comunicati di Intesa e Unicredit.Ora ci aspetteremmo un passo in più, che il governo aiuti direttamente le imprese saltando a piè pari gli intermediari che risultano evidentemente non interessati ad aiutare altra ripresa se non la loro.Vorrei ricordare ciò che fece Roosvelt al tempo della New Deal, il piano di riforme economiche e sociali promosso dal presidente americano,allo scopo di risollevare il Paese dalla grande depressione che aveva travolto gli stati uniti a partire dal 1929, il big Crash.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/09/tremonti-bond-banche-unicredit-intesa.shtml?uuid=9a19760e-adb2-11de-b5a6-4f1ba8736c65&DocRulesView=Libero

 

 

Le aziende assediate attendono i rinforzi

“Non c’è rassegnazione. La voglia d’intrapresa e d’affermazione resta fortissima: non è un caso che il manifatturiero italiano sia secondo, in Europa, alla sola Germania, e non è un caso che 4 milioni e 328 mila imprenditori al timone di aziende con meno di 20 addetti occupino circa 10 milioni di lavoratori, cioè il 52% del totale degli addetti nelle imprese.

Chiedono ad alta voce, a volte con toni sopra le righe da “vogliamo tutto e subito”, meno burocrazia, meno tasse, più credito, più protezione contro i paesi che hanno fatto del dumping sociale e ambientale una delle loro carte vincenti nel mondo. Vogliono che i banchieri, invece di trincerarsi dietro qualche numero per poi dire un “no” o un “ni”, li guardino negli occhi discutendo la loro situazione e i loro progetti. In questo, sono in buona compagnia: il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha appena spiegato che la ripresa nei prestiti alle imprese è in ritardo e che le banche devono finanziare l’economia reale e in particolare le piccole e medie aziende.”

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/30-settembre-2009/aziende-assediate-attendono-rinforzi.shtml?uuid=38d027f4-ad89-11de-b5a6-4f1ba8736c65&DocRulesView=Libero

Moduli Adesione Moratoria

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Unicamente per informarvi che cominciamo a ricevere dai nostri aderenti, i moduli rilasciati dagli istituti bancari per la richiesta di adesione alla moratoria.

Stiamo facendo un controllo sugli stessi al fine di verificare che si attengano ai principi dell’accordo. Non appena avremo un riscontro, lo pubblicheremo per vostra informazione. Qualora abbiate dei dubbi su quanto sopra, scriveteci.

Benvenuti in UniCredit Group.

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Sostenere i clienti nel raggiungere i loro obiettivi
Noi di UniCredit Group abbiamo un ruolo fondamentale: sostenere i nostri clienti, siano essi individui, famiglie o imprese, nel raggiungere la stabilità finanziaria e realizzare i loro progetti.
Questo è il nostro mestiere e l’obiettivo di tutte le persone che lavorano in UniCredit Group….

http://www.unicreditgroup.eu/it/About_us/About_us.htm

 

Unicredito Vs Pizzino

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Ieri sera abbiamo ritenuto opportuno di andare in piazza Cordusio a Milano per portare il nostro sostegno al sig.Pizzino.
Abbiamo approfondito le questioni che hanno portato questo imprenditore con le due figlie a protestare con lo sciopero della fame, oggi è il quinto giorno.
Il Sig. Giuseppe ha dichiarato di voler un incontro con i vertici di Unicredit per discutere del piano di rilancio industriale e di investimenti per cui ha richiesto il finanziamento, e fare in modo che un eventuale esito negativo venga giustificato dai numeri. Credo che sia una richiesta lecita, visto che si parla della sopravvivenza di una impresa e di 300 famiglie, e non vedo dove sia il problema per una banca spiegare un rifiuto motivandolo con i dati e non con le parole. Poi, abbiamo visto il servizio di Linea notte su Rai 3 a mezzanotte passata.
Il servizio sul sig. Pizzino si è concluso con una risposta da parte di Unicredit che dichiara che l’azienda del sig.Giuseppe non è affidabile in quanto sull’orlo del fallimento.
Dunque… che si apra il baratro per gli indegni. Peccato che a giudicare una azienda con una storia di decenni di fatturati e con una serie di punti vendita tutt’ora Operanti fino in svizzera, sia un’altra Azienda che per quanto ci è dato sapere dai dati che si trovano ovunque sulla rete, è tecnicamente fallita.
La leva finanziaria dell’istituto bancario in questione è fuori controllo, il suo Tier Core , indice di patrimonializzazione, non raggiunge il livello minimo di sicurezza dettato da Basilea 2.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/10/unicredit-intesa-mediobanca.shtml?uuid=f0a62294-a1ea-11dd-ac46-19998a0023d4

Pertanto, a prescindere da specifiche valutazioni in merito, che certamente non siamo in grado e non spetta a noi fornire, crediamo proprio che questo sia un caso dove il bue dia del cornuto all’asino.
Questi istituti dovrebbero tornare alla dimensione che loro spetta, e visti i risultati dei LORO bilanci e delle loro PERDITE, oltre alla solidità stessa che vacilla, potrebbero almeno scendere da una cattedra che evidentemente non meritano. I risultati dei loro errori e fallimenti non li pone certo in una posizione di merito che li autorizzi  ad esprimere valutazioni leggere sulle nostre aziende.

Basta guardarsi intorno, leggere i giornali, ascoltare la radio ed ascoltare gli imprenditori italiani, per capire che oggi le banche non si prendono neppure la briga di valutare, chiudono le porte e basta.

Oggi non conviene finanziare, rende troppo poco a questi signori, meglio continuare ad utilizzare il denaro per investire in borsa, acquisire o vendere Assets, fare di tutto meno che fare da Banca. Cosa si può fare? Chi può chiuda i conti e si sposti su istituti di credito piccoli, che oggi si permettono il lusso di fare ancora il loro mestiere.  Due, chiedere al governo che bacchetta tutti i giorni le banche, e non viene neppure preso in considerazione, di aumentare la tassazione sui proventi finanziari, in modo che non risulti più così conveniente ai sig. Banchieri continuare a fare ciò che stanno facendo.

Rinnoviamo la nostra solidarietà al Gruppo Castello ed al Sig. Pizzino.

MILANO – Pizzino Vs Unicredit, stoccate di sciabola al mondo della finanza. Unicredit scrive, Pizzino risponde.

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http://www.scomunicando.it/cronaca-regionale/milano-pizzino-vs-unicredit-stoccate-di-sciabola-al-mondo-della-finanza.-unicredit-scrive-pizzino-risponde.html

Le parole di un imprenditore coraggioso al quale va tutta la soliderietà ed il sostegno di Icr Lombardia.

“Sono, qui, in Piazza Cordusio a Milano, sotto la sede centrale dell’Unicredit; faccio lo sciopero della fame, ad oltranza, per far sapere a tutto il mondo lo sdegno che caratterizza i rapporti Imprenditori/Banca, e Vi sfido a contestare il mio “Piano di Risanamento” nel merito, cosa che ancora non è stata fatta.
E chiedo a Voi, “…l’intero ceto bancario…” non legge forse i giornali e/o guarda la televisione?”

 

Per approfondire:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=385465

http://4.bp.blogspot.com/_FTonOf35LTw/Sr-F0GsmDXI/AAAAAAAAcPs/PcnZuCNNcUU/s1600-h/lett+unicredit.jpg

http://www.glpress.it/wordpress/?cat=4

Diario via internet dell’autunno industriale

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I lettori hanno raccontato al sito del Sole 24 Ore i problemi con cui si scontrano quotidianamente, le attese, le speranze: ecco alcune delle loro storie. E le loro richieste.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2009/imprese-ripresa/articoli/diario-autunno-industriale.shtml?uuid=c2ad67ba-ab69-11de-94df-7e4ae8409f78&DocRulesView=Libero

Lombardia

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Caro Ugo,
prendiamo atto di non aver ancora fatto tutti i passi necessari per promuovere Icr lombardia, ma facendo il punto attuale constatiamo che nonostante le oltre 100 visite giornaliere al blog, chi scrive, chi propone, sono sempre gli stessi.
Crediamo che gli imprenditori, in questo caso lombardi,  abbiamo paura di mettersi in gioco, al contrario di quello che accade sul blog del Piemonte, dove da ieri chi scrive lo fa direttamente, con Nome Cognome e anche Nome dell’azienda, proprio per evidenziare come non abbiano paura di dire la loro, condividendo la rabbia e la frustrazione.
Qui,  nella ricca e produttiva lombardia, molti degli imprenditori da noi interpellati ci chiedono: “cosa comporta l’adesione”? Nulla, se non fornire dati che non verranno pubblicati, ma che ci danno la forza per parlare e portare avanti le idee  di molti.

Le proposte di Icr, facendo riferimento ai famosi condivisi e contestati 9 punti, ed ora la proposta di legge condivisa con Arca, sono quanto sino ad ora è scaturito dagli incontri con gli imprenditori. Sono certo facilmente criticabili, tutto lo è, ma chi critica oggi quello che si è intrapreso, dove era ieri quando tanti di noi si sono riuniti per definire cosa proporre?

Oppure, dopo avere ascoltato quelle che sono le nostre proposte se ne escono con il solito qualunquismo del : “figuratevi se potremo, da soli, cambiare qualcosa”.
Ed è qui che sta il motivo per cui sarà difficile cambiare il sistema, perchè per scuotere un sistema occorre scuoterne le radici e per fare questo  dobbiamo fare  lo sforzo di cambiare la mentalità del piccolo imprenditore, per convincerlo che  deve smettere di stare attaccato alla sua oramai traballante sediolina,  pensando che qualcuno lo salverà, per aiutarlo a comprendere che se continuerà ad occuparsi  unicamente del proprio orticello, di fronte all’uragano che ci ha travolti tutti, nessun piccolo orticello avrà la possibilità di salvarsi.

Abbiamo superato altre crisi in passato, è vero, ma nessuna altra vista  è stata come questa.
Questa crisi impone misure straordinarie per ottenere le quali, le forze si devono obbligatoriamente confrontare.
Noi, imprenditori disperati, che lottano ogni giorno portando sulle spalle un fardello pesantissimo, fatto di calo dei fatturati, di imposte smisurate, dalla sempre maggiore stretta del credito e da problemi nostri e dei nostri dipendenti, stiamo ancora seduti, ingobbiti ed umiliati, con la paura di parlare, di chiedere ad alta voce che sia fatto urgentemente qualcosa di concreto per aiutarci a superare una crisi che  ha poco a che fare con la nostra realtà.
Invece di alzarci da quella maledetta sedia, come piccoli moscerini tremanti, cerchiamo di dare un colpo alla botte ed uno al cerchio, per tenere su la baracca e brancoliamo ciechi nel buio di una crisi che non capiamo, aspettando che qualcuno, dall’alto ci stringa la mano e ci tragga in salvo.

Dimentichi totalmente dell’unica realtà che ci sosterrebbe, e cioè quella  di non essere  moscerini, non ci rendiamo conto che  uniti e coordinati sul serio, abbiamo il potere e la forza di  un mostro spaventoso.
Il mostro che tiene in piedi questo stato, un mostro che rappresenta “come ci ripetono fino alla nausea” circa il 90% del tessuto produttivo del paese, proprio quel 90% che fino ad oggi NON HA AVUTO NIENTE.
Il mostro a cui questo stato e le banche DEVONO e DOVRANNO rendere conto.
Le nostre voci, quelle dei nostri dipendenti, formerebbero un coro che nessuno potrebbe zittire, a cui le istituzioni tutte non potrebbero EVITARE di  dare ascolto.
Tuttavia la paura della nostra stessa ombra ci sta togliendo la sola possibilità di salvezza.
“L’arte del Mugugno”, come alla riunione di Orbassano qualcuno che si è alzato dalla propria sedia ha fatto notare,  prende il sopravvento e fa in modo che si pianga sulla spalla del fornitore che non riusciamo a pagare perchè non abbiamo liquidità, come si esprime nella spalla che forniamo al nostro cliente quando piange con noi per lo stesso motivo, fingendo un “mal comune mezzo gaudio”, dimentichi del fatto  è che proprio con loro che  dovremmo unirci per agire. Il male è solo nostro, il gaudio è di coloro i quali hanno speculato ieri causando lo “Tzunami” finanziario che ci è crollato addosso e che rischia di distruggere il lavoro di qualche generazione di imprenditori, e che speculano tutt’oggi, allo stesso modo, autorizzati e rinfrancati dal nostro silenzio e totale incapacità di reagire. Larga parte di questi Piccoli Imprenditori,  vorrebbe che qualcuno, chiunque altro eccetto loro,  intraprendesse azioni ecclatanti, scioperi fiscali, chiusure di massa, licenziamenti a pioggia,  senza capire che l’unica azione veramente redditizia ed ecclatante sarebbe quella di unirsi senza cercare di nascondersi dietro agli altri.

Azioni ecclatanti, azioni di forza, che contraddizione chiacchierarne ai quattro venti quando anche la sola idea di mettere il proprio nome su una adesione spaventa, come spaventa il rischio del ridicolo che corre qualcuno che esce dal coro, qualcuno che prova a credere a qualcosa di nuovo e diverso. Che contraddizione aver più timore di cadere nel ridicolo, che di dover chiudere la propria azienda senza essersi preso la responsabilità di provare a cambiare le cose. Sono o non sono i singoli che creano il gruppo, la massa?  Vi chiediamo se ritenete ancora lecito il continuare a pensare “Vai avanti tu…che poi arrivo anche io?”…

Possiamo comprendere che ci siano imprenditori che non credono a quanto stiamo cercando di fare sottraendo tempo al nostro lavoro, ma qualcuno di coloro che viene a visitare il blog, può offrirci una alternativa migliore?
E’ veramente possibile che il valore del nostro lavoro, della nostra capacità, del nostro ingegno e sacrificio si trasformi in una così grande mediocrità?
Ci rendiamo conto noi “Piccoli Imprenditori”, che se qualcuno delle associazioni di categoria o di qualche partito politico, qualcuno di coloro a cui abbiamo già dato le nostre preferenze, avesse voluto, potuto o essere interessato nel fare qualche cosa di concreto, ad un anno dall’inizio della crisi, lo avrebbe già fatto?
Dalle altre crisi Economiche ci siamo usciti, da soli e con le nostre forze…. ma questa non è una crisi economica come le precedenti, lo continuiamo a ribadire,  è la crisi di un sistema finanziario malato che ha tolto il denaro dalla circolazione, causando l’annichilimento globale.
Da soli, questa volta, non ce la si fa, dobbiamo fare in modo che chi ancora se lo aspetta lo abbia ben chiaro, perchè chi ancora oggi ha avuto la fortuna o il merito di riuscire a stare in piedi, tra tre, sei mesi, avrà gli stessi identici problemi di chi ha dovuto soccombere.

Il nostro numero, come imprenditori e dipendenti, ci da la forza per cambiare le cose, l’unico freno alla nostra possibilità di salvezza è rappresentato dalla nostra “piccola personale realtà” .
Comunque Ugo,nell’attesa che altri  come noi si risveglino dal loro letargo,  andremo avanti , mettendo in campo quanto possiamo, unendo le idee e l’impegno, e faremo in modo che tutti conoscano Imprese che Resistano e che insieme pochi o tanti che dir si voglia, si possa Resistere.

Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro, che a discapito delle critiche sterili e banali, hanno voluto mettere faccia e nome in questo movimento, tutti i “piccoli Davide” imprenditori che hanno alzato la testa avendo il coraggio di guardare “Goliah” dritto negli occhi.

RIEPILOGO CONTENUTO PROPOSTA DI LEGGE

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Post n°52 pubblicato il 24 Settembre 2009 da impresecheresistono

 Ecco un breve riepilogo del contenuto della proposta di legge regionale intitolata  

“INTERVENTI A SOSTEGNO DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE IN TEMPORANEA CRISI DI LIQUIDITA’” 

messa a punto da ARCA con la collaborazione di Imprese che resistono (ICR). 

La proposta di legge presentata in Regione si pone un doppio obiettivo: 

  1. recepire le istanze degli imprenditori (ben sintetizzate nel Manifesto di Impresecheresistono)
  2. essere rapidamente attuabile (a dispetto della maggiorparte delle leggi che da quando vengono approvate subiscono mesi di attesa prima di essere materialmente applicabili) 

Che cosa prevede la legge?

La concessione di un finanziamento a tasso agevolato, su una durata concordabile fino a 7 anni, che consente all’impresa di ottenere liquidità per far fronte a diverse esigenze, compresa l’opportunità di recuperare risorse su spese già sostenute. E’ possibile: 

  1. spalmare su una durata pluriennale una quota non superiore al 65% del debito bancario con scadenza a breve termine
  2. recuperare le risorse spese per gli investimenti fatti negli ultimi due anni
  3. finanziare il pagamento delle tasse in scadenza nei prossimi 3 mesi
  4. ottenere risorse relative agli oneri contributivi non versati negli ultimi 6 mesi
  5. liberare le linee di credito concesse per l’anticipo fatture non ancora quietanzate
  6. ottenere 3 mensilità di stipendio per i dipendenti messi in cassa integrazione che si reintegrano in azienda
  7. recuperare le spese sostenute negli ultimi due anni per la promozione commerciale sui mercati esteri. 

Il finanziamento prevede altresì che l’impresa destini il 20% della quota alla capitalizzazione della stessa, migliorando così notevolmente la propria situazione in relazione ai rapporti con le banche e alla propria finanziabilità. 

I finanziamenti verranno garantiti da un Fondo pubblico, in modo da non costringere l’impresa a dover rilasciare fideiussioni, ipoteche e garanzie reali delle quali oggi non può più disporre. 

La proposta prevede uno stanziamento di Euro 220.000.000 di fondi pubblici (l’assessorato industria-artigianato della Regione dispone di 350 milioni per il prossimo anno), che consentono di erogare finanziamenti alle imprese per oltre 2 miliardi di Euro. 

La proposta di legge dovrebbe confluire in una legge generale in discussione questo mese in Regione e, se approvata, consentire alle aziende di presentare le proprie richieste nell’arco al massimo dei prossimi 30-40 giorni.

 

A questo punto è fondamentale sostenere questa richiesta presso il mondo politico, da sinistra a destra, mettendo in campo tutte le leve di pressione possibili e aderendo massicciamente alle iniziative che promuoverà Impresecheresistono.

Da Imprese che resistono Piemonte.

Post n°53 pubblicato il 25 Settembre 2009 da impresecheresistono

Venerdì 09 ottobre p.v. alle ore 11.00 si terrà, presso la Prefettura di Torino, la riunione dello Speciale Osservatorio.

Sono invitati:
Presidente della Regione / Prefetti delle Province del Piemonte / Presidente UPI c/o la Provincia di Torino / Comandante Regionale della Guardia di Finanza  Presidente Camera di commercio di Torino / Direttore della Banca d’Italia filiale di Torino / Presidente ANCI Piemonte / Presidente UNCEM Piemonte / Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti / Direttore Regionale INPS / Direttore Provinciale INPS Torino / ABI Confindustria / CONFAPI / Confcommercio / Confesercenti / Confartgianato / CNA / Casartigiani / CGIL / CISL UIL / UGL / CISAL / Confcooperative / Legacooperative / CNCU / C.L.A.A.I. / Ance Piemonte / Imprese che resistono.

L’imprenditore di Pordenone

LO STATO, IL FISCO, I CITTADINI

Dal 1˚gennaio di que­st’anno, un imprenditore di Pordenone, Giorgio Fi­denato, versa ai propri di­pendenti lo stipendio «lordo» senza le trattenu­te di legge (contributi Inps, Irpef ordinaria, addi­zionale regionale, addizio­nale comunale) ……leggi

http://www.corriere.it/editoriali/09_settembre_24/ostellino-imprenditore-pordenone_4cd6a988-a8c7-11de-aaa2-00144f02aabc.shtml

ADERISCI

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Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò ad aprire e vide che non c’era nessuno. (M.L.K).

Aderire al movimento spontaneo di Imprese che Resistono Lombardia, non costa e non implica null’altro che concedere la tua fiducia nuovamente,  il non farlo, purtroppo, pregiudica la possibilità che abbiamo e per cui ci impegnamo,  di provare a cambiare davvero le cose.

http://www.impresecheresistonolombardia.org/pagine/adesione.htm